GRANDI OPERE MAGARI Stretto, Mose, Metro C e Tav: tutti gli sprechi

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Fatto Quotidiano Daniele Martini 22/0£/2014 attualità
Autostrada del Sole fu terminata in sei anni. La cominciarono nel 1956 e nel 1962 le macchine da Milano già viaggiavano fino a Napoli. Bei tempi, almeno per le opere pubbliche. Sarà stato il boom, lo spirito del Dopoguerra o chissà che, ma allora nell’Italietta che si stava facendo grande, le infrastrutture le costruivano sul serio. C’erano anche a quei tempi ruberie e scandali come quello delle piste di Fiumicino e il ministro democristiano dei Trasporti, Giuseppe Togni. Oppure, rimanendo sull’Autosole, la “variante Fanfani” ad Arezzo, la sua città, con il tracciato deviato per esaudire i desiderata del signor ministro. QUELLE INFRASTRUTTURE fecero comunque grande il Paese e ancora oggi viviamo di rendita su quelle opere. Adesso si spende tanto e spesso non si realizza nulla. Cronaca degli ultimi due giorni: la Variante di Valico dell’Autosole e l’arresto dello stato maggiore per le Infrastrutture lombarde che stava occupandosi anche di Expo 2015. Sono gli ultimi casi di una regola fissa delle grandi opere: per un motivo o per un altro ormai non se ne salva una, siano esse necessarie per migliorare la malmessa dotazione del Paese o al contrario progettate solo per succhiare quattrini pubblici e distribuire mazzette. Rapida rassegna. Dopo anni di grancassa il ponte sullo Stretto di Messina ha giustamente fatto la fine ingloriosa che tutti sanno. I tempi di costruzione e le spese per la Metro C di Roma sono fuori di gran lunga rispetto alle previsioni. Per il Mose, le paratie mobili sulla laguna di Venezia che a detta di chile vuole dovrebbero salvare la città dall’acqua alta, si allargano sia i tempi di consegna sia i costi. Il Tav, la linea ad alta velocità tra Torino e Lione, è oggetto di una contesta- zione durissima incentrata sulla convinzione che sia sostanzialmente inutile. I quattrini pubblici scorrono a fiumi. Lemegalomanie berlusconiane per il ponte di Messina sono costate 400 milioni circa per il pagamento del progetto e per tenere in vita la società apposita, con i suoi amministratori, dirigenti e ben 54 dipendenti. E non è fi- nita perché le imprese chiamate in causa, da Eurolink-Impregilo a Parsons, pretendono di essere pagate per il disturbo: qua- si 800 milioni di euro. Per la li- nea C, la nuova metropolitana di Roma, rispetto ai tempi di costruzione e al costo dell’opera stabiliti nel contratto dell’au – tunno 2006, siamo oltre ogni li- mite: doveva essere consegnata in 1.760 giorni e siamo a 2.700 circa e forse sarà pronta nell’estate del 2015. Doveva costare 2 miliardi e 683 milioni di euro e invece ammontano a 3 miliardi e 740 milioni le somme elencate nell’ultimo aggiornamento contabile scaturito dal famoso e contestato accordo di settembre tra Campidoglio e costruttori. LE 74 PARATIE MOBILI del Mose sono in costruzione dalla bellezza di più di un quarto di secolo (27 anni, per l’esattezza). Quando cominciarono il costo preventivato riportato all’euro era di 1 miliardo e 200 milioni. I soldi già spesi sono sei volte tanto. Ovvio che l’Italia resti al palo, impoverita da sprechi e ruberie che non migliorano una dotazione infrastrutturale carente. Neanche l’ordinaria manutenzione riusciamo più a garantire e fa rabbia pensare che ci siano manager pubblici come Pietro Ciucci, amministratore dell’Anas, che si vanta di qualche milione di utile a fine anno mentre le strade vanno a pezzi.

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il marzo 23, 2014 su attualità, Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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