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‘Penne Tricolori’ (Marco Travaglio)

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Patrioti di tutt’Italia, unitevi. Un pericoloso agente dello straniero, probabilmente allevato in una birreria bavarese (la giacca a vento da uomo mascherato nasconde certamente la camicia nera o bruna), osa evitare i giornalisti italiani che molto professionalmente bivaccano sotto casa sua e lo inseguono anche sulla spiaggia durante il jogging implorando “’a Gri’, dicce quarcosa, ‘na dichiarazzzione!”. E, per sfuggire all’accusa di non rispondere alle domande, si fa pure intervistare da tv e giornali esteri, notoriamente incapaci di fare domande (nonché vergognosamente non finanziati dallo Stato). Costringendo così i giornalisti italiani a manipolare quel che ha detto per non far la figura dei copioni passacarte. Urge dunque una reazione della stampa nazionale, possibilmente proporzionata all’offesa ricevuta: per lavare l’onta, si attivi subito una pattuglia di Penne Tricolori che stanino l’agente nemico in ogni dove e lo costringano a sottoporsi al classico, impietoso terzo grado che tv e giornali italiani sono soliti riservare ai potenti. Si recluti un manipolo di intrepidi giornalisti, sull’esempio dei capitani coraggiosi benedetti da D’Alema che scalarono la Telecom senza soldi, degl’impavidi patrioti arruolati da B. che mandarono allo sfascio l’Alitalia, dei benemeriti del quartierino racimolati da Fazio che tentarono di papparsi due banche per salvaguardarne “l’italianità”. Si faccia dunque muro, si rafforzino gli argini, si presidino i confini per salvare l’italianità dell’informazione, che rischia di emigrare lontano dal sacro suolo patrio (dopo la fuga dei cervelli, quella delle interviste). Nessuno può tirarsi indietro. Si elevino mòniti dai colli più alti e si approntino opportuni slogan per sensibilizzare l’opinione pubblica. L’eversore dà un’intervista a un giornale di Londra? “Dio stramaledica gli inglesi”. Il fellone parla con una tv tedesca? “Fottutissimi crucchi mangia-crauti e ciucciawürstel”. Il traditore risponde a un inviato giapponese? “Musi gialli ballate l’alligalli”. Il disertore colloquia con una cronista malgascia? “Penne malgasce tutte bagasce”. Il vile si concede a un rotocalco guatemalteco? “Chi scrive in Guatemala ci ha la mamma maiala”. Che poi non si capisce bene quali sarebbero, queste famose colpe del giornalismo italiano. Ancora ieri la stampa nazionale ha dato luminosa prova di indipendenza e completezza dell’informazione.

Sul caso Durnwalder-Quirinale, silenzio di tomba. Sul rinvio a giudizio di politici, carabinieri e mafiosi per la trattativa e sulla condanna di B. per il cd-rom rubato con la telefonata segretata Fassino-Consorte e passato al Giornale, il Corriere titola in prima pagina: “Si riapre il caso giustizia” (in effetti è un caso che ogni tanto in Italia, nonostante tutto, si appalesi ancora la Giustizia). L’Unità spara a tutta prima: “Il nastro della vergogna. Fassino: fummo denigrati” (ma il reato non è diffamazione, è violazione del segreto: l’unico a denigrare Fassino fu Fassino, sponsorizzando la scalata illegale Bnl-Unipol). Intanto relega il processo sulla trattativa a pagina 12 e s’inventa “critiche all’inchiesta” da parte del Gup (che invece ha solo segnalato l’eccessiva sintesi della richiesta di rinvio a giudizio e la mancanza di un indice ai 90 faldoni di atti).

Per Messaggero e Stampa, la trattativa non merita un rigo in prima pagina. E neppure per Libero e Giornale, che in compenso assolvono B. (“Abbiamo una carognata”, “Follie giudiziarie”), ma non la Boccassini (“è fuori legge”). E sbattono il mostro Grillo in prima pagina, scambiandolo per l’autista (“Soldi e società: affari a 5 stelle off-shore”, “Strani affari all’estero e discorsi in stile Hitler”). E con una stampa così libera e credibile in casa, il populista esterofilo va in cerca di giornalisti stranieri? Vallo a capire. Oltreché nazista, fascista e off-shore, dev’essere pure matto.

Da Il fatto Quotidiano del 09/03/2013.

