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BANKSTER E SERVI DEGLI USA AL GOVERNO

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Fonte la Voce delle voci di Andrea Cinquegrani 16/07/2013 attualità
Fatta la legge, si sa, trovato l’inganno. E’ storia. Ma lorsignori – i ladri di Palazzo – ne stanno studiando una che le supera tutte: dal cilindro saltano fuori i “progetti”, le nobili idee da finanziare. Per la serie: c’erano una volta i soldi pubblici ai partiti, il referendum tanti anni fa bocciò, il tutto comodamente rientrò dalla finestra via rimborsi elettorali, tramite cui i vari Belsito, Lusi ; C. hanno ingrassato le loro formazioni (niente più che associazioni a delinquere). E adesso cosa fanno? Le solite scappatoie, le vie di fuga ladresche: neanche per sogno una bella legge taglia sperperi e taglia furti. Perchè, sennò, muore la democrazia. Vero Sposetti? Lo storico tesoriere Pd – una vita nel Pci, Pds, Ds – piange miseria: «così vincono le lobby e la politica la fanno solo i ricchi». Da noi abbiamo i partiti più poveri, pigola disperato: mentre anche un bimbo dell’asilo fa due calcoletti e vede che siamo in testa alla hit europea. Alla faccia di tagli, austerità e spending review, che valgono solo per i povericristi (cioè il 50 per cento e passa della ormai plebe italica).

Le banche continuano a rubare con tassi da usura e mutui mafiosi, come documenta Elio Lannutti? E chissenefrega, nel governo di bankster e servi a vita degli Usa (e ora caschiamo dal pero per il Datagate!!!). Siamo sommersi da una valanga super tossica che ci farà crepare di derivati venduti dalle solite banche e comprati a mani basse perfino dai comuni? E chissenefrega. Le assicurazioni proseguono nel furto e saccheggio delle tasche dei cittadini, tanto che ormai un’auto su tre viaggia senza polizza, che nemmeno in Burundi? E chi se ne può fregar di meno, a casa Letta, Alfano, Monti & C. Ma il professore, il Bilderberg in salsa bocconiana, alza pure la voce: occorre fare passi più spediti, se no stacco la spina. Più spediti verso che? Il baratro.

Fermi tutti, adesso. Tranquilli perchè arriva la super norma anti corruzione, la “regola lobby”. Vietati i regali sopra i 150 euro ai “decisori pubblici”, va redatto un apposito elenco e si stilano relazioni ad hoc. Guarda caso, nello studiatissimo “progetto”, non sono compresi i parlamentari. Ohibò! E allora? Ma ragioniamo un momento: voi pensate che il mare di tangenti, soldi in nero per corruzione e via smantellando lo Stato, siano stati mai registrati, contabilizzati, resi visibili? Pensate che i già ricordati Lusi e Belsito, per i loro traffici, si siano posti il problema dei 150 euro? Avrebbero scritto verbali d’assemblea con tema del giorno “soldi per mazzette”? Eppure – secondo lorsignori – così si salva l’Italia dalla montagna di soldi mafiosi, sporchi, riciclati, bilanci taroccati, capitali scudati, evasi, neri come la pece.

Pensate che la lobby delle case farmaceutiche se ne fotta del registrino sulle lobby? Per affossare i vari Di Bella anni fa e un Vannoni oggi che caso mai sperimentano cure che non costano, ci pensino su due volte? Intanto, l’ex ministro De Lorenzo è stato eletto presidente della European Cancer Patient Coalition: potrà mai il nostro Stato in mutande esigere da lui – Sua Sanità – 5 miliardi di vecchie lire per i danni d’immagine della farmatruffa anni ‘80? Scordammoce ‘o passato.

E scordammoce il delitto Moro, che 35 anni fa ha cambiato l’Italia. Per la goduria dei Ferrara che nel salottino di Mentana sbraitano come ossessi «ma che cavolo ci volete rompere più con Moro, lo hanno ammazzato le Bierre e basta!», o dei Vespa che quando sente una parola sulle tremende responsabilità di Cossiga e Andreotti cambia scala dei colori, dal violaceo preinfarto al giallo itterico.

Ma avete letto qualcosa sulla stampa progressista? Sulla repubblica della banane o sul corsera tanto bramato dallo scarparo Tod’s? Notizie sulla riapertura del caso da parte della procura di Roma? Qualcosa in più sulle incredibili verità raccontate nel libro di Imposimato “I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia”. Un silenzio assordante.

