Ingroia accusa: “Messineo voleva fermare le indagini sulla trattativa Stato-mafia”

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Fstto Quotidiano 8/04/2014 di Giuseppe Lo Bianco 8/04/2014 attualità
e Sandra Rizza Messineo? “La principale moral suasion che ha esercitato è stata perché non si andasse avanti nell’indagine sulla Trattativa”. Lia Sava? “La sua dichiarazione di consonanza culturale con Napolitano mi lascia di stucco: spero che non sia stata dettata da motivi di opportunismo”. Tra Antonio Ingroia e i suoi colleghi è scontro al calor bianco: a poco più di un anno dal suo addio alla toga, l’ex pm prestato alla politica accusa il capo e alcuni magistrati della Dda di Palermo di aver rappresentato al Csm una procura che appare come la “caricatura dell’ufficio che fu di Fal- cone e Borsellino”. Dopo aver letto le deposizioni pubblicate ieri su Re p u b b l i ca e rese a Palazzo dei Marescialli tra il febbraio e il luglio 2013 dal procuratore Francesco Messineo, dall’aggiunto Teresa Principato e dal pm Lia Sava (oggi aggiunto a Caltanissetta), Ingroia che oggi è commissario di Sicilia e-Servizi, ma anche della provincia di Trapani, oltre a essere indicato tra mille polemiche per una no- mina di assessore da Crocetta, non risparmia le critiche contro gli ex colleghi che a Roma ver- balizzarono accuse roventi nei suoi confronti. E se Messineo, convocato un anno fa nell’ambito del procedimentodisciplinare chelo riguardava per le informazioni passate all’amico Francesco Maiolini (l’ex patron di Banca Nuova, indagato a Palermo per usura bancaria), racconta al Csm di aver tentato una moral suasion su Ingroia perché non condivideva “le sue scelte di vita”, il diretto interessato replica: “La principale moral suasion di Messineo è stata perché non si andasse avanti nell’indagine sulla trattativa. Era terrorizzato dalle polemiche, quando l’inchiesta è arrivata al giudizio, ed è cominciato il tiro incrociato degli attacchi, non ha mai aperto bocca”. TRA LE ACCUSE del capo rivolte a Ingroia, c’è anche quella di essere un “manovratore mediatico” con amicizie tra i giornalisti di tutta Italia. “Ma la mia esposizione mediatica – ribatte oggi Ingroia –fu una necessità dovuta proprio alla sua inerzia: Messineo non è mai intervenuto per di- fendere i pm di Palermo. Era una cosa insostenibile e per questo io, che ero il coordinatore del- l’indagine, ho dovuto assumere il ruolo di difensore del nostro lavoro”. Il procuratore è stato poi “assolto”dal Csm, ma a distanza di un anno ecco che i verbali dei magistrati della Dda sbarcano in cronaca, rivelando tutta la ferocia dello scontro che in quei mesi infiammava l’ufficio di Palermo. APalazzodeiMarescialli, Messineospiegacheil suo aggiuntoè colpevoledi aver“utilizzato spre- giudicatamente” l’indagine sulla Trattativa per i suoi “futuri programmi di politica”. E ora Ingroia sbotta: “Per molto meno ho querelato chi mi ha rivolto accuse così infamanti. Posso comprendere Messineo, che ha cercato di cavarsela dando in pasto al Csm gli stessi insulti che mi venivano rivolti da una certa politica, ma non lo giustifico: lui sa bene che l’indagine sulla Trattativa è nata molti anni prima che mi venisse in mente di candidarmi”. Tra i verbali, infine, quello di Lia Sava che si dice “molto legata per tradizione culturale a Napolitano”. E sulle telefonate tra il capo dello Stato e Mancino, puntualizza: “Io, appena uscita la prima intercettazione, avrei staccato immedia- tamente”. Anche qui Ingroia non trattiene l’amarezza: “Questa dichiarazione di consonanza cul- turale con Napolitano, e non invece con i colleghi, mi meraviglia. Ci saranno state ragioni di opportunità, spero non di opportunismo, che hanno consigliato questa rappresentazione dei fatti”. RISULTATO? “Molta malinconia per quello che fu l’ufficio di Falcone e Borsellino, e che oggi, dal- la lettura di questi verbali, appare come la caricatura della Procura di Palermo”. Sul tempismo della fuga di notizie, infine, Ingroia non risparmia una battuta: “Non bisogna essere laureati in dietrologia per collegare la pubblicazione di queste deposizioni all’ipotesi di una mia nomina nella giunta di Crocetta. Un’ipotesi che evidentemente non piace”.

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