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Cinghiali e criminali ( di Paolo Scampa i dati radiologici rilevati sui cinghiali della Valsesia)

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http://aipri.blogspot.it/2013/03/cinghiali-e-criminali.html -10 marzo da stampalibera 2013 di Paolo Scampa attualità

I dati radiologici sui cinghiali della Valsesia sono noti alle autorità scientifiche, amministrative e politiche da più di un mese ma questi dati sono stati perversamente sequestrati durante tutto questo tempo per probabile convenienza elettorale, come è da tempo sotto sequestro il fatto che, purtroppo, vaste zone del nostro arco alpino siano pure e semplici zone proibite generate dalle ricadute di Chernobyl, zone proibite che andavano e vanno tuttora imperativamente isolate secondo le leggi internazionali. Inoltre è loro sicuramente noto da più di un mese il rapporto isotopico tra il cesio 137 ed il cesio 134 che acconsente di determinare obiettivamente se si tratta di contaminazione “vecchia” (residui delle ricadute delle prove atomiche atmosferiche e dei vari incidenti nucleari del passato Shellafiled, Saluggia, Chernobyl, ecc.) oppure se vi sia anche l’aggiunta di una fonte ulteriore di inquinamento più recente (Fukushima, ecc.) ma non viene pubblicato. Ritardare un’allerta nucleare è un crimine contro l’umanità. Pretendere che la specie umana sia al riparo dai contaminanti che aggrediscono gli animali è una falsità. Lasciare credere che gli animali (e pertanto uomini) siano contaminati soltanto dal cesio, dimenticando gli immancabili stronzio e vari isotopi del plutonio che furono, con tassi stra noti, parte integrante delle ricadute è delittuoso. Che muoiano i vostri figli per vostra convenienza elettorale vi è indifferente.

Siete la feccia dell’umanità.

NB. Il rateo di attività Cs137/Cs134 ”di Chernobyl” è passato dall’ 1,94 iniziale all’ 8932,7 odierno. Qualora gli animali fossero contaminati dalle uniche ricadute di Chernobyl il Cs134 dovrebbe pertanto essere circa 9000 volte meno attivo del Cs137. Inoltre aspettiamo le prove radiometriche che i cinghiali contaminati con circa 6000 Bq/kg di Cesio137 non siano anche in contemporanea contaminati con circa 740 Bq/kg di Stronzio 90, 3,4 Bq/kg di Plutonio 238, 5,4 Bq/kg di Plutonio 239, 8,3 Bq/kg di Plutonio 240, 212 Bq/kg di Plutonio 241 e 21 Bq/kg di Americio 241.

La promessa di Corrado Passera del finanziamento alla Pedemontana Biellese la bretella Ghemme-Santhià (un opera molto onerosa quando le casse chiedono tagli alla spesa pubblica)

corel
L’ex ministro ”Corrado Passera non si fa attendere e da il via libera ” a un “pacchetto” di 10 miliardi per finanziare nuove infrastrutture.. La tanto discussa bretella Ghemme Sanhià che collega le autostrade A26 con la A4 è fra queste. .
[b]Nella linee guida l’applicazione delle misure previste dall’articolo 18 della legge 183/2011»
Il beneficio è riservato alle grandi opere strategiche della legge obiettivo, escludendo ancora una volta una generalizzazione dell’agevolazione a tutte le opere.
In realtà ci sono sono stati sollevati molti dubbi sulla redazione del “financial project” in cui ci sono opere con una dubbia giustificazione economica e dove , piano economico finanziario rischia di non reggere come nella Pedemontana Biellese.
Nelle procedure di VIA [b]la valutazione di costi benefici è stata condotta con dubbie stime di traffico.[/b]Queste opera sono legate a prestiti molto onerosi, oltretutto lo si fa in un periodo dove si chiedono tagli alla spesa pubblica (spesa corrente)
Secondo il sole 24ore per quest’ opera dove si prevede una scadenza a lungo termine e, che dove secondo la presentazione del piano economico si dovranno stipulare prestiti bancari con dei tassi che vano oltre l’usura si parla di un tasso che va dal 34% al 40%. lo si affronta col sostegno delle banche che dietro queste opere fanno bussines.
Fonte Stampa.it del 6/03/2013 attualità
Sulla Pedemontana il rebus dei fondi

Dal ministro Passera il via libera
a un “pacchetto” di 10 miliardi
s. m.

