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#picciottostaisereno (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 25/05/2014 .Marco Travaglio attualità

Massima solidarieta agli elettori del Pd, dal Piemonte alla Sicilia. In Piemonte, che oltre a mandare alla Regione l’ex sindaco ed ex banchiere Sergio Chiamparino e in Europa Alessia Mosca (tecnicamente: effetti collaterali), essi dovranno avallare un’opera pubblica faraonica, mostruosa, inutile, inquinante da 20-25 miliardi: il Tav Torino-Lione (per sole merci, gia oggi insufficienti a coprire la capienza della ferrovia esistente). Nelle isole, gli elettori del Pd sono ancora piu sfortunati, soprattutto a quelli dotati di buona memoria storica e dunque legati all’eredita berlingueriana.

Il 6 giugno 1984, cinque giorni prima di morire e 11 giorni prima delle elezioni europee, Enrico Berlinguer sintetizzo cosi la missione del suo Pci: “Dobbiamo portare in Europa l’immagine e la realta di un Paese che non sia caratterizzato dalla P2, dalle tangenti, dall’evasione fiscale e dall’iniquita sociale qual e quella che si e vista col decreto che taglia i salari, per portare invece nella Comunita europea il volto di un Paese piu pulito, piu democratico, piu giusto”. Quanto alla P2, Cicchitto sostiene ufficialmente il governo Renzi e B. e coautore della riforma costituzionale. Quanto alle tangenti, basta la parola: Greganti. Quanto all’evasione, l’unico candidato sardo e Renato Soru, che ha gia dovuto ammettere (e restituire all’Agenzia delle Entrate) 7 milioni sottratti al fisco (la stessa somma per cui e stato condannato B.) e mercoledi comparira in tribunale – fresco eurodeputato – per rispondere delle ricadute penali. Poi c’e la trattativa Stato-mafia, che Berlinguer non cito solo perche non era ancora cominciata e forse non poteva neppure immaginarla: lui che, durante il sequestro Moro, s’era battuto contro la trattativa Stato-Br (caldeggiata da Craxi e mezza Dc). Ora il Pd candida, proprio in Sicilia, il professor Giovanni Fiandaca, e proprio perche ha appena scritto un libro che giustifica la trattativa Stato-mafia. Il veterano dei corazzieri Emanuele Macaluso, sul Foglio , chiede a Renzi “la sua adesione esplicita alle tesi e al garantismo di Fiandaca” (voluto dai cuperliani siculi e sostenuto dal capataz renziano, l’inquisito Faraone) per dare “al governo e al partito il primo importante segnale di svolta in materia di giustizia”. E cioe che “la lotta alla mafia dev’essere condotta con le leggi e con le regole previste dallo stato di diritto”. Finora infatti e stata condotta violando le leggi e le regole dello stato di diritto, a colpi di tortura e forse di garrota. Urge “il ritorno a Sciascia e alla sua lungimiranza”: quella lungimiranza che porto il grande scrittore a prendere una ciclopica cantonata, attaccando Borsellino e la sua promozione a procuratore di Marsala, che pareva preludere a quella di Falcone alla Procura di Palermo, nel famigerato articolo sul Corriere contro i “professionisti dell’antimafia”. Macaluso, non contento dell’incredibile candidatura di Fiandaca, vorrebbe che Renzi alzasse la voce (peraltro all’unisono con quella di Riina) contro Nino Di Matteo e gli altri pm del processo Trattativa. Poi, se resta tempo, il premier dovrebbe sposare anche la “tesi di Fiandaca”: e cioe che, quando la mafia comincia a mettere le bombe, lo Stato anziche combatterla deve genuflettersi e trattare, “in stato di necessita” e naturalmente “a fin di bene”. Si spera che il Lodo Macaluso-Fiandaca valga, per coerenza, anche nella lotta ai terroristi e ai sequestratori: se compiono o minacciano stragi, o rapiscono qualcuno, per combatterli meglio bisogna trattare con loro. Ora, si da il caso che una legge italiana proibisca ai familiari dei sequestrati di pagare il riscatto e preveda addirittura il sequestro dei loro beni. Una legge che inspiegabilmente (almeno per i Macaluso e i Fiandaca) stronco dopo decenni la piaga endemica dei sequestri di persona. Ecco dunque la svolta garantista tanto attesa per la riforma della giustizia: trattare con i terroristi e con la criminalita organizzata, pagare i riscatti, insomma calarsi le brache. Il tutto, si capisce, nel nome di Berlinguer. Le mafie stanno gia tremando

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Cassa integrazione, Cgil: “500 mila lavoratoti hanno perso 2.600 euro”

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Da gennaio ad aprile 2014 sono state autorizzate alle imprese oltre 350 milioni di ore di cig, svaniti in totale 1,3 miliardi di euro di reddito
Fonte di Redazione Il Fatto Quotidiano | 24 maggio 2014 attualità
Tra gennaio e aprile 2014 i lavoratori in cassa integrazione hanno perso nel complesso redditi per 1,3 miliardi. Se si scende nel dettaglio, significa che, in media, i 510 mila lavoratori in cassa a zero ore hanno perso 2.600 euro a testa. Il dato è riportato dalla Cgil, con riferimento ai 351 milioni di ore di cassa autorizzate dall’Inps nei primi quattro mesi del 2014.

