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Datagate, Usa all’attacco: “Arrestate Edward Snowden”

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Datagate, Usa all’attacco: “Arrestate Edward Snowden”„Procuratori federali dello stato della Virginia hanno presentato una denuncia penale nei confronti di Edward Snowden, la “talpa” del Datagate, e hanno chiesto alle autorità di Hong Kong di arrestarlo“
Datagate, Usa all’attacco: “Arrestate Edward Snowden”

Gli Usa passano all’attacco: “Arrestate Ed Snowden”. E’ stato il Washington Post, citando fonti ben informate, il primo a dare la notizia.

Procuratori federali dello stato della Virginia hanno presentato una denuncia penale nei confronti di Edward Snowden, la “talpa” del Datagate, e hanno chiesto alle autorità di Hong Kong di arrestarlo. Le autorità Usa hanno approntato una richiesta di estradizione da Hong Kong, ma è facile prevedere che il tentativo di estradare Snowden dall’ex colonia inglese darà vita a una lunga e complessa battaglia legale.

Snowden è accusato di spionaggio e furto di proprietà del governo. L’ex analista dei servizi segreti americani è in fuga da quando ha svelato l’esistenza del programma di spionaggio informatico Prism.

SNOWDEN: “DELUSO DALLE PROMESSE TRADITE DI OBAMA”
In Virginia c’è la sede della Booz Allen Hamilton, l’azienda di consulenze high-tech per cui lavorava Snowden. La procura locale ha un “glorioso” passato in vicende giudiziarie che riguardano la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

PRONTO UN AEREO PER PORTARE SNOWDEN IN IRLANDA
Prism è un programma di sorveglianza, classificato come di massima segretezza, usato per la gestione di informazioni raccolte da internet ed altri fornitori di servizi elettronici. È stato messo in esecuzione dalla National Security Agency (NSA) sin dal 2007.

IL CURRICULUM DI SNOWDEN – Il governo federale americano sta conducendo un’indagine nei confronti di una società che ha effettuato controlli sul curriculum e sul passato di Edward Snowden. Usis, questo è il nome della società in questione, si occupa infatti di effettuare verifiche sul passato dei dipendenti del governo, per conto di un centinaio di agenzie federali. Snowden, che è riuscito a ottenere i documenti per rivelare i programmi dell’intelligence lavorando per Booz Allen Hamilton, un’azienda che fornisce servizi e consulenza al dipartimento della Difesa, è stato sottoposto ai controlli di Usis nel 2011. Ed è proprio da quell’anno, hanno chiarito ieri i membri del Senato durante un’udienza, che Usis è oggetto di un’indagine da parte del governo, sospettata di non “non aver condotto in modo appropriato” i controlli. “La mancanza di un controllo indipendente sulle organizzazioni che compiono queste importanti operazioni è una chiara minaccia per la sicurezza nazionale”, ha detto ai membri del Congresso Robert McFarland, ai vertici di Opm, l’agenzia del governo americano che si occupa della gestione del personale e che appalta lavoro a Usis.

JULIAN ASSANGE: “SNOWDEN E’ UN EROE”
INTERCETTATE LE CHIAMATE A FIBRA OTTICA
L’agenzia di spionaggio britannica Gchq ha ottenuto accesso in gran segreto alle rete di cavi che trasporta il traffico telefonico e internet mondiale e ha iniziato a elaborare grandi flussi di informazioni personali sensibili che sta condividento con la sua ‘consorella’ americana, la Nsa (agenzia di sicurezza nazionale). Lo riporta il Guardian. La portata dell’ambizione dell’agenzia è rispecchiata dai titoli delle sue principali componenti – ‘Mastering the internet’ (Padroneggiare internet) e ‘Global Telecoms Exploitation’ (Sfruttamento globale delle telecomunicazioni) – volte a scovare quanto più traffico dati e voce possibile. Tutto questo senza alcuna forma di informazione nei confronti dell’opinione pubblica, né tanto meno di dibattito. L’esistenza del programma è stata rivelata in documenti mostrati al Guardian dalla “talpa” della Nsa, Edward Snowden, nell’ambito del suo tentativo di portare a galla ciò che ha chiamato “il più grande programma di sorveglianza senza sospetti nella storia umana”.

