Caos Tasi, in 12 capoluoghi sarà più alta dell’Imu. Uil: “Bonus 80 euro neutralizzato”

Fonte FattoQuotidiano.it di Redazione Il Fatto Quotidiano | 19 maggio 2014 attualità
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90% dei Comuni non ha ancora deliberato sull’aliquota da applicare per il calcolo della nuova tassa sulle prime case. Il governo pensa a un rinvio del pagamento della prima rata, previsto per il 16 giugno. Intanto il servizio Politiche territoriali della Uil calcola che l’esborso medio sarà di 240 euro a famiglia, a fronte dei 267 euro pagati nel 2012 con l’Imu. E Brunetta attacca: “Patrimoniale da 30 miliardi”
Slitta o non slitta? Ancora non si sa. Sulla Tasi, la nuova “tassa sui servizi indivisibili” che sostituisce l’Imu sulla prima casa e la cui prima rata – a meno, s’intende, che il governo non decida di rimandare il termine a luglio o a settembre – andrebbe pagata entro il 16 giugno, ci sono poche certezze. Nessuna delle quali rassicurante. Dai calcoli di sindacati e associazioni dei consumatori emerge che il conto finale sarà poco più basso di quello della vecchia imposta municipale, che si applica ancora agli immobili diversi dall’abitazione principale (seconde case, immobili di lusso, negozi e capannoni). Secondo il servizio Politiche territoriali della Uil l’esborso medio sarà di 240 euro a famiglia, a fronte dei 267 euro pagati nel 2012 con l’Imu. Qualche esempio: a Torino mediamente la Tasi costerà 468 euro contro i 475 dell’Imu, a Genova 439 euro contro 372, a Milano 430 euro contro 396, Roma R410 euro – in questo caso meno dell’Imu, che era mediamente di 537 euro. Ma in 12 città capoluogo – sulle 32 che hanno pubblicato le delibere in materia – i cittadini pagheranno più di quanto dovuto nel 2012, quando tutti i proprietari di casa erano soggetti all’Imu. Si tratta di Bergamo, Ferrara, Genova, La Spezia, Macerata, Mantova, Milano, Palermo, Pistoia, Sassari, Savona e Siracusa. I più tartassati saranno gli abitanti di Mantova, che dovranno sborsare 89 euro in più, Pistoia (75 euro in più), Genova (67 euro di aggravio) e Milano (64 euro in più).

Uil: “Bonus 80 euro neutralizzato da tasse” – Mentre il sottosegretario Graziano Delrio, il ministero dell’Economia e il sindaco di Torino e presidente dell’Anci Piero Fassino cercano di trovare una via d’uscita da quello che è e resta un grosso pasticcio – nessuna decisione definitiva è stata presa durante la riunione di lunedì mattina tra tecnici del Tesoro e dell’associazione dei Comuni – è inevitabile che monti la polemica. Tanto più considerando che mancano sei giorni al voto. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, ha buon gioco ad attaccare il governo Renzi e i precedenti esecutivi Monti e Letta denunciando che il combinato disposto di Imu, Tasi e aumento della tassazione sul risparmio equivale a una “patrimoniale di fatto pari a quasi 30 miliardi di euro“. Senza dimenticare di ricordare che “con Berlusconi nel 2011 il gettito derivante dalla tassazione sulla casa (esclusa la prima) ammontava a poco più di 9 miliardi di euro” mentre “quest’anno il pasticcio Letta-Renzi porterà un gettito da tasse sulla casa, comunque denominate, fino a 35 miliardi”. Come da copione, è spuntato poi il raffronto tra l’esborso fiscale legato alla tassazione sulla casa e il bonus Irpef che arriverà nelle buste paga di circa 10 milioni di italiani a fine mese: “Tra Tasi, Tari (la nuova tassa sui rifiuti, ndr) e addizionali comunali si rischia di neutralizzare il bonus”, attacca Guglielmo Loy, segretario confederale Uil. E “nel caso dei pensionati, esclusi dal bonus fiscale, il rischio è di peggiorare ulteriormente la situazione economica, aumentando il carico fiscale complessivo”. La confederazione sindacale denuncia poi che “si rischiano di avere oltre 75 mila combinazioni differenti di applicazione dell’imposta”, perché oltre alle aliquote differenziate tra prime case e altri immobili c’è la variabile detrazioni. A Bologna, per dire, ci sono 23 detrazioni diverse in base alla rendita catastale (il valore dell’immobile ai fini dell’imposizione): si parte da 175 euro per gli immobili con rendita fino a 327 euro fino ad arrivare a 5 per una casa con rendita catastale di 1.637 euro.

