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Carrozzone Agenda digitale, il commissario che doveva innovare l’Italia se ne va

Francesco Caio era stato nominato da Enrico Letta pochi mesi fa. Il suo piano doveva far risparmiare 8-10 miliardi alla macchina pubblica. L’amministratore delegato di Avio punterebbe a un posto in Telecom, ma non rimane indifferente davanti al giro di poltrone che potrebbe avviarsi nei prossimi giorni
Fattoquotidiano del 13/02/2014 di Marco Palombi | 17 febbraio 2014 attualità

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Carrozzone Agenda digitale, il commissario che doveva innovare l’Italia se ne va
Francesco Caio era stato nominato da Enrico Letta pochi mesi fa. Il suo piano doveva far risparmiare 8-10 miliardi alla macchina pubblica. L’amministratore delegato di Avio punterebbe a un posto in Telecom, ma non rimane indifferente davanti al giro di poltrone che potrebbe avviarsi nei prossimi giorni

di Marco Palombi | 17 febbraio 2014Commenti (21)
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Più informazioni su: Agenda Digitale, Corte dei Conti, Rete Telecom, Telecom.

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Il digital champion saluta e se ne va. Parliamo proprio dell’uomo che qualche giorno fa, dalle colonne del Messaggero , scolpiva che “l’attuazione dell’Agenda digitale è la vera riforma dello Stato”, che in un anno e mezzo tra “fatturazione elettronica” estesa a regioni e comuni, “pagamenti elettronici e fascicolo sanitario elettronico” si avranno “8-10 miliardi di minori costi della macchina pubblica”. Per chi non segue la materia ci si riferisce a Francesco Caio, nominato da Enrico Letta commissario per l’attuazione dell’Agenda Digitale solo qualche mese fa, a giugno del 2013, e fresco di rapporto al Parlamento sulla materia: il manager – che è pure amministratore delegato di Avio, già vicepresidente di Lehman Brothers e Nomura in Italia – avrebbe dovuto indirizzare tanto il settore pubblico che quello privato a investire nella rete e invece ha già fatto sapere informalmente che a breve taglierà la corda. Caio, che come ogni digital champion che si rispetti non possiede nemmeno un account Twitter, punta forte ad un posto di rilievo in Telecom, ma – dicono a Palazzo Chigi – anche il giro di poltrone che s’avvia in queste settimane non lo lascia indifferente.

La guerra persa con Ragosa, voluto da Passera
Il destino di Francesco Caio si vedrà. Aver perso la guerra sotterranea col direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, Agostino Ragosa, non è un incentivo a rimanere al suo posto. Ragosa, peraltro, è un altro caso di “campione digitale” solo sulla carta: ingegnere delle Tlc, classe 1950, tutta una carriera da manager nel parastato (Italcable prima, Telecom poi) è stato Chief Operating Officer di Poste Italiane dal 2004 al novembre 2012, quando l’allora ministro Corrado Passera (già a capo di Poste a sua volta) l’ha scelto per guidare la neonata Agenzia Digitale. Sicuramente è uomo di valore, ma non si può non ricordare che sotto la sua guida il sistema informatico di Poste Italiane ha registrato alcuni clamorosi fallimenti: nel 2009 il defacing della pagina web principale; nel giugno 2011 il tilt di 14mila sportelli a causa di un blocco del server centrale, replicato a ottobre, marzo e aprile 2012. Sarà stata sfortuna o forse, come dicono alcuni esperti, il passaggio dell’azienda alla tecnologia “cloud”. Fosse questo il caso sarebbe un grosso peccato visto che Consip – che dovrebbe avvalersi del supporto tecnico proprio dell’Agenzia guidata da Agostino Ragosa – ha recentemente pubblicato un bando di gara proprio per portare la tecnologia cloud nella Pubblica amministrazione. Non stiamo parlando di noccioline, visto che l’ammontare dei quattro lotti sfiora i due miliardi di euro (1.950 milioni per la precisione).

Quale sia stato l’apporto dell’Agenzia alla definizione dei contenuti della gara non si sa: nonostante sia stata creata un anno e mezzo fa, infatti, è divenuta pienamente operativa solo questa settimana, quando la Corte dei Conti ha approvato lo Statuto (lo aveva invece bocciato nel 2013). La gestione del personale dell’Agenzia – nelle sue varie trasformazioni – è particolarmente infelice e il futuro non si preannuncia diverso. Il progetto parte nel lontano 1993 con l’Aipa (Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione), poi nel 2004 si passa al Cnipa (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica amministrazione), nel 2009 al “feudo brunettiano” chiamato DigitPA e infine nel 2012 all’attuale Agenzia, che ha accorpato in sé anche altri enti dedicati alla digitalizzazione.