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IL PATTO MORO-BERLINGUER E QUEL GOVERNO ANDREOTTI CHE NEL ’76 ANDÒ DI TRAVERSO AGLI USA

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Nei nuovi cablo di Assange, i retroscena delle mosse diplomatiche americane contro il patto Moro-Berlinguer mentre si rovesciano le carte della politica italiana: il grande sponsor di un compromesso simile a quello inviso agli americani ai tempi di Kissinger è oggi l’ex comunista Napolitano, l’italiano più amato dalla Casa Bianca
fonte Dagospia Paolo Forcellini e Stefania Maurizi 12/04/2013 per “L’Espresso” attualità

ALDO MORO E ENRICO BERLINGUER PROVE DI COMPROMESSO STORICO Lo scorso 8 aprile, parlando della necessità di «larghe intese» per uscire dallo stallo politico, Giorgio Napolitano ha rievocato la strategia berlingueriana del compromesso storico tra Partito comunista e Democrazia cristiana negli anni Settanta. È una delle ironie della storia vedere come il tempo ha rovesciato le carte della politica italiana in una sorta di gioco di specchi.

berlinguer moro
Napolitano, il comunista a cui oltre trent’anni fa gli americani negarono il visto di ingresso negli Usa, per evitare di dare «un attestato di rispettabilità» al Pci, oggi non solo è l’italiano più amato dalla Casa Bianca, ma è anche il grande sponsor di un possibile compromesso, simile a quello inviso agli americani ai tempi di Richard Nixon, Gerald Ford e del potente segretario di Stato Henry Kissinger.

A confermare l’opposizione netta a un accordo tra la Dc e il partito di Berlinguer, rivelando anche i retroscena delle mosse diplomatiche americane, sono i “Kissinger Cables” di WikiLeaks , appena pubblicati dall’organizzazione di Julian Assange e ai quali “l’Espresso” ha avuto accesso esclusivo per l’Italia in collaborazione con “Repubblica”.

ALDO MORO E GIULIO ANDREOTTI DC MALE ORGANIZZATAÈ il 5 dicembre 1973 e il segretario della Dc, Amintore Fanfani, si reca per una «lunga colazione di lavoro» alla residenza pariolina dell’ambasciatore americano, John Volpe, che il giorno successivo trasmette alla segreteria di Stato un resoconto del colloquio. Fanfani gli è apparso «ragionevolmente soddisfatto» riguardo alla compattezza della coalizione di centrosinistra guidata da Mariano Rumor, ma non fa mistero dello stato pietoso in cui si trova la Dc.

ffni50 andreotti colombo napolitano
«Fanfani ha descritto la disorganizzazione come incredibile», scrive Volpe, «ha parlato di “disintegrazione” dell’organizzazione, una cosa che lui trova patetica, considerato che stiamo parlando del più grande partito italiano». E gli americani sanno bene cosa intende dire Fanfani. I cablo di quegli anni registrano che la diplomazia Usa assiste preoccupata e a tratti spazientita alle lotte interne di quel partito che vorrebbe vedere rigenerato, attivo e dotato di iniziativa contro un Pci che s’ingrossa, cresce in voti, prestigio e legittimazione.

Henry Kissinger
Invece no, la Dc è dilaniata dai contrasti tra correnti e da un’incapacità di promuovere perfino le cose buone che ancora ha. Per esempio, un apparato meno elefantiaco del Pci, nonostante l’immagine pubblica di quest’ultimo sia nettamente migliore. La Dc, spiega Fanfani, dispone di un numero di funzionari di gran lunga inferiore a quello del Pci. Nella sola Emilia i comunisti hanno 250 dipendenti pagati contro i circa 500 della Dc nell’intera Italia. Eppure i democristiani arrancano rispetto a quel Pci vitale, proiettato in avanti. Troppo avanti per gli americani.

CASA BIANCA
Sono preoccupati, ma con Fanfani vanno sul sicuro. L’ambasciatore nota che «riguardo all’offerta del Pci di un “compromesso storico”, come è chiamato il più recente tentativo dei comunisti di infilarsi nel governo, Fanfani ha detto che il suo partito rimarrà fermamente contrario. Ovviamente il Pci offrirà la “carota” della collaborazione, riservandosi il “bastone” di possibili pressioni da parte del sindacato». Ma il leader dc è netto, come piace agli americani: «In un futuro prevedibile, il partito non entrerà in nessun compromesso con i comunisti».

