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Piemonte, documenti Gdf alla Procura L’inchiesta e’ quella sull’uso indebito dei rimborsi spesa

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redazione
Come era già capitato per altre regioni Lombardia, Veneto friuli anche in Piemonte stanno per essere messi sotto inchiesta per i rimborsi illeciti.
Fonte ansa.it (ANSA) – TORINO, 6 APR -attualità

Sono circa 45 i nomi dei consiglieri regionali del Piemonte contenuti nel rapporto sui costi dell’Assemblea di Palazzo Lascaris consegnato ieri ai pm Enrica Gabetta e Andrea Beconi. I magistrati una volta esaminata la documentazione, procederanno alle eventuali iscrizioni nel registro degli indagati. L’inchiesta, che alcuni mesi fa aveva portato a quattro avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti consiglieri, riguarda l’uso indebito dei rimborsi ai gruppi consiliari.

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Cosa succederà alla Sanità in Piemonte? Documento informativo e primi due appuntamenti il 16 e il 21 marzo

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fonte Fabionews Di giuliana Cupi 2/04/2013 attualità
Di seguito trovate un articolo sul futuro della Sanità in Piemonte – futuro imminente, come leggerete il processo di (s)vendita degli immobili del patrimonio edilizio è programmato cominci tra meno di un mese.

Ricordandovi che la Sanità è un patrimonio che interessa davvero tutti, vi chiedo di divulgare al massimo questo documento presso tutti i vostri contatti, reti e gruppi e vi segnalo i primi appuntamenti in cui sarà possibile approfondire l’argomento e partecipare all’organizzazione della mobilitazione:

– sabato 16 marzo durante l’assemblea sui beni comuni (esternalizzazione dei servizi e perdita di diritti dei lavoratori) che si terrà al Cinema Greenwich Village (via Po, 30 a Torino) a partire dalle ore 10

– giovedì 21 marzo durante l’incontro che si terrà presso il Centro Sereno Regis (via Garibaldi, 13 a Torino) a partire dalle ore 18 al quale partecipernno anche alcuni medici e infermieri dell’area torinese.

Il pericolo che corriamo è grave, occorre che ognuno faccia la sua parte.

Giuliana

Con questo articolo inauguriamo una serie di reportage sullo stato della Sanità e dei Servizi socio-assistenziali nella nostra Regione. La logica vorrebbe che le prospettive future venissero trattate come ultimo capitolo, dopo aver illustrato come vanno e soprattutto come non vanno le cose, per delineare magari piani di azioni a scopo migliorativo, invece noi faremo esattamente il contrario e cominceremo a raccontarvi cosa succederà. Il motivo è semplice: c’è pochissimo tempo per sapere e per agire, perché la Sanità pubblica piemontese stessa ha pochissimo tempo davanti a sé.

Cominciamo a presentare chi se ne occupa, ovvero l’Assessore alla Sanità: Paolo Monferino, ingegnere, ex Executive Vice President del Gruppo Fiat con la responsabilità gestionale delle società del Gruppo operanti nella componentistica e nelle attività industriali diversificate (Magneti Marelli, Teksid, Comau-Pico, FiatAvio, Fiat Ferroviaria, Centro Ricerche Fiat e Fiat Engineering). Nel 2000 assume la carica di Chief Executive Officer di CNH (Case New Holland), azienda con sede a Chicago, Illinois, e leader mondiale nel settore delle macchine per l’agricoltura e le costruzioni, nata dall’unione tra New Holland e Case Corporation.
Nel 2005 rientra in Italia per guidare in qualità di Amministratore Delegato la Iveco S.p.A., la divisione del Gruppo Fiat che progetta, costruisce e commercializza un’ampia gamma di veicoli commerciali leggeri, medi e pesanti. E’ membro dei Consigli di Amministrazione di CNH (Case New Holland), Ferrari S.p.A., Alleanza Toro S.p.A. e Indesit Company. Un uomo di fiducia del capitale subalpino per antonomasia, come si vede, nel cui cursus honorum c’è tanto business e niente pubblico: e, se già di qualsiasi impresa privata non si dovrebbe ignorare la ricaduta pubblica se non altro perché maneggia i destini di migliaia di persone che ci lavorano, la salute collettiva men che meno può essere considerata una mera questione di bilanci, ma al contrario responsabilità sociale allo stato puro. Come mai Monferino e la sua carriera esclusivamente aziendale si ritrovano a esserne responsabili?

