IL TAR LASCIA COTA IN MUTANDE

cota
Fatto Quotidiano del 11/01/2013 di Andrea Giambartolomei attualità
DOPO TRE ANNI IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DI TORINO ANNULLA LE ELEZIONI REGIONALI DEL PIEMONTE DEL 2010. LE OPPOSIZIONI CHIEDONO LE DIMISSIONI. LUI: “FAREMO RICORSO”.

Gino Bartali riassumerebbe tutto dicendo: “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”. Dopo quattro anni di governo di Roberto Cota e dopo quattro anni di battaglie legali, ieri il Tribunale amministrativo del Piemonte ha invalidato le elezioni del 2010. Il Tar “annulla l’atto di proclamazione degli eletti – si legge nella sentenza – ai fini della rinnovazione della competizione elettorale”. In sostanza i consiglieri piemontesi (di cui 43 sono indagati per i rimborsi gonfiati) non sono più legittimi e bisogna votare di nuovo. L’occasione è stata subito colta da Sergio Chiamparino che, nel pomeriggio di ieri, ha dato la sua disponibilità a candidarsi per il centro-sinistra. Tuttavia il governatore leghista Cota non vuole essere il responsabile del fallimento della macro-regione padana e vuole continuare: “Questa sentenza è una vergogna. Colpisce i cittadini piemontesi che hanno espresso il loro voto nel 2010”.

NELLA CONFERENZA stampa ne aveva per tutti, per la sinistra e per i magistrati, come un Berlusconi qualsiasi. Ai giudici del Tar ha recriminato di non aver valutato “le irregolarità che ci sono state e sono state accertate con sentenza passate in giudicato”: “Addirittura c’è una sentenza della cassazione su una lista della Bresso che ordina la cancellazione da tutte le circoscrizioni regionali”, ha ricordato. Contro di lui c’è, sin dall’inizio, “una persecuzione senza pari da parte della sinistra che usa sempre i soliti mezzi: siccome non riesce a vincere le elezioni col voto popolare pensa di sovvertire il risultato utilizzando l’arma giudiziaria”. Una sorta di complotto, insomma: “Evidentemente abbiamo toccato degli interessi, molti interessi, e vogliono bloccare questo”. Oggi alle 17 la Lega muoverà in città una fiaccolata di protesta.

È soddisfatta invece Mercedes Bresso, l’ex governatrice Pd e sfidante di Cota alle elezioni del 2010. Questa lunga battaglia legale è nata da lei e da Luigina Staunovo Polacco del “Partito Pensionati e invalidi” che ha dato origine a tutto.

Nel maggio 2010 la Staunovo Polacco ha dei dubbi sulla candidatura di Michele Giovine dei “Pensionati per Cota” e comincia a spulciare le firme degli altri candidati della lista. C’è qualcosa che non quadra nella grafia e così avverte Mercedes Bresso, fa un esposto alla Procura di Torino e insieme fanno un ricorso al Tar per chiedere di escludere la lista di Giovine, di nominare Bresso presidente oppure di indire nuove elezioni. Durante tutta l’estate del 2010 si tengono le udienze al Tar che portano a una decisione: bisogna aspettare l’esito della causa civile per falso o del processo penale. L’attesa si protrae. La causa civile si arena, mentre il processo avanza. La Corte di cassazione dà un parere definitivo solo il 14 novembre scorso, confermando la condanna della Corte d’appello di Torino nei confronti del consigliere regionale Michele Giovine (due anni e otto mesi di reclusione) e del padre Carlo (due anni), accusati di aver falsificato le liste elettorali. Diciotto delle 19 firme di accettazione delle candidature (quasi tutti parenti e amici dei Giovine) sono false o non sono state autentificate secondo le regole: i sostenitori non hanno sottoscritto la lista di fronte ai due Giovine nei comuni in cui erano consiglieri comunali, in alcuni casi hanno addirittura disconosciuto la loro firma, che era stata falsificata, e hanno negato l’intenzione di candidarsi.

Questo era il punto che – secondo Bresso, Staunovo Polacco, Radicali e Verdi – doveva annullare la partecipazione dei “Pensionati per Giovine” al voto. I ricorrenti sostenevano che eliminando quei 27.797 voti della lista Bresso, sconfitta con 9.372 voti di scarto, sarebbe risultata vincitrice. La maggioranza invece ricordava – e lo ha fatto anche nell’udienza di giovedì – che sono emerse irregolarità documentate anche nella lista “Pensionati e invalidi per Bresso” e che quindi dovevano essere annullati pure i voti di questo partito, lasciando di fatto la situazione invariata. Dopo una lunga camera di consiglio il Tar ieri ha deciso di andare oltre: invece di riconteggiare i voti, meglio andare a nuove elezioni.

ENTRO DIECI GIORNI i giudici dovranno depositare le motivazioni della sentenza, dopodiché ci sarà un mese per fare ricorso al Consiglio di Stato, che dovrà decidere entro 45 giorni. Se i tempi sono rapidi la decisione definitiva potrebbe arrivarea marzo, dando eventualmente il tempo per votare in concomitanza con le europee e le amministrative del 25 maggio prossimo. Nel caso contrario si arriverebbe ad aprile: se Palazzo Spada dovesse confermare la decisione del Tar allora il voto potrebbe slittare in autunno, prolungando l’incertezza sull’amministrazione. “Questo provvedimento vorrebbe avere l’effetto di gettare il Piemonte nel caos”, ha detto Cota. Ma il Piemonte, tra indagini sugli assessori e sui consiglieri, tagli ai servizi dei cittadini e risse in consiglio regionale, è nel caos da molto

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Pubblicato il gennaio 12, 2014, in attualità, Uncategorized con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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