Ad aprile sono stati autorizzati alle aziende 86,8 milioni di ore di cassa. Le ore di cassa nel mese sono diminuite del 13,3% rispetto a marzo, e del 13,2% rispetto ad aprile 2013. Ma mentre si è registrato un calo consistente della cassa ordinaria, sono aumentate le richieste della cig straordinaria. “La crescita esponenziale della cassa integrazione straordinaria – afferma il segretario confederale della Cgil Elena Lattuada – segnala la permanenza di un livello strutturale della crisi, economica e produttiva. Nello specifico preoccupa enormemente la situazione in cui versano alcuni settori e aree del paese, siderurgia ed edilizia in primis, realtà diverse tra loro ma accomunate da una generale sottovalutazione dello stato di crisi in cui versano”.

La Cgil – che torna a chiedere con urgenza il rifinanziamento della cassa in deroga – ricorda che ad aprile a fronte di 86,8 milioni di ore di cassa nel complesso, la cig ordinaria diminuisce del 17,71% su marzo (a 22,5 milioni di ore) mentre la straordinaria con 46,9 milioni di ore aumenta del 3,2%. Diminuisce anche la cassa in deroga (-36,33% su marzo con 17,3 milioni di ore).

Nel primo quadrimestre dell’anno sono stati autorizzati alle imprese oltre 351 milioni di ore di cassa (-4,44% sullo stesso periodo del 2013). Nel periodo è diminuita la cig ordinaria (-27,08%) mentre è aumentata la richiesta per la cassa straordinaria (+18,16%). La cassa integrazione in deroga tra gennaio e aprile è diminuita dell’8,3% sullo stesso periodo del 2013.

Ad aprile, considerando un ricorso medio alla cig, pari cioè al 50% del tempo lavorabile globale (9 settimane), sono coinvolti 1.022.078 lavoratori in cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 17 settimane lavorative, si determina un’assenza completa dall’attività produttiva per 511.039 lavoratori, di cui 250 mila in cassa integrazione straordinaria e 115 mila in quella ordinaria.

FIERO DI ESSERE POPULISTA

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Preso a Altrainformazione.it Fonte ilribelle.com di Alessio Mannino attualità
Che paura, il populismo. Re Giorgio, essendo re e non solo presidente della repubblica, ha invitato gli italiani a recarsi alle urne per sconfiggere «i populismi». Soltanto ventiquattr’ore prima aveva detto che non sarebbe entrato a gamba tesa nel dibattito politico, cosa che per altro fa da almeno tre anni facendo e disfacendo governi sulla testa degli elettori, che devono “ubbidir votando” e cuccarsi i Monti, i Letta e i Renzi per volontà sua, di Sua Maestà quirinalizia.
Ma cos’è, questo populismo? E’ il socialismo rurale nella Russia della seconda metà dell’Ottocento: non direi, è leggermente datato, ci ha pensato Lenin buonanima a seppellirlo con le sue aristocrazie proletarie. E’ il coevo People’s Party statunitense degli Stati centrali e agricoli: neanche questo, di recente negli Usa è stato affibbiato il marchio al Tea Party reo di costituire una destra non allineata ai grandi interessi finanziari. E’ il movimento argentino fondato dal simpatizzante fascista Peron e reso quasi mainstream da sua moglie Evita: la coppia Kirchner che ne è la replica degli anni 2000 è denominata così perché ha ripudiato il liberismo eterodiretto dall’Fmi restituendo sovranità al paese.
E’ il ventennio berlusconiano in Italia fondato sulla concentrazione del potere mediatico e sul suo uso e abuso dell’immaginario (la “massaia” del qualunquista Mike Buongiorno, gli yuppies, il mito del benessere e del successo): nemmeno, con Berlusconi siamo all’illusione pura che malcela i propri affari e gli affari propri, che è quanto di più terra terra esista sulla faccia della Terra.
Lasciamo perdere la Storia, che non è magistra vitae di niente per il semplice fatto che non viene studiata. Il termine è una di quelle parole manipolate, vilipese, stirate e stiracchiate, interpretate in mille modi a seconda di come faccia comodo. I politologi liberali, spacciati per seri e scientifici quando non sono che ideologizzati al cubo almeno quanto i loro sconfitti avversari marxisti, ne fanno un sinonimo di “demagogia”, cioè un consapevole raggiro del popolo per accaparrarsene il favore e conquistare il potere. In questo senso, oggi nell’Europa che si accinge a rinnovare la tribuna simbolica del parlamento di Bruxelles sono accusati di demagogia Grillo in Italia, Farage in Inghilterra, la Le Pen in Francia, solo per stare ai più famosi.
Populista sarebbe chi, in sostanza, si appella al popolo “buono” contro l’establishment “cattivo”. E rincorre tutti gli istinti, specialmente i più bassi, del popolaccio minuto e straccione, per definizione scontento. Messa infantilmente così, non è un’analisi: è una caricatura. Piena di snobismo e orrore per l’incolto e l’inclita, per chi non ha studiato, per la gente supposta non solo ignorante, ma anche stupida, animalesca, irresponsabile, anche un pochino brutta a vedersi. Diciamo pure repellente, con quel sudore che le cola sulla fronte e quelle manacce sporche di lavoro. Con quella sua inspiegabile incapacità di comprendere che se viene spremuta di tasse e subissata di obblighi internazionali, è per il suo bene. Bifolchi ingrati, questi uomini e queste donne della strada: invece di portare gioiosamente il fardello e rendere grazie all’Euro, al rigore, ai mercati, all’economia padrona e ai partiti suoi servitori, s’incarogniscono pure, gli screanzati. Hanno la faccia tosta di credersi nel giusto e nutrire un radicato senso di vomito per politici, banchieri, grand’industriali, gazzettieri, camerieri e comari che se la cantano e se la suonano e intanto arraffano, spartiscono, carriereggiano e puttaneggiano. Col consenso di chi dà loro credito, che è ancora un parte consistente, benché sempre più minoritaria, dello schifatissimo “popolo”.
Ma gli altolocati non sopportano l’idea che esista una fetta altrettanto rilevante di popolino che la fiducia in loro l’ha persa e si rifugia nell’astensione o, crimine dei crimini, nel voto alle forze “populiste”. Osano mettere in discussione la moneta unica delle banche, la sudditanza ai gangsters delle Borse, i sacri parametri del Pil e del deficit, perfino in qualche caso la stessa democrazia delegata ed elitaria. Sono pericolosi agenti del caos, distruttori e nichilisti, nemici della patria (“chi critica è disfattista”, ha detto un noto premier democratico in puro stile autoritario).
Populista, adesso, vuol dire una cosa sola: essere contro l’oligarchia al potere (la trojka finanza-politica-media) e per il popolo, inteso come cittadinanza di liberi e uguali, che il potere se lo riprende per rifondarlo sul principio di sovranità, diretta e senza autorità superiori. Il popolo è sovrano, no? Dunque il populismo è un diritto e un dovere.
Alessio Mannino
Fonte: http://www.ilribelle.com
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Renzinguer (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 24/05/2014.Marco Travaglio attualità

