L’Obamapardo

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Fonte Altrainformazione.it di Piero Cammerinesi attualità

L’Obamapardo, ovvero “Cambiare tutto perché niente cambi“ così potremmo sintetizzare i tre quarti d’ora di conferenza stampa appena terminata in cui il presidente americano si è letteralmente arrampicato sugli specchi per calmare una fetta (minima) dell’opinione pubblica interna e una (discreta) fetta di quella internazionale sullo scandalo delle intercettazioni della National Security Agency.
Con un funambolico esempio di cerchiobottismo è riuscito a parlare tre quarti d’ora senza dire assolutamente nulla, cercando la quadratura del cerchio, vale a dire il conciliare “la difesa della nazione con il rispetto per le libertà civili[1]” e di fatto lasciando nelle mani del Congresso e delle stesse agenzie di spionaggio il futuro della raccolta dati.
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Un’impresa veramente al limite dell’impossibile, visto che è riuscito a contraddirsi più volte, ad esempio affermando, da un lato, che intende proibire il monitoraggio di leader stranieri di nazioni alleate anche se “i leader stranieri sono stati solo intercettati per la sicurezza nazionale” (anche i telefoni di leader di nazioni alleate come la Merkel?) e subito dopo che le agenzie di spionaggio “continueranno a raccogliere informazioni sulle intenzioni dei governi di tutto il mondo”.
Ha comunque annunciato un decreto presidenziale ai sensi del quale d’ora in avanti – ma tutto il materiale raccolto resta comunque in pancia a chi l’ha estorto, anche se si deve decidere dove conservarlo fisicamente – sarà possibile alle agenzie di spionaggio raccogliere metadati solo in sei casi: spionaggio e minacce da parte di stati stranieri contro gli USA e i loro interessi; minacce terroristiche verso Stati Uniti; minacce agli USA e ai loro interessi da entità in possesso di armi di distruzione di massa; minacce alla sicurezza cibernetica; minacce agli Stati Uniti o alle Forze Armate alleate; minacce internazionali, compresi finanziamenti illeciti e evasione delle sanzioni internazionali
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Ritorna ancora una volta nel discorso di Obama il tema della eccezionalità per cui “le capacità dell’America sono uniche e proprio questo ci costringe a porci delle domande su ciò che è giusto fare” ma soprattutto emerge chiaramente una sostanziale assoluzione per NSA & company dato che, a suo dire, non vi sarebbero prove che esse abbiano abusato del loro potere e che buona parte dei metodi usati sono stati necessari per proteggere gli americani dalle minacce susseguite agli attacchi terroristi dell’11 settembre.
Rimettendo poi sostanzialmente la capacità decisionale al Congresso, ha lasciato aperta la strada a contenziosi di ogni genere che, di fatto, faranno sì che le cose continueranno nello stesso modo, solo con qualche passaggio in più.
Cambiare tutto per non cambiare nulla, dunque.
Anche nei confronti di Snowden, il presidente sembra non essersi spostato di un millimetro da quello che è il sentiment da questo lato dell’Atlantico, vale a dire che il giovane contractor della NSA, che per amor di libertà ha rivelato al mondo la natura e la dimensione di questo global voyerism – le cui rivelazioni avrebbero portato, a dire di Obama, “più ombre che luci” – non è che un nemico degli USA come un altro, avendo messo a rischio la sicurezza nazionale, il nuovo totem a stelle e strisce dal 9/11 in poi.
Dunque per lui e, ripeto, per buona parte degli americani, non ha nessun rilievo la motivazione che spinse Snowden ad avvisare il mondo di quanto stava accadendo, vale a dire un anelito di quella libertà peraltro sancita dal quarto emendamento della Costituzione americana; quello che conta è che il qualche modo Snowden ha danneggiato il suo Paese.

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Né riusciamo a sentirci rassicurati quando Barak Obama afferma: “il punto fondamentale è che la gente in tutto il mondo – a prescindere dalla loro nazionalità – deve sapere che gli Stati Uniti non stanno spiando le persone comuni che non minacciano la nostra sicurezza nazionale, e che prendiamo sul serio le loro preoccupazioni sulla privacy” proprio per il fatto che nelle misure annunciate non vi è assolutamente nulla che modifichi le premesse teoretiche della raccolta dati.
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Tra i commenti a caldo di questo “American hustle” – mai titolo di film candidato all’Oscar fu più appropriato – mi sembra interessante quello di Julian Assange che, dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra dove è intrappolato dal giugno del 2012, afferma:“Imbarazzante sentire un presidente degli Stati Uniti parlare per 45 minuti per non dire praticamente niente, veramente imbarazzante. Oggi Barack Obama non avrebbe detto nulla se non ci fossero state le rivelazioni di Edward Snowden. È stato costretto a questa mini-riforma a forza di calci e strilli. Ha anche detto che non c’è stato alcun abuso da parte della Nsa, ma questo è falso[2]“.
Sempre a caldo, degne di nota le prime reazioni europee che lamentano tutte la scarsa rilevanza delle misure annunciate dal presidente americano a fronte di uno scandalo globale che ha scosso le cancellerie di tutto il mondo.
Cosa dobbiamo concludere dunque?
A mio avviso il gattopardismo del discorso presidenziale ci rivela almeno due fatti importanti su cui riflettere:
Primo – che l’amministrazione USA è profondamente divisa sulla questione; da una parte i ‘falchi’ che vorrebbero imbavagliare la stampa e continuare come se niente fosse, e dall’altra le ‘colombe’, che sentono il pericolo di un’opinione pubblica sempre più contraria a questa amministrazione. In termini più terra-terra abbiamo, da un lato, la volontà di non spuntare le proprie frecce mentre la cyberwardiviene sempre più un confronto globale, mentre dall’altro c’è la preoccupazione di ingenti perdite di commesse internazionali per via del generale malcontento causato all’estero dalle rivelazioni di Snowden.
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Secondo – e ancor più rilevante, a mio avviso: che un giovane non ancora trentenne, a partire da una istanza ideale, con un sagace uso della verità e grazie al potere dei media, ha saputo costringere al dialogo l’unica superpotenza mondiale, che avrebbe altrimenti continuato in segreto a tradire i propri cittadini e alleati, prendendosi gioco della Costituzione e di fatto compiendo ‘lecitamente’ azioni che, commesse dai cittadini, li porterebbero direttamente in carcere senza passare per il via.
Questo apre a importanti considerazioni su futuri scenari geopolitici in cui la sempre maggiore stretta totalitaria operata dalle élite mondiali si troverà a confrontarsi con una accresciuta e capillare capacità di consapevolezza da parte di fasce sempre più larghe di popolazione, le quali, grazie alla rete, saranno in grado di smascherare – come è avvenuto con il David Snowden nei confronti del Golia NSA – gli inganni e le macchinazioni del potere.
E questo ci riporta alla nostra responsabilità di soggetti attivi – e non solo oggetti passivi – nel divenire del nostro mondo.
Come mai è accaduto prima nella storia.
[1] http://www.nytimes.com/2014/01/18/us/politics/obama-to-balance-privacy-and-security-concerns-in-speech-on-surveillance-aides-say.html?hp
[2] http://thehill.com/blogs/blog-briefing-room/news/195819-assange-blasts-obamas-nsa-speech
– See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2014/01/18/lobamapardo/#sthash.lsioejwR.dpuf

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il gennaio 19, 2014, in attualità, Uncategorized con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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