Fotovoltaico, aziende depredate e lavori fasulli. Le ombre russe sull’Italia

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Fatto Quotidiano del 15/02/2014 redazione attualità
Le imprese che facevano affari con il gruppo svizzero-russo Avelar sono fallite. La capofila invece continua a incassare milioni di incentivi. La magistratura indaga, mentre si scoprono pannelli cinesi spacciati per europei e truffe ai danni dello Stato
FattoQuotidiano.it | 15 febbraio 2014 di Stefano De Agostini attualità
Tre aziende fallite, una in concordato preventivo, centinaia di dipendenti in cassa integrazione. Come un re Mida al contrario, quello che tocca la società russo-svizzera Avelar, all’arrembaggio del settore fotovoltaico italiano, sembra destinato a morire. Ma è tutto tranne che un cattivo affare. Milioni di euro di incentivi statali continuano infatti a volare verso Zurigo, mentre le aziende nostrane – tra danni subiti e colpe proprie – chiudono i battenti, spolpate da una gestione poco oculata, se non da operazioni passibili di reato. A stabilirlo sarà la magistratura che indaga sulle responsabilità del crac, ma anche sull’ipotesi di truffa ai danni dello Stato.

Metti un russo a Reggio Emilia. Per capire la complessa vicenda, bisogna partire dal luglio 2008. Pier Angelo Masselli, presidente e ad di Kerself, impresa reggiana attiva nel settore fotovoltaico, fa entrare in società la Avelar di Igor Akhmerov. L’azienda fa capo al colosso russo dell’energia Renova, in mano all’oligarca Viktor Vekselberg, uno degli uomini più ricchi all’ombra del Cremlino. Per conto di Avelar, o meglio delle sue controllate, l’impresa di Reggio Emilia realizza una serie di parchi fotovoltaici soprattutto in Puglia e Basilicata. Le società titolari di questi impianti, costituite ad hoc, sono destinatarie degli incentivi statali per una durata di vent’anni. E i registri della camera di commercio di Matera rivelano che dietro a queste società stanno proprio gli uomini di Avelar e le sue aziende.

Ritardi nei pagamenti e penali. Ma mentre i russi incassano i milioni provenienti dagli incentivi statali del fotovoltaico, non si può certo dire che Kerself navighi nell’oro. Tutt’altro. L’azienda costruisce impianti, ma viene pagata con gravi ritardi almeno stando al resoconto stilato dagli uffici della società. Nel documento, si parla di fatture stornate, cioè annullate “per il mancato pagamento” e di importi incassati con ritardi di 110, 240 e oltre 360 giorni. Niente pagamenti significa lavori sospesi. E lavori sospesi significano penali da pagare. Ad Akhmerov e soci, naturalmente. In Avelar si attribuiscono invece i ritardi nei pagamenti alla mancata realizzazione dei lavori e alla “cattiva gestione” di Kerself da parte dell’amministrazione. Una gestione sulla quale, per altro, nel gennaio 2014, si abbatterà la scure della Consob: Masselli sarà multato per manipolazione del mercato e diffusione di false informazioni finanziarie e patrimoniali per il periodo tra 2008 e 2010.

I conti non tornano: gli scontri interni al gruppo. I rapporti tra Zurigo e Reggio Emilia si fanno così sempre più tesi. Ma la goccia che fa traboccare il vaso arriva nell’estate del 2010. Kerself firma un accordo per la fornitura di pannelli fotovoltaici dalla cinese Eoplly: una controllata Avelar compra il materiale dalla società e poi li rivende a Kerself. Così la compagnia russo-svizzera si trova a giocare, attraverso le sue aziende, le parti di fornitore e di cliente della società reggiana. E qui sorgono i problemi. Le bolle doganali che attestano la vendita di pannelli da Eoplly a una controllata di Avelar riportano un prezzo decisamente inferiore a quello fatto pagare a Kerself. Nel dettaglio, secondo i calcoli della società reggiana, la differenza ammonta a 4,7 milioni di euro. “Sono i costi per il sistema di lettere di credito e finanziamenti bancari”, è la risposta di Avelar.

