Il governo venderà Poste e Enav E intanto regala Bankitalia ai privati

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Fatto Quotidiano di Marco Palombi del 24/01/2014 attualità
Il governo di Enrico Letta non è poi fermo come si crede. Con un rapido uno-due oggi si appresta, infatti, a cominciare il percorso di alienazione del patrimonio dello Stato così assiduamente caldeggiato da Commissione europea, Bce, Fondo monetario e grande finanza interna- zionale. Fabrizio Saccomanni non poteva che annunciarea Davos, du- rante il World Economic Forum, che il Consiglio dei ministri di oggi inizia il percorso di dismissione delle partecipazioni azionarie dello Sta- to: “Nella riunione ci sarà il decreto privatizzazioni: si comincia con il 40 per cento di Poste. Poi vediamo”, ha detto ai giornalisti il ministro dell’Economia, confermando che l’obiettivo è “raccogliere quattro miliardi entro il 2014”. Ci vogliono circa sei mesi, infatti, per portare a termine la collocazione in Borsa di quel pacchetto di azioni di Poste e il guardiano dell’ortodossia brussellese, il commissario Olli Rehn, ha già fatto ufficialmente presente al governo italiano che mancano almeno otto miliardi al bilancio pubblico di quest’anno. ÈAPPENA ILCASO di ricordare che le privatizzazioni non si sono mai rivelate una buona idea se pensate per mettere a posto i conti pubblici e, d’altronde, non si tratta nemmeno di procedere verso una completa apertura dei servizi postali: il Tesoro ha già fatto sapere, infatti,che intende mantenere la quota di controllo di Poste Italiane. Non così, peraltro, dovrebbe andare per Enav, la Spa di proprietà del ministero dell’Economia che gestisce i servizi per il traffico aereo civile: oggi il governo dovrebbe dare il via libera alla privatizzazione integrale. Niente Borsa, in questo caso, ma probabil- mente la vendita diretta ad una grande azienda privata: il governo, riportava ieri l’ Ansa , ha già riscosso interesse tra fondi di investimento dei Paesi del Golfo ed in Nord Europa. Gli stessi vertici Enav preferiscono questa soluzione, perché un partner industriale “tenderebbe ad orientare a suo favore le scelte aziendali”. In via di conversione, infine, il cosiddetto decreto Imu/Bankitalia. Si tratta del testo che abolisce la seconda ra- ta 2013 della tassa sulla casa e, contemporaneamente, ridisegna l’azionariato della Banca d’Italia. Invece di ripubblicizzarla, come prevede una legge del 2005, l’esecutivo rivaluta le quote in mano alle banche private (ma erano pubbliche fino agli anni Ottanta) da 150 mila euro a sette miliardi e mezzo e dà il via ad una operazione che finirà per regalare oltre quattro miliardi ad alcuni istituti di credito(Intesa e Unicredit su tutti).Intanto c’è il problema dei dividendi :nel 2012 palazzoKoch ha pagato agli azionisti 70 milioni, con le nuove regole questa cifra passa a 450 milioni. Insecondo luogo c’è il limite al possesso di azioni: nessuno potrà avere più del 3 per cento. Significa che Intesa dovrà cedere il 27,3 per cen- to,Unicredit il19,1 e altri(Generali,Carige,eccetera) percentuali trail 3,3 e l’1per cento. Sarà la stessa Bankitalia a comprare le azioni e rivenderle: un’operazione che vale per le banche 4,2 miliardi di soldi freschi in cassa. Il guadagno dello stato, che deriva dalle tasse sulla plusvalenza, vale invece solo 900 milioni: l’aliquota, infatti, è quella superagevolata del 12 per cento.

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il gennaio 24, 2014, in attualità, Uncategorized con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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