Chi sogna di vedere un giorno la Pedemontana può affidarsi alla promessa del ministro uscente Corrado Passera. Che ha annunciato il via libera a un “pacchetto” da 10 miliardi di euro per finanziare nuove infrastrutture. Combinato con la lettera della legge 183, che alleggerisce del peso fiscale i costruttori di grandi opere strategiche tra cui l’autostrada biellese, l’annuncio è di quelli pesanti.

Ieri si è riunito anche il Cipe, dal cui tavolo transiteranno gli 825 milioni di euro necessari a finanziare i 40 chilometri che annoderanno la A4 alla A26, da Santhià a Ghemme. Secondo Passera la riunione decisiva si terrà entro la fine di marzo. E a quel punto l’autostrada biellese uscirà dalla burocrazia per imboccare il percorso diretto ai cantieri. Sempre che le incertezze sulla formazione del nuovo governo e lo spettro di un ritorno rapido alle urne non inchiodino l’iter.

Cinghiali radioattivi a Vercelli, trovate tracce Cesio 137. Indagano i Nas (oltre che è oltre la soglia prevista dal regolamenti in caso di incidente nucleare)

corel
Redazione
Sono stati trovati nella lingua e nel diaframma di 27 cinghiali del comprensorio alpino della Valsesia secondo Gian Piero Godio Piemonte e Val d’Aosta non può essere altro che la ricaduta delle emissioni della centrale di Chernobyl”. A dirlo è , di Legambiente Piemonte e Val d’Aosta anche se si stanno facendo accertamenti.
i valori sono al di sopra dei 600 Bq/kg.oltre che è oltre la soglia prevista dal regolamenti in caso di incidente nucleare.
Dopo i risultati il ministro della Salute Balduzzi ha attivato i Carabinieri. e i Nas

di Redazione Il Fatto Quo
tidiano | 7 marzo 2013
Cinghiali radioattivi? Tracce di cesio 137, oltre la soglia prevista dal regolamenti in caso di incidente nucleare, sono stati trovati nella lingua e nel diaframma di 27 cinghiali del comprensorio alpino della Valsesia, in provincia di Vercelli. Sono stati analizzati campioni di capi abbattuti nel 2012/2013 e dopo i risultati il ministro della Salute ha attivato i Carabinieri del Nas e del Noe.

Il Cesio 137 è un isotopo radioattivo rilasciato, tra l’altro, nel 1986 dalla centrale di Chernobyl. Per questo il ministro Renato Balduzzi, in contatto con la Regione Piemonte, ha immediatamente attivato i militari del Nucleo anti sofisticazioni e del Nucleo operativo ecologico nel cui Reparto operativo è inserita una Sezione inquinamento da Sostanze radioattive. La prima riunione urgente di coordinamento è prevista venerdì 8 marzo. I campioni erano stati prelevati per essere sottoposti ad una indagine sulla trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce prevalentemente suini e cinghiali. Successivamente gli stessi campioni sono stati sottoposti a un test di screening per la ricerca del radionuclide Cesio 137, così come previsti da una Raccomandazione della Commissione Europea (2003/274/CE). I risultati hanno evidenziato la presenza di un numero consistente di campioni con livelli di Cesio 137 superiori a 600 Bq/Kg (Becquerel per Kilo, unità di misura per il cesio 137).

I valori dei campioni oscillano in un range tra 0 e 5621 Bq/Kg e 27 campioni presentano valori al di sopra dei 600 Bq/kg. Ad oggi dei 27 con valore superiore alla soglia ne sono stati inviati 10 al Centro di Referenza Nazionale per la Ricerca della Radioattività nel Settore Zootecnico Veterinario dell’IZS di Puglia e Basilicata; 9 sono stati confermati, con la metodica accreditata, con valori superiori ai 600 Bq/Kg. Il decimo campione ha un valore attorno ai 500 Bq/Kg. E’ stato quindi programmato l’invio dei 17 rimanenti campioni positivi allo screening al Centro di Referenza nazionale di Foggia.

“I cinghiali sono degli animali sentinella delle condizioni di inquinamento dei territori in cui vivono, perché ci forniscono delle informazioni precise grazie ad un certo modo si sfruttare l’ambiente. Quindi, senza fare ipotesi azzardate su gli esemplari positivi al cesio 137, come quella di un retaggio di Chernobyl, una contaminazione degli animali deve richiedere approfondimenti e analisi del contesto ambientale, metereologico e idrogeologico in cui vivono” spiega all’Adnkronos Salute Aldo Grasselli segretario nazionale del Sindacato italiano veterinari medicina pubblica (Sivemp). “Ora – aggiunge Grasselli – si devono analizzare gli esemplari, la loro età e morfologia, capirne la dieta e se, ad esempio, sono migrati da altre zone”.