Ora il dg può assumere i “suoi” dirigenti
La pianta organica doveva essere approvata nel 1994 e invece sono vent’anni che si va avanti coi distacchi e i contratti a termine finché è stato possibile. Risultato: nessuna avanzamento di carriera in due decenni e personale demotivato. Uno strano manifesto dell’innovazione. Non stupisce allora che i risultati di questo ventennio siano scarsini: banche dati che non si parlano; smaterializzazione ancora di là da venire; servizi elettronici ai cittadini rari e scollegati; enti locali che spendono a casaccio nel mercato IT. Anche le grandi iniziative lanciate da Aipa come la Rete unitaria della pubblica amministrazione o il Protocollo informatico o la firma elettronica hanno avuto avvii promettenti e basta. Per gli esperti persino la Pec (posta elettronica certificata) sta morendo: d’altronde nemmeno tutti gli enti pubblici ne hanno una. Ora che c’è lo Statuto la situazione potrebbe sbloccarsi, Ragosa può utilizzare i 15 milioni che sono la dotazione dell’Agenzia, tra le altre cose, per completare l’organico (130 unità in tutto). In sostanza potrà assumere 5-7 dirigenti con contratti di 24 mesi e un paio di nomi sono già certi. Si tratta di due ex dipendenti di Poste: Attilio Nertempi, in attesa di pensione, e Gianluca Polifrone, dipendente Consip a suo tempo capo segreteria dell’ex senatore di Forza Italia, Mario Greco. I due, da mesi, lavorano nell’Agenzia digitale accanto al direttore generale: secondo un esposto anonimo diffuso l’estate scorsa, Nertempi e Polifrone hanno ufficio, notebook e indirizzo di posta elettronica dell’Agenzia, usano le auto di servizio, si relazionano coi fornitori, gli operatori Tlc e gli interlocutori istituzionali dell’AgID. Ragosa non ha smentito: sostiene, però, che i due collaborano a titolo gratuito, come d’altronde lui in assenza di statuto. Ora, però, le norme ci sono, i soldi pure e i due possono legittimamente aspirare a uno stipendio che supererà i centomila euro l’anno. Ovviamente il problema non è l’esborso per cinque stipendi, ma il seguente: è così che si seleziona la dirigenza che dovrebbe fare “la riforma dello Stato”.

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politiche contro gli sprechi Prime prove di tagli agli sprechi negli acquisti pubblici(tra questi l’agenda digitale e l’Open Data)

Redazione tra le varie proposte per ridurre gli sprechi c’è anche lo sviluppo dell’agenda digitale e dell’open data.
Attulmente questo progetto è partito in due regioni Piemonte ed Emilia Romagna dove hanno già costruito le piattaforme informative per i servizi per lo sviluppo del turismo etc.metto l’art
Ma il progetto potrebbe e dovrebbe essere applicato e non solo alle regioni e secondo le stime porterebbe un forte risparmio di servizi, a questo punto è stata presa in considerazione dal governo cosa che potrebbe accellerare le cose io che abito nel Biellese perchè qui no?

Fatto Quotidiano 25/01/2012 autore: Marco Palombi
di Marco Palombi
Filippo Patroni Griffi sarà protagonista: stavolta, non per la suacasa comprata con lo sconto, ma per il decreto sulle semplificazioni che il Consiglio dei ministri approverà venerdì: “L’idea di fondo – ha spiegato – è che dove c’è una lungaggine dobbiamo intervenire ”. Ecco i punti più rilevanti. Banca dati nazionale dei contratti pubblici. Nasce all’interno dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, dal 2013. Primo passo verso il controllo centralizzato – e in tempo reale – sull’acquisto di beni e servizi da parte della P.A.: questa torta vale 150
miliardi di euro l’anno e secondo molti economisti solo eliminare gli sprechi e le inefficienze varrebbe un risparmio di due punti di Pil ( 30 miliardi ogni dodici mesi). Controllo sulla spesa assistenziale. Lo farà l’Inps: gli enti pagatori gli invieranno via web i dati di spesa che l’Istituto potrà incro-
Patroni Griffi Il ministro della Pubblica amministrazione (FOTO LAPRESSE)
ciare coi suoi e quelli di altre istituzioni come l’Agenzia delle Entrate. Se, alla fine, l’Inps scoprirà che l’Indicatore della situazione economica (Isee) di un tizio non gli consentiva di accedere ad una determinata prestazione sociale, comunicherà i dati all’ente interessato. Ne conseguirà una sanzione “proporzionale al vantaggio economico conseguito”. Agenda digitale. I ministri interessati stimeranno programma e tempi di attuazione in due mesi. Intanto si fissano i principi: investimenti infrastrutturali e immateriali nelle smart community per soddisfare la domanda di servizi digitali “in settori quali la mobilità, il risparmio energetico, il sistema educativo, la sicurezza, la sanità, i servizi sociali e la cultura”; promozione dell’open data e dell’e governement nel settore pubblico; ac-
cesso al web nei grandi spazi collettivi (scuole, università, parchi e locali pubblici in genere); più tecnologia digitale nel sistema educ a t i vo . Commissario contro le lungaggini. E’ l’uomo a cui ci si potrà rivolgere in caso di lungaggini della P.A.: il commissario potrà agire nei confronti dei responsabili. Quanto agli uffici pubblici: dovranno scambiarsi tutta una serie di informazioni solo per via telematica; il cambio di residenza deve avvenire in tre giorni; il governo dovrà predisporre ogni anno un piano di riduzione degli oneri amministrativi e in ogni caso è per tutti obbligatorio il pareggio annuale (se si introduce un balzello da 1 euro, bisognerà cancellarne uno dello stesso importo); un’unica certificazione attesterà lo status di diversamente abile e con-
sentirà l’accesso a tutte le relative a gevolazioni. Facilitazioni alle imprese. Per le Pmi arriva la dichiarazione ambientale unica. Le amministrazioni pubbliche sono obbligate a pubblicare on line la lista dei controlli a cui sono soggette le aziende. Restauri e sponsor. Se si vuole ricorrere a capitali privati per mettere a posto, ad esempio, il Colosseo, bisognerà indire una gara pubblica. Solo se andasse vuota si potrebbe procedere a trattativa pr ivata. Demanio agricolo. Ogni 30 giugno il ministero competente redige la lista dei terreni vendibili: l’asta sarà obbligatoria solo sopra i 100 mila euro di valore, i giovani agricoltori avranno una sorta di diritto di prelazione. La destinazione d’uso non potrà cambiare per vent’anni.