mo amintore fanfani 1964
SINDROME CILENA. L’allarme americano per un possibile ingresso dei “rossi”nelle stanze dei bottoni si era intensificato enormemente subito dopo le famose tre articolesse pubblicate su “Rinascita” dal segretario di Botteghe Oscure. Il 28 settembre, il 5 e il 12 ottobre del ’73, il già carismatico Berlinguer (di fatto aveva preso il posto dell’infermo Luigi Longo fin dal 1969) dà alle stampe, sul settimanale ideologico del Pci, le sue riflessioni sui “fatti cileni”, vale a dire sul golpe con cui i militari del Paese latino-americano, con il decisivo contributo dei servizi segreti Usa, deposero il legittimo “compañero presidente” Salvador Allende, socialista-marxista, e lo indussero, probabilmente, a togliersi la vita.

Il segretario comunista conclude la sua analisi sostenendo che sarebbe stata temeraria la conquista del potere in Italia da parte della sinistra con il 51 per cento dei consensi elettorali. Una strategia del genere avrebbe esposto il Paese a rischi di tipo cileno: ingovernabilità, guerra civile, golpismo militare. La via maestra era invece quella della «collaborazione delle forze popolari di ispirazione comunista e socialista con le forze popolari di ispirazione cattolica». Per dirla con una sintesi più efficace il leader sardo coniò la formula del “compromesso storico”.

L’uscita di Berlinguer su “Rinascita” viene prontamente riferita dall’ambasciata di Roma al Dipartimento di Stato, segnalando come il segretario abbia «inequivocabilmente rinunciato alla strategia dell'”unità della sinistra” in favore di una spinta molto più promettente nel lungo termine per un grande compromesso storico con la Dc».

Nel novembre del ’74 Mariano Rumor lascia la poltrona di premier ad Aldo Moro, sostenuto da un monocolore dc. Gli americani si chiedono se il cambiamento rappresenti, almeno in prospettiva, un avvicinamento dei comunisti al governo. Volpe, con un cablo del 25 novembre spedito a Washington e a numerose sedi diplomatiche americane nel mondo, rassicura i suoi: «Il quarto governo Moro non rappresenta né uno scivolamento verso la sinistra né verso la destra».

È vero che nell’esecutivo figurano personaggi che non entusiasmano la Casa Bianca, come Donat Cattin «non ricettivo verso i bisogni delle compagnie petrolifere americane che operano in Italia, in tema di prezzi», ma complessivamente gli Usa sembrano rassicurati, anche perché «la squadra economica del governo promette bene», scrivono nei loro dispacci diplomatici.

Benigno Zaccagnini
Quest’ultima è una valutazione della massima importanza, considerata la situazione economica del momento. Proprio la crisi, in quegli anni, era tale da rendere l’ipotesi di un avvicinamento dei comunisti al governo ancora più credibile. La classe politica che era stata al potere da Alcide De Gasperi in poi non era più in grado di “governare” l’insoddisfazione sociale e le spinte “corporative”, se non assecondandole con la dilatazione della spesa pubblica (fra il 1971 e il 1975 passata dal 41,2 al 61,3 per cento del Prodotto interno lordo che, proprio nel ’75, per la prima volta dal dopoguerra registrava una variazione negativa) e lasciando briglia sciolta all’inflazione.

L’ONESTO ZAC FA PAURAÈ con Moro al governo che le preoccupazioni degli Usa per l’ingresso dei comunisti nel governo crescono esponenzialmente, come i cablo di WikiLeaks documentano in modo puntuale. Aldo Moro? «È da tempo convinto che il Pci alla fine entrerà nella maggioranza», sussurra agli americani il compagno di partito Flaminio Piccoli, aggiungendo che Moro «crede che il suo ruolo sia quello di fare in modo che questo accada con il minor trauma possibile».

Quanto a Benigno Zaccagnini è sì un uomo onesto, che potrebbe rinnovare la Dc, ma è uno «che crede nel profondo del cuore che la Dc debba accettare il Pci nella maggioranza. Il segretario dello scudocrociato sta cercando di dare alla sinistra della Dc il controllo del partito», insiste Piccoli.

Un peccato per gli americani, perché di Zaccagnini dimostrano di avere una grande considerazione: «Una nota non ufficiale presente nei dossier di questa sede diplomatica», scrivono, «parla di lui come dell’italiano più profondamente integro che l’ambasciata abbia mai conosciuto». Sarebbe perfetto, dunque, per«cambiare l’immagine pubblica della Dc come partito di vecchi stanchi e (spesso) corrotti politici, incapaci di offrire un governo efficace all’Italia».