Nella sua esagitata campagna elettorale, Beppe Grillo almeno un risultato l’ha ottenuto: costringere Matteo Renzi a nominare – per la prima volta in vita sua, o quasi –Enrico Berlinguer. Il che dimostra uno dei tanti paradossi dei 5Stelle: volenti o nolenti (spesso a loro insaputa), svolgono la stessa funzione dei predatori in natura: migliorano le prede che vogliono cacciare, aiutandole dunque a sopravvivere. Come ricorda Scanzi nel suo blog, senza i 5Stelle in Parlamento col cavolo che il Pd avrebbe votato subito e col voto palese per la decadenza di B. e per l’arresto di Genovese (nel 1998-’99 avevano salvato persino Previti e Dell’Utri). Se poi Renzi fosse sincero fino in fondo, dovrebbe ammettere che, senza il terrore di Grillo, il Pd allora dalemian-lettian-bersaniano non gli avrebbe spianato la strada alla segreteria e poi al siluramento del governo Letta.

“Sciacquati la bocca quando parli di Berlinguer”, ha urlato giovedi il premier a Grillo da una piazza del Popolo semipiena o semivuota. E, se Grillo si fosse paragonato all’ultimo vero leader della sinistra italiana, da cui quasi tutto lo divide, si sarebbe meritato anche di peggio. La verita e che non l’ha fatto: anzi, ha precisato di avere tutt’altra storia, pero ha raccontato un fatto vero e facilmente verificabile. E cioe che l’avvocato Giuseppe Zupo, responsabile giustizia e legalita del Pci di Berlinguer (posto ora occupato dalla Morani e dalla Picierno, per dire l’evoluzione della specie), ha scritto una lettera a Grillo e rilasciato un’intervista a Micromega in cui riconosce ai 5Stelle il loro impegno sulla questione morale di Berlinguer abbandonata dai suoi presunti eredi. E allora chi dovrebbe sciacquarsi la bocca? Non abbiamo titoli per rispondere, ma per porre qualche domanda forse si. L’altro giorno abbiamo dato atto a Renzi di aver rinunciato, dimettendosi dall’azienda di famiglia, alla sua pensione privilegiata, nata da un trucchetto che e gia costato processi e condanne ad altri politici che l’avevano tentato e che il Fatto ha svelato in beata solitudine. Berlinguer si sarebbe fatto beccare con un simile sorcio in bocca? Berlinguer fu pubblicamente processato da Napolitano & miglioristi sfusi perche non voleva allearsi con Craxi (lo chiamava “il gangster”), e finche ebbe un respiro in gola denuncio l’inquinamento della P2: ve lo vedete mentre riceve il compare di Craxi, tessera P2 n. 1816, per concordare non solo la legge elettorale (mossa obbligata dopo il diniego di Grillo), ma anche la riforma della Costituzione? Ve l’immaginate che risponde a B. “del presidenzialismo se ne puo parlare?”. Ve lo figurate che governa col piduista Cicchitto? Che nomina un rinviato a giudizio vice-ministro dell’Interno e tre inquisiti sottosegretari? Che candida alle Europee imputati, inquisiti e (in Sicilia) il professor Fiandaca, noto giustificazionista della trattativa Stato-mafia? Che piazza Emma Marcegaglia, azionista e dirigente di un’azienda condannata per tangenti all’Eni, alla presidenza dell’Eni? Che si tiene nel partito Giancarlo Quagliotti, condannato con Greganti per una tangente Fiat sui rispettivi conti svizzeri, dunque braccio destro del sindaco renziano Fassino? Nel forum- intervista con il Fatto, abbiamo discusso con Renzi degli inquisiti in politica. La sua posizione, purtroppo, e la stessa di tutto il resto della vecchia casta: la presunzione di innocenza come scudo e alibi per non cacciare nessuno. Per Renzi non c’e alcuna differenza fra chi e indagato (o addirittura imputato) e chi non lo e: sono tutti gigli di campo, anche dopo il rinvio a giudizio, come se i magistrati si divertissero a inquisire e a mandare a processo la gente cosi, per sport, a casaccio. Per lui la differenza la fanno solo le condanne in Cassazione. Dunque, visti i tempi della giustizia, qualunque delinquente puo restare in politica e nelle istituzioni per dieci anni. Se, per dire, il suo vicino di casa fosse indagato o imputato o condannato (ma non definitivo) per pedofilia, Renzi gli affiderebbe serenamente i suoi figli quando si assenta da casa e attenderebbe la Cassazione per rivolgersi a qualcun altro. Ma qui non c’e neppure bisogno di scomodare la buonanima di Berlinguer, o di sciacquarsi la bocca: basta collegarla al cervello.

