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DA BOLOGNA PENSANDO A ROMA L’altra sinistra in piazza contro inciucio e Pd

corelFatto Quotidiano 3/06/2013 di Emiliano Liuzzi attualità

Bologna Passa anche da Bologna la coscienza civile. Passa dalla Costituzione e dai volti di Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Maurizio Landini, Roberto Saviano,Sandra Bonsanti,Nando Dalla Chiesa, Nichi Vendola, Antonio Ingroia, Salvatore Settis, Pippo Civati. Sul palco di Libertà e Giustizia si discute di politica e se la disaffezione esiste, a vedere così tanta gente in piazza Santo Stefano, è indirizzata verso la classe dirigente di Roma, verso il Pd e l’inciucio. Quella del governo Letta e Berlusconi. Quella che amoreggia quando c’è da spartirsi le poltrone e poi finge di litigare nei talk show. TUTTO QUESTO è stata Bologna ieri. È stata analisi, ma an- che la consapevolezza che oggi quest’incontro assume toni di- versi rispetto come sarebbe sta- to due mesi fa. Parliamo di per- one, tutte quelle che sono in- tervenute, molto critiche nei confronti delle larghe intese. E che da ieri hanno detto siamo qui, noi siamo al servizio di questo Paese, di questa Costituzio- ne. Un appuntamento nel quale Rodotà si muove a suo agio. An- che se prima la voglia di togliersi un ulteriore sassolino ce la met- te. Obiettivo: Beppe Grillo. “Non mipiacciono ipartiti fatti a persona, non mi piace la de- magogia”, dice. Sulle larghe in- tese poi è severo: “Lo scopo è visibile, condividerlo è particolar- mente imbarazzante, se non dif- ficile o impossibile. Serviva di- scontinuità dal recente passa- to”. Ma soprattutto punta dritto contro Letta: “Sono rimasto stu- pito che un politico accorto come l’attuale premier abbia detto cheilprossimo capodelloStato non sarà eletto con il sistema dei grandi elettori. I partiti non so- no riusciti a eleggere il Presiden- tedella Repubblica e cercanodi risolvere le loro gravi difficoltà attraverso riforme istituziona- li”. Il giurista si schiera così a ca- po di quel fronte che si batte contro qualsiasi ipotesi di pre- sidenzialismo, e trova subito l’appoggio di Nichi Vendola, anche lui alla manifestazione. “Il fatto che parliamo di presiden- zialismo, o di semipresidenzia- lismo, in un Paese che non è nemmeno riuscito a fare la legge sul conflitto d’interessi è segno di uno sbandamento culturale”, spiega il numero uno di Sel, mandando unmessaggio preciso al Pd. Nessuno tra tutti coloro che si alternano sul palco mon- tato sotto casa dell’assente più il- lustre, Romano Prodi, spezza mezza lancia in favore di Letta e del suo governo. Ma il momento più vero, palpabile, lo raggiunge Maurizio Landini, in lacrime, quando sale sul palco e ricorda il “partigiano”don Gallo: “Ha voluto andarsene, ma in una mano aveva la bibbia, nell’altra la co- stituzione”. E poi, giù durissimo il leader della Fiom: “Mi sono stancato di sentir dire che dobbiamo cambiare Costituzione. Dicono che sia la più bella del mondo, è vero. Ma applichiamola. Sarebbe la più grande ri- voluzione che questo Paese po- trebbe fare”. Anche lui poi se la prende con l’attuale sistema dei partiti, incapace di dare risposte ai propri elettori. “Quando il 50% delle persone non va a vo- tare c’è un problema di rappresentanza, vuol dire che la politica non funziona più e bisogna immaginare nuove forme di rappresentanza”. La giornata inizia nel primo pomeriggio. La piazza è piena, il sole picchia. Tocca a Zagrebelski aprire i lavori. Subito ci tiene a sgombrare ilcampo all’ipotesi che dalla manifestazione nasca una nuovo movimento per ricompattare tutta quella sinistra delusa dal grande inciucio Pd-Pdl. “Questo appuntamento è stato presentato come riunio- ne della sinistra alternativa. Ma noi siamo quiper la Costituzione. È chi ci critica che è alternativo”. Sale poi sul palco Roberto Saviano, accolto con cori da sta- dio.Loscrittore guardaaRoma e spara subito a zero: “Mi spa- venta vedere Gianfranco Micci- ché alla Pubblica amministra- zione, mi è parsa una gigantesca debolezza”. ASSENTI IBIG del Pd, conle significative eccezioni di Rosi Bindi, della prodiana Sandra Zampa, di Sergio Lo Giudice e della voce critica numero uno tra i parlamentari, Pippo Civati, la giornata di ieri segna un pun- to di svolta nella sinistra italiana. Il2 giugno’alternativo’ di Bologna può diventare, nonostante SAN PIETRO Corpus Domini in streaming Papa Francesco ha deciso di celebrare l’adorazione eu- caristica in contemporanea nelle cattedrali di tutto il pianeta sfruttando la tecnologia dello streaming: il Corpus Domini è stato così vissuto in diretta dall’i n te ro mondo cattolico. Il Papa, nella mattinata di ieri, aveva celebrato una santa messa con i militari e i parenti di quanti hanno perso la vita in missioni di pace. Infine, un appello al conflitto che insanguina il Medioriente: “In Siria la popolazione è inerme, la guerra è il suicidio dell’umanità” ha detto Francesco auspicando una so- luzione immediata per la strage di civili. le parole di Zagrebelsky, la piat- taforma per qualcosa di nuovo in attesa del congresso del Partito democratico. È stata la pri- ma manifestazione organizzata nella gauche italiana, unita da Vendola a Ingroia, da Dalla Chiesa a Landini, da quando Enrico Letta è al governo. E a giudicare dalla partecipazione della gente, nonostante la gior- nata quasi balneare, la dirigenza di via del Nazareno una rifles- sione dovrà prima o poi farla