Il problema, però, è che Zaccagnini è «molto legato a Moro». Sono le elezioni regionali del 1975 a far scattare l’allarme rosso. La Dc perde una fetta consistente di voti, mentre il Pci balza a oltre il 33 per cento. Enrico Berlinguer e la sua strategia sono sempre più un problema. «Si prende il merito totale di aver dato vita e alimentato la linea politica del partito, ovvero la strategia del compromesso storico, che ha contribuito al più grande guadagno elettorale del Pci nel dopoguerra, attirando una massa di elettori per i quali nel passato sarebbe stato inconcepibile votare per il Pci», registrano gli americani.

Né li rassicurano le conversazioni confidenziali con le loro gole profonde nel mondo della politica italiana, dei giornali e degli affari. Nessuno mette in dubbio le credenziali democratiche del Pci. Neppure un anticomunista a 24 carati come Indro Montanelli. «I Berlinguer e gli Amendola sono sinceri nel volere evitare un comunismo di tipo sovietico in Italia», spiega il grande giornalista, «dopotutto loro ne sarebbero le prime vittime. E loro lo sanno. Ma una volta al potere, (i comunisti italiani) sarebbero impotenti», ragiona Montanelli, «Berlinguer non sarebbe più in grado di dire a Mosca e agli estremisti del suo stesso partito che lui deve attenersi alle regole democratiche».

IL SINCEROMETRO
Tanti contatti eminenti degli Usa in Italia credono nella «buona fede democratica di Berlinguer», ma fanno la stessa analisi. Anche Gioacchino Albanese, uomo vicinissimo al grande burattinaio della finanza italiana, Eugenio Cefis. Perfino i gesuiti di padre Bartolomeo Sorge.

Ma, più realista del re, il grande esponente della realpolitik americana, Kissinger, conclude: non ha senso chiedersi quanto i comunisti siano sinceri nella loro fede democratica, «non esiste il sincerometro diceva Lenin».

Né rassicurano il potente segretario di Stato americano le uscite di Berlinguer sulla Nato o il fatto che i comunisti procedano con un cammino graduale di avvicinamento al governo, anzi questa cautela allarma ancora di più Kissinger, convinto che «la reazione internazionale sarebbe probabilmente il mutismo se il Pci aumentasse il suo ruolo in maniera solo graduale e se la Dc rimanesse il leader nominale della coalizione».

È fondamentale per la diplomazia Usa che il Pci non ottenga «le tre benedizioni» che cerca disperatamente, come scrivono gli americani: quella del popolo italiano, che purtroppo sembra già avere incassato, perché «una larga fetta della popolazione accetta le affermazioni del Pci riguardo alle sue credenziali democratiche»; quella del Vaticano e quella degli Stati Uniti.

Benedizioni che gli americani sono determinati a evitare assolutamente, rassicurati dalla fermezza della Santa Sede che «di fronte all’avanzata dei comunisti, si è scossa dalla sua passività nei confronti del Pci». Di sicuro un baluardo fortemente anticomunista su cui puntano gli americani è Comunione e liberazione fondata da don Giussani. A lui il console Usa di Milano arriva a chiedere: «Come possiamo darvi una mano?». Risposta: «Aiutate il Movimento unitario popolare di Roberto Formigoni, don Angelo Scola e Santo Bagnoli della Jaca Book».

Tutto il lavorìo americano di quegli anni subirà però una pesante battuta d’arresto nell’estate del 1976 con il varo del monocolore Andreotti favorito dall’astensione determinante del Pci. Tanto da essere ribattezzato «il governo delle astensioni