Comuni in ritardo – Il secondo punto fermo è che i Comuni sono in alto mare: su un totale di 8.092, solo 832 hanno deciso quale aliquota applicare tra quella “di base”, che è dell’1 per mille su valore catastale, e il tetto massimo, fissato – considerata anche la possibilità di una maggiorazione fino allo 0,8 per mille da “spalmare” a piacimento tra prima e seconda casa – al 3,3 per mille. Qualche giustificazione c’è: come ha spiegato lo stesso Fassino, quando ad aprile il Parlamento ha approvato le linee guida per l’applicazione della Tasi molti consigli comunali erano già stati sciolti in vista del voto di domenica prossima. Per cui non hanno deliberato in materia (possono ancora farlo entro il 23 maggio). Fatto sta che da questa inerzia è scaturito il caos. Va ricordato che il gettito della Tasi serve a finanziare i servizi comunali, dall’illuminazione alla manutenzione stradale, e Fassino ha già fatto sapere che, in caso di rinvio del pagamento, lo Stato dovrà anticipare ai Comuni almeno 2 miliardi per consentire loro di superare l’estate senza ripercussioni.

Prima rata entro il 16 giugno per tutte le seconde case – Per ora, e a meno di proroghe che potrebbero essere annunciate nei prossimi giorni, gli abitanti dei Comuni che non hanno deliberato non dovranno pagare nulla il mese prossimo, bensì verseranno l’intera somma in un’unica soluzione entro il 16 dicembre. Al contrario, sugli altri immobili si dovrà pagare comunque entro il 16 giugno in misura pari allo 0,5 per mille, che è l’aliquota base. A dicembre arriverà la seconda rata, con eventuale conguaglio alla luce delle aliquote prescelte dagli amministratori locali. Alla faccia dello Statuto del contribuente, che predica trasparenza e “completa e agevole” informazione sulle disposizione in materia tributaria. Tanto che il Codacons si spinge a scrivere in una nota che “il caos che si sta determinando è intollerabile e potrebbe spingere gli utenti a non pagare le tasse con danni pesantissimi per il Fisco”.

Alto il rischio di ricorsi – Secondo Unimpresa, ad aggravare la situazione ci si mette il rischio di una valanga di ricorsi: l’87% dei Caf (Centri di assistenza fiscale) prevede alte probabilità di errore nei versamenti dovute a difficoltà di calcolo e incertezza sulle aliquote e le detrazioni. E chi pagherà più del dovuto potrebbe poi decidere di rivalersi facendo causa al Fisco. A fronte di tutte queste incertezze “sarebbe stato opportuno uno slittamento di tre o sei mesi”, commenta Paolo Longobardi, presidente dell’organizzazione che rappresenta imprese medie, piccole e “micro”.

Le aliquote città per città –
Non è facile districarsi nel valzer delle cifre. Diciamo però che su un un punto è difficile sbagliarsi: eccezion fatta per Aosta – dove per le case non di lusso l’aliquota è stata fissata al livello base dell’1 per mille – e Pordenone – con l’1,25 per mille – tutte le altre città che si sono già pronunciate hanno aumentato le aliquote rispetto a quelle applicate per il calcolo dell’Imu. Ancona, Bologna, Cagliari, Cremona, Ferrara, Genova, La Spezia, Piacenza, Reggio Emilia, Torino e Vicenza hanno fissato l’asticella al livello massimo, il 3,3 per mille. Milano ha scelto di fermarsi al 2,5 per mille, introducendo detrazioni legate alla rendita catastale (fino a 770 euro) e in base al reddito Irpef (fino a 21 mila euro). Roma ha scelto il 2,5 per mille con detrazioni decrescenti con il crescere della rendita catastale. Il capoluogo lombardo e la Capitale ricorrono però all’addizionale sulle seconde case, arrivando in questo caso all’11,4 per mille. Tornando alle abitazioni principali, Torino ha scelto un aliquota del 3,3 per mille con detrazione fissa di 110 euro per immobili con rendita catastale fino a 700 euro, più 30 euro per ogni figlio minore di 26 anni, Genova ha previsto detrazioni decrescenti da 114 euro per immobili con rendita catastale fino a 550 euro per arrivare a 50 euro per immobili con rendita fino ai 900 euro. Palermo ha optato per il 2,9 per mille con detrazione fissa di 50 euro, più 20 euro per figli minori di 18 anni. Bologna applica il 3,3 per mille con detrazioni decrescenti con il crescere delle rendite.

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