Ilva, morti amianto: condannati 27 ex dirigenti per omicidio e disastro

Primo grado di giudizio. Per l’ex vice presidente Fabio Riva, ora a Londra in attesa di estradizion sei anni di reclusione, pena maggiore rispetto a quella chiesta dalla procura. Tra i colpevoli anche Pietro Nardi, l’uomo che, secondo indiscrezioni, era candidato a diventare nuovo commissario straordinario dell’azienda al posto di Enrico Bondi. I familiari: “Sentenza storica”
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Fonte Redazione Il Fatto Quotidiano | 23 maggio 2014 attualità

Omicidio colposo plurimo e disastro. Sono i reati per i quali il tribunale di Taranto ha emesso 27 condanne nei confronti di altrettanti ex dirigenti dell’Ilva e della vecchia Italsider di Stato per la morte di 28 operai, deceduti per mesotelioma pleurico contratto per l’esposizione all’amianto presente nella fabbrica.

Condannati anche Giorgio Zappa, ex direttore generale di Finmeccanica (otto anni e sei mesi) e Francesco Chindemi già amministratore delegato della Lucchini (otto anni).

Sei anni di reclusione per Fabio Riva, l’ex vice presidente dell’omonimo gruppo che da tempo si trova a Londra in attesa di estradizione. Per l’imprenditore lombardo una pena addirittura maggiore rispetto a quella formulata dal sostituto procuratore Raffaele Graziano che aveva avanzato una richiesta di pena a quattro anni e sei mesi di carcere. Condannato a sei anni di reclusione anche l’ex direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, anche lui come Riva arrestato nell’ambito della maxi inchiesta “ambiente svenduto”. Non luogo a procedere, invece, per Emilio Riva, ex patron della fabbrica, deceduto lo scorso 30 aprile.

Tra le 27 condanne spunta anche il nome di Pietro Nardi, l’uomo che, secondo diverse indiscrezioni, era candidato a diventare il nuovo commissario straordinario dell’Ilva al posto di Enrico Bondi. Il giudice Simone Orazio lo ha riconosciuto colpevole della morte di 10 operai e del disastro colposo causato dall’omissione dolosa delle cautele. Le condanne nei confronti degli altri imputati, tutti ai vertici dello stabilimento siderurgico ionico tra il 1975 e il 1995, variano da un minimo di quattro anni a un massimo di nove anni e sei mesi. Le maggiori sono state inflitte ai dirigenti della vecchia Italsider. Bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per comprendere i criteri seguiti dal magistrato nella applicazione delle pene, ma appare altamente probabile che il giudice abbia ritenuto maggiormente responsabili i dirigenti che prima di altri sono venuti a conoscenza della pericolosità delle di fibre di amianto senza intervenire in modo adeguato per risolvere il problema. Il tribunale ha inoltre riconosciuto il risarcimento nei confronti dei familiari delle vittime e nei confronti dei sindacati Fiom e Uilm, costitutiti parte civile nel procedimento.

Nell’aula al termine della lettura del dispositivo è partito un applauso dei presenti. “Pur ribadendo– ha detto uscendo dall’aula il procuratore Franco Sebastio – che è solo una sentenza di primo grado e che in Italia vige la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, dobbiamo riconoscere che questa sentenza stabilisce quantomeno che la procura non ha commesso errori nella costruzione delle indagini”.

Soddisfazione è stata espressa dai familiari che hanno definito il verdetto “una sentenza storica” . “Questo lungo dibattimento – aveva spiegato il pm Graziano durante la sua requiesitoria – rappresenta uno spaccato della vita della comunità tarantina. È una vicenda che mostra le gravi violazioni avvenute in fabbrica in materia di sicurezza in fabbrica”. Una tesi confermata, quindi, anche dal tribunale e che arriva a poco meno di un mese dalla prima udienza preliminare del maxi processo all’Ilva, ma soprattutto che arriva quasi in contemporanea all’incontro tra Bondi e la famiglia Riva per la ricapitalizzazione. “Il prossimo 26 maggio faremo avere al commissario la nostra posizione” ha commentato all’esito dell’incontro Claudio Riva che poi ha aggiunto “Senza un futuro per l’Ilva penso ci sia poco futuro per l’Italia nella siderurgia”.
di Francesco Casula,

Ma mi faccia il piacere (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 12/05/2014. Marco Travaglio attualitrà

Servizi asociali/1. “Il primo giorno di Berlusconicoi malati: ‘Sarà un arricchimento personale’” (Libero, 9-5). Ha intenzione di borseggiarli? Servizi asociali/2. “Sto facendo una ricognizione delle ultime cure inventate per l’Alzheimer, così da dare agli infermi la possibilità di fare qualcosa di più” (Silvio Berlusconi, 9-5). Forse c’è un equivoco: quello da curare e rieducare è lui.La Sacra Famiglia. “Marina ha le qualità di Silvio, vincerebbe le elezioni” (Francesca Pascale, Corriere della sera, 11-5). Potrebbe essere mia figlia, anzi mia madre, insomma fate voi.

Forza Libano. “Se ci fosse un partito delle vittime degli errori giudiziari, prenderebbe il 18, forse il 20 o il 21 per cento, secondo tre sondaggi che abbiamo commissionato. In Italia ce ne sono milioni e io ne so qualcosa” (Berlusconi, Corriere della sera, 11-5). Rinasce finalmente il Pdl: Partito dei Latitanti.


La differenza.
“Oggi la sinistra è più pericolosa che nel ’94” (Berlusconi, il Giornale, 11-5). Infatti oggi è alleata con lui.

