Il “pupillo” del Guardasigilli

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NINNI SINESIO E LA CARRIERA PERFETTA, DAL RAPPORTO CON CONTRADA AL PIANO CARCERI
Fatto Quotiiano del 13/02/2014 di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza attualità
La sua carriera non ha mai subito interruzioni, neanche quando il pm Alessandra Camassa raccontò che Angelo Sinesio, detto Ninni , dopo la strage di via D’Amelio insiste- va per conoscere il contenuto delle indagini che avevano im- pegnato Paolo Borsellino negli ultimi giorni della sua vita. E neppure quando i pm di Cal- tanissetta, indagando sul ruolo del numero tre del Sisde, Bruno Contrada, nella strage del 19 luglio ’92, ipotizzarono che fosse stato proprio lui, il fun- zionario siciliano cresciuto tra le stanze felpate dell’Alto com- missariato Antimafia, a spifferare allo 007 che il pentito Gaspare Mutolo aveva comincia- to ad accusarlo. EPISODI che non sembrano aver mai impensierito Anna- maria Cancellieri che ha accolto Sinesio nel suo “cerchio magico”: prima al Vi- minale, dove nel 2011 lei era ministro de- gli Interni e lui capo della segreteria tec- nica; poi in via Arenula, dove l’anno scorso lei è diventata Guardasigilli, mentre lui era già stato promosso Commissario per l’edilizia carceraria. Oggi Sinesio è l’uomo al centro delle denunce dell’ex pm Alfonso Sabella sugli sprechi del Piano Carceri: appalti sospetti e consulenze pagate a peso d’oro per un giro d’affari di 470 milioni di euro. Ma chi è davvero il funzionario siciliano che viene indicato come il “pupillo” del ministro della Giustizia? Bril- lante, sveglio, riservato, Sinesio ha bru- ciato le tappe tra Viminale e via Are- nula, spinto anche da una raccoman- dazione di vent’an – ni fa, fatta da Paolo Borsellino, con cui aveva un “rapporto confidenziale”, che lo segnalò a Parisi e a Contrada, come ha raccontato la stessa Camassa. Entrato nel ’78 nella Pubblica ammi- nistrazione, il 10 gennaio 1988 Ninni Sinesio transita nei ruoli del Vimi- nale con l’incarico di viceconsigliere di prefettura ad Agrigento. In po- chi mesi è già il pre- diletto di France- sco Di Maggio, fu- turo vicecapo del Dap (scomparso nel ’96), oggi ritenuto dai pm di Palermo tra i promotori della trattativa Stato-ma- fia, che quell’anno è in servizio presso l’Alto commissariato Antimafia: Di Mag- gio lo incarica di preparare l’ispezione nel Comune di Palma di Montechiaro, poi sciolto per mafia. Subito dopo, nel ’90, è Domenico Sica a chiamarlo a Roma per vigilare sulle infiltrazioni mafiose nelle pubbliche amministrazioni. Nel ’93, dopo le stragi siciliane, arriva l’incarico riservato nel settore della “Sicurezza nazionale”, un ruolo che ha contribuito a etichettarlo come uomo “vicino ai servizi”. E, infine, dieci anni dopo, il ritorno a Ca- tania, la città della laurea, dove Sinesio si occupa di ordine pubblico e coordina l’os – servatorio sui rifiuti. A palazzo Minoriti, il viceprefetto è il più vicino alla Cancellieri, spedita a guidare la Prefettura. Così, quando lei sarà nominata presidente della speciale commissione regionale per i ri- fiuti varata in Sicilia dal governatore Raf- faele Lombardo (oggi sotto processo per mafia), Sinesio accetta la nomina di com- missario dell’Ato Simeto-Ambiente. L’INDAGINE che ipotizza il coinvolgimento di Contrada in via D’Amelio si con- clude nel 2002 con l’archiviazione dello 007 firmata dal gip di Caltanissetta Gio- van Battista Tona. Sinesio ha sempre ne- gato di aver fornito a Contrada le infor- mazioni riservate che aveva appreso dalla pm Camassa, ammettendo però di averle passate a Tonino De Luca, ex capo della Criminalpol a Palermo, ma soprattutto amico storico dello 007 inquisito, il quale le girò subito al diretto interessato, come sia Contrada che De Luca hanno candidamente ammesso. Qualche anno dopo è la stessa Camassa a tornare sull’episodio, davanti ai pm di Caltanissetta: “(Sinesio) insisteva per incontrarmi: mi chiese se Paolo si fosse interessato di un personag- gio agrigentino che pensai fosse Calogero Mannino (…) e io gli riferii delle antici- pazioni fatte da Mutolo su Contrada e Signorino. Mi colpì il fatto che Sinesio, subito dopo, si mise a tossire, come colto da un malore, e si allontanò ritornando dopo circa un quarto d’ora, sconvolto”. Un quarto d’ora: il tempo di una telefonata. Ma lui ha sempre negato: “È stata la Camassa a invitarmi nella sua casa di villeggiatura, a Pizzolungo. Allora non avevo un cellulare e per telefonare avrei dovuto utilizzare il telefono della dotto- ressa Camassa: ma quella casa non aveva utenza telefonica”.

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Pubblicato il febbraio 14, 2014, in attualità, Uncategorized con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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