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LUCIANA LITTIZZETTO -Massimo Gramellini e la laurea del “Trota Che Tempo Che Fa – 6 maggio 2012


NAPOLITANO DIFENDE I PARTITI “CONTRO I DEMAGOGHI DI TURNO”Grillo: “Sono salme, i partigiani riprenderebbero la mitraglia”


Fatto Quotidiano di Eduardo Di Blasi Tag attualità
ÈVECCHI E NUOVI conformismi
di Angelo d’Orsi
Qla festa della Liberazione, il 25 aprile, la “festa della riunificazione dell’Italia brutalmente divisa in due,
dopo l’8 settembre 1943, dall’occupazione tedesca”. È da qui che parte Giorgio Napolitano, in piazza del Popolo a Pesaro, provando a dare un senso alla complicata transizione italiana, con i tecnici al governo e i partiti avvitati in una crisi che è politica e, in alcuni casi, anche m o ra l e . È una difesa della politica e dei partiti quella che il capo dello Stato, espone alle celebrazioni ufficiali dell’Italia liberata: “Ci si fermi a ricordare e a riflettere – dice – prima di scagliarsi contro la politica”. Ricorda i partiti nati dalla Resistenza, quelli dell’uni tà antifascista che dettero vita alla Costituzione repubblicana, quelli del progresso economico, e quelli seguenti che nei decenni a venire per “s t a n ch e z z e ” e “d e ge n e ra z i o n i ” hanno “mo strato i propri limiti” e “com piuto errori”. Eppure, annota Napolitano, “rifiutarli in quanto tali dove mai può portare?”. I partiti, afferma il capo dello Stato, sono insostituibili. Ed è per questo che essi stessi si devono impegnare “perchè dove si è creato il marcio venga estirpato, perchè i partiti ritrovino slancio ideale, tensione morale, capacità nuova di proposta e di
ualunquista, dunque, Beppe Grillo? Sul finire del 1944, Gu-
glielmo Giannini – avvocato napoletano, giornalista, commediografo e scrittore dilettante – aveva avviato le pubblicazioni de L’Uomo Qualunque, un giornale dal quale, nel breve volgere di pochi mesi si generò il movimento che ne assunse l’etichetta, di straordinaria efficacia. Fu un boom che sorprese lo stesso fondatore, e creò non poca preoccupazione negli attori sul mercato politico dell’Italia impegnata nella difficile, dolorosa transizione tra l’epoca mussoliniana che finiva e un oscuro postfascismo che stava nascendo. A dire il vero il movimento di Giannini fu confuso sovente con forme di “nostalgismo” che, dopo la definitiva caduta del regime e la morte del duce, trovò crescente spazio nella vita politica e ancora più nel dibattito civile e nel giornalismo. Il movimento, giocando anche sulle sue ambiguità, ottenne un imprevisto successo elettorale, prima di essere sostanzialmente fagocitato dalla “balena bianca” democristiana, anche grazie all’impiego di metodi che abbiamo visto all’opera in tempi recenti, per sal-
gover no”. Capacità che oggi non sembrano aver mostrato, se lo stesso Napolitano, in un passaggio successivo, avverte: “La politica, i partiti, debbono, rinnovandosi decisamente, fare la loro parte nel cercare e concretizzare risposte ai problemi più acuti, confrontandosi fattivamente col governo fino alla conclusione naturale della leg islatura”.
ECCOLA la strada individuata dal Colle: Monti sino al 2013 e i partiti a fare meglio di adesso. Occorre l’impegno di tutti “sen za abbandonarsi a una cieca sfiducia nei partiti come se nessun rinnovamento fosse possibile, e senza finire per dar fiato a qualche demagogo di turno”. In questa citazione tutti hanno visto un riferimento diretto a Beppe Grillo, il comico genovese, fondatore del Movimento Cinque Stelle, che in queste settimane sta mobilitando le piazze di piccoli e grandi comuni in vista delle amministrative (certo a due settimane da quelle elezioni, l’entra ta del Capo dello Stato potrebbe essere giudicata sopra le righe). Napolitano fa un esempio storico: “Vedete, la campagna contro i partiti, tutti in blocco, contro i partiti come tali, cominciò prestissimo dopo che essi rinacquero con la caduta del fascismo: e il demagogo di turno fu allora il fondatore del movimento dIl Capo dello Stato contrario al voto anticipato. L’applauso maggiore? Sulla legge elettorale
mento che divenne naturalmente anch’esso un partito, e poi in breve tempo sparì senza lasciare alcuna traccia positiva per la politica e per il Paese”.
Proprio in quel momento, sul blog di Beppe Grillo, il tema della Resistenza era declinato in maniera diversa: “Oggi, 25 aprile, se i partigiani potessero levarsi dalle tombe resterebbero sgomenti per lo scempio che si troverebbero davanti. Vedrebbero un’Italia senza sovranità economica, appaltata alla Bce e alle agenzie di rating (…) Vedrebbero in Parlamento senatori e deputati collusi con la mafia (…) Un Paese senza sovranità popolare, con l’elezione a tavolino dei parlamentari da parte di pochi segretari di partito. Un Parlamento immorale, peggio di quello fascista che almeno non si nascondeva dietro alla parola democrazia. (…). Oggi, 25 aprile 2012, il corteo delle salme ha onorato la Resistenza. L’imma gine cadente di Fini, Monti, Napolitano e Schifani rappresenta l’Italia. I vecchi occhi dei partigiani guarderebbero smarriti un deserto. Forse si metterebbero a piangere. Forse riprenderebbero in mano la mitraglia”.
È POCHI MINUTI dopo che, a Pesaro, il presidente Napolitano sta ricevendo un applauso convinto mentre chiede “re go l e di trasparenza e democraticità nella vita dei partiti, compresi nuovi criteri, limiti e controlli per il loro finanziamento, e per varare una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i loro rappresentanti, e non di votare dei nominati dai capi dei partiti”. È in questo applauso sostenuto che c’è il sentire del Paese. E Beppe Grillo quel clima lo respira ad ogni comizio in giro per le piazze. Ieri sera da Conselve, nel padovano, reagisce alle critiche del Colle: “Il vero pericolo non sono io, sono i cittadini per bene, incensurati, che si sono stancati e vogliono mandare a casa questa classe fatta di partiti e ruberie per riappropriarsi del piacere e del dovere di discutere delle scelte pubbliche. Agli elettori dico che hanno due scelte: o un salto nel buio con noi o una lenta e consapevole eutanasia con i partiti che ci sono adesso”.