Il papà di figlia. “Pierluigi Boschi, padre della ministra Maria Elena, promosso vicepresidente di Banca Etruria” (dai giornali dell’8-5). È ufficiale: con Renzi torna la meritocrazia.

Sante parole. “Lite tra forzisti e Ncd: ‘Inutili’, ‘ubriaco’, ‘nè carne né pesce’, ‘stampelle di Renzi’” (Libero, 11-5). E, per la prima e ultima volta, hanno tutti ragione.

Il genio. “Se Ncd non raggiungesse il 4% e FI stesse sotto il 20 sarebbe un problema” (Stefano Fassina, Pd, Libero, 11-5). Perchè non li vota lui?

La bufala. “La bufala dei forcaioli: patto Scajola-’ndrangheta. Repubblica s’inventa un legame tra l’ex ministro e i boss ma la Procura non l’ha mai scritto” (il Giornale,11-5). Infatti la Procura l’ha solo iscritto per concorso esterno in associazione mafiosa. Che sarà mai.

Garantisce lui. “Ho chiesto a Draghi se esistesse una sua aspirazione a sostituire Giorgio Napolitano al Quirinale. Draghi mi ha risposto con un diniego totale” (Eugenio Scalfari, la Repubblica, 11-5). Parola di chi garantì che Monti non si sarebbe candidato e Napolitano non si sarebbe ricandidato. Quindi è ufficiale: Draghi prossimo presidente della Repubblica.

Asfalto. “Io e Marina asfaltiamo tutti” (Silvio Berlusconi, 7-5). Con tutto l’asfalto che ha in testa, ne ha per tutti.

L’esule. “Io sono un prigioniero politico perchè quella di venerdì è stata una sentenza politica già scritta di un processo che mi ha perseguitato per oltre 20 anni soltanto perchè ho fatto assumere Vittorio Mangano come stalliere nella villa di Arcore del presidente Berlusconi. Una persona per me davvero speciale, anche se aveva dei precedenti penali” (Marcello Dell’Utri da Beirut, la Repubblica, 11-5). O forse proprio per questo.

Gritler. “Beppe Grillo è un dittatore, parla come Hitler” (Silvio Berlusconi, 7-5). Tutta invidia.

Digitale terrestre. “Non porgo l’altra guancia” (Piero Fassino, Pd, sindaco di Torino dopo aver risposto col dito medio alzato ad alcuni contestatori, Corrieredellasera, 6-5). Semmai l’altro dito.

L’intenditore. “La Juve che farei per l’Europa” (Luciano Moggi, Libero, 6-5). E soprattutto gli arbitri che designerei.

Curriculum. “Abuso edilizio per Giorgio Gori: la Lega contro il candidato Pd a sindaco di Bergamo” (la Repubblica, 10-5). Non bastava il passato di direttore di Canale5, Rete4 e Italia1: a Gori mancava qualcosa. Ora, con l’abuso edilizio, è il sindaco perfetto.

Mal-Tauro. “Il Gruppo Maltauro intende,con l’adozione del Codice Etico, ribadire che le proprie strategie di sviluppo e di crescita economica sono fondate sull’intero patrimonio di valori e principi che caratterizzano,e hanno caratterizzato, la storia ed il modo di operare delle singole società del gruppo. Nel Codice Etico sono formalizzati i principi fondamentali cui le singole società del Gruppo sono tenute a uniformarsi e che consistono nella scrupolosa osservanza della legge, nel rispetto degli interessi legittimi del cliente, dei fornitori, dei dipendenti, degli azionisti, della concorrenza leale, delle istituzioni e della collettività” (dal sito web del Gruppo Maltauro). “L’imprenditore vicentino Enrico Maltauro, Ad del Gruppo,è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Milano su episodi di turbativa d’asta e corruzione legati a Expo: secondo i pm, avrebbe versato ’30-40 mila euro al mese’ in contanti o come fatturazione di consulenze alla cupola degli appalti”(dai giornali,9-5).Ha scritto il Codice Etico, ma si è scordato di leggerlo.

Fischi per fiaschi. “Anch’io, al vostro posto, avrei fischiato l’Inno nazionale” (Beppe Grillo, comizio a Napoli, 8-5). Ora è ufficiale: i 5Stelle sono pronti per governare. Danni. “Come ministro della Cultura intendo sfidare la televisione: ha fatto tanti danni alla lettura, ora deve risarcirci” (Dario Franceschini, Pd, 8-5). Mai quanti ne ha fatti il ministro Franceschini come scrittore.

Sole che Sorgi. “Grillo punta a spostare i sondaggi con lo sciacallaggio sull’inchiesta Expo” (Marcello Sorgi, La Stampa, 10-5). Giusto: chi non ruba è uno sciacallo.

Bascetta chi?
“Il fatto è che l’antiberlusconismo (non il legittimo conflitto con le politiche liberiste del suo governo) ha coinciso con una delle espressioni più miserevoli della storia politica italiana. Ci ha recato la squisita prosa di Travaglio, l’arte melodrammatica di Santoro, tanti palloncini viola e naturalmente le mobilitazioni di massa trascinate da MicroMega” (Marco Bascetta, il manifesto, 6-5). E Bascetta niente, mai uno che si ricordasse di lui

E’ ufficiale! La Russia vieta completamente gli OGM

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Fonte Disinformazione.it Redazione Teste Libere 5/05/2014 attualità

Il Primo ministro Dmitri Medvedev ha annunciato recentemente che la Russia non importerà più prodotti contenenti OGM, affermando che la nazione ha spazio e risorse sufficienti per produrre cibo organico.
Se agli Americani piace mangiare prodotti contenenti OGM, che se li mangino. Noi non ne abbiamo bisogno; abbiamo abbastanza spazio e la possibilità di produrre alimenti biologici.