E vi state accorgendo di cosa viene fuori dal processo sulla trattativa? Con un Riina che racconta di Politica & Servizi al servizio delle stragi? Delle verità di Castel Utveggio per via D’Amelio, pista stranamente dimenticata (e osteggiata) da alcuni pm? Misteri nei misteri. Di questo l’Italia continua a morire. Con un governo che di mafia – anzi, di contrasto alle mafie – se ne fotte. Notizie sul varo della “commissione”? Niente. Del resto, sarebbe la solita cura omeopatica…

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Belsito: “Mica sono Lusi nella Lega tutti sapevano PARLA L ’EX TESORIERE: “DI COSE DA DIRE CE NE SONO, QUALCUNO DOVRÀ PREOCCUPARSI. BOSSI? GLI HANNO FATTO L ’ULTIMA CENA”


Stasera a Presadiretta, alle 21.30 Fatto Quotidiano 6/12/12 attualità , la ricostruzione della storia di Francesco Belsito. I suoi inizi in discoteca, il diploma preso a Frattamaggiore, il rapporto con il senatore Alfredo Biondi e la fulminante carriera dentro la Lega e in Fincantieri. Qui sotto un’anteprima dell’i n te r v i s ta all’ex tesoriere del Carroccio. di Danilo Procaccianti F rancesco Belsito, l’ex tesoriere della Lega Nord, l’ho incontra- to a settembre, nella sua Liguria, dopo che sembrava sparito nel nulla. Non aveva mai parlato con nessuno da quando, il 3 aprile dello scorso anno, le procure di Milano, Na- poli e Reggio Calabria lo ave- vano indagato per finanzia- mento illecito ai partiti, truffa ai danni dello Stato e riciclaggio a favore della ‘ndrangheta. L’ho incontrato per caso. Ero venuto infatti al “Sol Levante”, lo sta- bilimento balneare affacciato sul mare di Cavi di Lavagna, perché era uno dei luoghi en- trato nelle carte dell’inchiesta che stavo ricostruendo per Pre – s a d i re t ta . Stando alle conversa- zioni intercettate, Belsito vole- va acquistare una quota di que- sto stabilimento con un asse- gno da 100 mila euro firmato dall’imprenditore Stefano Bo- net, l’uomo d’affari a cui Belsito si era rivolto per investire sette milioni di euro dei rimborsi elettorali della Lega in Tanza- nia e Cipro. MENTRE CERCO il proprieta- rio, vedo Belsito, in costume da bagno. Mi avvicino, mi presen- to e l’ex tesoriere sembra avere voglia di parlare: “Sono tutte falsità, basta fare una visura ca- merale”–dice della vicenda del- lo stabilimento. “Non l’ho com- prato, c’era unatrattativa”. Bel- sito è tranquillo e abbronzato. “Il tesoriere più pazzo del mon- do” – così si è definito in una conversazione intercettata –di – ce di aspettare con fiducia l’esito delle inchieste. Sostiene di “es – sere stato messo nell’angolo” ma lancia messaggi precisi: “Accetto