Così come viene da chiedersi perché, con il D.G.R. 16 gennaio 2012, n.1-3267, è stato affidato un incarico di collaborazione esterna ad elevato contenuto professionale al dott. Ferruccio Luppi, per una spesa per l’anno 2012 di 100.000 euro annui, rinnovato di recente, a supporto della Giunta per ridurre l’attuale indebitamento, anche attraverso strumenti per “accelerare le politiche di riqualificazione della spesa corrente, dismissione di società partecipate, valorizzazione degli asset patrimoniali”, in relazione particolarmente al Fondo Comune di Investimento Immobiliare per l’attuazione del piano di alienazioni e di valorizzazioni del patrimonio immobiliare promosso dalla Giunta stessa.

Può contribuire a darsi una risposta sapere che il dott. Ferruccio Luppi dal 2010 è Presidente di Générale de Santé, gruppo ospedaliero che opera nel settore della sanità privata con 110 strutture di cura e oltre 23mila dipendenti in Francia. E’ inoltre membro del CdA di IDeA FIMIT, l’SGR (Società di Gestione del Risparmio, N.d.A.) immobiliare italiana leader in Europa con allo stato 9,5 miliardi di euro di masse in gestione e 24 fondi gestiti (di cui 5 quotati). Nel 2011 IDeA Fimit ha realizzato commissioni di gestione totali pari a Euro 58,4 milioni e si posiziona come uno dei principali interlocutori presso investitori istituzionali italiani e internazionali nella promozione, istituzione e gestione di fondi comuni di investimento immobiliare chiusi. In questo secondo curriculum la sanità appare, ma pericolosamente accostata alla finanza: si comincia a capire dove si vuole andare a parare, anche se, trattandosi appunto di cosa pubblica, per farlo ci vuole il conforto della legge.

Ed ecco infatti che con la L.R. 28 marzo 2012, n. 3, all’art.1, comma 3, riportante “Costituzione nuove aziende sanitarie”, vengono istituite le Federazioni Sovrazonali (forme di coordinamento sovrazonale e di integrazione funzionale dei servizi), sei nuove Società Consortili a Responsabilità Limitata di diritto privato (sic!) a cui devono aderire tutte le Aziende sanitarie regionali per svolgere funzioni di piani di acquisto annuali e pluriennali di approvvigionamento beni, gestione, dei magazzini, della logistica, sviluppo e gestione delle reti informative, programmazione degli investimenti, gestione delle tecnologie sanitarie, gestione e organizzazione dei centri di prenotazioni, gestione degli affari legali. Mentre con l’art. 7 della L.R. finanziaria 4 maggio 2012, n. 5 viene stabilito che gli immobili costituenti il patrimonio edilizio della Regione, diviso in due asset (FIR, patrimonio edilizio regionale, e FIS, patrimonio edilizio sanitario), rientrano nel Piano di alienazione e valorizzazione, per cui diventano patrimonio disponibile da conferire a Fondi Comuni di Investimento Immobiliari, promossi e partecipati dalla Giunta regionale (!) e da altri Enti Locali. Proprio la stessa valorizzazione e lo stesso Fondo Comune di Investimento Immobiliare per curare i quali è stato incaricato il suindicato Luppi.

Ormai anche il meno smaliziato degli osservatori sa che, quando si parla di “valorizzare” e di “investire” in relazione alle politiche pubbliche, si intende una sola cosa: vendere per – così si dice – alleggerirsi di strutture certo di onerosa manutenzione, per far cassa, per disporre dei soldi ormai introvabili da destinare, o così si lascia intendere, a tornare alla collettività (che ricordiamoci essere la proprietaria di ciò che viene destinato al mercato) sotto forma di un miglioramento delle prestazioni, attualmente sempre più manchevoli a causa di un ben preciso disegno di progressivo impoverimento di risorse umane e strumentali.