La Russia ha l’obiettivo di aggiungersi alla lunga lista (che cresce senza sosta) dei paesi anti-OGM. Lo fa dopo che un gruppo di scienziati russi ha esortato il governo a stabilire una moratoria di almeno10 anni sugli OGM ed a studiare in modo approfondito la loro influenza sulla salute umana.
“E’ necessario vietare gli OGM e imporre una moratoria di 10 anni. Quando gli OGM saranno vietati, potremo pianificare degli esperimenti, delle prove o forse anche nuovi metodi di ricerca che potranno essere sviluppati. E’ stato provato che non solo in Russia, ma anche in numerosi altri paesi del mondo, gli OGM sono pericolosi. I metodi per ottenere gli OGM non sono perfetti, quindi, a questo stadio, tutti gli OGM sono pericolosi”.

“Il consumo e l’utilizzo degli OGM ottenuti in un certo modo può condurre a tumori, cancro e obesità negli animali. La Bio-tecnologia dovrebbe certo essere sviluppata, ma gli OGM andrebbero fermati. Dovremmo cessare di propagarli.” (Irina Ermakova, vice presidente dell’Associazione nazionale per la sicurezza genetica russa).
Un certo numero di scienziati del mondo intero hanno chiaramente sottolineato i pericoli potenziali associati al consumo di OGM. Ho recentemente pubblicato un articolo intitolato “10 studi scientifici dimostrano che gli OGM possono nuocere alla salute umana” . Sono solo alcuni tra le centinaia di studi che sono ora disponibili al pubblico e sembra che continuino ad aumentare di anno in anno.

La Russia vieta completamente gli OGM comportandosi come un grande paese sviluppato e ciò costituisce un grande passo avanti nella creazione di una maggiore sensibilizzazione riguardo agli OGM. Chiedetevi: perchè così tanti paesi vietano gli OGM ed i pesticidi? E’ perchè le prove convergono verso il fatto che non sono sicuri, sono giovani e non se ne sa abbastanza al riguardo per poterli consumare in piena sicurezza. Non sono necessari, allora perchè li producono?

Nel corso degli ultimi anni, la sensibilizzazione verso gli OGM ha subito un’impennata. L’attivismo ha giocato un ruolo importante nel risveglio di una gran parte della popolazione della Terra riguardo agli OGM. La gente comincia a fare domande ed a ricevere risposte.
In febbraio, la Duma di Stato ha presentato un progetto di legge che vieta la coltivazione di prodotti alimentari OGM. Il presidente Putin ha ordinato che i cittadini russi siano protetti dagli OGM. Il Comitato dell’Agricoltura ha appoggiato la raccomandazione del divieto del parlamento russo e la risoluzione entrerà pienamente in vigore in luglio 2014.

Giusto per mostrare cosa si può ottenere quando ci uniamo e come può cambiare la domanda e la condivisione dell’informazione su scala mondiale. Si produce un cambiamento ed un risveglio quotidiano verso nuovi concetti della nostra realtà. Gli OGM sono solo un inizio, abbiamo parecchie cose di cui sbarazzarci sul nostro pianeta. Cominciamo tutti a vedere attraverso le false giustificazioni sulla necessità degli OGM.

Fonti:
http://rt.com/news/russia-import-gmo-products-621/
http://rt.com/news/gmo-ban-russian-scientists-293/
http://www.gmo-free-regions.org/gmo-free-regions/russia/gmo-free-news-from-russia/news/en/28934.html

ExpoMazzette2015 (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 10/05/2014. Marco Travaglio attualità

Chiunque sia stato a dedicare l’Expo Milano 2015 alla mancanza di cibo in vaste zone del mondo dev’essere un genio, dotato per giunta di un sopraffino sense of humour. Come dimostrano le carte della retata, i politici, i costruttori e i faccendieri intenti a costruirlo avevano una fame da lupi e mangiavano a quattro palmenti. Una fame atavica, abbondantemente soddisfatta grazie a zanne e ganasce collaudate fin dai tempi di Tangentopoli. Il fatto stesso che se ne occupassero i Frigerio e i Grillo (Luigi, per la destra) e i Greganti (per la sinistra), tangentisti di provata fede ed esperienza, dimostra che la corruzione è ormai considerata una variabile indipendente della politica e dell’economia. La mazzetta simpaticamente lubrifica,agevola,risolve.Guai se non ci fosse.

E pazienza se poi le opere costano il doppio o il triplo che negli altri paesi: i costruttori sono contenti, i politici anche, i mediatori-professionisti-consulenti pure.Ci rimettono solo i cittadini,con tasse sempre più alte e servizi sempre più scadenti, ma a distrarli e a trascinarli alle urne ci pensano i giornaloni e le tv a colpi di annunci e di slide. La corruzione ci ruba 60 miliardi di euro all’anno e l’evasione 180, però su eBay abbiamo venduto sei auto blu per 57 mila euro, mica bruscolini: basta venderne un altro milione e siamo a cavallo. La reazione dei politici agli arresti fa rimpiangere Genny ‘a Carogna, che avrebbe trovato parole più adeguate. Napolitano, per gli amici Giorgio ‘o Gnorri, apre la sua consueta campagna elettorale invitando gli italiani a evitare “il populismo” (cioè Grillo) e a non farsi influenzare dalle retate: “Non tirerei in ballo le Europee su vicende che sono strettamente italiane”. Il fatto che in Italia si rubi più che in tutto il resto d’Europa e che lui sia il presidente strettamente italiano e non di un altro paese, non lo tange (scusi il termine). Anzi, “il superamento di fenomeni di corruzione, che non sono esclusivi del nostro Paese, sono legati molto alla creazione di un impegno e di regole comuni in Europa”.Ecco:tuttoil mondo è paese, così fan tutti. E, per combattere la corruzione, non bisogna smettere di rubare né emarginare i ladri, ma creare un impegno e regole comuni europee. Il conte Mascetti, con le supercazzole, era un dilettante.