“Non può essere altro che la ricaduta delle emissioni della centrale di Chernobyl”. A dirlo è Gian Piero Godio, di Legambiente Piemonte e Val d’Aosta, esperto in questioni nucleari. “Altre spiegazioni – sostiene – non potrebbero esserci: il comprensorio della Valsesia non presenta alcuna sorgente radioattiva. La causa più probabile del contagio sono le sostanze emesse in seguito all’incidente nucleare dell’86. Anche se i livelli di Cesio 137 riscontrati negli animali abbattuti mi sembrano quasi inverosimili”.

Al momento è difficile risalire all’origine, ha detto la responsabile dell’Istituto di Radioprotezione dell’Enea, Elena Fantuzzi. “Il cesio 137 – ha detto – è un radionuclide artificiale prodotto dalla fissione nucleare. Viene rilasciato quindi da siti nucleari”. Le ipotesi più immediate sono quelle secondo cui potrebbe essere stato rilasciato in seguito all’incidente nella centrale nucleare di Chernobyl del 1986, ma bisogna considerare anche i siti nucleari nella zona, fra i quali la centrale di Trino Vercellese smantellata nel 1987 e il sito sperimentale dell’Enea a Saluggia “Tuttavia – rileva l’esperta – è vero che la presenza del cesio 137 viene monitorata costantemente a livello nazionale e le quantità rilevate sono inferiori ai valori soglia, che sono molto bassi. I valori rilevati – aggiunge – non sono mai stati preoccupanti”. Secondo Fantuzzi bisognerebbe considerare il metabolismo dei cinghiali, capire se ha caratteristiche tali da favorire l’accumulo del cesio 137 al di sopra dei limiti considerati sicuri.
. .Proprio a Saluggia era stata denunciata una vera e propria emergenza ambientale per la saturazione delle vasche di raccolta di acque contaminate

Piemonte, Cota: “Crosetto in giunta? Non è vero”. Ma spunta un sms

Dario_Fo
Fatto Quotidiano 8/03/2013 i Andrea attualità Giambartolomei | 5 marzo 2013
Aveva detto che uscendo dal Pdl rinunciava a un seggio sicuro. Se sconfitto Guido Crosetto, coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia, sarebbe tornato a fare il suo lavoro, l’imprenditore. Però, dopo le elezioni e dopo esser rimasto fuori dal parlamento, si è mostrato subito disponibile a un nuovo incarico politico, un ingresso nella giunta della Regione Piemonte. Glielo ha chiesto il governatore leghista Roberto Cota che lunedì ha negato: “Crosetto in giunta? Niente di vero”. Tutto vero invece. Lo dimostra un sms del presidente all’interessato. Però Crosetto – interpellato dal fattoquotidiano.it – non vuole passare come un paracadutato alla ricerca di poltrone e precisa: “Nei giorni scorsi mi ero reso disponibile a dare una mano a titolo gratuito e dall’esterno”.

L’sms La dichiarazione di Cota deve essere stata una doccia fredda, ma Crosetto non s’è perso d’animo ed è passato al contrattacco, usando una strategia di cui era stato vittima in passato. Come aveva fatto ,Franco Bechis, vicedirettore di Libero, quando pubblicò la telefonata in cui il sottosegretario dava della “testa di cazzo” a Berlusconi ora è lui ha rendere pubblica una conversazione privata. Proprio l’sms che Cota gli ha inviato qualche giorno fa: “Ho bisogno di te, devo dare una scossa altrimenti andiamo al voto. Vieni avrai l’ufficio vicino a me e insieme proviamo a spalare la …”, riporta l’edizione torinese di Repubblica. Un sms vero: “Di fatto non è stato smentito da nessuno” dice Crosetto.

