Mazzetta d’Oro (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 06/02/2014. Marco Travaglio attualità

Mentre tutti, compresi i suoi presunti nemici a cinque stelle, portavano festosamente in processione Nostra Signora del Parlamento Violato, al secolo Santa Laura Boldrini inzuccherata vergine e martire con tanto di aureola, piedistallo, causa di beatificazione e teca di cristallo, la banda del buco metteva a segno alcuni audaci colpi da Soliti ignoti o da Operazione San Gennaro. I caveau della Banca d’Italia venivano svaligiati e alleggeriti di 4,5 miliardi da devolvere ai banchieri bisognosi. La Fiat, comprata tre o quattro volte in trent’anni dai contribuenti italiani, portava le sue tasse a Londra. L’Alitalia, che nel 2008 poteva fruttarci un bel po’ di miliardi da Air France e invece ce ne costò quasi 5 grazie alla triade Berlusconi-Passera-Colaninno, veniva praticamente regalata a una compagnia di Abu Dhabi. Il premier Letta, dopo quattro giorni di gita premio negli Emirati, dopo aver strapazzato da par suo Rocco Casalino e la lingua italiana, spacciava per strepitoso successo una misera elemosina di 500 milioni allungatagli da alcuni massaggiatori fitness in ciabatte travestiti da emiri (“tenga, buonuomo”). Il Pentagono e la Commissione europea si facevano beffe dell’Italia: il primo canzonandoci per l’acquisto miliardario di intere flottiglie di F-35, i famosi cacciabombardieri americani che fanno scompisciare persino gli americani; la seconda tributandoci i dovuti onori per il record continentale nella corruzione (metà delle mazzette pagate in Europa sono made in Italy). Napolitano, in tournée all’Europarlamento, avvertiva l’inclita e il colto che è ora di piantarla con le politiche di “austerità”, termine a lui del tutto sconosciuto; e, già che c’era, assicurava di non aver mai conosciuto né Mario Monti né Enrico Letta né i loro rispettivi governi, da lui nominati a sua insaputa. Seguiranno: una conferenza di Tremonti per dire basta con i condoni e gli scudi fiscali; una prolusione di Hollande per denunciare la vergogna dei presidenti che vanno a trovare l’amante in moto; e una lectio magistralis di Rocco Siffredi per auspicare l’abolizione del porno e garantire di non aver mai conosciuto Moana, Cicciolina e Selen. Intanto il Ciarlamento iniziava l’esame della legge elettorale Italicum Pregiudicatum, probabilmente incostituzionale come il progenitore Porcellum e fatta apposta – ha assicurato il ministro Mario Mauro a Porta a Porta – “per far fuori Grillo”. La Camera, dal canto suo, approvava il suo decreto quotidiano: lo svuotacarceri, degno sequel degli svuotatasche e dei riempi-banche. Il Senato, frattanto, respingeva con 10 voti contro 8 la propria costituzione di parte civile nel processo di Napoli sulla corruzione di senatori da parte del rinnovellato padre costituente (nonché prostituente) che presto dovrà costituirsi. Decisivi i No di Scelta Civica (pardon, Cinica) e della “nuova destra repubblicana” cara a Scalfari, cioè l’Ncd di Alfano, Cicchitto, Schifani, Giovanardi, Lupi, De Girolamo e Formigoni. Alla parola “corruzione”, hanno avuto una piccola polluzione e si son messi di traverso, anche perché il padre costituente e prossimo costituito gli ha tirato un pochino il guinzaglio. Poi Piero Grasso, col primo gesto nobile da quando è presidente del Senato, ha deciso di ignorare quel voto e di costituirsi lo stesso. Peccato, perché la scena di un processo per la compravendita di senatori senza il Senato sul banco delle vittime sarebbe stata il ritratto migliore della politica italiana. Del resto, non sarebbe stata la prima volta: tre anni fa il Comune di Torino, rapinato da alcuni tangentisti della municipalizzata Amiat, non si costituì parte civile per decisione della giunta di Sergio Chiamparino. Cioè dell’attuale candidato del centrosinistra per le prossime regionali. È anche grazie a scelte preclare come quella, e a voti come quello di ieri al Senato, che abbiamo faticosamente agguantato il premio europeo Mazzetta d’Oro. Manca soltanto che, per una leggerezza, ci giochiamo l’unico record rimasto.

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

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