Si rifà vivo anche D’Alema, che al nome “Greganti” salta su come la rana di Galvani. Nel 1993, appena finì dentro il Compagno G, Max attaccò il pool Mani Pulite chiamandolo “il soviet dei golpisti”, mentre l’amico Amato e l’amico Conso preparavano il colpo di spugna. Ora che il Compagno G torna dentro, la Volpe del Tavoliere filosofeggia: “Non è la riedizione di Tangentopoli e comunque la corruzione non è un fatto legato ai partiti, ma è endemico della società italiana”. Ah, meno male, chissà che credevamo. Poi aggiunge: “Io resto un garantista e ho preso una certa prudenza in materia: ho calcolato che il 40-45% degli accusati vengono poi prosciolti”. Forse dovrebbe cambiare pallottoliere: solo il 5% degli imputati di Tangentopoli furono dichiarati innocenti; gli altri “prosciolti” erano colpevoli e spesso rei confessi, anche se poi furono salvati da leggi che cambiavano i reati o cestinavano le prove, e dalla solita prescrizione (che fra l’altro salvò anche lui). Nemmeno una parola sulle mazzette accertate, filmate e fotografate dagl’inquirenti: sono “endemiche”. Ora però – intima il Foglio – Renzi deve “cambiare i poteri della magistratura”: in effetti fu un grave errore affidare ai giudici il potere di arrestare i ladri, bisogna rimediare. “Questa roba non fa bene”, commenta il renziano Matteo Richetti, anche se il Matteo supremo ha invitato a “non commentare”. “La cosa è preoccupante, potrebbe essere il grimaldello per scardinare tutto”, conferma Quagliariello (Ncd). E la “roba” che non fa bene, la “cosa” che li preoccupa non è la corruzione che, vista la notorietà dell’Expo, fa il giro del mondo qualificando l’Italia per quello che è; bensì il fatto che – come intonano a una sola voce Sallusti, Belpietro, Ferrara, Berlusconi (centrodestra), Cicchitto (Ncd) e Pisicchio (centrosinistra) – “gli arresti portano voti a Grillo”, dunque è “giustizia a orologeria” (Toti). Ora, per essere giusti, i giudici devono arrestare qualche grillino a caso, anche se non ruba.

MA COME PARLI? Neologismi alla Renzi: “Sforbiciare ”fa meno male

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Fatto Quotidiano del 27/04/2014 di Furio Colombo attualità
I l nostro giovane governante, alle prese con i tagli a qualunque stipendio o bilancio gli capiti a tiro, come il geniale ragazzino Hugo Cabret con i complicati meccanismi di mostruosi orologi nel film di Scorsese, ha avuto una trovata in più. È una pa- rola che rende rapide e gentili le privazioni più gravi a carico dei cittadini, una parola che po- trebbe essere il titolo di una poe- sia di Totò (ricordate La livella ?) di una commedia di De Filippo, tipo Ha da passà a nuttata , o di un film di Dino Risi, come Il sorpas- so . Renzi è l’autore de “La sfor- biciata”, un evento per metà contabile e per metà avventuro- so, con un aspetto tranquilliz- zante (che sarà mai?) e uno an- siogeno (sì, ma quanto mi tol- gono?). La parola “sforbiciata” fa in modo che invece di un col- po di maglio improvviso, ti ar- rivi un annuncio che ti consente di prepararti. E un poco anche di sperare. Non sempre le sfor- biciate sono letali, e hai tutto il tempo di presentare le tue ra- gioni. A nessuno, naturalmen- te, perché tutto avviene altrove e senza appello, e non puoi certo scrivere al tuo deputato, come fanno i cittadini americani quando si sentono coinvolti in una ingiustizia. Là il deputato, una volta eletto, può dissentire liberamente dal suo partito, il senatore resta senatore (termi- ne del mandato: sei anni) e tutti e duesono liberidi direno per- sino al presidente. Qui il giovane Renzi e il suo amministrato- re Padoan decidono da soli per il nostro bene, danno istruzioni alla Camera e, per accorciare i tempi e semplificare, aboliscono il Senato. PER TUTTO QUESTO la “password” è “sforbiciata”. Ai media, e soprattutto ai lanci dei telegiornali, la parola è piaciuta moltissimo, viene ripetuta cotinuamente, perché le sforbicia- te piovono e si ripetono. Però pensate quante cose contiene quella sola parola, sforbiciata: la giovinezza di Renzi, il privilegio di non essere una “manovra”, una certa implicita garanzia di non calcare la mano, un tocco di leggerezza e di ra- pidità indolore. O forse non proprio indolore, ma certamen- te egualitaria, senza margini per favorire o lasciare fuori qualcu- no in ognuno dei gruppi rag- giunti dal vento pieno e giovane delle cose che cambiano. E qui vi chiedono di aggiungere, oltre alla rinuncia provocata dalla sforbiciata, l’esclamazione “fi – nalmente!”. La parola, ormai, è troppo importante e occorre tentare di darne una definizione, o almeno una descrizione un po’ più precisa. Ecco alcune proposte. Primo. La sforbiciata implica un di più di cui si può fare a meno. Mala parola è allo stesso tempo ferma e gentile, una cosa che facciamo tra noi, senza imposizioni, perché è necessaria, ed è un bene per tutti. Secondo. La sforbiciata è l’audacia di fare qualcosa che inter- rompe ogni routine e ogni pre- cedente abitudine. Ha dunque in sé un che di nuovo, porta un messaggio di innovazione, che arriva forte e chiaro a chi non è toccato da quella sforbiciata, e fa sentire gli sforbiciati come un gruppo isolato che fa bene a non farsi notare con la protesta. Terzo. È un modo di ottenere un risultato utile, a volte importan- te, senza alterare la cosa che su- bisce la sforbiciata. Dunque non cambia nulla, salvo un sacrificio che ciascun sforbiciato farà bene a subire con dignità e consape- volezza del vantaggio comune. Quarto. La sforbiciata, specialmente con l’incalzare di un continuo sus- seguirsi di nuove sforbiciate, è la conferma che niente e nessuno è sacro, e che non ci sono esentati. È molto importante, a questo proposito, che i settori sforbi- ciati (sconsigliato dire “colpiti”) mostrino accettazione piuttosto che offesa per non aggiungere al sacrificio una cattiva immagine. Nessuno lo dice, ma la sforbicia- ta è pensata in modo che chi la subisce debba unirsi alla cele- brazione e non al cordoglio, per- ché è l’unico modo di dimostra- re che si può contare su di te in caso di bisogno. Quinto. La sforbiciata è una ras- sicurazione a chi teme il peggio. Infatti ognuna di queste decisio- ni “è solo una sforbiciata”. O questo finisce per essere il senso. LA SFORBICIATA è dunque una notevole trovata di governo,disinvolta, sfacciata, un po’prepotente con una certa incoscienza da gente giovane. La parola rende relativamente leggera e non troppo allarmante la decisione, mantenendo comunque un che di improvvisato e di tempora- neo al taglio che si deve fare, e dunque al sacrificio che ne con- segue. La persona di governo che decide non cerca assenso, ma apprezza un consenso a cose fatte, che di solito ottiene con la riserva di definire “difesa del privilegio” qualunque dissenso. Sforbiciata è una parola bonaria che scansa la discussione, evita il confronto (tipo “si poteva fare in un altro modo?”) e consente di governare senza chiacchiere, alla svelta. Dunque “sforbiciata” è la parola che rappresenta di più (e racchiude e descrive me- glio) il momento politico che stiamo vivendo.