I 35 impianti avviati tra 2009 e 2010 finiscono sotto la lente della guardia di finanza. In un verbale redatto dal nucleo di polizia tributaria di Reggio Emilia si parla di un margine di commessa, cioè l’effettivo profitto per Kerself, pari al 3,41%, “da considerare poco remunerativo delle risorse impiegate”. I finanzieri precisano che “l’effettivo risultato complessivo è da ritenere assai più modesto, per effetto di perdite riconducibili a oneri per penalità varie derivate dalla ritardata consegna degli impianti”. Insomma, Kerself compra da Avelar, vende ad Avelar e quel poco che guadagna è eroso dalle penali da pagare ad Avelar.

“Fare respirare il cervello”. “Questi signori stanno depredando il gruppo”, è lo sfogo di Masselli a Leopoldo Franceschini, ai tempi amministratore delegato di Ecoware, società controllata da Kerself. A riportare queste parole è lo stesso imprenditore reggiano in un memorandum in mano ai magistrati. Nel documento Masselli prosegue: “Durante un incontro con Igor Akhmerov, a Franceschini viene consigliato di farmi ragionare, onde evitare che arrivino al punto di fare respirare meglio il mio cervello”. Un’espressione che l’interessato interpreta così: “Solo dopo capisco che si parla di buchi in testa”. Lo scontro è ormai frontale. E lo vincono i russi: il 16 dicembre 2010 il cda di Kerself revoca le deleghe di amministratore delegato a Masselli.

Il tribunale impone il fallimento. Le funeste profezie sul futuro della società si avverano due anni più tardi. L’azienda, che nel frattempo ha cambiato nome e si chiama Aiòn, fa richiesta di concordato preventivo. In altre parole, la società fa sapere di non riuscire a onorare i debiti e cerca un accordo con i creditori per scongiurare il fallimento. Ma nel marzo 2013 il tribunale di Reggio Emilia nega il concordato. Il giudice punta il dito contro una serie di trasferimenti di denaro tra le società del gruppo che appaiono quanto meno sospetti nel momento in cui un’azienda si dichiara insolvente e costituiscono “un’indubbia violazione delle norme” in materia. Il tribunale impone così il fallimento, con la società che ha accumulato 245 milioni di debiti verso 140 imprese.

Il crac di Aiòn trascina nel baratro anche le controllate Ecoware e Helios di Padova, che di lì a poco dichiarano fallimento. Pochi mesi dopo ottiene il concordato preventivo Saem, azienda barese anch’essa controllata da Aiòn. Sul terreno restano centinaia di dipendenti in cassa integrazione (nel gruppo Aiòn lavoravano circa 500 persone) e decine di aziende fornitrici a rischio chiusura per i mancati pagamenti.

Le mani nelle tasche dello Stato: pannelli cinesi che diventano europei. A rimetterci non sono solo le imprese, ma anche le casse pubbliche. Non a caso, la procura di Milano sta lavorando a un’inchiesta per truffa ai danni dello Stato. Nel marzo 2013, la Guardia di Finanza si presenta infatti negli uffici di Ecoware ed Helios. L’ipotesi degli investigatori è che le società abbiano spacciato per europei una serie di pannelli fotovoltaici made in China. Il motivo? A chi utilizza materiale europeo spettano incentivi superiori del 10 per cento. Una circostanza confermata anche da lavoratori di Helios, ma della quale i dirigenti delle varie aziende interessate dicono di non sapere nulla.

I magistrati stanno verificando anche le date di fine lavori per gli impianti. Esistono infatti diversi sistemi di erogazione degli incentivi statali, che prendono il nome di Conti energia. Gli investigatori indagano sull’ipotesi che le società del gruppo Avelar abbiano falsificato le date di fine lavori per beneficiare del Quarto conto energia anziché del Quinto, essendo uno più remunerativo dell’altro. Le falsificazioni delle date di fine lavori e la truffa dei pannelli cinesi spacciati per europei sono anche al centro di alcune conversazioni registrate tra gli allora dirigenti delle società del gruppo.

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