Archivi Blog

Come le multinazionali governano il mondo – L’esempio della Nestlé(preso dal documentario di Karl Otrok “We feed the World”)


Redazione
Pezzi presi dal ducumentario di Carl Otrok “We feed the World
la Nestlè è la più grossa multinazionale alimentare del mondo, 276.000 addetti per un fatturato di 65 miliardi di dollari, questi colossi si muovono sul meccanismo spietato del mercato sotto la spinta degli investitori, tendono ad espandersi anche se non c’è una richiesta così forte del a livello mondiale dei loro prodotti con quello che ne consegue che spingono la crescita dei consumi all’eccesso in mercati dove non c’è la necessità o come nel caso dell’acqua il loro intervento in Africa ha aumentato il costo dell’acqua perchè trattata e rivenduta da una azienda privata il che fa aumentare i costi e ne riduce l’accessibilità alle popolazioni .
mercato dell’acqua e dei profitti
Come fa notare Carl Otrok il vero scopo e massimizzare il profitto, attraverso la pubblicità danno un immagine naturale ai loro prodotti come se fossero presi direttamente dai campi(e questo attira la gente)
in realtà come dice lo stesso Presidente della Nestlè il loro prodotti sono sempre elaborati anche se nel caso del biologico in modo corretto.
pezzo del documentario Intervista al Presidente delle Nestlè

Annunci

Nestlè e il mercato dell’acqua: dei profitti sulla sete


preso da
http://www.alepalma67.com/acqua.htm
La privatizzazione dell’acqua-soluzione per i poveri?
Ad oggi, un quinto della popolazione mondiale non ha accesso all’acqua potabile. Più della meta dei letti d’ospedale del pianeta sono occupati da delle persone che soffrono da malattie propagate dall’acqua. Ogni anno, più di 2 milioni di bambini – 6000 al giorno – muoiono dalle sue infezioni. Le Nazioni Unite prevedono che nel 2025 i due terzi del pianeta vivranno in regioni con penurie d’acqua. Però, di fronte a questi giganteschi bisogni d’acqua pulita e potabile, gli investitori privati e le multinazionali attive nel trattamento delle acque richiamano alla privatizzazione delle sorgenti e delle reti di distribuzione dell’acqua. E proprio nel quadro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e dell’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (AGCS) che è organizzata la privatizzazione dei settori mondiali dell’acqua, con il sostegno attivo dell’Unione Europea. Una propaganda incessante appare nei media e vanta i meriti di una tale privatizzazione. Così, esempio tipico di questa argomentazione, la rivista «The Economist» dichiara che è aumentando il prezzo dell’acqua che la sua distribuzione può essere migliorata nei paesi del sud. Questo corrisponde alla logica neoliberale, che pretende che solo le merci che costano saranno trattate con cura. Questo ragionamento omette di evocare l’impossibilita nella quale si trovano le persone che vivono sotto la soglia di povertà di finanziare un tale aumento del costo dell’acqua. La teoria viene applicata nella realtà. Come lo costata il Programma dei Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUS), la privatizzazione della distribuzione dell’acqua e della sua potabilisazione hanno provocato, negli ultimi dieci anni, un aumento netto delle tariffe, a volte da oggi al domani, con conseguenze disastrose per la popolazione. Di più, il PNUS costata che il denaro prelevato sulle spalle dei poveri non è stato reinvestito, come annunciato dai media, nelle reti di approvvigionamento e di potabilisazione (di fatto questi investimenti sono diminuiti da l’introduzione dei attori privati sul mercato dell’acqua), ma è, d’altronde, servito ad aumentare il margine dei profitti delle grande multinazionali.

Speculazioni sulla commercializzazione dell’acqua
I soggetti direttamente interessati a questi profitti non si sbagliano a proposito della redditività di questo grande mercato dell’acqua. Due grandi settori sono nel mirino delle imprese private: quello della distribuzione dell’acqua e quello della vendita d’acqua in bottiglia. Nel 2000 è stato creato in Svizzera il primo fondo mondiale di piazzamento sull’acqua: il Pictet Global Water Fund. Un rapporto destinato agli azionisti di questo fondo costata che, grazie all’assenza di aiuto finanziario da parte delle autorità pubbliche nella distribuzione dell’acqua, «la percentuale della popolazione mondiale che usufruirà di un sistema di approvvigionamento in acqua con la partecipazione di società private passerà dal 7% al 17% nei prossimi quindici anni». il fondo conta di fatto su una crescita media dell’8% nel settore dell’acqua, un valore che può essere considerato molto altp. Annotiamo che il 6% delle posizioni del Pictet Global Water Fund sono investite in Nestlè.

Nestlè è il numero 1 mondiale nel mercato dell’acqua in bottiglia
Quale ruolo gioca Nestlè in questo enorme mercato dell’oro blu? La multinazionale svizzera è il numero 1 mondiale nel mercato dell’acqua in bottiglia. L’impresa possiede di fatto più o meno il 16% del mercato mondiale, seguita da Danone con pressappoco il 12%. Vengono poi Coca-Cola Co. e PepsiCo. Questo mercato rappresenta oggi 36 miliardi di Euro e gli esperti contano su una progressione media tra il 7 e l’8% all’anno fino al 2010, il che significa che la domanda dovrebbe raddoppiare in meno di 10 anni. Ma Nestlè prova ugualmente da poco da imporsi con numerosi acquisti sul mercato delle acque in bombone (?), dove è ancora poco presente. Nestlè Waters, gruppo di imprese che organizza i suoi interessi nelle acque, è molto redditizia: piu del 6% di benefici netti di Nestlè sono stati realizzati in questo settore nel 2003. Un altro indice dimostra che l’acqua è un settore molto interessante per la multinazionale di Vevey: quasi il 20% dei suoi investimenti nel 2003 sono stati fatti in questo settore! Nestlè gestisce decine di marchi d’acqua, di cui le più conosciute sono Perrier, Vittel, Contrex, San Pellegrino, Nestlè Pure Life e Nestlè Aquarel.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: