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UNA “S TRATEGIA” PER DEMOLIRE IL CONCORSO ESTERNO In centomila a Genova per il corteo di LiberDon Ciotti: “Colpire i legami con la politica e l’imprenditoria ”


Fatto Quotidiano 18/03/2012 di Antonella Mascali
G e n ov a
Alla fine del corteo di Libera con 100 mila persone, a Genova, don Luigi Ciotti, anima dell’antimafia dei
fatti, pronuncia, allarmato, una parola: “Strateg ia”. È la parola chiave che evoca per far capire quanto sia grave il tentativo in atto di smontare il concorso esterno in associazione mafiosa. Il sacerdote parla al porto antico, dopo la lettura dei nomi delle vittime della criminalità organizzata, come avviene ogni anno nella Giornata della Memoria e dell’Impegno. Riferendosi alla requisitoria del sostituto pg della Cassazione Iacoviello, su Dell’Utri, don Ciotti sbotta: “Ma come si fa a dire che al concorso esterno non crede più nessuno?”. È un reato “utile per combattere, anche nella Chiesa, la zona grigia, che è la forza della mafia. Se si indebolisce il concorso esterno, arretra la lotta alla mafia e ne pagheremo le conseguenze”. Al fondatore di Libera viene un sospetto: “Ho il dubbio che il tentativo di demolire questo reato non sia casuale, che faccia parte di una strategia. Abbiamo già assistito a un fatto del genere. Se da 150 anni parliamo di mafia, i conti non tornano. Bisogna colpire i legami tra mafia, politica e imprenditor ia”. Invece, “si sono spolpati i reati di falso in bilancio
e l’abuso d’ufficio che dimostrano cos’è la corruzione. Vergogna! Solo da qualche giorno in Senato si parla della convenzione di Strasburgo anticorruzione, che è del 1999”.
PER I FAMILIARI delle vittime parla Margherita Asta: nel 1985, a Trapani, la mafia ha ucciso la madre Barbara e i suoi fratelli gemelli di 6 anni, Salvatore e Giuseppe, nell’attentato al giudice Carlo Palermo. Chiede alla politica “tu tela per i magistrati che indagano sui rapporti tra mafia e parti delle istituzioni. Una legge che possa colpire efficacemente la corruzione sempre più dilagante. L’equi parazione delle vittime del terrorismo, della mafia e del dovere. Il riconoscimento del 21 marzo come giornata della Memoria e dell’Impegno”. Una giornata che esiste da 17 anni grazie a Libera.
È un reato “utile per combattere, anche nella Chiesa, la zona grigia che è la forza della mafia”

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LA MERKEL VUOLE UN ’EUROPA MODELLO MONTI nche per la Cancelliera è arrivato il momento di pensare alla crescitaI


Fatto Quotidiano 14/03/2012di Stefano Feltri
La visita di Angela Merkel a Roma era saltata due volte, alla fine è arrivata nel momento più oppor-
tuno per Mario Monti, proprio quando il suo governo sembra un po’ in affanno. Tre volte sotto alla Camera, niente di decisivo ma sono segnali, costretto a rinunciare alla riforma della Rai, arrivato allo scontro con i sindacati sulla riforma del mercato del Lavoro (tanto che lunedì all’incontro decisivo Monti gestirà la trattativa in prima persona). E allora ecco la Cancelliera Merkel che arriva a Roma e in conferenza stampa subito esprime “ammirazione per le coraggiose azioni del governo Monti”. Ma gli elogi al cambio di fase ormai sono abituali e, come ha scritto l’Economist, “non sono tutti da attribuire a meriti innati di Monti”, ma anche al fatto che i nostri partner aspettavano con ansia di avere un interlocutore diverso da Silvio Berlusconi. Questa volta c’è di più, per chi decodifica il gergo europeo: quella di ieri è una vittoria montiana su tutta la linea. Certo, la Merkel si è concessa l’ennesimo riferimento ai “compiti a casa” che tutti
devono fare “per eliminare gli squilibr i”. Ma per il resto è una conversione alla linea della crescita di cui Monti è stato il grande sostenitore in questi mesi, d’intesa con il presidente americano Barack Obama.
“AL CENTRO del vertice europeo di giugno ci sarà la crescita, servono misure concrete e specifiche per contrastare la disoccupazione”, dice
Il premier cercava da mesi questo incontro a Roma per ottenere da Berlino meno rigore sulla crisi
il cancelliere. Monti sorride soddisfatto e annuncia per l’estate un vertice a due a Roma, tra Italia e Germania. “Con la Francia chiusa per elezioni devono dimostrare che l’E u ro p a ha un motore italo-tedesco”, commenta Sandro Gozi, parla-
mentare del Pd che ha lavorato a lungo a Bruxelles. La Merkel usa anche le parole chiave che certificano l’omaggio a Monti, parla del problema di essere “più competitivi con i nostri concor renti”, concede un accenno al “mercato unico”, da sempre il pallino di Monti quando si parla di politiche europee. Monti è soddisfatto, nella minuscola stanza di Palazzo Chigi dove da qualche tempo il governo ammassa giornalisti e cameramen per le conferenze stampa, dopo aver abbandonato quella tradizionale del piano terra. Il presidente del Consiglio negli ultimi mesi ha lavorato molto per ottenere il risultato diplomatico di ieri: prima la visita Londra per recuperare David Cameron, rimasto isolato per aver messo il veto sul fiscal compact, il trattato internazionale sui vincoli di bilancio imposto dalla Germania. Poi la visita a Washington e infine la “lettera dei dodici”, firmata dai capi di Stato e di governo che hanno costituito il fronte anti-Merkel per la crescita e contro gli eccessi di rigore. Il culmine ieri, con la Merkel che scandisce: “Noi vogliamo migliorare la capacità competitiva e la crescita dell’E u ro p a ”. Vittoria completa? Sicuramen-te dal lato della diplomazia, con Monti omaggiato dall’offerta del lussemburghese Jean-Claude Juncker di lasciargli la presidenza dell’e u ro gruppo, il coordinamento dei ministri economici della zona
D i e t ro il successo diplomatico restano tensioni concrete: sulla Bce, la Grecia e i trattati
euro (“ogni riferimento alla mia persona lo prendo come segno di rispetto per l’Italia e il suo governo, ma le pare che un presidente del Consiglio italiano possa assumere altri compiti?”, risponde a un giornalista). Però poi ci sono i temi concreti: Angela Merkel ribadisce che entro giugno devono essere approvati assieme i trattati internazionali del fiscal compact (i vincoli di bilancio imposti da Berlino) e quello che istituisce il fondo Salva Sta-ti Esm (che Berlino ha subito). Bastone e carota. Ma sulle risorse a disposizione dell’Esm non si tratta, restano 500 miliardi, nonostante da mesi Monti chieda di aumentarle. Con meno di 1000 miliardi, lo ha detto anche il Fondo monetario, la rete di sicurezza attorno a Spagna, Italia e Portogallo ha troppi buchi. E a livello della Bce è in corso uno scontro violento: il capo della Bundesbank, la banca centrale tedesca, Jens Weidmann è andato all’attacco di Mario Draghi perché con i suoi prestiti di 1.000 miliardi alle banche sta caricando di troppi rischi l’istituto di Francoforte. Draghi si è difeso ieri da Parigi: nella zona euro si vedono “chiari segnali di stabilizzazione” e “non si stanno materializzando rischi di inflazione”. Ma la tensione con Berlino resta. Così come sulla Grecia: il secondo piano di aiuti, da 130 miliardi, ha avuto il via libera dalla Commissione Ue. Ma la Germania sta già facendo resistenza a un terzo pacchetto di aiuti che sembra inevitabile. Monti ha pochi mesi per tradurre in risultati concreti su questi dossier il successo diplomatico di ieri.

LA CMC DI RAVENNA LA COOP CEMENTO & ROTAIE DAL PCI ALLE SOBRIE INTESE


Dal Fatto Quotidiano 2/03/2012 di Giorgio Meletti
Il ruolo guida della Cmc di Ravenna nell’operazione Torino-Lione
aiuta a capire la trasversalità del consenso politico per un’opera che appare – al di là delle resistenze locali in Val di Susa – costosa e di dubbia utilità. Perché la Cooperativa Muratori e Cementieri di Ravenna, fondata nel 1901 da 35 manovali, oggi è un gigante delle costruzioni, con centinaia di soci e migliaia di dipendenti, e un fatturato di 800 milioni di euro. E se nel corso della Prima Repubblica ha prosperato come braccio armato del sistema di potere economico targato Pci, oggi è diventata una potenza autonoma nel business del cemento: prima, co-
me tutte le cooperative rosse, prendeva ordini dai vertici di Botteghe Oscure, oggi i leader del centro-sinistra devono limitarsi a un atteggiamento di deferente simpatia verso una grande realtà economica con la quale condividono radici antiche e re c e n t i .
Lungo i futuri binari della Val di Susa, dove per ora la Cmc sta realizzando la galleria esplorativa (93 milioni di appalto), rotolano dunque due storie parallele. Ecco da una parte l’a l l o ra ministro dei Trasporti Pier Luigi Bersani che il 29 gennaio 2001 firma l’accordo con il governo francese per fare l’alta velocità tra Torino e Lione, e va quasi in estasi: “Quella di oggi è una decisione storica perché come Cavour decise di realizzare il traforo
del Frejus, ora si decide su un passaggio altrettanto strategico. Una delle opere più grandi in Europa, con tempi ben scanditi”. Ben scanditi, certo: “I cantieri partiranno nel 2006”, diceva il ministro. E chi disse “questi sono fatti e non parole, una importante vittoria del metodo del dialogo e del partito del fare”? Il ministro dei Lavori pubblici Antonio Di Pietro, il 19 novembre 2007, quando il governo Prodi ottenne dall’Ue l’agognato cofinanziamento dell’ope ra . Dall’altra parte c’è un rosso ormai pallido: i cantieri ferroviari sono stati sempre il punto d’incontro delle larghe intese e la Cmc è un simbolo di questa tradizione. Quando fu varata la grande operazione Tav (Tori-
no-Milano-Napoli) nel 1991, la spartizione officiata dal numero uno delle Fs Lorenzo Necci prevedeva per le coop rosse una quota di appalti che doveva stare tra il 13 e il 19 per cento. I grandi costruttori privati cercarono però di far fuori la Cmc e le altre sostenendo che la fine del Pci decretata dalla svolta di Achille Occhetto toglieva alle coop ogni diritto alla quota. Pochi mesi dopo il gotha dei costruttori privati (da Vincenzo Lodigiani a Enso Papi della Cogefarimpresit) fu messo in galera da Antonio Di Pietro, e i suoi partiti di riferimento (Dc e Psi) scomparvero. Così tutto fu azzerato e la Cmc tornò in pista, in un mercato che ha ricostruito pazientemente i suoi equilibri spar titori.
93 mln
PER LA GALLERIA ESPLORATIVA UN APPALTO CHE HA DATO VITA
A MOLTI SUBAPPALTI
Nel curriculum della coop di Ravenna c’è la partecipazione alle più importanti tratte dell’alta velocità: Milano-Torino, Milano-Bologna e Bologna-Firenze. E anche una presenza importante in tutti i maggiori affari nel mondo delle grandi opere: un bel pezzo della nuova Salerno-Reggio Calabria e il nuovo passante autostradale di Mestre. La forza della Cmc è nel suo passato. Non solo nella gloriosa storia ultrasecolare, ma anche nell’intreccio del

Inciucio giustizia – Il Pd soccorre B. via il reato di concussione.

Inciucio giustizia – Il Pd soccorre B. via il reato di concussione..

Tecnici ad alta voracità (Marco Travaglio).

Tecnici ad alta voracità (Marco Travaglio)..

La “guerra” per quei 7 ettari tra ordinanze e guerriglia


redazione del Fatto Quotidiano 28/02/2012
Con l’operazione di ieri è scattata l’ultima fase di ampliamento dell’area di cantiere per lo scavo del ‘cunicolo esplorativo’
della Torino-Lione. A fine lavori saranno occupati 7 ettari e tra qualche settimana potrà partire lo scavo vero e proprio la cui durata è prevista in tre anni e mezzo. L’allargamento di ieri riguarda terreni che, in previsione della realizzazione dell’opera, erano stati
acquistati da attivisti No Tav ed è stata attuata provvisoriamente grazie a un’ordinanza prefettizia, in attesa che vengano notificati gli espropri. L’a re a , che si trova in località Maddalena, tra Chiomonte e Giaglione, è stata ‘conquistata’ il 27 giugno scorso dalle forze dell’ordine dopo due mesi di occupazione del movimento No Tav. Da allora c’è stata una lunga fase di alta tensione con frequenti
scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine e lo scambio di accuse reciproche per quanto riguarda la responsabilità degli episodi di violenza. Il cunicolo della Maddalena permetterà di raggiungere il futuro tunnel di base della Torino-Lione. Lungo 7,54 chilometri in totale e situato a 4 chilometri dall’imbocco est del futuro tunnel di base in prossimità di Susa, avrà un diametro di 6,30 metri.

Scemi di guerra (Marco Travaglio).

Scemi di guerra (Marco Travaglio)..

Servizio Pubblico Siamo in guerra – Intervento integrale (Beppe Grillo)

“Siamo in guerra, i nostri politici sono come il comandante Schettino: rimangono a guardare mentre la nave affonda”.

SUPER PAPERONI DI STATO ORA I TAGLI TOCCANO A LOROPatroni Griffi porta l’elenco (lacunoso) alla Camera


Fatto Quotidiano 23/02/2012 di Wanda Marra

Stamattina il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi consegnerà
alle commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera i dati dei manager pubblici che superano il tetto massimo del reddito, secondo quanto stabilito dalla manovra di dicembre, il decreto “Salva Italia”. Ma si tratterà di dati comunque incompleti e lacunosi: né la Ragioneria dello Stato, né l’Inps ieri avevano trasmesso gli elenchi richiesti. E neanche tutti i diretti interessati, nonostante le sollecitazioni esplicite del ministero. Ieri sera mancavano le comunicazioni ufficiali sia dei vertici del ministero dell’Economia che di quello degli Esteri. Erano arrivate in corner quelle di Interni e Difesa. Dunque, oggi Patroni Griffi si presenterà davanti alle Commissioni, che devono dare un parere dopodichè deve essere approvato un decreto per rendere effettivo il contributo di solidarietà a carico dei super manager, dichiarando anche questo: chi ha risposto e chi non lo ha fatto. Al di là della reticenza, però, molte retribuzioni sono note comunque. Anche se non è ancora chiaro quale sarà la platea degli interessati: potrebbe trattarsi di un centinaio, ma anche di molti di più. Tra i redditi più alti quello di Antonio Mastropasqua, che nel 2009 dichiarava 1,2 milioni di euro ovviamente non derivanti solo dalla sua attività di presidente dell’Inps. Vincenzo Fortunato, nel 2008, capo di gabinetto del Teso-
ro, secondo quanto diffuso dall’Agenzia delle Entrate nel 2008 dichiarava 788 mila euro. Ma poi in molti si attestano tra i 350 mila e i 450 mila. Da notare che ieri il presidente dell’Antitr ust, Giovanni Pitruzzella ha fatto notare che lui e i vertici del suo ufficio sono già stati adeguati al “tetto”. Ma oltre alle figure note, come il presidente della Consob o quello dell’Agcom, retribuzioni “sospette” riguardano in generale i capi gabinetto dei Ministeri, i capi del legislativo, i direttori generali. Nell’ordine della confusione, anche la cifra del tetto: nel Salva Italia si diceva che andava equiparato allo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione,
ovvero a 310 mila euro. Poi, la cifra ufficiale veniva indicata in 304.951,95 euro, mentre il ministro continuava a parlare di 294mila. Ieri si è svelato l’arcano: lo stipendio del primo presidente della Cassazione è variato rispetto a dicembre per effetto del Salva Italia e quindi a questo punto si attesta sui 294 mila euro. Ad ogni modo la palla passa alle commissioni delle Camere che discutono animatamente (anche, raccontano, su pressione di qualche manager) se permettere o meno qualche deroga al tetto retributivo. Interventi che potrebbero essere sostanziali. Ma il governo sembra intenzionato ad andare avanti senza deroghe.

Una legge sulla responsabilità giuridica dei partiti. Il Fatto Quotidiano raccoglie le firme (Falli smettere di rubare)


Redazione
dopo il referendum del 1993 che aboliva il Finanziamento pubblico ai partiti è seguita nello stesso anno da una legge che rifinanziava i partiti sotto il nome di contribuzione dopodichè le successive modifiche che porta nelle tasche dei partiti cifre altissime sotto l’iniziative del Fatto quotidiano di una petizione per una legge guiridica sui partiti che si attende dal 1948.
Proposta legge giuridica per i partiti petizione online

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