Assange: la privacy non esiste più

postato su Nocensura.com lunedì 5 dicembre 2011
Il noto giornalista hacker parla in un articolo dall’Espresso
Ragnatele elettroniche capaci di imprigionare milioni di miliardi di dati ogni giorno. Tutto può essere sorvegliato, non c’è scampo: dai telefoni ai computer, le tecnologie a cui affidiamo la nostra quotidianità possono trasformarsi in traditori che riferiscono ogni cosa.
Colpa soprattutto della Rete, dove viaggiano le informazioni sulla nostra vita ma che ormai è affollata di spioni d’ogni genere. Una sorta di Grande Fratello orwelliano che non ha più limiti operativi: si può entrare dovunque. Il nostro pc può diventare una telecamera che ci riprende nei momenti più intimi, la nostra posta può essere letta e c’è persino il modo di modificare i nostri sms prima che arrivino al destinatario.
Le intercettazioni di telefoni e mail, ma anche pedinamenti satellitari e depistaggi via Web ormai sono un affare da cinque miliardi di dollari l’anno. Gli Stati sono i committenti principali, ma le operazioni sono condotte direttamente da aziende private che mettono i loro servizi a disposizione di democrazie e dittature. In molte occasioni, poi, giocano sporco. Perché in questo bazar mondiale dello spionaggio si può trovare di tutto.

Senza difese
Che la privacy ormai sia un’illusione è una consapevolezza diffusa. Ora però si può trasformare questa sensazione in certezza grazie a un nuovo giacimento di documenti riservati che WikiLeaks ha ottenuto e che “l’Espresso” pubblica in esclusiva per l’Italia.
Si tratta di centinaia di “Spy Files” con le prestazioni offerte dalle società di sorveglianza elettronica di tutti i Paesi. E’ un database choccante, un colossale catalogo di come la vita di chiunque possa essere “rubata”, copiata e analizzata in modo automatizzato. Ovunque e comunque.
Ci sono ditte come la sudafricana Vastech, che garantiscono ai loro clienti di “poter monitorare tutte le comunicazioni internazionali e regionali via satellite e via telefono che avvengono in tutto il Paese”. Altre come la tedesca Elaman che spiegano come ormai l’immagazzinamento dei dati intercettati non sia più un problema e che, analizzandoli, “i governi possono localizzare un individuo, le persone a lui associate e i membri di un gruppo, come gli oppositori politici”.
Ancora più inquietanti le brochures della spagnola Agnitio: mostrano cellulari disegnati come marionette, che i congegni dell’azienda possono completamente manipolare, cambiando il contenuto degli sms prima che vengano inoltrati, inviando falsi messaggi da qualsiasi utenza e facendo arrivare chiamate da qualunque cellulare, vero o inesistente. Una singola ditta promette di tenere sotto controllo centomila telefoni contemporaneamente, grazie alla mostruosa possibilità di accatastare dati e poi frugarci dentro.
E negli “Spy files” di WikiLeaks l’Italia si mostra all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, presentando prodotti insidiosi che poi spesso vengono scatenati fuori da ogni regola. Noi siamo il Far West dello spionaggio privatissimo: lo dimostrano vicende come il sistema Trojan a disposizione di Luigi Bisignani, capace di infilarsi nei computer di personaggi da tenere sotto controllo.
L’Italia è l’unico Paese occidentale dove il principale operatore telefonico aveva una squadra di hacker che penetrava nella mail di giornalisti ostili, come ha fatto il Tiger Team di Telecom nei confronti del vicedirettore del “Corriere della Sera” Massimo Mucchetti. E siamo un Paese dove si è scoperto un mercato nero di tabulati telefonici venduti da personale delle forze dell’ordine a prezzi persino modici.
Traditi dalla rete
La sorveglianza sulla vecchia telefonia, fissa o mobile, è già superata. Adesso la chiave di tutto è la Rete, a cui si agganciano pure i cellulari d’ultima generazione: ogni 60 secondi sulWeb passano 168 milioni di e-mail, 370 mila telefonate via Skype, 98 mila tweet, 694.445 ricerche su Google, 1.500 nuovi post dei blog, 600 nuovi video caricati su YouTube.
Un diluvio di dati che racconta tutto di noi: la nostra routine quotidiana, i viaggi che prenotiamo, i regali che acquistiamo, chi sono i nostri amici, quali emozioni ci scambiamo. Ormai le nostre esistenze sono digitali. E possono essere rubate con enorme facilità: furti singoli o razzie di massa.
Prima delle Torri Gemelle gli imprenditori che si occupavano di questo settore erano pochissimi, poi nel massimo segreto il business è esploso e adesso vale ogni anno cinque miliardi di dollari. Il silenzio sull’industria dell’info-vigilanza viene difeso in tutti i modi: qui affari privati e interessi nazionali si fondono. Ma l’organizzazione creata da Julian Assange è riuscita ancora una volta a superare le barriere di segretezza.

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