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Caos sull’Imu, triplo rischio per la benzina

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Da Il Fatto Quotidiano del 23/11/2013.Stefano Feltri attualità

LETTA ATTACCA GLI “AYATOLLAH DEL RIGORE” MA LA MANOVRA PREPARA NUOVE STANGATE.

In principio fu la guerra in Abissinia, 1935: 1,90 lire, poi la crisi di Suez nel 1956, 14 lire, e ancora il disastro del Vajont, l’alluvione di Firenze, fino alla manovra di Mario Monti nel 2011 e il sisma in Emilia nel 2012, e 0,051 euro per l’Abruzzo. In Italia niente è più duraturo delle provvisorie accise sulla benzina. L’esecutivo di Enrico Letta in queste ore sta sperimentando una novità: ipotizzare addirittura un triplo aumento del carico fiscale sul carburante, uno subito, uno evocato per il 2015, un altro ancora da mettere in conto per il 2017 e 2018, cioè addirittura dopo l’orizzonte della legge di Stabilità che si ferma al 2016. La colpa è sempre la stessa: la scelta di abolire l’Imu 2013 sulla prima casa senza avere coperture adeguate.

Il primo pericolo è noto e riguarda la prima rata, cancellata, almeno in teoria, a giugno. Molte delle coperture che dovevano compensare il mancato gettito della prima rata si stanno rivelando (come ampiamente previsto dai giornali ma non dal Tesoro) solo virtuali: mancano i soldi che dovevano arrivare dal condono per i concessionari di slot machine, i pagamenti degli arretrati della Pubblica amministrazione vanno a rilento e quindi forse non arriverà mai l’Iva prevista. Mancano almeno 300 milioni di euro. E il decreto del 31 agosto avvertiva che in caso di “un andamento che non consenta il raggiungimento degli obiettivi di maggior gettito […] il ministro dell’economia e delle finanze, con proprio decreto, da emanare entro il mese di novembre 2013, stabilisce l’aumento della misura degli acconti ai fini dell’Ires e dell’Irap, e l’aumento delle accise” su benzina, tabacco e alcolici.

POI C’È IL SECONDO aumento. Il governo cerca risorse per cancellare anche la seconda rata dell’Imu, vale 2,4 miliardi. E anche in questo caso si pensa di usare la benzina: martedì il governo dovrà presentare un decreto legge, c’è ancora incertezza sulle coperture per una cifra tra i 400 e i 900 milioni. L’idea che circola al Tesoro in queste ore è di prendere tempo: si aumentano (ancora) gli acconti sull’Ires, tassa che colpisce le imprese, e si mette a bilancio un aumento delle accise dal 2015 (salasso che dovrebbe generare 1,5 miliardi nel 2015 e 42 milioni nel 2016). Agli automobilisti inferociti dal governo rispondono che questo aumento non scatterà davvero: da qui al 2015 si saranno visti i miracolosi effetti della revisione di spesa iniziata dal commissario Carlo Cottarelli. La lotta agli sprechi genererà risorse sufficienti a non far scattare questo ennesimo salasso. Chissà. Le “clausole di salvaguardia”, cioè i piani B inseriti nelle leggi che scattano se il governo fallisce nell’attuare le riforme previste, hanno spesso conseguenze spiacevoli. Stiamo ancora pagano il conto di una riforma fiscale da 40 miliardi messa a bilancio due anni fa dall’allora ministro Giulio Tremonti e mai realizzata.

Il terzo aumento della benzina ipotizzato sarebbe, stando a indiscrezioni circolate ieri, inserito in un emendamento governativo alla legge di Stabilità in discussione al Senato: un aumento del carico fiscale da 419 milioni di euro spalmati su due anni, 2017-2018, ancora non è chiaro per compensare quale mancato incasso.

Mentre si arrabatta tra questi equilibrismi contabili che servono a prendere tempo, rimandando i salassi al futuro (e forse al prossimo governo), Enrico Letta prova a conquistarsi i titoli dei giornali con la retorica del pugno sul tavolo: “Sul fronte europeo per alcuni ayatollah del rigore questo non è mai abbastanza, ma di troppo rigore l’Europa finirà per morire e le nostre imprese finiranno per morire”. Lo dice proprio lui che ha preferito approvare sacrifici e tagli pur di non tornare sotto procedura d’infrazione, promettendo a Bruxelles il rispetto della soglia di deficit al 3 per cento del Pil.

Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, per festeggiare i suoi 71 anni, è volato a Bruxelles per ottenere un incoraggiamento dall’Eurogruppo dopo la bocciatura (non formale ma nei contenuti) della Commissione europea che non ha apprezzato la manovra.

