Non è vero, ma ci credono (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 15/05/2014. Marco Travaglio attualità

Nel 2002, quando le nuove Br assassinarono Marco Biagi, il ministro del Welfare Bobo Maroni accusò il collega dell’Interno Claudio Scajola di aver ignorato gli allarmi del professore bolognese sulle minacce che riceveva e i suoi (di Maroni) solleciti per dargli la scorta. Scajola disse che non era vero niente, e la faccenda è morta lì (anzi, è morto Biagi). Tre anni fa l’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli rivelò di aver chiesto spiegazioni nell’estate ’92 all’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino sulla decisione dei vertici del Ros di trattare con quelli di Cosa Nostra tramite il mafioso Vito Ciancimino. Mancino rispose che non era vero niente, e nessuno fece un plissè (ora Mancino è imputato di falsa testimonianza nel processo sulla trattativa e i giudici stabiliranno chi ha mentito). La vecchia politica convive da sempre con le doppie verità (che nascondono ogni volta almeno una menzogna, se non due).

Ora però – si dice – è arrivata la nuova politica. Matteo Renzi parla come mangia e – dice – sta “cambiando l’Italia”. Bene. L’altro giorno, interrogato dai pm di Milano, il forzista Gianstefano Frigerio ha messo a verbale di aver incontrato “più volte” Silvio B., “una sola volta” il governatore Maroni e “quattro volte negli ultimi 12 mesi” il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. Il quale, il giorno prima, intervistato da Repubblica, aveva giurato: “Frigerio non lo vedo e non lo sento da quattro anni”. Quindi le 33 citazioni che gli dedicano i faccendieri intercettati di Expo sono tutte millanterie. Per essere più persuasivo, Lupi dovrebbe querelare Frigerio per calunnia, cosicché – a prescindere dagli aspetti penali della faccenda – un giudice accerti chi ha mentito. I finanzieri che pedinavano Greganti lo vedevano entrare ogni mercoledì al Senato e lì lo lasciavano, un po’ per non farsi scoprire un po’ perché in Parlamento le guardie non possono entrare, i ladri invece sì. Purtroppo, al senatore Casson che chiedeva lumi sugli accessi di Greganti a palazzo, il presidente Grasso prima non ha potuto rispondere per un provvidenziale black out dei computer, poi quando il sistema si è riattivato, non risultavano tracce degli ingressi del Compagno G. Era un fantasma? Si rendeva invisibile? Si travestiva? Usava un nome d’arte? Gli investigatori avevano le traveggole? Renzi annuncia per i tangentari l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ottimo proposito, ma – come al solito – non risultano suoi disegni di legge in tal senso. E comunque quella norma non avrebbe impedito né a Frigerio né a Greganti di fare ciò che han fatto. Nessuno dei due ricopriva pubblici uffici, eppure entrambi erano attivissimi in FI e nel Pd. Non c’e bisogno di nuove leggi per vietare ai condannati l’accesso ai partiti. Basta chiedere la fedina penale a chi chiede di iscriversi e respingere chi ce l’ha sporca, almeno per reati dolosi o comunque gravi (come fanno i barbari a 5 Stelle). Iscrivere il tre volte pregiudicato Greganti e poi sospenderlo “cautelativamente”, con riserva di espulsione in caso di condanna, quando viene di nuovo arrestato è ridicolo: che senso ha tesserare uno con tre condanne definitive, metterlo provvisoriamente fuori per un’accusa ancora tutta da provare e poi minacciare di espellerlo se arriva una quarta condanna? Renzi ovviamente non c’era, quando Greganti si faceva le ossa all’ombra della Mole. Ma il Pd torinese, pietrificato agli anni 80 come Pompei ed Ercolano dopo l’eruzione del Vesuvio, è tutto in mano ai (neo)renziani: renziano il segretario provinciale Morri, renziano il sindaco Fassino, renziano il suo braccio destro Quagliotti (membro della segreteria regionale e pregiudicato per la tangente Fiat sul suo conto svizzero comunicante con quello di Greganti), renziano il signore delle tessere Salvatore Gallo (ex craxiano, pregiudicato per mazzette ospedaliere), renziano il futuro governatore del Piemonte Chiamparino. Dopo la tonitruante visita milanese, il premier-segretario potrebbe fare una capatina a Torino e invitare caldamente i compagni locali a interdire non dai pubblici uffici (non ne hanno), ma dal partito tutti i condannati. Almeno quelli con il conto in Svizzera.

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il maggio 15, 2014, in Uncategorized con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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