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Evasione, Befera: nel 2013 recuperati 13,1 miliardi. Ma 90 mancano ancora all’appello

Il direttore dell’Agenzie delle Entrate in audizione al Senato dà i risultati delle attività di controllo. Aumentano le somme riscosse. Dal blitz anti evasori a Cortina incassati in totale oltre 2 milioni di euro
Fonte di Redazione Il Fatto Quotidiano | 2 aprile 2014 attualità

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Nel 2013 l’Agenzia delle Entrate ha riscosso 13,1 miliardi di euro grazie alle proprie attività di controllo. Ma 90 miliardi restano da raccogliere: è questa, infatti, la differenza tra ciò che i contribuenti dovrebbero versare spontaneamente e ciò che viene realmente pagato all’Erario. Lo ha detto il direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, in audizione nella commissione Finanze del Senato. Non solo: le Entrate hanno dovuto rimborsare ben 13,5 miliardi a 1,5 milioni di famiglie e imprese che avevano pagato più del dovuto e vantavano quindi crediti di imposta. In particolare, ad aziende, artigiani e professionisti sono stati versati 11,5 miliardi di rimborsi Iva, mentre a privati cittadini e imprese sono stati restituiti altri 1,8 miliardi per Irpef e Ires versate in eccesso. A quasi 31mila ultra 75enni che, avendo redditi bassi, hanno diritto all’esenzione, è poi stato rimborsato il canone Rai. Befera, parlando in Senato, si è concentrato sull’aumento delle somme recuperate in seguito alle verifiche delle Entrate: 13,1 miliardi, appunto, contro i 12,5 del 2012. Risalendo ancora più indietro, a dieci anni fa, gli incassi da attività di controllo (vedi grafico) si fermavano a 2,5 miliardi. ”L’efficacia dei controlli”, ha sottolineato Befera, “ha consentito di raddoppiare il rendimento in termini di riscosso rispetto alla pretesa” e “di rafforzarne la sostenibilità in giudizio”: l’Agenzia vince il 64% delle cause, pari al 75% dei valori in contestazione.

Il direttore dell’ente ha poi comunicato i risultati del blitz di Cortina: lo Stato ha incassato la somma (tutto considerato contenuta) di 2 milioni di euro, di cui 1,2 milioni da Ires e Irap, 224.000 euro di Iva e 675.000 euro in sanzioni. Dei 163 accertamenti avviati, 142 sono stati definiti e solo 32 restano pendenti. Risultati effetto di “incroci delle banche dati” che hanno consentito di “mirare bene”. Befera ha però ricordato anche che quello ampezzano è stato solo uno dei blitz effettuati dall’Agenzia: “Mi chiedo come mai ci si occupi tanto di Cortina e poco di Prato”, ha detto. Qualche giorno fa, infatti, “oltre 100 uomini” di Befera, in coordinamento con le Prefetture, hanno fatto verifiche su 60 aziende cinesi basate nella città toscana.

L’Agenzia delle Entrate, si scopre dal testo dell’audizione di Befera, conta oggi 40mila dipendenti, contro i 49mila del 2001, e costa 3,3 miliardi di euro, -5,4% sul 2008. Per ogni 100 euro di gettito, sia spontaneo sia da attività di accertamento e controllo, il costo sostenuto è di circa 85 centesimi di euro. La redditività, ossia il rapporto tra incassi da recupero dell’evasione e costo, è di 3,82 euro per ogni euro speso.