Una giunta in bilico
Cota aveva bisogno di lui “altrimenti andiamo al voto”. La sua poltrona da governatore traballa, proprio ora che Roberto Maroni è diventato presidente della Regione Lombardia e le tre principali regioni del nord sono rette dalla Lega Nord. Se cade il Piemonte il progetto della macroregione rischia di svanire e Cota sarebbe il responsabile del fallimento. I pericoli ci sono. Solo pochi giorni fa si è dimesso l’assessore allo Sviluppo economico Massimo Giordano, indagato per corruzione, concussione e abuso d’ufficio dalla Procura di Novara. Nessuno è stato nominato al suo posto. Gli equilibri in Consiglio regionale sono cambiati dopo la costituzione di un folto gruppo consigliare di FdI (tra cui il presidente del consiglio regionale Valerio Cattaneo), che ha ridotto il gruppo del Pdl da 22 a 10 consiglieri. Tre assessori (Barbara Bonino, William Casoni e Roberto Ravello) sono di FdI contro i quattro del Pdl. Per questo ci sarebbe bisogno di un rimpasto. Infine in Piemonte alle elezioni politiche il centrodestra è arrivato dietro al centrosinistra, anche se di poco.

La soluzione Cota necessita di qualcuno che possa garantirgli più equilibrio politico e stabilità e nei giorni scorsi Crosetto, rimasto fuori dal Parlamento, si era detto disponibile a fare qualcosa – a titolo gratuito e dall’esterno – per la sua Regione. “Non mi andava che sembrasse un paracadute – precisa ancora – È volontariato”. Ma come si può fare a dare un aiuto dall’esterno? “Se ti serve una mano, per vedere se mi vengono delle idee buone…”. L’idea resta poco chiara, ma non c’è più bisogno di specificarla. Lunedì a margine di un incontro coi sindacato su Fonsai il governatore ha affermato: “Più che a un rimpasto, sto lavorando alla puntualizzazione e al rilancio della nostra azione di governo”. Poi ha aggiunto pure che “ci sarà bisogno di qualche persona nuova in giunta”, ma che l’ingresso di Crosetto “non è nulla di vero” e l’ipotesi è “inventata di sana pianta”. L’sms non diceva questo e in serata Crosetto ha dichiarato alle agenzie: “Se Cota dice di non aver mai pensato a me per un aiuto tecnico, allora chi era quel Governatore della Regione Piemonte che mi ha chiamato e di cui conservo i messaggi ricevuti, nei quali mi si propone di dare una mano e di andare a lavorare nell’ufficio accanto al suo?”. Sedotto e abbandonato Crosetto lascia la sfida: “Ieri gli ho detto: ‘aggiustatevi, punto’”, dichiara al fattoquotidiano.it. A “spalare la …” resterà solo Cota.

La Regione Piemonte, le pezze al sedere e la neve artificiale

corel
Fatto Quotidiano.it di Fabio Balocco | 4 marzo 2013
citando La Regione Piemonte, le pezze al sedere e la neve artificiale

Fatto Quotidiano.it 4/03/2013 attualità
Redazione
Sintesi Cota e da tempo che si lagna del fatto che abbia le pezze al sedere, ovviamente però quando si trattò di spendere un po’ di soldi per rispettare la volontà popolare di andare alle urne sul referendum contro la caccia (che era da anni che doveva essere fatto) o magari non ha più i soldi per la sanità.
Però la Regione, quando vuole, i soldi li trova soldi li trova. Infatti, ecco che all’inizio della stagione invernale ha stipulato un accordo con la Sestrieres s.p.a.
link http://www.lapresse.it/sport/altri-spor … e-1.234229 in base al quale si impegnerà a erogare 5 milioni di euro nei prossimi 5 anni per sovvenzionare l’innevamento artificiale ( d’altronde se uno non va sciare come fa?).
Non contento è abbastanza noto che produrre neve artificiale dannosa per l’ambiente (leggasi soprattutto l’enorme mole di acqua ed energia necessaria per fabbricare la neve fasulla.di Fabio Balocco | 4 marzo 2013

completocarina l’espressione “avere le pezze al sedere”. Rende bene l’idea di chi deve vestire sempre gli stessi abiti, anche se malandati, perché non ha i soldi per comprarne di nuovi. A dire il vero, però, in un’ottica della decrescita “avere le pezze al sedere” potrebbe anche essere un atteggiamento volontario e positivo.

Non è così per la Regione Piemonte, per la quale il governatore Cota si lagna del fatto che abbia le pezze al sedere. Quando si trattò di spendere un po’ di soldi per rispettare la volontà popolare di andare alle urne sul referendum contro la caccia, si disse molto arrabbiato perché già mancavano i soldi ed in più ne avrebbe dovuti spendere per questa quisquilia dei diritti civili. Ed infatti, il referendum non si tenne.

