Presunzione di delinquenza (Marco Travaglio)

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Da Il Fatto Quotidiano del 16/05/2014 Marco Travaglio attualità

Alla fine, dopo quasi due mesi dall’arresto disposto dal giudice per il deputato Pd Francantonio Genovese, la Camera si è decisa ad autorizzarne l’esecuzione. La maggioranza schiacciante si deve al voto palese, chiesto dai 5Stelle e a ruota dal Pd. Se ci si fermasse alla notizia secca, verrebbe da congratularsi con Renzi: pressato da Grillo e molto più sintonizzato con gli umori dell’opinione pubblica dei suoi predecessori, il segretario-premier ha raddrizzato in extremis la vecchia linea del partito, che tentava come sempre di traccheggiare fino a dopo le elezioni.

I moventi della melina erano tre: la speranza che il Tribunale del Riesame annullasse l’ordine di custodia del gip, levando le castagne dal fuoco ai deputati; il timore che i 5Stelle, nel segreto dell’urna, votassero con il centrodestra per salvare Genovese e dare poi la colpa al Pd; l’illusione che il Pd perdesse meno voti col rinvio dell’arresto che con la scena del suo potente deputato in manette. Tre sragionamenti che la dicono lunga sull’ottundimento mentale della classe politica. Una volta escluso il fumus persecutionis da parte della Giunta, il deputato va trattato come ogni altro cittadino, quindi bisognava votare subito il via libera all’arresto di Genovese, che avrebbe atteso il Riesame dalla cella. La presunta trappola grillina, anche se fosse scattata, non avrebbe salvato nessuno: Pd e Sel alla Camera hanno la maggioranza assoluta (o si temeva un’imboscata dei nemici interni di Renzi?). Quanto alle conseguenze elettorali della sua cattura, bisognava pensarci prima: Genovese era indagato già prima della sua candidatura e dunque della sua elezione di un anno fa. Il Fatto Quotidiano segnalò più volte il suo caso (come pure una memorabile puntata di Report), ma invano: la Commissione di garanzia del Pd, ancora capitanato da Bersani, lo lasciò in lista e gli stese il tappeto rosso verso Montecitorio. Dove, di lì a pochi mesi, appena salito sul carro di Renzi, Genovese fu raggiunto dal mandato di cattura. Se lorsignori ci avessero dato retta lasciandolo a casa, si sarebbero risparmiati ogni imbarazzo: Genovese sarebbe finito dentro a metà marzo assieme ai suoi presunti complici e il suo arresto non avrebbe sortito alcuna conseguenza politica, anzi il Pd avrebbe fatto un figurone con la propria scelta di trasparenza. Invece prevalse la solita ridicola interpretazione della “presunzione d’innocenza” fino a condanna definitiva (in realtà la Costituzione parla di “non colpevolezza”): un principio che vale all’interno dei processi, ma non ha nulla a che vedere con le regole interne che dovrebbero darsi i partiti, allontanando chiunque sia al centro di sospetti e riammettendolo solo se e quando ogni ombra è stata dissipata. Così i giudici processerebbero degli “ex”, lavorerebbero sereni e nessuna sentenza influenzerebbe la vita politica. L’altro giorno in Germania è stato assolto l’ex presidente Wulff, che s’era dimesso per una storia di prestiti agevolati e vacanze a scrocco. Intanto in Israele veniva condannato a 6 anni l’ex premier Olmert, che si era dimesso per uno scandalo di finanziamenti illeciti. I rispettivi processi si sono celebrati a carico di due “ex”: l’uno si è poi scoperto innocente e l’altro colpevole, ma a nessuno è venuto in mente di sostenere che non dovessero dimettersi, restando ai loro posti da imputati fino alla sentenza definitiva. Il sindaco di New York Rudolph Giuliani stroncò la corruzione negli appalti comunali, specie nel business dei rifiuti, con un sistema molto semplice: impose agli aspiranti dirigenti comunali e ai manager delle imprese concorrenti alle gare d’appalto di firmare una dichiarazione scritta in cui accettavano di subire intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali a sorpresa. Chi non firmava aveva qualcosa da nascondere, ergo era escluso da uffici e contratti comunali. Le mazzette scomparvero. Anche in America la presunzione di non colpevolezza è sacra (anche se la sentenza definitiva è quasi sempre quella di primo grado), ma nella Pubblica amministrazione ci si regola diversamente. A mali estremi,si ribalta addirittura l’onere della prova e si chiede a chi maneggia denaro pubblico di dimostrare di essere onesto. Sono pazzi questi americani.

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il maggio 16, 2014, in Uncategorized con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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