Agenzia delle entrate facili, più tassi più sale lo stipendio

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Fonte Mentiinformatiche del febbraio 1, 2014 di Camilla Conti attualità

Più tassano, più guadagnano. Ecco perché va rivista al più presto la convenzione tra il ministero dell’Economia e l’Agenzia delle Entrate, in base alla quale gli incentivi extra stipendio assegnati agli ispettori del fisco vengono decisi in base agli obiettivi raggiunti, ovvero alle sanzioni comminate. Un potenziale fattore di aggravamento del tasso di litigiosità tra fisco e contribuenti che va corretto anche per accrescere la trasparenza nei rapporti interni all’Agenzia delle Entrate, denuncia il deputato di Scelta Civica e vicepresidente della Commissione Finanze, Enrico Zanetti. COME? “BASTEREBBE eliminare l’obiettivo monetario quantitativo e sostituirlo con altri obiettivi più consoni alla reale mission che lo Stato affida all’Agenzia delle Entrate nell’interesse dei cittadini”, spiega Zanetti. “Andrebbe poi rimodulato l’obiettivo connesso agli esiti del contenzioso in corrispondenza di soglie significativamente più elevate, prevedendo altresì forme di penalizzazione laddove la percentuale di pronunce integralmente a favore dei contribuenti superi il 20-25 per cento del totale. Infine, vanno condivisi e chiariti i criteri di suddivisione a livello locale e di singoli uffici degli obiettivi individuati a livello nazionale”. ZANETTI HA PRESENTATO un’interrogazione alla Commissione Finanze. Il deputato ha fatto i conti in tasca agli agenti del fisco. Si scopre così che la remunerazione dei dirigenti di prima fascia dell’Agenzia delle Entrate si compone di uno stipendio tabellare (55.397,39 euro), una retribuzione di posizione fissa (36.299,70 euro), una retribuzione di posizione variabile (da un minimo di 34.218,10 a un massimo di 163.729 euro) e una retribuzione di risultato (da un minimo di 27.887,68 a un massimo di 107.981,43 euro). La remunerazione complessiva oscilla quindi da un minimo di 153.802,87 euro a un massimo di 363.407,52 euro. Per quanto riguarda, invece, la busta paga dei dirigenti di seconda fascia questa si compone di stipendio tabellare (43.310,90 euro), retribuzione di posizione fissa (12.155,61 euro), retribuzione di posizione variabile (da 6.713,94 euro per un dirigente di quarto livello a 33.569,70 euro per un dirigente di primo livello) e retribuzione di risultato (da un minimo per un dirigente di quarto livello di 5.690,12 euro a un massimo per un dirigente di primo livello di 25.483,11 euro). Totale: da un minimo di 67.870,57 a un massimo di 114.519,31 euro. LA CONVENZIONE con il Tesoro fissa inoltre una serie di obiettivi incentivati che devono essere raggiunti, suddivisi tra obiettivi “area controlli”, obiettivi “area servizi” e obiettivi “area staff”, attribuendo a ogni obiettivo uno specifico punteggio. Tra questi ci sono anche un incasso da versamenti diretti e da ruoli pari almeno a 10,2 miliardi, derivante dall’azio – ne complessiva dell’Agenzia per il contrasto degli inadempimenti dei contribuenti, e una percentuale pari almeno al 59 per cento di pronunce in tutto o in parte favorevoli all’Agenzia nei vari gradi di giudizio, sul totale di pronunce divenute definitive nell’anno corrente. Considerati obiettivi e incentivi, secondo Zanetti, la vera missione del fisco rischia di diventare quella di “trovare gli evasori” piutto – sto che quella di cercarli. E quando il compito non è cercare, ma trovare, imbattersi in contribuenti onesti può diventare una diseconomia operativa rispetto agli obiettivi incentivati da “correggere” forzando magari pro-fisco alcune interpretazioni. Così come lascia perplessi che l’obiettivo correlato alla percentuale di vittorie dell’Agenzia in sede contenziosa sia considerato soddisfacente quando la percentuale, comprese le vittorie soltanto parziali, raggiunge il 59 per cento, posto che ciò implica un giudizio di soddisfazione in un contesto in cui l’Agen – zia si trova a soccombere integralmente nel 41 per cento dei casi. Di fronte a percentuali di soccombenza integrale superiori al 20 – 25 per cento bisognerebbe invece penalizzare piuttosto che premiare.

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