Gli 8 punti dell’agenda digitale Europea
come:
1. Mettere in rete la filiera dell’innovazione: Mettere in rete l’intera filiera dell’ Innovazione – Università, Impresa, Credito, Territorio- è la misura chiave per rendere possibile una politica economica centrata sull’innovazione come motore della crescita e dello sviluppo del nostro paese.
2. Lanciare una call per l’innovazione digitale che promuova la competitività del made in Italy e delle PMI: Una call per la riqualificazione dell’industria italiana dell’ ICT e per favorire l’iniezione di tecnologie digitali e di nuove tecnologie per aprire i mercati internazionali alle nostre PMI e per accrescere la competitività delle filiere forti del Made in Italy.
3. Promuovere il federalismo digitale: Privilegiare il comune come motore di un processo innovativo a rete sia nel campo della digitalizzazione che in quello delle diversificazione energetica, valorizzando l’Agenda Digitale Locale come strumento di empowerment dei comuni piccoli e medi.
4. Usare la sussidiarietà operativa: Organizzazione di modelli locali che integrino la capacità collaborativa della rete per organizzare e gestire servizi al cittadino. A tal fine è prioritaria, sulla base di una convergenza fra ente locale e terzo settore, l’istituzione in ogni comune di un piano regolatore dell’innovazione e della connettività, l’allestimento di conferenze dei servizi digitali nei municipi e piccoli e medi comuni, e la sistematizzazione della condivisione e dell’integrazione delle esperienze e delle buone pratiche di informazione, supporto e sensibilizzazione per le fasce sociali a maggior rischio di ritardo e esclusione.
5. Porre le condizioni per una nuova cultura dell’innovazione: <Creare le condizioni per lo sviluppo di una cultura dell’innovazione sia attraverso l’applicazione di nuovi modelli educativi basat i sul ”social learning” e della ”peer education” in tutti i percorsi formativi (scuola, formazione professionale, università, formazione continua ) sia attraverso la ricerca tecnologica applicata alle nuove produzioni culturali, promuovendo nuovi modelli di stributivi nella liberalizzazione la conoscenza. Si propone un intervento in RAI, in quanto servizio pubblico, per creare fasce di programmazione sull’innovazione in tutti gli ambiti e sulle culture digitali.
6. Perseguire il modello delle smart city: Interpretare le politiche innovative relative alle smart city come opportunità per coniugare una nuova progettazione dello spazio pubblico sia con lo sviluppo della banda larga sia con l’invenzione di nuovi format partecipativi, per favorire l’interazione tra il web e le realtà sociali che agiscono nel territorio.
7. Rilanciare il percorso verso l’Open Government L’approccio open vuole una PA che sia costruita come una rete di amministrazioni interconnesse e interoperanti, le tecnologie della rete permettono ora alla PA una nuova organizzazione e abilitano le grandi operazioni di open data, g-cloud, PA 2.0 che sono insieme un obiettivo di apertura, partecipazione e democrazia e uno strumento di efficienza, efficacia, risparmio di risorse. L’uso del software libero/open source si situa come tappa importante di questo percorso di apertura.
8. Rendere pubblici i dati della PA in formato aperto: Una strategia coerente di open data deve garantire: l’uso pubblico dei database di interesse nazionale con una particolare attenzione ai dati territoriali; una sanatoria che consideri tutti i dati che le PA hanno sino ad ora pubblicato come “open bydefault” e quindi soggette a licenze aperte

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