Non stupirà perciò di scoprire che il progetto di alienazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare della Regione Piemonte, con relativo cronoprogramma, viene illustrato dall’Assessore Monferino in una riunione a Venaria il 2 Novembre 2012, corredato da una relazione stabilita dall’Assessorato al Bilancio da cui si evince che l’unico interesse alla dismissione risiede nel valore immobiliare e nella potenziale redditività e per nulla affatto in quello che rappresenta il core della Sanità, e cioè le prestazioni sanitarie, cliniche e scientifiche, più o meno qualificate, che vi si fanno all’interno. Per precisare ulteriormente il focus principale, del patrimonio sanitario si illustrano unicamente i servizi di pulizia, manutenzione, custodia, posta interna, bar, etc.: il fatto che in quei posti l’attività principale sia curare e salvare vite umane non pare avere alcun rilievo.

La tempistica indicata è stringente, la ricognizione è già stata condotta mobilitando tutti i servizi e tecnici e patrimoniali delle ASL e delle AO, che hanno prodotto i seguenti dati macro: gli ospedali e le altre strutture sanitarie in senso stretto constano di 45 immobili, cioè 1,4 milioni di mq di fabbricati, cui si devono aggiungere 38 milioni di mq di terreni agricoli e 560 alloggi per un totale di oltre 54.000 mq.

L’alienazione di tutto ciò attraverso il conferimento a una SGR è prevista per la fine del mese di aprile 2013, cioè tra meno di un mese.

E’ evidente che l’immissione di un simile quantitativo di beni sul mercato non potrà che farne precipitare il prezzo con la conseguente SVENDITA DEL PATRIMONIO, che una volta alienato a favore di privati che lo avranno praticamente avuto in regalo, dovrà immediatamente essere riaffittato per continuare a svolgerci le attività sanitarie, laddove queste vengano ancora considerate core.

E questo condurrà ad un collasso economico la Regione, che infatti nella già citata L.R. finanziaria 4 maggio 2012, n. 5, all’art. 9 (“Riduzione delle locazioni passive”), precisa che :

“ E’ fatto divieto assoluto di dare corso alla stipulazione, ovvero al rinnovo anche tacito, di contratti di locazione passiva in assenza di previa verifica di indisponibilità, allo scopo, di beni demaniali o patrimoniali della Regione”.

Dunque è ben presente alla Regione quali oneri risultino dalle locazioni passive: che genere di affare si può quindi prospettare nel breve termine per i bilanci della Sanità una volta che ci si dovrà caricare degli affitti per continuare ad esercitarla nelle vecchie strutture che non saranno più di nostra proprietà.

In sintesi:

la strategica sequenza degli atti normativi;

l’oculata scelta di chi gestisce l’operazione immobiliare e addirittura ne stima il prezzo a nome del probabile/possibile futuro acquirente e la condivisione di appartenenza e affiliazioni lavorative con l’Assessore, che configurano un eclatante caso di conflitto di interessi multiplo e pervasivo;

la decisione di alienare tutto insieme un patrimonio, che in questa quantità non potrà che risolversi in un “regalo”;

l’aver, fin dalla sua iniziale concezione, reso di diritto privato le Federazioni Sovrazonali, a cui sarà affidata tutta la futura partita gestionale e degli acquisti (una anomalia contro cui si sono di recente pronunciati anche due Ministeri, senza tuttavia approdare per il momento ad alcun risultato concreto);

il carico di oneri passivi che deriverà successivamente quando gli immobili dovranno essere di nuovo riaffittati per poter svolgere l’attività sanitaria

sono indizi inequivocabili di una mostruosa distorsione delle finalità della Sanità pubblica, attraverso il passaggio immediato e non più reversibile ad una sanità privata, al di fuori di qualsiasi preventivo progetto, senza controlli o vigilanza di alcun tipo di parte pubblica.

Questa operazione appare come una efferata speculazione immobiliare, ben orchestrata da una quinta colonna all’interno delle istituzioni regionali, a doppio danno della collettività: da un lato, con l’esproprio forzoso di ingenti e preziosi beni pubblici, dall’altro con la completa scomparsa del Servizio Sanitario Regionale.

Un impoverimento colossale che pagheremo con i soldi delle nostre tasse e con la possibilità di ottenere prestazioni sanitarie, che si ridurrà drasticamente per chi non potrà permettersi di pagare le nuove tariffe o di sottoscrivere assicurazioni private – e sulla disponibilità generale di denaro in questi tempi non è necessario aggiungere nulla.

