SMANTELLATA Corso Sempione se va bene resta un museo

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Fatto Quotidiano del 17/03/2014 di Maurizio Chierici attualità
Vorrei il busto di Mike davanti al palazzo per ricordare quel pomeriggio del 3 gennaio ’54 quando ha inaugurato Rai Mila- no con Arrivi e Partenze, prima trasmissione da corso Sempione”. Mike Bongiorno è un ragazzo di 30 anni. Su e giù Linate-Malpensa per raccontare dei passeggeri che sbarcano da New York con la borsa degli affari. Accorrono nella capitale morale dell’ Italia intiepidita dal primo benes- sere. Febbre del boom. Ogni giorno nuovi cantieri, si annunciano nuovi giornali e i vecchi si allargano. A Lambrate crescono le Lambrette, scoppia la pubblicità mentre la moda esce dagli atelier, privilegio grandi famiglie, per aprire le sfilate alla nuova borghesia profuga dalle malinconie degli anni neri. “Mike é uno dei padri fondatori della Tv pubblica. Ho l’impressione che si siano dimenticate di lui…”. Parole di due anni fa, speranza di Daniela Zuccoli , moglie del mito del piccolo schermo. Due anni dopo ecco l’annuncio dell’abbandono di corso Sempio- ne 27 per trasferire redazioni e produzione in spazi teconologici ancora indefiniti, magari all’Expò appena l’ultimo visitatore se ne va. Se ne parla da tempo; la decisione è presa. Rai Milano è ormai un limbo romano dipendente. Succedeva anche negli anni gloriosi per non disturbare gli equilibrismi politici dei partiti seduti in parlamento mentre a Milano si inventavano storie e po- lemiche che rallegravano le chiacchiere di telespettatori senza nome. Milioni e milioni trasci- nati da Lascia o raddoppia . Nel 1987 in corso Sempione ogni mattina entravano 1570 giornalisti, presentatori,orchestrali, registi, operatori, sceneggiatori, at- trezzisti. Oggi meno di 800. Studi vuoti alla Fiera e a Mecenate. Se Roma era la Hollywood sul Te- vere, la Milano che stampava libri diventava il laboratorio della nuova Italia. Anche la radio ac- compagna i bollettini lombardi con ironia dispettosa. Sette giorni a Milano, Lilian Feldman , Febo Conti , Franco Parenti ( monologhi di “Anacleto il Gasista “), Giustino Durano e il “ povernano “ del giovane architetto Dario Fo . Si ritrovano a teatro nella provocazione di Sani da Legare , prima satira sulla grande città dove le crepe del degrado annunciano il fu- turo ipocrisie e imbrogli. E la cen- sura si agita. Corso Sempione è il palcoscenico dove Mina comincia a cantare; arrivano le domeniche pomeriggio di un Pippo Baudo dinoccolato e le domeniche sportive per chi il calcio non basta mai. Nei caffè rifiatano le polemiche delle curve Sud: la scatola del bianco e nero non era di tutte le famiglie. Angelo Romanò , lettere alla Cat- tolica, entra in Sempione col suo libro sul Romanticismo Lombardo . Quando diventa direttore milanese Enzo Biagi lo incontra in ascensore. “Ricorda a Roma che ci siamo anche noi”, scherza con un sorriso. “A Roma, a Roma…”, scuote la testa. Romanò. “ A Roma siamo tutti sottogiudizio…”. Da Torino arrivano Umberto Eco e Furio Colombo , vincitori del concorso che cercava nuove idee all’università. E nella Femonologia di Mike Bongiorno Eco annnuncia come l’effimero avrebbe condi- zionato la subcultura italiana. L’aria era questa. Biagi veniva dalla direzione del Tg1, ma i ri- cordi romani non erano felici. Vuol girare in corso Sempione Dicono di lei , dieci protagonisti in graticola come era impossibile imaginare negli annidelle parole rispettose. Baroni della medicina, magistrati, grandi avvocati. E a Milano si apre la stagione dei fuo- chi nel dicembre grigio 1969. Da corso Sempione la domenica mattina Gino Bramieri imperversa nel suo Gran varietà . Macchietta di successo il Berlusca cumenda de la Brianza. Era ancora sepolto nelle cantine di Milano 2 dove in visita papale arrivano Li – cio Gelli e Umberto Ortolani . Qualcosa cosa stava per comin- ciare, Milano protagonista Tv. Locali notturni e teatrini accompagnano la storia della Lombardia stanca d’essere la provincia di Roma Più in su apre il Derby , fantasie di Jannacci , risate Cochi e Renato . Verso l’intrigo della chinatown divia Canonica,l’osteria di Franco Nebbia – dal jazz al cabaret – raccoglie le facce stanche di chi ha cantato e recitato o di- stribuito le notizie del giorno. Due generazioni dopo Milano cambia pelle. Anche attorno a via Solferino ristoranti, negozi, studi, tengono il fiato pensando al Corriere della Sera che forse se ne va. Tutto sospeso, mentre per il 27 di corso Sempione tutto sembra deciso. Se va bene diventa il museo della Rai, se va bene.

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il marzo 18, 2014, in attualità, Uncategorized con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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