questa decisione, però di cose da dire ce ne sono tante, tantissime. Poi ci sarà qualcuno che dovrà preoccuparsi. Io pen- so di aver operato nel migliore dei modi, tutti erano a cono- scenza di determinate questio- ni”. Chissà a quali questioni si riferisce Belsito: se ai soldi che avrebbedato allafamigliaBossi e a Rosy Mauro o agli investi- menti in Tanzania e a Cipro, di cui peraltro non è per nulla pen- tito: “Sfido qualsiasi altro teso- riere ad aver indovinato tutti gli investimenti fuori dall’area eu- ro, come ho fatto io. La Lega era contraria all’euro nelmomento incuiio erotesoriere,hodiver- sificato le operazioni che sono andate tutte a buon fine, con dei risultati ottimi”. Perfino dei lin- gotti, Belsito sembra fiero: “Ab – biamo comprato duecentomila euro dilingotti inoro a40 euro al grammo e nel passaggio di consegne con il nuovo tesoriere (Stefano Stefani ndr) era già a 56 euro,inmeno di45giorni”. Ri- de Belsito, soprattutto quando chiediamo se quegli investi- menti li ha fatti di sua spontanea volontà o se all’interno del par- tito qualcuno sapesse: “L’am – ministratore decide consultan- dosi, qui non siamo nel caso Lu- si”.Hataciuto permesi,nonha reagito alle ramazze ma non ci sta a passare come una mela marcia, “preso per caso dalla strada” e messo lì a fare il teso- riere. “Ho letto che qualcuno di- ce di non conoscermi, mi sem- bra molto strano, venivano tutti a cena con me”. Ricostruisce le date e i momenti salienti della sua ascesa nella Lega Belsito, poi parla di Fincantieri, di cui è sta- to consigliere d’amministrazio – ne e vice presidente “indicato da Francesco Bruzzone , che oggi ha la memoria corta”. INSOMMA, se qualcuno aveva qualcosa da ridire su Belsito, ha avuto quasi dieci anni per dirlo. Invece tutti hanno taciuto. For- se per paura di andare contro Umberto Bossi, il leader defene- strato che Belsito difende a spa- da tratta. “È stata un’operazione politica, mi dispiace per Bossi. Bastava dirglidi andarein pen- sione, piuttosto che fare come l’ultima cena” . Ovviamente Belsito si riferisce al nemico Ro- berto Maroni, “a cui auguro un buon lavoro, sperando che fac- cia ciò che ha fatto Bossi. Anche se la vedo difficile”. E sulla nuo- va Lega di Maroni, dopo i colpi di scopa, Belsito ha molti dubbi: “Non si può dire ‘basta poltrone a Roma’ e poi indicare i propri uomini per le nomine in Rai o per l’Antitrust o avere uomini di riferimento nei Cda di Enel e Finmeccanica”. Sull’accusa più infamante, quella di aver favo- rito le attività di riciclaggio della ‘ndrangheta? “Sono tutte cose inventate e spero che qualcuno ne risponderà, prima o poi”.

