CONTROMOSSE Letta nel bunker aspetta il botto

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Fatto Quotidiano del 18/01/2014 Carlo Tecce attualità
Quando ha saputo di un comunicato congiunto e accorato di Angelino Alfano (Ncd), ennesimi Popolari di Mauro e Casini e reduci di Monti, che invocano un incontro fra i partiti di maggioranza per la legge elettorale e paventano la crisi di governo, Enrico Letta non è riuscito a fingere stupore. Se non concordata, l’offensiva (simbolica) era auspicata. Essenziale per recapitare un messaggio all’ex amico (o forse, mai amico) Matteo Renzi, che ormai “corre spedito su binari paralleli: o sarà incontro o scontro”, spiegano da Palazzo Chigi. IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO costruisce la trappola, già illustrata a Renzi, con un pezzo di Alfano e un pezzo di Mauro. E mette su un ghigno che il carattere riflessivo e calcolatore non lasciava sospettare: “Matteo non potrà dirmi perché ‘non mi hai avvisato…’”. Letta considera letale l’abbraccio con il Cavaliere per l’esecutivo e per il partito. Imputa al segretario la riabilitazione di un reietto politico: “Io l’ho scaraventato ai margini, tu l’hai rimesso in scena. E lo rendi decisivo. Qualcosa dovrai spiegare ai nostri elettori”. Nostri, appunto. Perché Letta controlla una piccola e preziosa truppa nel Partito democratico e, assistito da Alfano e da Franceschini,prepara la caduta al Senato di Renzi se chiede i voti col sistema spagnolo approvato da Denis Verdini e dal Capo di Arcore: “Così vai a sbattere”. Il segretario, però, ha pronto il percorso alternativo: se Letta blocca la legge elettorale, un attimo do- po, i democratici escono dal governo. In questo momento di guerriglia pro- fonda e chiassosa, il presidente del Consiglio, in pubblico, dissimula indifferenza: ieri nessun contatto ufficiale con Renzi e nessun riferimento a modelli spagnoli, unico o doppio turno, fra liberazione di Marò, armi chimiche a Gioia Tauro e una visita a Parma dall’amico Bersani, ancora ricoverato. Attende con pazienza di Giobbe l’impatto di Renzi col Cavaliere e apprezza la reazione di Gianni Cuperlo e compagni: “Il patto con Berlusconi fa finire il governo”. Certo, neanche Letta s’aspettava che le sensibilità di una minoranza de- mocratica fossero identiche a quelle di Alfano, terrorizzato dal ritorno a palazzo Grazioli, in ginocchio per implorare perdono al Caimano tradito. Il presidente del Consiglio, che non s’arrende a Renzi, ha la sensazione di giocare con poche carte e, dunque, poche soluzioni. Il jolly sta al Quirinale, e Palazzo Chigi smentisce di aver smarrito la solida sin- tonia con Giorgio Napolitano. SUL COLLE, Letta rivendica un’esclusi – va, che sembra non possedere più. Ora non ipotizza neanche il rimpasto, un palliativo che avrebbe la controindicazione di insospettire Alfano e alleati. Scartata anche l’ipotesi di un nuovo incarico: l’ultima volta, se non fosse inter- venuto il Cavaliere, sarebbe toccato al sindaco di Firenze. Ancora più vendicativo, esclusa la salita al Quirinale per mollare Palazzo Chigi, Letta dice che i parlamentari di Renzi hanno diffuso e alimentato le voci sul dentro-fuori dei ministri. Sì, lo stesso premier aveva sfio- rato l’argomento, sempre ambiguo fra “cambio di passo e cambio di squadra”, ma adesso il campo è diviso a metà: di qua Enrico e Angelino e di là Matteo e il Cavaliere. Un incubo democratico. Con il desiderio inconfessabile di Letta di scappare, a maggio, per una poltrona di rilievo in Europa. Non prima di aver misurato la resistenza: la propria, allenata due anni come sottosegretario di Prodi, e quella sconosciuta di Renzi.

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il gennaio 19, 2014, in attualità, Uncategorized con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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