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Evasione, dalle Entrate la mappa italiana della “pericolosità fiscale”

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di Redazione Il Fatto Quotidiano | 5 aprile 2014 attualità

Il Fisco ha calcolato che 11,2 milioni di italiani vivono in aree ad alto rischio. Roma, Milano e la zona battezzata “Niente da dichiarare” (che comprende 11 provincedel Mezzogiorno) sono responsabili della fetta più corposa dei 90 miliardi di ‘tax gap’

Dopo le mappe del rischio sismico e di quello idrogeologico, ecco pronta quella della “pericolosità fiscale“. A disegnarla è l’Agenzia delle Entrate, che divide l’Italia in otto aree a seconda del rischio di evasione e le battezza con nomi suggestivi, da “Pericolo totale” a “Stanno tutti bene” passando per “Niente da dichiarare” (aree, queste ultime, a basso sviluppo e alta evasione), “Rischiose abitudini” e “Non siamo angeli”, quest’ultima con un tasso di pericolosità fiscale intermedio ma non ottimale. Lo studio, che il Fisco ha condotto partendo da 245 variabili raccolte da fonti ufficiali e individuandone 36 poi utilizzate nel calcolo, non conta i residenti. Ma basta sovrapporre alla mappa i dati dell’Istat per scoprire che 11,2 milioni di italiani vivono in province ad alta pericolosità mentre 23,3 milioni abitano in zone dove il rischio evasione è contenuto. Seguono 9,4 milioni di cittadini a rischio medio alto, tra cui quelli delle aree metropolitane di Roma e Milano.
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Evasione, dalle Entrate la mappa italiana della “pericolosità fiscale”
Il Fisco ha calcolato che 11,2 milioni di italiani vivono in aree ad alto rischio. Roma, Milano e la zona battezzata “Niente da dichiarare” (che comprende 11 provincedel Mezzogiorno) sono responsabili della fetta più corposa dei 90 miliardi di ‘tax gap’

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 5 aprile 2014Commenti (291)
Evasione, dalle Entrate la mappa italiana della “pericolosità fiscale”
Più informazioni su: Attilio Befera, Evasione Fiscale, Tasse.

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Dopo le mappe del rischio sismico e di quello idrogeologico, ecco pronta quella della “pericolosità fiscale“. A disegnarla è l’Agenzia delle Entrate, che divide l’Italia in otto aree a seconda del rischio di evasione e le battezza con nomi suggestivi, da “Pericolo totale” a “Stanno tutti bene” passando per “Niente da dichiarare” (aree, queste ultime, a basso sviluppo e alta evasione), “Rischiose abitudini” e “Non siamo angeli”, quest’ultima con un tasso di pericolosità fiscale intermedio ma non ottimale. Lo studio, che il Fisco ha condotto partendo da 245 variabili raccolte da fonti ufficiali e individuandone 36 poi utilizzate nel calcolo, non conta i residenti. Ma basta sovrapporre alla mappa i dati dell’Istat per scoprire che 11,2 milioni di italiani vivono in province ad alta pericolosità mentre 23,3 milioni abitano in zone dove il rischio evasione è contenuto. Seguono 9,4 milioni di cittadini a rischio medio alto, tra cui quelli delle aree metropolitane di Roma e Milano.

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Sono i residenti di Roma e Milano (zona “Metropolis”) e quelli della zona “Niente da dichiarare” (province di Rieti, Avellino, Benevento, Isernia, Campobasso, Potenza, Matera, Enna, Nuoro e Oristano) quelli maggiormente nel mirino del fisco: queste due aree sono responsabili della fetta più ampia del famigerato “tax gap“, i 90 miliardi di divario tra quello che il fisco dovrebbe incassare e quello che raccoglie concretamente. Un buco che le attività di controllo e i blitz degli uomini di Attilio Befera non riescono a riempire: nel 2013, come ha ricordato pochi giorni fa in audizione al Senato lo stesso direttore dell’agenzia, le somme recuperate sono ammontate a “soli” 13,1 miliardi di euro.

Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Ci sono 23,3 milioni di cittadini che abitano in province che il fisco considera tranquille: sono il gruppo “Industriale” e “Stanno tutti bene”, nelle quali la pericolosità fiscale è bassissima, così come il rischio sociale: in ordine alfabetico spaziano da Aosta a Udine e sono in gran parte città del centro nord lontane dai grandi centri.

Sono sette le dimensioni indagate dallo studio dell’agenzia: dalla pericolosità sociale al tenore di vita, dalla struttura produttiva all’accesso a servizi tecnologici, fino alla presenza di infrastrutture. La mappa, il cui obiettivo finale, naturalmente, è migliorare i risultati e l’efficienza del recupero fiscale, verrà utilizzata anche per dosare meglio le forze della lotta all’evasione e valutarne in modo più scientifico i risultati. Una delle slide, infatti, informa che nella valutazione dell’efficienza delle direzioni provinciali dell’Agenzia si terrà conto anche del confronto con le altre direzioni del ‘cluster’ (gruppo) di appartenenza.