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“IL BERSAGLIO DI PANORAMA SIAMO NOI ”Ingroia: “Il giornale di Mulé manovrato dalle sue stesse fonti”


Fatto Quotidiano 31/08/2012 di Giuseppe Lo Bianco attualità
Sono un lettore di giornali da decenni, un vostro collega pubblicista da qualche mese, ma in vita mia non ho mai visto un ar- ticolo così costruito come quello pubblicato da Pa n o ra – ma. Con tutto il rispetto per la professionalità dell’autore non ho mai visto trattare un tema così incandescente e potenzialmente destabiliz- zante senza un fatto o una no- tizia”. E quindi? “Hanno tito- lato “Ricatto a Napolitano”, alludendo alla Procura di Pa- lermo – spiega Ingroia – ma il ricatto lo hanno fatto altri. E l’obiettivo principale non è neanche il Quirinale, ma la magistratura di Palermo”. Il procuratore aggiunto di Pa- lermo Antonio Ingroia ha ap- pena finito un’intervista tele- fonica, sta per dettare un cor- sivo all’Unità e prima di en- trare da Corrado Formigli, a La7 per partecipare a Piazza- pulita, accetta di rispondere alle nostre domande. Fuga di notizie o, come lei stesso ha detto, giornali- smo delle invenzioni? Lo ha già detto il procuratore Messineo, ho la certezza che in quel pezzo non c’era una riga del contenuto effettivo di quelle telefonate coperte dal segreto. E allora? Ho colto il sapore di una ma- novra proveniente dalle fon- ti. L’intero pezzo è costruito senza una notizia, è solo una ricostruzione giornalistica fondata su una lettura anali- tica comparata sugli articoli di tre testate, peraltro fra loro agli antipodi. Una lettura fon- data sulla base dell’illazione indimostrabile, e indimostra- ta, che i tre autori degli ar- ticoli fossero in possesso del testo delle telefonate inter- cettate. Sta pensando per caso al- l’inizio di una nuova stagio- ne di veleni provenienti dagli stessi ambienti gior- nalistici figli del conflitto di interessi protagonisti in passato della costruzione di dossier infamanti e no- tizie infondate? Sto pensando a una campa- gna di stampa orientata e finalizzata a gettare di- scredito su molte istitu- zioni. E l’obiettivo prin- cipale non è neanche il Quirinale, ma la magi- stratura di Palermo. Famiglia Cristiana si chiede: cui prodest? Secondo lei? Non giova certamente alle istituzioni e ai cittadini, gio- va a chi ha interesse a creare un clima di diffidenza e con- flitto tra il Quirinale e la pro- cura di Palermo: ricordo che fu proprio Pa n o ra m a a solle- vare per primo la questione delle intercettazioni del Qui- rinale parlando di “s i l u ro ”. Giova a chi non vuole la ve- rità sulla stagione stragista e tra chi non la vuole non c’è certamente né la Procura di Palermo nè il Quirinale. Qual è adesso una possibi- le via d’uscita? Se parados- salmente Pa n o ra m a vi chie- desse di rendere pubbliche quelle telefonate per di- mostrare la fondatezza di quanto scritto, cosa ri- s p o n d e re s t e ? Risponderemmo ovviamente no. Se bastasse pubblicare notizie infondate su temi co- perti da segreto per poi ve- rificarne la fondatezza, non sarebbe più possibile indaga- re. É una tesi improponibile. Sulla fuga di notizie (o di bufale) il procuratore Mes- CHIAMATA ALLE ARMI “Ho la certezza che in quel pezzo non c’era una riga del contenuto effettivo di quelle conversazioni” sineo ha già annunciato una verifica sull’apertura di un’inchiesta. Indaghere- te voi o i colleghi di Calta- nissetta? È ancora prematuro parlarne. Certo, se ci fosse stata una fu- ga di notizie sarebbe compe- tente l’ufficio del pm di Cal- tanissetta, ma il punto è se c’è Per nulla. Attendiamo serena- mente la decisione della Cor- te e non credo che l’esito sia scontato. Leggeremo la sen- tenza e soprattutto le moti- va z i o n i “Quella copertina non giova a noi e nemmeno alla Presidenza della Repubblica”