Peccato però che la Regione, quando vuole, i soldi li trova. Infatti, ecco che all’inizio della stagione invernale ha stipulato un accordo con la Sestrieres s.p.a. in base al quale si impegnerà a erogare 5 milioni di euro nei prossimi 5 anni per sovvenzionare l’innevamento artificiale.

Non è la prima volta che la Regione Piemonte interviene per sovvenzionare con soldi nostri iniziative economiche private ed in particolare le stazioni sciistiche. Negli anni scorsi, anche con la Giunta Bresso, è intervenuta pressoché ogni anno per ripianare i debiti di varie località.

Ma se prima l’iniziativa aveva un carattere di estemporaneità, ora, da pochi anni, con la Legge Regionale n. 2 del 2009, i finanziamenti sono garantiti per tutti. Sentite cosa dice in merito l’assessore competente Alberto Cirio: “Con la nuova legge non ci saranno più stazioni sciistiche penalizzate nell’accesso ai nostri contributi e ognuna potrà essere sostenuta in modo equo nelle onerose spese di innevamento artificiale, con criteri uguali per tutti e legati prioritariamente ai km di piste innevate e agli interventi finalizzati a garantire la sicurezza. Inoltre prevedendo un portafoglio specifico per le microstazioni queste non andranno in concorrenza con le grandi, con una situazione evidentemente sproporzionata tipo “Davide e Golia”.

Al di là del fatto che mi fa parecchio arrabbiare (questa volta sono io che mi arrabbio e non Cota) che la Regione spenda soldi miei per finanziare un’attività dannosa per l’ambiente (leggasi soprattutto l’enorme mole di acqua ed energia necessaria per fabbricare la neve fasulla), ma poi dov’è il rischio d’impresa? Uno dei fondamenti della nostra economia dovrebbe essere appunto il rischio d’impresa: dove sta in questo caso? E poi ancora: quanto si pensa di andare avanti a tappare i buchi se continuerà l’andamento climatico attuale?

Per chi è interessato, un interessante articolo sull’argomento è stato pubblicato sulla rivista on-line Dislivelli

Il libro del Pentito Rocco Varacalli sui misteri delle grandi opere, le tav Torino Lione e la Milano Torino e l’articolo sulla tav sul blog dell’ex Europarlamentare Gianluca Susta sulla sostenibilità dell’opera

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Redazione
il 12 luglio 2012 allora Eurodeputato Europeo e ora neoletto Senatore della Repubbllica (nella lista Monti per L’italia ) dichiarava nel suo blog
Che la Torino-Lione resta un’opera fondamentale per lo sviluppo dell’Italia e di tutta l’Europa ed un suo stop costituirebbe un danno grave.
La Torino-Lione resta una priorità per la UE e costituisce per il nostro Paese una grande opportunità per non isolarsi dal resto d’Europa.

Sarebbe utile ricordare che i costi per la realizzazione delle opere, comunque proporzionalmente contenuti e significativamente finanziati anche dalla UE, devono essere considerati inevitabilmente un’ottica di medio e lungo termine e che il calo delle merci – citato come uno dei motivi di questo eventuale ripensamento – é dovuto, oltre che alla recessione, proprio all’inadeguatezza delle reti oggi esistenti.
articolo dal blog Gianluca Susta.it

Nonostante i molti pareri sfavorevoli dati dagli degli esperti e degli economisti e dalla stessa Corte dei conti, ma c’è un fatto da sottolineare comune di Torino e della Valsusa sono notoriamente zone ad alta densità mafiosa e questo sembra a volte passare inosservato, a questo proposito è uscito recentemente. (ed chiarelettere) un libro del pentito Rocco Varacalli dove racconta i i segreti della ‘ndrangheta al Nord
e le sue ramificazioni dentro le amministrazioni, il business della droga e le grandi opere.
Nel suo lavoro spiega Varacalli come alcune grandi opere siano state appaltate dall’andragheta, oltre la Tav , le strutture delle olimpiadi invernali, l’altra velocità Torino Milano. E come il TAV sia sempre stata descitta come un opera irrinunciabile altrimenti rimaniamo tagliati fuori dall’Europa, mentre invece con le ultime elezioni …).
Una parte del suo racconto.
La Tav fa gola alla ’ndrangheta moderna:«Un altro suo grande business è stata la linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Milano, soprattutto nel settore del movimento terra.»
e le sue ramificazioni dentro le amministrazioni, il business della droga e le grandi opere.
Nel suo libro spiega Varacalli come alcune grandi opere siano state appaltate dall’andragheta, oltre la Tav , le strutture delle olimpiadi invernali, l’altra velocità Torino Milano. E come il TAV sia sempre stata descitta come un opera irrinunciabile altrimenti rimaniamo tagliati fuori dall’Europa, mentre invece con le ultime elezioni …).
Nel suo libro mette in evidenza che Tav faceva gola alla ’ndrangheta moderna:«Un altro suo grande business è stata la linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Milano, soprattutto nel settore del movimento terra.»