Cosa possiamo fare?

far circolare questo documento tra i nostri contatti, sui luoghi di lavoro e in tutti i gruppi e associazioni di cui facciamo parte;

prendere parte alle occasioni informative su cui vi ragguaglieremo tempestivamente e, come con il documento, invitare quante più persone a prendervi parte;

impegnarci in prima persona a migliorare la Sanità e i Servizi, segnalando ciò che funziona e ciò che non funziona prima di tutto a chi eroga le prestazioni e in un prossimo futuro a noi, che abbiamo in animo di realizzare un monitoraggio delle stesse: lamentarsi in privato costituisce un comprensibile, ma sterile sfogo, puntualizzare le cose nella sede opportuna può influire anche in modo decisivo su eventuali cambiamenti. La Sanità, come ogni bene comune, appartiene a tutti noi, il che comporta il diritto di esigere trattamenti appropriati, ma anche il dovere di assumersi la responsabilità del suo andamento in prima persona

COTA E SACCHETTO PREPARANO LA SOLUZIONE FINALE PER LA FAUNA PIEMONTESE (la nuova legge Regionale sulla caccia e le tante osservazioni delle associazioni ambientalistiche su una legge che definiscono peggiorativa,: Comunicato-stampa, con preghiera di diffusione )

corel
Fonte Legambiemte Piemonte 26/03/2013 attualità
Sintesi della redazione
Metto il parere di Legambiente Piemonte nel quale si appellano ai consiglieri regionali anche perchè Il d.d.l. demanda poi a provvedimenti della Giunta la definizione degli aspetti più mportanti dell’attività venatoria: specie cacciabili, calendario venatorio, limiti di carniere e così via.
Nel comunicato auspicano inoltre che l’Assessore regionale alla Caccia, Claudio
Sacchetto, si decida finalmente a perseguire gli interessi della collettività e non solo quelli di
una sparuta minoranza, anche se elettoralmente a lui vicina (come al solito)
Oltrettutto come si è spesso verificato nella Regione Piemonte se la giunta agirà in modo autonomo in spregio alle
norme internazionali rischia di far pagare all’Italia multe milionarie .
Legambiente e pronatura chiedono ai cittadini di far girare la notizia.
Fonte Legambiemte Piemonte
26/03/2013 attualità

Giunta Regionale del Piemonte ha recentemente approvato un Disegno di Legge
sulla caccia, che dovrebbe rimpiazzare la Legge Regionale abrogata la scorsa primavera,
all’unico e dichiarato scopo di impedire lo svolgimento del referendum regionale.
Le Associazioni ambientaliste e animaliste paventavano un peggioramento rispetto alla
situazione preesistente, ma, come spesso accade, la realtà supera la fantasia. Infatti, il d.d.l.
prevede la caccia nei parchi e nelle altre aree protette, la possibilità di utilizzare l’arco,
l’istituzione di fantomatiche aree recintate per la caccia agli ungulati (tra l’altro nemmeno
previste dalla normativa nazionale in materia), la commercializzazione dei capi abbattuti da
parte degli stessi cacciatori e altre assurdità che solo una Giunta totalmente allineata agli
interessi del mondo venatorio poteva partorire. Dimenticando che la fauna selvatica
rappresenta un bene della collettività, la cui appropriazione da parte di una esigua minoranza
rappresenta una prevaricazione del tutto inaccettabile.
Il d.d.l. demanda poi a provvedimenti della Giunta la definizione degli aspetti più
importanti dell’attività venatoria: specie cacciabili, calendario venatorio, limiti di carniere e così
via. Di fatto, sarà la Giunta a decidere in modo autonomo e potrà farlo anche in spregio alle
norme internazionali che tutelano la fauna selvatica: la famosa “caccia in deroga”, in Piemonte
ancora mai adottata, che rischia di far pagare al nostro Paese delle sanzioni milionarie.
Sinceramente, non ne sentivamo proprio la mancanza….
Le Associazioni ambientaliste e animaliste faranno tutto quanto in loro potere per
impedire che tale assurdità venga approvata e si appellano fin da ora ai Consiglieri della
Regione Piemonte affinché le logiche di tutela di un bene comune – quale la fauna selvatica –
prevalgano sugli interessi di una categoria, che rappresenta a malapena lo 0,5% della
popolazione piemontese. Auspicano inoltre che l’Assessore regionale alla Caccia, Claudio
Sacchetto, si decida finalmente a perseguire gli interessi della collettività e non solo quelli di
una sparuta minoranza, anche se elettoralmente a lui vicina. Il recente risultato delle
consultazioni elettorali ha chiaramente dimostrato come l’opinione pubblica presti sempre più
attenzione a come gli amministratori gestiscono la cosa pubblica e pretendano comportamenti
trasparenti e virtuosi. Forse, però, non tutti hanno compreso la lezione