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Evasione, Befera: nel 2013 recuperati 13,1 miliardi. Ma 90 mancano ancora all’appello

Il direttore dell’Agenzie delle Entrate in audizione al Senato dà i risultati delle attività di controllo. Aumentano le somme riscosse. Dal blitz anti evasori a Cortina incassati in totale oltre 2 milioni di euro
Fonte di Redazione Il Fatto Quotidiano | 2 aprile 2014 attualità

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Nel 2013 l’Agenzia delle Entrate ha riscosso 13,1 miliardi di euro grazie alle proprie attività di controllo. Ma 90 miliardi restano da raccogliere: è questa, infatti, la differenza tra ciò che i contribuenti dovrebbero versare spontaneamente e ciò che viene realmente pagato all’Erario. Lo ha detto il direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, in audizione nella commissione Finanze del Senato. Non solo: le Entrate hanno dovuto rimborsare ben 13,5 miliardi a 1,5 milioni di famiglie e imprese che avevano pagato più del dovuto e vantavano quindi crediti di imposta. In particolare, ad aziende, artigiani e professionisti sono stati versati 11,5 miliardi di rimborsi Iva, mentre a privati cittadini e imprese sono stati restituiti altri 1,8 miliardi per Irpef e Ires versate in eccesso. A quasi 31mila ultra 75enni che, avendo redditi bassi, hanno diritto all’esenzione, è poi stato rimborsato il canone Rai. Befera, parlando in Senato, si è concentrato sull’aumento delle somme recuperate in seguito alle verifiche delle Entrate: 13,1 miliardi, appunto, contro i 12,5 del 2012. Risalendo ancora più indietro, a dieci anni fa, gli incassi da attività di controllo (vedi grafico) si fermavano a 2,5 miliardi. ”L’efficacia dei controlli”, ha sottolineato Befera, “ha consentito di raddoppiare il rendimento in termini di riscosso rispetto alla pretesa” e “di rafforzarne la sostenibilità in giudizio”: l’Agenzia vince il 64% delle cause, pari al 75% dei valori in contestazione.

Il direttore dell’ente ha poi comunicato i risultati del blitz di Cortina: lo Stato ha incassato la somma (tutto considerato contenuta) di 2 milioni di euro, di cui 1,2 milioni da Ires e Irap, 224.000 euro di Iva e 675.000 euro in sanzioni. Dei 163 accertamenti avviati, 142 sono stati definiti e solo 32 restano pendenti. Risultati effetto di “incroci delle banche dati” che hanno consentito di “mirare bene”. Befera ha però ricordato anche che quello ampezzano è stato solo uno dei blitz effettuati dall’Agenzia: “Mi chiedo come mai ci si occupi tanto di Cortina e poco di Prato”, ha detto. Qualche giorno fa, infatti, “oltre 100 uomini” di Befera, in coordinamento con le Prefetture, hanno fatto verifiche su 60 aziende cinesi basate nella città toscana.

L’Agenzia delle Entrate, si scopre dal testo dell’audizione di Befera, conta oggi 40mila dipendenti, contro i 49mila del 2001, e costa 3,3 miliardi di euro, -5,4% sul 2008. Per ogni 100 euro di gettito, sia spontaneo sia da attività di accertamento e controllo, il costo sostenuto è di circa 85 centesimi di euro. La redditività, ossia il rapporto tra incassi da recupero dell’evasione e costo, è di 3,82 euro per ogni euro speso.

Torna lo spettro Equitalia in veste Grande Fratello: dovrà recuperare 545 miliardi di euro

corelFonte articolotre Redazione– 23 giugno 2013- Equitalia dal prossimo 31 ottobre diventerà sempre più una sorta di “Grande Fratello” del fisco: riuscirà infatti a controllare i movimenti di denaro dei cittadini.

Il totale delle entrate e delle spese dell’anno registrate sul conto bancario, degli investimenti e degli smobilizzi di fondi comuni, azioni, obbligazioni, depositi a risparmio, buoni postali.

Insomma, come spiega il direttore Attilio Befera: “Avremo tutte le banche dati necessarie a disposizione. Tante e ricche di informazioni. Dall’incrocio delle banche dati riusciremo a ottenere risultati molto migliori. Garantendo comunque la tutela della privacy dei cittadini”.

“Anche se non è che incrociando i dati viene fuori il nome di chi evade. Non è che premendo un bottone si risolve tutto. L’incrocio dei dati è solo la base per l’accertamento. Ci aiuta a individuare con più precisione chi è a rischio di evasione, ma se poi davvero non paga le tasse, o paga meno del dovuto, dovremo sempre dimostrarlo con tutti gli strumenti che abbiamo. E dobbiamo essere più che sicuri perché poi, se necessario, dovremo difendere la nostra pretesa davanti a un giudice” spiega Befera. Che tuttavia ammette che “da ora l’incrocio delle banche dati diventa uno strumento formidabile”.

Equitalia aumenta gli interessi di mora sulle cartelle pagate in ritardo

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Fonte l’indipendenza 11/0372013
Aumentano gli interessi di moro applicati da Equitalia alle cartelle non pagate alla scadenza prevista . L’aumento degli interessi di mora applicati sulle cartelle esattoriali che vengono pagati in ritardo secondo Equitalia è previsto dalle legge. Dal primo maggio 2013 il tasso di interesse è del 5,22%. Tale interesse di mora nel 2009 era salito al 6,83%, ma in questo momento è del 4.55%.

Nei giorni scorsi è stato emanato un provvedimento che prevedeva il rialzo del tasso di interesse come la media dei tassi bancari del 2012. La decisione è stata presa dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera.
Equitalia precisa che adeguare i tassi di interesse è dettato dall’articolo 30 del dpr 602/1973. L’aumento deriva da un criterio di legge, così come precisato dalla nota pubblicata dall’Agenzia.
Un decreto del Presidente della Repubblica il 602/1973 e l’articolo 30 prevede gli interessi di mora e la norma che li regola. Il provvedimento emanato da Befera segue le direttive riguardarti i tassi bancari, decisi dal Ministero delle finanze. Il provvedimento a cui fa riferimento Equitalia è pubblicato sul sito del Ministero delle Finanze ed il nuovo tasso di interesse è stato stabilito dopo una consultazione con la Banca d’Italia.

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