Telecom, Letta rimanda il problema

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RAPPORTO CAIO SULLA BANDA LARGA: DIFFICILE CHE GLI SPAGNOLI FACCIANO INVESTIMENTI. SE NE PARLERÀ NEL 2016
Fatto Quotidiano del 4/01/2014 di Stefano Feltri attualità
E nrico Letta ha una specialità: rimanere immobile dando l’illusione del mo- vimento. Nella vicenda Telecom Italia ha trasformato in virtuosismo questa sua naturale propensione, come dimostra la presentazione di ieri dell’atteso rapporto curato da Francesco Caio dal titolo ambizioso: “Raggiungere gli obbiettivi Europei 2020 della banda larga in Italia: prospettive e sfide”. IL RAPPORTO DOVEVA rispondere a una domanda molto semplice: Telecom Italia, che controlla la vecchia rete telefonica in rame, è in grado di fare gli investimenti necessari per rendere l’Italia un Paese con un’infrastruttura digitale moderna? O gli investimenti sono impossibili, visti i 40 miliardi di euro di debiti, il rating spazzatura assegnato dalle agenzie di valutazione che rende costoso finanziarsi e le incertezze sull’assetto prorietario, con Telefónica sem- pre a metà del guado, azionista di controllo in teoria ma non nella pratica? Inutile attendersi una risposta netta. Un no secco avrebbe dato il segnale politico che il governo Letta ritiene il passaggio di controllo in mano spagnola un pericolo per gli interessi nazionali. Il rapporto Caio invece non si sbilancia troppo. Dice solo che entro il 2016 i piani Telecom Italia dovrebbero portare la copertura in banda larga al 50 per cento degli italiani con una spesa di 1,7 miliardi di euro, si potrebbe arrivare all’80 per cento di copertura. Conseguenza pratica: fino al 2016 nessuno potrà dire che Telcom è inadempiente e che quindi c’è un problema di investimenti. Anche se, poche pagine più avanti, si legge che che i piani di Telecom per il periodo 2017-2020 sono “troppo incerti” e che “un cambio di controllo in Telecom Italia potrebbe aggiungere ulteriore incertezza a questi piani”. Tradotto: con gli spagnoli gli investimenti sono meno probabili (Telefónica ha 60 miliardi di debiti). Conse- guenze pratiche: per ora nessuna. Ma il premier Letta ci ha tenuto a evocare lo “scorporo della rete” ma soltanto come “ extrema ratio se non vengono raggiunti gli obiettivi di svi- luppo della banda larga”. IL TEMA ERA SCOMPARSO da mesi, il governo sembrava aver rinunciato a ogni forma di contrasto della scalata spagnola (Letta ha affossato in Parlamento una proposta di modifica della legge sull’Opa che avrebbe fatto retrocedere Telefónica), archiviando i ten- tativi fatti dall’ex presidente Franco Bernabè di creare una società della rete in cui investissero la Cassa depositi e prestiti e altri fondi per facilitare la costruzione della banda larga. Ora se ne riparla, soprattutto su impulso del viceministro con delega alle Comunicazioni, Antonio Catricalà, molto più determinato di Letta nello spingere verso lo scorporo della rete con coinvolgi- mento della Cassa depositi (la sua assenza alla presentazione del rapporto Caio è stata letta come la prova delle frizioni col premier). Tutto il dibattito sulla rete, però, non risolve i problemi della società: servirebbe un aumento di capitale, che gli spagnoli non vogliono fare, mentre l’egiziano Naguib Sawiris si è detto di nuovo pronto a investire. Ma a patto che l’amministratore delegato Marco Patuano non venda Tim Brasil, la controllata brasiliana che è la parte del gruppo con maggiore potenziale. Il capo di Telefónica, Cesar Alierta, sembra meno determinato di qualche mese fa nell’ottenere la cessione di Tim Brasil per risolvere anche i suoi problemi con l’Antitrust sudamericano. Ma la partita Telecom è solo al primo tempo.

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Pubblicato il febbraio 1, 2014, in attualità, Uncategorized con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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