TENTATO SCIPPO D’INDAGINE “Adesso parlo col Presidente e lui chiama Grasso ”D’Ambrosio rassicura Mancino sull’intervento di Napolitano


Fatto Quotidiano 20/06/2012 Attualità dall’inviato a Palermo
vocazione. La parola che configura giuridicamente l’incubo di ogni pm, cioé lo scippo di un’inchiesta al ti-
tolare da parte del suo superiore, compare su un verbale del 19 aprile 2012 della Procura generale della Cassazione e riguarda l’inchie sta sulla trattativa Stato-mafia. Quel documento, composto di tre pagine, dimostra che le manovre del Quirinale per mettere sotto tutela i pm Antonio Ingroia, Antonino Di Matteo, Lia Sava e Francesco Del Bene nel loro duro lavoro sulla trattativa Stato-mafia del 1992-93 non erano solo millanterie di un consigliere giuridico del capo dello stato, come Loris D’Ambrosio, o vagheggiamenti di un politico in pensione, come Nicola Mancino. Il documento del 19 aprile è il verbale della riunione che si è tenuta quel giorno nel palazzo di piazza Cavour. Alla riunione partecipano quattro persone, oltre al procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani, e al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, ci sono i due segretari generali, Antonio Mura e Carmelo Sgroi. Il passaggio chiave del verbale che pubblichiamo è: “Il Procuratore nazionale (il capo della Dna Piero Grasso, ndr) evidenzia la diversità dei vari filoni d’indagine (su stragi a Caltanissetta e Firenze e sulla trattativa a Palermo, ndr) e la loro complessità (accentuata anche dalla contemporanea pendenza di processi in fase dibattimentale).
PRECISA (sempre Grasso, ndr) di non avere registrato violazioni del protocollo del 28 aprile 2011, tali da poter fondare un intervento di avocazione a norma dell’ar t. 371-bis cpp”. Piero Grasso insomma dice al procuratore generale Ciani, suo superiore, che dopo avere fatto una prima riunione con le tre procure su questo tema il 28 aprile 2011, nella quale aveva fissato dei paletti, non ha nessuna intenzione di avocare l’indagine sulla trattativa, togliendone il coordinamento alla Procura di Palermo. L’unica cosa che Grasso si impegna a fare è una relazione: “Il Procuratore nazionale antimafia rimetterà al Procuratore generale un’informa tiva scritta”. La riunione verbalizzata è il frutto delle insistenti telefonate dell’ex presidente del Senato al consigliere giuridico del capo dello Stato Loris D’Ambrosio e del lavorio di quest’ultimo su Giorgio Napolitano. Il presidente però, stando a quanto dice D’A m b ro s i o al telefono, condivide integralmente la sua impostazione gradita a Mancino e segue passo passo il tentativo di intervenire – tramite il pg della Cassazione e il procuratore nazionale Piero Grasso – sulla Procura di Palermo, proprio come voleva Mancino. Per capire il clima è utile riportare la telefonata del 12 marzo tra Loris D’Ambrosio e Nicola Mancino. D’Ambrosio afferma che il presidente si interessa personalmente della questione al punto che parlerà con Grasso.