Il Lecito la 7 10/07/2012 Fincantieri Inchiesta (video)


– CENTRO SUD: PRODUTTIVITA’ E ASSENTEISMO Uno dei fattori che determinano la produttività di un’azienda o di un paese è l’efficienza o l’operosità della sua forza lavoro

VIDEO – FINCANTIERI E CRIMINALITA’ ORGANIZZATA
L’intervista a Renzo Meschini, ex direttore del personale di Fincantieri sull’intimidazione mafiosa


FOCUS – GIUSEPPE BONO, L’AMMINISTRATORE DELEGATO

La Grande Abbuffata Dopo Lusi, Belsito. Ieri la Margherita, oggi la Lega e domani chissà. Mentre agli italiani si chiedono sacrifici pesanti, troppi soldi piovono sui partiti.


Espresso 7/04/2012 Autore Bruno Manfellotto Tag Attualità
Con un’iniziativa clamorosa i carabinieri hanno fatto irruzione qualche giorno fa negli uffici della Lega in via Bellerio, a Milano, forti del mandato di ben
tre pubblici ministeri. L’accusa riguarda la destinazione di una ventina di milioni di euro di rimborsi elettorali a fini che, a quanto pare, poco o niente c’entrano con comizi e manifestazioni, con l’attività politica: come certi singolari investimenti in Tanzania e il pagamento a piè di lista di spese personali della famiglia Bossi e dei pochi privilegiati ammessi al gioioso cerchio magico. Vedremo. Comunque sia anche Francesco Belsito, tesoriere della Lega e fino a quattro mesi fa sottosegretario di Calderoli ministro, si è messo sulla scia scialacquatrice e autodistruttiva di Luigi Lusi, senatore del Pd e amministratore dei fondi della ex Margherita. Insomma oggi anche il Carroccio, come ieri la Margherita e domani chissà, scende precipitosamente lungo la china del disonore e della sfiducia (pag. 44). “Di lotta e di mazzetta”, strillava qualche settimana fa la copertina de “l’Espresso” raccontando cosa emergeva dalle inchieste giudiziarie sulle camicie verdi, ma senza immaginare che cosa sarebbe emerso di lì a poco. Ora il velo si è squarciato e si vede di tutto: triangolazioni sospette, false fatture, bilanci truccati, fino ai rapporti con imprese della ’ndrangheta. È un brutto punto d’arrivo per il movimento di Umberto Bossi, sorto dalle ceneri della Prima Repubblica colpita al cuore da Mani Pulite, spietato contrappasso per chi aveva sventolato il cappio nell’aula di Montecitorio contro “Roma ladrona”.
CHE STA SUCCEDENDO? Perché si susseguono le scoperte di malagestione di fondi pubblici destinati alla politica? C’è innanzitutto la sinistra coincidenza con il ventennale di Tangentopoli che si porta dietro l’inesorabile confronto tra i Mario Chiesa di ieri e di oggi, mentre permane un grigio panorama di corruzione diffusa che in questi anni, lungi dall’essersi schiarito, ha conosciuto nuove forme e nuove tecniche di pervasività. C’è poi la
“stranezza” di un governo di tecnici che d’un tratto dimostra la possibilità di amministrare la cosa pubblica con criteri diversi dal passato e rivela ciò che covava sotto la cenere: una crescente sfiducia dell’opinione pubblica nei confronti di certi partiti politici. Tanto distanti e arroganti da ignorare o non vedere che cosa avviene nei loro retrobottega, dove si gestisce la cassa, lasciando immaginare superficialità e disinteresse o peggio ancora connivenze e omertà.
E C’È INFINE L’EMERGENZA economica che impone sacrifici, esige equità e dunque rende ancora più odiosa ogni ambiguità da parte di chi maneggi denaro pubblico, cioè di tutti noi, e sia anche chiamato ad approvare in Parlamento pesanti misure di restrizione. Se poi questi soldi sono tanti da consentire ai Lusi e ai Belsito di comprare ville e pied-à-terre e di investire in Canada o in Africa, allora la misura è colma. Come si fa a tagliare pensioni, aumentare tasse e bollette, discutere diritti, chiedere al sindacato di abbassare le penne e allo stesso tempo accettare che ingenti risorse siano destinate non ai costi della politica, ma alle esigenze personali di ras e cacicchi? Lo si chieda agli esodati, ai giovani precari, ai disoccupati, ai pensionati che stanno sopportando il peso della manovra economica che cosa pensano di ciò che è successo a via Bellerio… Eppure i partiti stentano a comprendere che crisi e cattiva gestione corrono l’una parallela all’altra, e quando pure se ne rendono conto faticano a correre ai ripari. Semplicemente perché la ricetta è tanto dura quanto inevitabile: è ora di dire basta a chi – persa ogni rappresentanza territoriale, personale e di categoria riduca la politica a macchina di soldi, troppi soldi evidentemente, buona solo a pagare famelici apparati di potere interno. A muoversi dovrebbero essere i partiti stessi per evitare che nella notte degli imbroglietti, degli sprechi e delle regalìe tutti i gatti siano bigi. Altrimenti, come dice il saggio Ugo Sposetti a “l’Espresso”, tra sei mesi sarà il deserto.

Bufera Lega Nord Agenda Belsito: pronto chi parla? DA STIFFONI A CASTELLI FINO ALLO “S C O M PA R S O ” REGUZZONI: I PROTAGONISTI AL TELEFONO