L’impero della finanza alla prova delle Europee

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Fatto Quotidiano del 27/04/2014 di Loretta Napoleoni |attualità

Notizie ed analisi contrastanti continuano a caratterizzare l’economia mondiale e quella italiana in particolare ed a riempire le prime pagine dei giornali. Per l’agenzia Fitch la recessione in Italia si è conclusa e quindi venerdì ha rivisto al rialzo le prospettive (outlook) della Penisola portandole da una valutazione “negativa” “stabile“. La capitalizzazione delle banche italiane è migliorata, sempre secondo Fitch, peccato che nel rapporto non si spieghi come ciò sia avvenuto, dando alla Banca d’Italia il potere di trasformare parte del patrimonio nazionale (di cui il popolo è proprietario) in capitale bancario, una mossa che ha prodotto una ricapitalizzazione ed il corrispondente aumento del valore dei pacchetti azionari di chi ne è proprietario, tra cui le grosse banche commerciali italiane.

Negli Stati Uniti intanto ha grande successo il libro di Thomas Pikkety, che non solo dimostra la fallacità delle teorie neo-liberiste in termini di benessere economico ma suggerisce un sistema di tassazione mondiale per alleviare a disgustoso sistema di sperequazione dei redditi prodotto dal sistema economico mondiale gestito in primis dall’alta finanza di cui le agenzie di rating come Fitch fanno parte.

C’è poi chi parla addirittura di nuovo apartheid in relazione ai privilegi connessi con il censo. Come nel lontano Medioevo chi nasce ricco ha vantaggi che chi nasce povero o semplicemente all’interno di una famiglia della classe media non avrà mai.

Alcuni dati sembrano contraddire l’entusiasmo per la ripresa europea: circa 26 milioni persone sono ancora disoccupate ed in molte nazioni, come la Grecia, salari e pensioni sono stati ridotti all’osso, infine il debito pubblico continua a salire. Nel 2013 quello italiano è aumentato raggiungendo quota 132,2 per cento del Pil, bastano questi numeri per farci dubitare della validità della formula lacrime e sangue applicata da Bruxelles.

Per chi poi voglia conoscere la verità si consiglia di andare a fare la spesa al supermercato e confrontare il potere d’acquisto odierno con quello di 10 anni fa, oppure mettere a confronto le bollette della luce e del gas o quanto costa un pieno di benzina. Ormai il benessere delle masse non interessa più a nessuno, neppure ai politici che da una parte usano i giudizi degli organi dell’alta finanza, come le agenzie di rating, o soprannazionali, come il Fondo monetario o l’Unione Europea, per legittimare il loro operato ed una abilissima propaganda verbale per convincere l’elettorato che sono dalla parte del popolo.

A ridosso delle elezioni europee è bene riflettere su tutti questi punti, chi ci dice che i candidati faranno ciò che promettono durante la campagna elettorale? Ancora più incerti sono i programmi d’azione. In fondo il ruolo del Parlamento europeo è molto limitato, può sì esprimere giudizi ma non governa; chi dirige l’Unione è la Commissione che certamente non è eletta dal popolo ma dalla macchina burocratica europea e dai leader dei paesi membri, a loto volta ‘aiutati’ economicamente nelle campagne elettorali dall’élite del denaro.

Forse la propaganda maggiore è proprio quella che ci vuole far credere nel funzionamento della macchina democratica nel regime imperiale dell’alta finanza.

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