Val di Susa, via agli espropri anti Tav (MARCO BARDESONO).la resistenza infinita

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11 aprile CORTEO MILANO – Giornata nazionale di lotta NOTAV.

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SABINA GUZZANTI NELLE VESTI LUCIA ANNUNZIATA E DI BARBARA PALOMBELLI


DAL CAPPIO NEL CAPPIO (Antonio Padellaro).

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FAME 2012 – Report conclusivo (video)A Marsiglia il forum convocato dalle multinazioanli


Dal Forum dei movimenti dell’acqua pubblica
Ufficialmente il World Water Forum è iniziato il 12 Marzo e si è concluso il 17. Questo forum, il sesto, è stato convocato dalle multinazioanli dell’acqua che hanno tentato, ancora una volta, di indirizzare e piegare ai propri interessi le scelte dei singoli governi.

Questa operazione continua ad essere illegittima non solo perchè è espressione dei voraci appetiti di chi specula sull’acqua ignorando la sovranità popolare che si oppone a questo sfruttamento in tutto il globo, ma anche perchè si tenta di aggirare quegli organi internazionali, già molto deboli, come le nazioni unite.

In questo contesto va inserita la convocazione del FAME, ovvero il forum alternativo convocato dai movimenti che si battono contro la privatizzazione dell’acqua e per un altro modello sociale, dal 14 al 17 marzo 2012.

Non a caso si è reso esplicita la definizione dell’acqua come bene comune che ha al suo interno l’affermazione non solo di tutela ambientale ma anche di paradigma per una nuova forma di gestione, di partecipazione e democrazia diretta, sia sociale che economica.

Questo che segue è il tentativo di un report condiviso tra chi ha partecipato alla delegazione italiana a questo importante appuntamento. Infatti il movimento italiano aveva il numero più alto di partecipanti provenienti da fuori la Francia; una delegazione che è riuscita a vivere quelle giornate in modo appassionato e coordinato, provando ad essere portatore di quell’esperienza formidabile che il movimento dell’acqua ha saputo costruire negli ultimi anni.

Troverete i link ai report dei singoli workshop realizzati dai singoli che li hanno seguiti.

Ma molto è stato fatto anche da quella cooperazione diffusa che in quei giorni ha permesso di facilitare gli incontri internazionali, mobilitare tanti di noi sulla coopertura video delle differenti iniziative ed essere una delle parti più attive della settimana francese.

Lavoro e Pensioni Report raitre /(video)25/03/2012

L’insostenibile indebitamento dell’essere oltre 40 suicidi tra gli imprenditori (ma lo sviluppo?)


redazione
In un paese dove l’imprenditoria è allo stremo e il governo monti fa finta di di far figurare in un governo equo (ma mi pare sopratutto a favore delle banche) e sempre in attesa di manovre di sviluppo, con l’economia attuale uno può andare a fare il cravattaio se ha i soldi o a prostitursi.
Nel frattempo gli imprenditori continuano a suicidarsi siamo arrivati a 40.

Ieri si è suicidato l’ennesimo imprenditore – sono oltre 40 dall’inizio dell’anno – stretto fra le formidabili tenaglie del credit crunch e impossibilitato a far fronte ai debiti. Per loro, la politica non ha orecchie. Le loro richieste giacciono inascoltate sugli scaffali polverosi dei ministeri. Ma se il Presidente dell’Abi reclama il risanamento di una norma che (normalizzando le banche italiane rispetto a quelle del resto del mondo) azzera le commissioni sui conti corrente provocando al sistema bancario 10 miliardi di perdite, allora i politici saltano in piedi tra i banconi delle aule alla disperata ricerca di una soluzione. E la soluzionela soluzione del governo

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