Fatto Quotidiano 10/04/2012 di Giampiero Calapà
Tombolotto” piange. Il suo uomo nero risponde al nome di Marco Re-
guzzoni, l’ex capogruppo leghista alla Camera. “To m b o l o t t o ” è l’a p p e l l a t i vo usato per indicare il tesoriere France sco Belsito da Nadia Dagrada, l’or mai celebre dirigente amministrativa di via Bellerio, mentre parla al telefono con l’altra segretaria Daniela Cantamessa l’8 febbraio, due mesi prima della deflagrazione dello scandalo “Lega lad ro n a ”. Perché piange “To m b o l o t t o ”? “Sembra che abbiano chiuso il cerchio –spiega Nadia a Daniela – e dietro tutto c’è la Rosy Mauro, l’hanno chiamato e gli hanno detto che oggi il capo lo sostituisce”. La puzza di bruciato, dunque, già si sentiva e Francesco Belsito, in arte “To m b o l o t t o ”, credeva di esser vicino al siluramento. Dal cilindro del Cerchio magico di Umberto Bossi, ma poi non è andata così, sarebbe potuto
spuntare il nome, a quanto si dicono le due segretarie, di quel Marco Reguzzo n i che in questi giorni è sparito dalla circolazione. Ha fatto sapere di essere in vacanza Reguzzoni, luogo ignoto, comunque almeno con la lingua lontanissimo dalla Padania straziata dal terremoto politico-giudiziario, perché non ha speso una sola parola, si è tenuto ben in disparte e si è notato. Qualcuno si domanda che fine abbia fatto. Risponde, su Twitter, il maroniano Gianluca Pini: “Troppo impegnato a promuovere il suo libro di barzellette per occuparsi della Lega. Fortuna nostra”. Aggiunge il collega Gianni Fava: “In questi momenti si vede chiaramente chi ha a cuore la Lega e chi l’ha solo sfruttata facendo danni”. A quanto racconta la Dagrada è proprio Rosy Mauro a comunicare a Belsito dell’imminente cambio: “Rosy gli fa: ‘la vedo molto male per te, mi dispiace ma non so ancora per quanto
tempo resti amministratore” e gli ha fatto, quindi, i nomi di Reguzzoni e Roberto Castelli. Belsito “piange va al telefono – racconta la Dagrada – so no rimasta a parlarci fino alle 4”. L’ex ministro, spiega ancora la Dagrada ai suoi interlocutori telefonici, non sarebbe stato contento della gestione del tesoriere Belsito, tanto che “vuole vedere la cassa”, “perché il problema è che se Castelli va a vedere le cose… perché una volta che le vedono Castelli e Stiffoni, esce qualcosa…”. Altro protagonista, che secondo la Dagrada avrebbe cambiato bandiera da pro a contro Belsito in corsa, è il senatore Piergiorgio Stiffoni. “Stiffoni a Belsito fino a qualche giorno fa, gli diceva ‘ma guarda che io non ce l’ho con te, guarda che è Castelli che è impazzito qua e là’, invece ieri sera Stiffoni, gli ha detto: ‘eh, ma tu devi capire, sei troppo giovane, hai fatto degli errori gravissimi, dimettiti tu che è meglio’. Bel-
sito e Stiffoni erano a cena, mentre Rosy Mauro era con il capo (Bossi, ndr)”. Familiari del capo, Cerchio magico, sindacato ecc…, in tanti passavano da Belsito a battere cassa. Anche Telepa dania per immettere nell’etere i suoi contenuti aveva bisogno di moneta battente, così il 29 gennaio Belsito chiama la Dagrada per sfogarsi: “Mi chiama Caparini ieri. Guarda che c’è un’arroganza… mi dice: ‘allora lunedì vengo da te e mi dai 850 mila euro’. Scusa Davide, gli ho detto, ma stai scherzando o mi prendi per il culo?”. “Ma scusa, se c’è già la procura per rateizzare – risponde la Dagrada – il primo importo è 100 mila e le altre rate arrivano a 300 e rotti, son 400 mila, gli altri 450 cosa sono?”. Davide Caparini, amministratore unico di Telepadania, ha scritto a Brescia Oggi: “A cosa dovrebbero servire i soldi della Lega se non alla documentazione della vita del partito?”.
Poi c’è Monica Rizzi, assessore regionale lombarda che, al contrario del “Tro t a ” Renzo Bossi, ha annunciato che non si dimetterà: “Vogliono pulizia o epurazioni?”. La sua colpa? Belsito dice alla Dagrada, il 26 febbraio, che le dava “cash” il denaro: “Soldi della campagna elettorale del Trota”. Lei nega: “Mai un centesimo”. Sarà, ma sulle rive del Po, tra i militanti leghisti, pare sentire riecheggiare le parole di un vecchio Carosello: laggiù nella Padania, tra mandrie e cow boy, c’è sempre qualcuno di troppo tra noi.

“BELSITO USÒ I SOLDI PER LA VILLA DI BOSSI”.SI DIMETTE L’EX TESORIERE, BUFERA LEGA


Da Leggo.it Martedì 03 Aprile 2012 – 21:06 MILANO – Viaggi, alberghi e cene pagate sia ai figli di Umberto Bossi che all’ex vicepresidente del Senato e segretario generale del Sinpad, Rosy Mauro, con i soldi ottenuti per i rimborsi elettorali. È quanto emerge dalle intercettazioni disposte nell’ambito delle indagini condotte a Milano, Napoli e Reggio Calabria, su, fra gli altri, il tesoriere della Lega Francesco Belsito. Proprio quest’ultimo, secondo gli accertamenti degli investigatori, avrebbe utilizzato le somme ricevute come rimborsi elttorali per pagare soggiorni e cene ai figli del leader della Lega Nord e Rosy Mauro.