26 aprile 2012 – 12.28 Vuoi l’appalto? Caccia la grana. Tutto legale.

articolo di Valerio Valentini per Byoblu.com
Nel 2000 venne abolito l’Albo nazionale dei costruttori, un organo che aveva il compito di valutare i requisiti tecnico-giuridici delle imprese che intendevano partecipare ai lavori pubblici. Si disse che era soltanto un carrozzone inutile, che alla fine pagava sempre Pantalone e che sopprimerlo avrebbe fatto risparmiare un sacco di soldi ai contribuenti. Giusto! E dunque, cosa ci siamo inventati, in sua sostituzione?

Forse in pochi lo sanno, ma un’azienda che oggi volesse ottenere un attestato che le permetta di prendere parte ad una commessa pubblica superiore a 150mila euro, deve rivolgersi alle SOA (Società Organismi di Attestazione). Le quali dovrebbero svolgere una funzione di controllo: verificare, cioè, che l’azienda in questione abbia i requisiti per sostenere l’appalto e portare a termine il lavoro entro tempi brevi e con le modalità stabilite, analizzando l’attività dell’azienda nel corso degli ultimi cinque anni e rilasciando il certificato per la fattispecie di commesse.

Tutto bene, in teoria, se non fosse per un impercettibile difetto: le SOA sono entità private, delle vere e proprie S.p.A. e, per rilasciare l’attestazione, pretendono un compenso che è proporzionato all’importo complessivo della commessa per la quale si richiede l’attestazione. Quello che si crea, insomma, è uno strano rapporto tra azienda controllata ed ente controllore per il quale chi dovrebbe controllare finisce per essere controllato, dal momento che se non rilascia il certificato non prende i soldi. Il pagamento, infatti, non avviene nel momento della richiesta della verifica, ma al rilascio dell’attestazione SOA. Il sistema conviene a tutti e si regge su un equilibrio semplice: siccome il certificato ha validità quinquennale, ogni cinque anni un’azienda è obbligata a ottenerne uno nuovo. Il che significa che ogni cinque anni le S.p.a. che lo rilasciano hanno la certezza che quell’azienda verserà dei soldi per il nuovo certificato. Così ognuno ha i suoi vantaggi e tutti sono contenti. Tranne, ovviamente, i cittadini, i quali non possiedono così alcuna certezza che i lavori per la costruzione dell’ospedale, piuttosto che per la restaurazione della facciata del Teatro Comunale, vengano affidati alle aziende con le carte in regole.

