Enna, l’hotel dei “neri”alla vigilia delle stragi

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I MAGISTRATI SICILIANI CERCANO DI CAPIRE CHI ERA PRESENTE NELL’ ALBERGO IL 6 DICEMBRE ‘91: C’ERA ANCHE UN PRESTANOME DI PROVENZANO
Fatto Quotidiano del 3/04/2014 di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza attualità
Palermo C’ erano anche rappresentanti della borghesia mafiosa di Palermo nei summit di Enna dove tra l’ottobre del ‘91 e il febbraio del ‘92 il gotha di Cosa Nostra si riuniva in gran segreto per pianificare le stra- gi? È la nuova ipotesi su cui indagano i pm di Palermo, titolari dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, dopo aver scoperto che la notte del 6 dicembre ‘91, all’hotel “Sicilia” di Enna, oltre all’esponente di Avanguardia Nazionale Paolo Bellini (l’infiltrato dello Stato nelle stragi secondo Nino Gioè), pernottò anche Enzo Giammanco, l’imprenditore condannato a6 anni per mafia con l’accusa di essere stato un prestanome di Provenzano. Chi è Enzo Giammanco? Quel nome viene a galla nell’aula bunker di Rebibbia lo scorso 11 marzo, quando il pm Roberto Tartaglia chiede a Bel- lini se l’avesse mai conosciuto. Costruttore originario di Bagheria e parente dell’ex procuratore di Palermo Pietro Giammanco (figlio del cugino Nicolò, ex capo ufficio tecnico del Comune di Bagheria), il nome di Enzo Giammanco compare nell’elenco di quegli “uomini politici, massoni e imprenditori” che, secondo quanto afferma nel 2003 il pentito Nino Giuffrè, Cosa Nostra avrebbe consultato prima delle stragi ’92-’93. Spiega, infatti, Giuffrè che alla vigilia della stagione delle bombe “Provenzano avviò un vero e proprio son- daggio attraverso i suoi uomini più fidati, Pino Lipari, Tommaso Cannella, Gino Scianna, Enzo Giammanco e Vito Ciancimino: voleva cogliere lo stato d’animo di quegli ambienti e le possibili conseguenze della morte dei due giudici”. Un sondaggio, insomma, effettuato per testare le possibili reazioni di pezzi della borghesia mafiosa di fronte all’esplosione della nuova strategia della tensione che avrebbe insanguinato la Sicilia. IL PENTITO RACCONTA che alla fine del 1991 si svolse una riunione ad Altarello, borgata periferica del capoluogo siciliano, alla presenza dei capi mandamento e che in quell’occasione Provenzano riferì di una missione segreta affidata ai suoi fedelissimi: a ciascuno di loro venne impartito il compito di interpellare per- sonaggi esterni a Cosa Nostra, con ruoli operativi a livello istituzionale ed economico, per sapere che cosa ne pensassero del progetto stragista. Che ci faceva dunque il costruttore Giammanco all’hotel “Sicilia” di Enna, durante una tempesta di neve, nella stessa notte in cui vipernottava ancheBellini, detto la “Primula nera”, e nello stesso periodo in cui i boss mafiosi progetta- vano nel capoluogo più alto d’Italia la strategia della tensione? I pm di Pa- lermo hanno accertato che il nipote dell’ex procuratore Giammanco in gioventù è stato moltovicino ad ambienti universitari di destra. Prove- niente da ambienti legati all’eversione di destra è anche Bellini, l’uomo che nel primo semestre del ‘92 fu incaricato dal ma- resciallo Roberto Tempesta, in servizio presso il re- parto Tutela Patrimonio Artistico, di recuperare alcune opere d’arte rubate alla Pinacoteca di Modena: una missione riservata, che Tempesta comunicò all’allora colonnello del Ros Mario Mori, spiegandogli che l’informatore aveva allacciato in Sicilia contatti con il mafioso Nino Gioè, e che questi aveva promesso di aiutarlo in cambio degli arresti ospedalieri per cinque boss detenuti: Pippo Calò, Bernardo Brusca, Luciano Liggio, Giacomo Gambino, Giovanbattista Pullarà. È il primo tentativo di uno scambio tra mafia e Stato. In- terrogato nel processo sulla trattativa, Bellini, che nella lettera-testamentosequestrata nellacelladi Gioè(tro- vato impiccato a Rebibbia tra il 28 e il 29 luglio ’93) viene definito “un infiltrato dello Stato”, ha negato di conoscere Giammanco. Anche se le sue spiegazioni sul pernottamento a Enna non hanno convinto gli inqui- renti di Palermo. Così come desta so- spetto la sua presenza a Cefalù, tra l’11 e il 12 luglio ’92 (esattamente una settimana prima della strage di via D’Amelio), all’hotel “Kalura”, proprio la stessa notte in cui nell’albergo soggiornava anche Biagio Renato Cacciola, pugliese, che in aula il pm Tartaglia hadefinito un personaggio con “precedentispecifici in reati collegati all’eversione nera”.

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Pubblicato il aprile 4, 2014, in attualità, Uncategorized con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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