BELSITO SI DIMETTE Francesco Belsito ha rassegnato le dimissioni da tesoriere della Lega Nord. Lo si apprende da fonti del partito. Belsito è giunto in via Bellerio in serata, al termine di una giornata scandita dalle notizie sulle indagini giudiziarie nei suoi confronti. Il tesoriere del Carroccio è accusato di aver sottratto circa 18 milioni di euro in parte distratti a favore della famiglia di Bossi. Sul tesoriere indagano le Procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria. Le accuse vanno dal riciclaggio all’appropriazione indebita fino alla truffa ai danni dello Stato per aver sottratto denaro al partito e per presunte somme per rimborsi elettorali non dovuti. Le diverse perquisizioni, circa 30, messe a segno dagli uomini della Guardia di finanza e dei Carabinieri hanno anche riguardato l’abitazione del tesoriere. È circa un’ora che Belsito si trova nella sede di via Bellerio insieme al leader Bossi. Fin da stamane l’ex ministro dell’Interno e leghista Roberto Maroni aveva chiesto, così come altri esponenti del partito, un passo indietro da parte del tesoriere, mentre finora Bossi lo aveva ‘difesò. Ora anche dal leader del Carroccio arriva la decisione di ‘abbandonarè il tesoriere del partito.

SOLDI PER LA VILLA DI BOSSI Il tesoriere della lega Francesco Belsito, indagato a Milano per appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato, avrebbe utilizzato parte dei fondi del partito per pagare i lavori di ristrutturazione della villa di Gemonio del leader del Carroccio Umberto Bossi. È quanto emerge, secondo indiscrezioni, dall’inchiesta milanese.

RENZO BOSSI: “NO COMMENT” Renzo Bossi, consigliere regionale e figlio del leader della Lega Nord Umberto, non ha voluto commentare le indagini nelle quali è coinvolto il tesoriere del Carroccio Francesco Belsito. Interpellato dai cronisti durante una pausa della seduta del Consiglio regionale, ha risposto con un «no comment».

PERQUISITO IL SINDACATO PADANO Gli uffici del Sinpa a Milano sono stati perquisiti dai carabinieri che hanno acquisito i bilanci del sindacato padano. Lo ha reso noto la legale Ivana Maffei. «Non abbiamo nulla da nascondere» ha detto la leader del Sinpa, Rosi Mauro. «Non c’entriamo con l’inchiesta di Napoli, non siano un partito», ha precisato l’avvocato Maffei.

PERQUISITA LA SEGRETARIA DI BOSSI Nell’ambito dell’indagine della Procura di Milano che vede indagato Francesco Belsito, tesoriere del Carroccio, sarebbero state effettuate perquisizioni ‘presso terzi’ anche nell’ufficio di via Bellerio di Daniela Cantamessa, una delle segretarie del leader Umberto Bossi, e nell’abitazione della donna.

BELSITO: “ACCUSE DOVRANNO ESSERE PROVATE” «Mi è stato consegnato un avviso di garanzia in cui si dice che il movimento Lega Nord è indagato per finanziamento illecito. Queste cose dovranno poi essere provate. Per adesso non possiamo dire altro». Lo ha detto Francesco Belsito all’uscita dalla sua abitazione, in via Fiasella, nel centro di Genova. Belsito è stato accompagnato in auto dagli investigatori che hanno effettuato la perquisizione nella sua abitazione. «Sto andando con loro per sbrigare le pratiche», ha detto a Telenord, che ha ripreso la scena. Alcuni agenti sono usciti dall’edificio con delle borse contenenti documenti presumibilmente sotto sequestro. «Non sono in grado al momento – ha commentato l’avvocato Paolo Scovazzi, legale di Belsito – di valutare il fondamento delle accuse. Devo ancora vedere il mio cliente».

“NON HO NULLA DA NASCONDERE” «Non abbiamo nulla da nascondere». Lo ha detto, oggi a Genova uscendo dall’abitazione accompagnato dai militari della Guardia di finanza il tesoriere della Lega nord Francesco Belsito, che ha ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla procura di Milano. «È arrivato un avviso di garanzia -ha precisato Belsito- in cui si dice che il movimento della Lega nord è indagato per finanziamento illecito». Per quanto riguarda i fondi della Lega nord inviestiti in Tanzania, Belsito ha precisato che «i fondi sono tornati dalla Tanzania più di due mesi fa. Dopo la bagarre fatta dai giornali

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