Il nuovo piano regolatore riporta i cantieri a Viverone (nuovi palazzi in arrivo tanto per cambiare, un po’ di cemento ci mancava)

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Fonte stampa.it 28/02/2013 attualità
Quindici domande
presentate in Comune
Sono quindici le richieste pervenute al Comune di Viverone per la realizzazione di nuove abitazioni o per l’ampliamento di quelle già esistenti. L’amministrazione guidata dal sindaco Antonino Rosa ha dato il via all’operazione di restyling del vecchio piano regolatore con l’adozione di una variante resa possibile dall’articolo 17 della legge regionale, norma che ha permesso di presentare domande di ristrutturazione o di costruzione in un territorio «blindatissimo» dal punto di vista edilizio.
«E’ probabilmente l’ultima possibilità che l’amministrazione offre ai cittadini – spiega il sindaco –infatti un’operazione simile a questa era già stata messa a punto nel 2010 e aveva riscosso un buon interesse». (Più particolari nell’edizione di Biella in edicola oggi)

COMUNICATO STAMPA dell’incontro di una delegazione di “Custodiamo la Valsessera con il Ministro dell’agricoltura con Ministro dell’Agricoltura dr. Mario Catania

corel comunicato Stampa del 17/02/2013 attualità
COMUNICATO STAMPA In data odierna a Vercelli una delegazione di “Custodiamo la Valsessera” ha avuto la possibilità di
incontrare il Ministro dell’Agricoltura dr. Mario Catania. L’associazione attendeva dal Ministro una
risposta all’appello inoltrato a fine ottobre e si era attrezzata a far presente questa fin troppo lunga
“attesa” in occasione della venuta del dr. M. Catania a Vercelli per ragioni di campagna elettorale.

Grazie all’interessamento di Stefano Revello è stato possibile concretizzare un incontro, della
durata di circa ¾ d’ora, dove l’associazione ha avuto modo di ben illustrare sia le ragioni della
propria contrarietà al progetto della Diga in Valsessera che le richieste inoltrate al Ministro per la
revisione e razionalizzazione dei Consorzi di Bonifica; interventi che l’associazione ritenere utili
attuare prima di assumere qualsiasi decisione sul progetto di un nuovo invaso in Valsessera (leggi i
punti dell’appello in coda).

Il Ministro ha subito chiarito che non sussiste alcuna urgenza sul progetto della Diga in Valsessera e
che non è nemmeno in programma, nel breve periodo, la discussione dell’eventuale finanziamento
dell’opera che, ad oggi, è priva della copertura finanziaria.

Ha ribadito, quale filosofia generale, la sua contrarietà ad interventi di cementificazione del suolo
ricordando l’iter del Disegno di Legge presentato, in discussione alla Camera.

Sul tema Acqua ha evidenziato quanto siamo di fronte ad una sfida di lungo periodo, da affrontare
con attenzione considerando che la risorsa sarà sempre più insufficiente e che il settore agricolo
avrà le maggiori difficoltà rispetto alla ovvia preferenza riservata all’uso civico.

Le politiche su tale fronte dovranno essenzialmente perseguire risparmio ed efficienza dei consumi;
gli investimi infrastrutturali dovranno essere sapientemente calibrati con una corretta pianificazione
a cui deve concorrere un ceto politico serio e preparato.

Relativamente all’opera in Valsessera il dr. M. Catania ha specificato che la valutazione tecnica
delle proposte progettuali non è una competenza propria del Ministro; stando sempre a quanto
riferito dal Ministro è parso, agli uffici del Ministero che hanno in esame la pratica, “poco
convincente” il rapporto dei costi/benefici.