Ecco, quando vi parlano di privatizzazioni taumaturgiche e della necessità di vendere i carrozzoni inutili e costosi, sappiate che spesso quello che si rischia è propria una svendita di un servizio che dovrebbe essere utile alla collettività. Se togliamo la gestione di quel servizio allo Stato – in questo caso di controllo –, demandandola a un consiglio di amministrazione che ha come unica preoccupazione quella di aumentare il proprio fatturato, rinunciamo a pezzi di libertà che di volta in volta, ad ogni crisi e ad ogni finanziaria, ci vengono soffiati sotto il naso. Lo stesso discorso, del resto, potrebbe essere applicato alle banche, che si chiamano “italiane”, ma in realtà sono partecipate soltanto da privati, ed ottengono prestiti agevolati dalla BCE con interessi dell’1% per poi rivendere quel denaro a tassi molto più alti. Col risultato che sono sempre i singoli cittadini, che magari accendono un mutuo per comprarsi una casa o una lavatrice, a rimanere fregati.

Con ottimismo, insomma, avviamoci verso la catastrofe. E guai a lamentarvi o a proporre soluzioni: se lo fate, siete solo populisti e demagoghi che soffiano sul fuoco dell’antipolitica!

La fuga di Formigoni (Massimo Giannini).

La fuga di Formigoni (Massimo Giannini)..

Disinformafia (Marco Travaglio).

Disinformafia (Marco Travaglio)..

i Video di Piazza Pulita la 7, TE LO DO IO IL GOVERNO – SORTINO E GRILLO DA MONZA PARLA LA EX DI RENZO BOSSI

DIRETTA MONZA – SORTINO E GRILLO VIDEO
LA EX DI RENZO BOSSI VIDEO
TE LO DO IO IL GOVERNO VIDEO

da The Show Must Go Off : ELIO E LE STORIE TESE: Undici Immobili LOMBARDIA MIA e LA TAV

Torna la satira tagliente di Elio e le Storie Tese: sulle note di Romagna mia, una canzone dedicata alla regione Lombardia e al suo presidente Formigoni

Canzone sulla Tav

REPORT RAITRE Puntata del 22/04/2012 SMARCAMENTI IN CAMPO ALLA RICERCA DEI MODELLI PER USCIRE DALLA CRISI


Oltre il modello – L’occidente vive da anni una crisi paurosa. Sono in tanti ormai che da tempo cominciano a domandarsi se è possibile uscirne e soprattutto come. Senza denaro pubblico, uno stato sociale sempre più in affanno, fabbriche che chiudono, famiglie che ormai stentano ad arrivare a fine mese. Eppure un piccolo barlume di luce si intravede. Report ha attraversato l’Italia, l’Europa, Gli Stati Uniti e il Sud America alla ricerca di segnali positivi e alla fine abbiamo scoperto che esistono altri modelli di economia e di finanza: imprese che hanno scelto di mettere la persona al centro del proprio processo economico; banche che non fanno speculazione, o il mercato della finanza, ma più semplicemente finanza per il mercato. L’inchiesta termina in Argentina con il paradigma positivo di una società i cui rapporti sociali e le relazioni esprimono un modello di socializzazione dell’economia: l’esperienza delle imprese recuperate. Insomma, il modello di società in cui viviamo non è l’unico possibile, non esiste in natura ed è solo il frutto delle nostre decisioni

(video)Monti e la commissione Trilaterale i suoi meccanismi e da chi è stata voluta<a href="“>
(video)Un mondo che non esistehttp://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a9b32275-98dc-46bd-9110-b50fb5f83435.html?iframe
(video)L’Argentina dieci anni dopo il defaulthttp://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-45b52165-129b-451c-938a-3341247911f4.html?iframe
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Che tempo che fa Luciana Littizzetto Massimo Gramellini commento delle notizie più importanti

.Che tempo che fa 21 aprile 2012 – L’esilarante appuntamento cult con Luciana Littizzetto che cerca e commenta a modo suo i fatti della settimana

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