L’Eurogruppo, cioè il coordinamento dei Paesi dell’euro, “accoglie con favore l’impegno del-l’Italia ad affrontare i rischi” segnalati dalla Commissione e “prende nota delle misure aggiuntive che sta prendendo”. La lo stesso Enrico Letta ammette: “Se si continua con tasse e tagli Beppe Grillo avrà la maggioranza”.

Benzina verso il rincaro per coprire il fallimento del condono slot machine

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Da La Repubblica del 09/11/2013.LUCIO CILLIS attualità

Il casoLa Corte dei Conti respinge il taglio delle penali.

ROMA— Saranno gli automobilisti a “sanare” la falla da 250 milioni di euro che si sta aprendo sotto i piedi del decreto Imu. Molto probabilmente la fin troppo ottimistica previsione di introiti pari a 600 milioni, tutti provenienti dalla sanatoria agevolata dei contenziosi aperti con le società del settore giochi, non potrà realizzarsi e occorrerà mettere mano per la quindicesima volta dal 1935 ad un aumento delle accise petrolifere.
La Corte dei Conti ieri ha messo la parola fine alla possibilità di chiudere la vicenda concedendo ai gestori di slot machine la chance di pagare solo il 20% del dovuto: le concessionarie dovranno invece onorare il 30% delle proprie pendenze totali, che ammontano a un miliardo e 165 milioni di euro. Ma nonostante questo 30%, che frutterà allo Stato non più di 350 milioni, all’appello mancheranno oltre 250 milioni di euro. Il sistema più rapido per scovarli era già stato inserito nel decreto Imu sotto forma di clausola di salvaguardia. Come accade ormai da 80 anni nel nostro Paese, per far quadrare i conti, quei 250 milioni saranno “scovati” attraverso un nuovo aumento delle accise, le tasse di fabbricazione sui carburanti, e l’ammanco verrà di fatto sovvenzionato dagli automobilisti.
L’unica piccola consolazione è rappresentata dall’entità dell’aumento: probabilmente basterà un mini-incremento da un centesimo al litro. Infatti, se si tiene conto dei consumi medi annui di carburante pari a 35 miliardi di euro, un centesimo in più porterebbe nelle casse dello Stato 350 milioni (scarsi) all’anno, al netto dell’Iva e del prezzo industriale, due variabili che possono modificare l’introito finale a favore dell’Erario. Tutti calcoli che dovranno tra l’altro tenere conto della crisi che ha piegato i consumi di benzina riducendoli negli ultimi due anni, di quasi l’8%.
L’ultimo atto di questa vicenda l’ha siglato ieri la Corte dei Conti che non ha accolto le istanze presentate dalle cessionarie delle slot machine per ridurre il condono sulle maxipenali al 20% della sentenza di primo grado — così come previsto dall’emendamento del governo inserito nel decreto Imu — e ha «integralmente confermato il provvedimento emesso in precedenza».
Sei delle dieci concessionarie — Lottomatica, Sisal, Snai, Cogetech, Gamenet e Cirsa — hanno chiesto di beneficiare del condono e verseranno complessivamente 350 milioni di euro, più gli interessi legali maturati dalla sentenza di primo grado che corrispondono a poco meno di 14 milioni di euro in più. Le compagnie hanno già versato il 20% della condanna di primo grado in un conto del ministero dell’Economia, ma dovranno integrare la somma residua entro giovedì prossimo.
In ogni caso l’aumento delle accise appare ormai inevitabile anche ai parlamentari. «È già chiaro che la definizione agevolata dei contenziosi non riuscirà a portare a casa il gettito sperato», ha detto Enrico Zanetti, deputato di Scelta Civica e vice presidente della Commissione Finanze.

Benzina, i prezzi schizzano per il controesodo: indaga la magistratura

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Il Codacons denuncia i prezzi pazzi della benzina durante il controesodo delle vacanze.

articolotre Redazione– -1 settembre 2013- Considerarla pura casualità diventa difficile. Durante il controesodo delle vacanze estive, infatti, quando migliaia di italiani si mettono in viaggio per tornare a casa e affollano le autostrade, incredibilmente il prezzo della benzina aumenta. Una circostanza che non è passata inosservata all’associazione di consumatori Codacons, la quale sta ricevendo centinaia di proteste da parte degli automibilisti.

“‘Ormai la verde sfiora quota due euro al litro lungo le autostrade del nostro paese”, ha spiegato Carlo Rienzi, il presidente del Codacons, “in numerosissimi distributori il prezzo alla pompa supera infatti abbondantemente quota 1,960 euro al litro.”
“Il fenomeno dei rincari dei listini di carburanti in occasione delle partenze degli italiani è oramai cosa nota”, ha proseguito, “al punto che la magistratura su esposto Codacons sta indagando sulle speculazioni legate ai prezzi di benzina e gasolio.”