L’incontro si è concluso con l’impegno del Ministro ad un approfondimento delle questioni poste
dall’associazione “Custodiamo la Valsessera” sia sulla DIGA che sui Consorzi di Bonifica; ha
disposto in tal senso, dando mandato ai funzionari presenti all’incontro di organizzare nelle
prossime settimane una riunione con i competenti uffici ministeriali per l’esame di dettaglio delle
osservazioni di “Custodiamo la Valsessera”.

“Custodiamo la Valsessera” è pertanto soddisfatta dell’esito delle iniziative messe in campo per
raccogliere l’attenzione del Ministro e ringrazia particolarmente i numerosi attivisti vercellesi del
Comitato Acqua Bene Comune e di Legambiente di Vercelli che sono venuti al solone dugentesco a
sostenere la nostra battaglia.

Per il Comitato Custodiamo la Valsessera
Il Presidente Gian Matteo Passuello

Pray 17 febbraio 2013

Le problematiche fatte presenti al dr. M. Catania

1. Il declassamento a consorzio irriguo, per esaurimento della funzione di bonifica, del Consorzio
di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese (ovvero la radicale revisione e riduzione del
comprensorio classificato a “bonifica”).
2. L’accorpamento dei consorzi irrigui per bacino idrico come da indicazioni Regionale e
Nazionale (accorpamento dei tre consorzi gravitanti sul fiume Sesia).
3. La riduzione dell’eccessivo e distorto riconoscimento delle spese generali sostenute dai
Consorzi di Bonifica per realizzare opere di bonifica completamente pagate dallo Stato
(attualmente contabilizzate tra il 13-16% sul valore dell’opera).
4. L’attribuzione ai fruitori del servizio irriguo, per ragioni equitative rispetto a quanto disposto
per gli investimenti acquedottistici in carico all’utenza al 100%, di almeno una quota parte degli
investimenti per le opere di bonifica (ad oggi sostenute dallo Stato o dalla Regione
rispettivamente al 100% e al 95%).
5. Contenimento, con la revisione dei criteri, della facoltà impositiva dei consorzi di Bonifica per
“benefici di bonifica”, sovente ingiustificata gabella che costituisce il 35% delle entrate degli
enti irrigui (fonte INEA 2011)
6. L’introduzione di nuove regole per la maggiore trasparenza nella gestione dei Consorzi di
Bonifica (tra cui l’impedimento di conduzioni a carattere famigliare).
7. Una corretta valutazione delle idroesigenze, congruente alle disponibilità idriche naturali ed alla
luce delle evidenze agronomiche (il 2012, anno dalla piovosità scarsa, ha garantito ottimi
risultati produttivi per resa e qualità alla risicoltura) nonché delle effettive priorità (sofferenza
idrica più accentuata nel cuneese rispetto al quadrante BI-VC-NO-VCO), del quadro
commerciale (crollo in borsa delle quotazioni riso, la preventivata riduzione delle superfici
coltivate e della contribuzione PAC) e del possibile ricorso a colture “in asciutta”.
8. Il Commissariamento del Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese a seguito
dell’inchiesta CENTURIONE e della mancata sospensione di Carmelo Iacopino dall’incarico di
consulenza.

Rette a carico dei malati nelle residenze per anziani “La Regione non ci rimborsa da mesi,non abbiamo alternative