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D’A m b ro s i o : Eccomi presidente… io ho parlato con il presidente e ho parlato anche con Grasso. Ma noi non vediamo molti spazi purtroppo, perché no… ma adesso probabilmente il presidente parlerà con Grasso nuovamente… eh… vediamo un attimo anche di vedere con Esposito… qualche cosa… ma non…. la vediamo difficile. M: Ma visto che Grasso coordina Caltanissetta, non può coordinare tutte e due le procure? D: ma io gliel’ho detto pure oggi a Grasso. Grasso mi ha risposto va bene. Ma io in realtà, il consiglio superiore mi ha fatto una normativa, però non mi serve niente. Questa è il… in realtà è lui che non vuole fare… è chiaro? M: Non lo so dove vogliono andare a finire… 20 anni, 25 anni, 30… non lo so insomma.
: Per adesso, dunque, mi ha detto il presidente di parlare con Grasso di vederlo eh… e vediamo un po’. M: Perché io vedo che per Macaluso (Emanuele, ultimo direttore del R i fo r m i s t a , molto vicino a Napolitano, ndr) batte sulla tesi dell’unicità dell’inda gine. D: Questo l’ho detto al presidente… M: Perché non è che anche sul 41 bis indaga Caltanissetta, che fa? Caltanissetta va in una direzione e quelli possono andare in un’al tra direzione? Ma non lo so se c’è ser ietà… D: Riesco, guardi, io adesso ripeto, dopo aver parlato col presidente rin po’… lo vedrò nei prossimi giorni, vediamo un po’. Però, lui… lui proprio oggi dopo parlandogli, mi ha detto: ma sai lo so non posso intervenire… capito, quindi mi sembra orientato a non intervenire. Ta n t ’è che il presidente parlava di… come la procura nazionale sta dentro la procura generale, di vedere un secondo con Esposito (procuratore generale della Cassazione uscente, ndr). D: Certo. Ma io comunque riparlerò con Grasso perché il presidente mi ha detto di risentirlo. Però io non lo so… francamente… lui è ancora orientato a non fareUn verbale del 19 aprile conferma la versione fornita dal procuratore antimafia
niente questa è la verità. M: No perché poi la mia preoccupazione e che… ritenere che dal confronto con Martelli… Martelli ha ragione e io ho torto e mi carico implicazione sul piano, diciamo, sul piano processuale. D: Parlando col presidente se Grasso non fa qualcosa, la vediamo proprio difficile qualunque cosa. Adesso lo possiamo, lo possiamo rivedere magari lo vede il presidente un giorno di questi, più di questo non…
D: Il problema che si pone è il contrasto di posizione oggi ribadito pure da Martelli… e non so se mi sono spiegato, per cui diventa tutto cioè… la posizione di Martelli…. tant’è che il presidente ha detto: ma lei ha parlato con Martelli… eh… indipendentemente dal processo diciamo, così… M: ma io non è che posso parlare io con Martelli… che fa. D: no no… dico no… io ho detto guardi non credo… ho detto signor presidente, comunque non lo so. A
me aveva detto che aveva parlato con Amato (presidente del Consiglio all’epoca dei fatti, ndr) giusto… e anche con Scalfaro… Grasso al Fa t t o precisa: “Ho incontrato Napolitano solo in occasioni ufficiali, l’ultima volta il 23 maggio a Palermo e non mi hai mai parlato di Mancino. Come ho già detto me ne ha parlato D’Ambrosio e io ho sempre risposto sul piano giuridico spiegando che ho poteri di avocazione delle indagini ma nel caso in questione non sussistevano i requisiti per-

Marco Travaglio e Ingroia- Servizio Pubblico – 15/03/2012 Satarlanda.eu


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