Il governo Letta”, ha aggiunto ancora, “invece di pensare ad ulteriori aumenti delle accise, dovrebbe intervenire per punire con la massima severità i petrolieri”, i quali, “con i loro comportamenti contribuiscono ad impoverire le famiglie e a ridurre il potere d’acquisto degli italiani, considerando che in occasione di rialzi difficilmente i listini scendono in modo veloce”.

Per continuare a raccogliere testimonianze su quanto denunciato, il Codacons ha inoltre lanciato un’iniziativa rivolta agli automobilisti, che sono stati invitati a fotografare i prezzi record di benzina e gasolio esposti presso i distributori. Gli scatti devono essere inviati successivamente all’indirizzo info@codacons.it, e saranno pubblicati sul sito dell’associazione.

L’intento è quello di testimoniare i rincari in modo tale che si rivelino testimonianze durante le eventuali azioni legali a tutela degli automobilisti

Benzina: indagine per truffa ai consumatori LE SETTE SORELLE NEL MIRINO DELLA FINANZA. L ’ACCUSA: PREZZI ALLA POMPA CONCORDATI PER FARE PROFITTI

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Fatto Quotidiano 5/04/2013 di Daniele Martini attualità

Che il prezzo della benzina sia in Italia una presa per i fondelli degli automobilisti era fino ad oggi un sospetto diffuso anche se spesso retrocesso al rango di leggenda metropo- litana. Ora le cose cambiano: un magistrato di Varese, il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Battarino, non solo non ha preso sottogamba un esposto del Codacons di Carlo Rienzi, ma con il concorso della Guardia di Finanza ha condotto un’indagine arrivando ad alcuni risultati preliminari assai interessanti. IL GIUDICE LOMBARDO ritiene che le sette sorelle della benzina, Eni, Esso, Total-Erg, Q8, Api, Shell e Tamoil, ab- biano compiuto manovre speculative e “raggiri, consi- stenti nell’aver volontaria- mente livellato, concordan- doli, salvo modesti scosta- menti, i prezzi dei prodotti petroliferi alla pompa, in modo da minimizzare le possi- bilità di minor guadagno de- rivanti dall’applicazione dei principi della con- correnza”. In pratica, secondo il giudice va- resino, le compagnie “agiscono in regime di oligopolio”. È un primo importante passo per il disvelamento di un fenomeno opaco che affligge circa 34 milioni di automobilisti e pesa sull’economia, perché in un paese come l’Italia dove le merci si spostano per oltre l’80 per cento su gomma, alti prezzi dei carburanti si- gnifica prezzi più alti al consumo e per i prodotti destinati alla trasformazione. Con l’ine- vitabile conseguenza che ne risente la competitività dei nostri manufatti sui mercati in- ternazionali. Chiusa l’indagine preliminare, il giudice lombardo ha deciso di passare per competenza la mano alle procure di Milano e Roma dove si trovano le sedi delle sette compagnie petrolifere (Shell e Tamoil a Milano, le altre a Roma). Indicando la necessità di se- questrare i documenti relativi alla formazione dei prezzi, a cominciare dai contratti di permuta tra le aziende petrolifere, il giudice di Varese in- dica la strada da seguire e dimostra di essersi avvicinato parecchio al nocciolo della faccenda. L’esperienza quotidiana, in realtà, potrebbe suggerire che un po’ di concorrenza alla pompa ci sia perché è facile imbattersi in prezzi di- versi tra una stazione di ser- vizio ed un’altra perfino della stessa compagnia petrolifera. DA QUESTO punto di vista è esemplare il caso dell’Eni che con i suoi 5 mila impianti su un totale di circa 23 mila (mentre le pompe senza mar- chio sono circa 2 mila) è market leader, cioè è l’azienda che fa il prezzo di riferimento. Come dimostrato da un’indagine recente del sinda- cato dei benzinai Fegica-Cisl di cui il Fatto ha parlato, nei distributori Eni i prezzi sono mol- to differenti senza alcuna ragione, addirittura risultano diversi nella stessa provincia, tra una strada e un’altra, tra un tratto ed un altro di una stessa autostrada. Vista da questa angolazione la faccenda sembrerebbe non sussistere, cioè sembrerebbe non esserci il rischio di prezzi manipolati e concordati. Ma è solo un’apparenza perché se invece dei prezzi alla pompa si considerano i prezzi medi praticati da ogni compagnia a livello nazionale, il sospetto di intese contro la concorrenza diventa forte. At- traverso contratti di permuta le aziende si scambiano regolarmente la benzina che in un determinato territorio è quindi sempre la stessa, indipendentemente dal marchio, mentre i benzinai sono costretti ad approvvigionarsi dalla stessa compagnia. Con queste premesse la propensione verso atteggiamenti oligopolistici diventa quasi spontanea.

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