corel
È emergenza totale nell’assistenza sanitaria in Piemonte. Ieri, nell’arco di poche ore, il sistema ha raggiunto il collasso: l’Anaste ,l’associazione che gestisce 6 mila 500 dei 20 mila posti letto nelle Residenze Socio Assistenziali in Piemonte haannunciatochedamarzole famiglie dei ricoverati dovranno pagarsi-oltre alla cosiddetta quota alberghiera – anche quella sanitaria che la Regione non rimborsa ormai da mesi alle circa 50 strutture più grandi della regione. Contemporaneamente, le rappresentanze dei Comuni dell’Anci hanno respinto a Co- ta e Monferino la bozza di delibera che cancella la copertura sanitaria per la domiciliaritàa chi ha un Isee superiore ai 15 milaeuro:«Un provvedimento totalmentecontrarioallalinea dellastessaRegionecheinten- deva potenziare l’assistenza domiciliare per alleggerirei ricoveri negli ospedali», sottoli- nea l’assessore all’assistenza del Comune, Elide Tisi. Infine la cosiddetta semi-residenzialità per legata ai Dipartimenti di salute mentale e alle strut- ture ad essi collegate: «I ritardineipagamenti-annunciaun comunicato firmato da Fenascop e Ceapi – determinano una totale mancanza di liqui- dità che mette a rischio gli stipendi di migliaia di operatori e il proseguimento dell’assistenza per oltre 2.000 pazienti oggi in cura in comunità alloggio, gruppi appartamento o in case di cura a gestione acquistata». Crediti mai incassati Non è una provocazione, ma una strada obbligata quella dell’Anaste: «Nei confronti della Regione – dice il presidente Michele Assandri – abbiamo un credito di 265 milioni: di fronte ai 2miliardi e 800 milioni di debito che la Regione stessa ha nei confronti dei fornitori,è evidente che non incasseremo mai questi rimborsi». Risultato? «Il sistema delle banche ci sta ri- mandando le fatture-prosegue Assandri – perché il famoso sistema dicertificazione regionale che avrebbe dovuto consentirci l’accesso ai crediti attraverso le banche non è mai partito». E per andare avanti le strutture-considerate non come fornitori della Sanitàma come prestatori d’ope- riaaccreditati,equindi fuori da un eventuale piano di rimborso a favore dei fornitori – chiederanno mediamente1.400euroalmeseai ricoverati, che si aggiungono agli altri 1400 euro già versati come rettaalberghiera. A rischio anche iLea La bozza di delibera che l’Anci boccia e rimanda alla Regione perché sia cancellata annulla di fatto il diritto ai livelli minimi di assistenza a chi è seguito a casa, malato cronico non autosufficiente, ma ha un Isee superiore ai 1 milaeuro.Unnumeroaltissimodi persone,intutto il

Piemonte,non avrà più copertura sanitaria sela deliberà passerà. Torino ei lPiemonte La crisi non è più soltanto di Torino-città. L’emergenza è regionale anche per la salute mentale e la tossicodipendenza. «I minori fi- nanziamenti nazionali e itagli impostiallasanità-dicono Sara Cas- si,presidente Fenascop,eGiuseppe Maranzano,presidente Ceapi- hanno fattoscaderelasalutemen- tale e la tossicodipendenza di al- meno tre gradini nella scala delle prioritàregionali,mettendoinul- timafilaipagamentiaoperatorie strutturechedaannisioccupano dellacuradiquestepatologie» Per la Regione, quella del- l’Anaste è «una provocazione: le casediriposononpossonoriva- ersi sull’utente in quanto per legge gli ospiti hanno diritto all’assitenza Lea». Immediate le reazioni politiche: «Di fronte a una situazione drammatica per migliaia di famiglie – dice Nino Boeti,Pd-Monferino e Cotanon possono limitarsi alle solite enunciazioni di principio e alle promesse poi non mantenute». E Mauro Laus: «La prima risposta ai debiti scaduti doveva arrivare grazie a un emendamento proposto dall’opposizione che era stato accolto dalla giunta all’articolo 36 e che prevedeva l’avvio entro il 31maggio scorso di un sistema di accertamento dei crediti da parte della Regione, in collaborazione con Finpiemonte e Consip. Ma era una bufala: la giunta non ha previsto alcuna copertura al provvedimento».

Biella: a fuoco 100 ettari di bosco nella Valle del Cervo

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Fonte il giornale della protezione civile 4/02/2013 attualità
E’ emergenza incendi nei boschi della Valle del Cervo, nel biellese. In quattro giorni sono andati a fuoco 100 ettari di vegetazione, e le squadre di soccorso sono ancora all’opera per contenere le fiamme
Lunedi 4 Febbraio 2013 – Dal territorio

Da quattro giorni la Valle del Cervo, nel biellese, è interessata da numerosi incendi che hanno bruciato ad ora circa 100 ettari di bosco.
“L’incendio è sicuramente doloso e le indagini sono in corso”, ha detto Alessandro Mezzano, sovraintendente del Corpo Forestale di Biella, ed il clima secco degli ultimi giorni unito alle forti raffiche di vento non aiuta ad arginare il rischio.

Sono 80 i volontari dell’Antincendio boschivo e 3 del Corpo Forestale alle prese con i diversi focolai, inoltre due Canadair provenienti da Roma e da Genova e un elicottero da Domodossola sono intervenuti a sostegno delle squadre di terra.

Le fiamme hanno interessato il bosco tra le frazioni di Forgnengo, Piaro, Rosazza e Quittengo e, almeno nella giornata di oggi, la zona arsa non era vicina a centri abitati.

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