L’ex sindacalista Giorgio Airaudo (Sel) Nessun vantaggio per i nostri operai”

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Fatto Quotidiano del 3/12/2013 Di Salvatore Cannavò attualità

C ome devono sentirsi i lavoratori di Mirafiori oggi? Più soli”. Gior- gio Airaudo, ex dirigente Fiom, oggi parlamentare di Sel, non ha dubbi nel raffigurarsi l’impatto dell’operazione Chrysler sugli operai della Fiat, al 30% in cassa integrazione. E non crede al vecchio adagio di Gianni Agnelli, se- condo cui “quello che va bene alla Fiat va bene all’Italia”: “Come ha detto lo stesso Marchionne, quella Fiat e quel- l’Italia non esistono più”. Che giudizio dà di questa operazione? Marchionne ha portato a compimen- to un’ipotesi che ha a lungo cercato e che sposta il baricentro dall’Italia agli Usa. Non abbiamo conquistato l’A- merica, ma solo contribuito a salvare un’azienda americana su richiesta, non dimentichiamolo, del governo americano. Perché restasse in Ame- rica. Quali saranno le conseguenze per l’I- t a l i a? A questo punto siamo una provincia. Produrremo tutto ciò che ci faranno produrre. Come è successo a Mira- fiori o alla ex Bertone. A Torino do- veva arrivare il Grand Cherokee e non è mai arrivato e anche la Lancia The- ma è rimasta in Canada. Il sindacato Usa, lo Uaw, non ha fatto solo un ac- cordo finanziario ma industriale, ot- tenendo la garanzia di modelli e im- pianti sul suolo americano. Lei ha vissuto tanti anni ai cancelli di Mirafiori. Come crede che venga vis- suta questa notizia? Con la solitudine. La cosa che colpisce di più è che tutti applaudono. Ma di cosa dovremmo essere contenti? I prodotti in Italia sono condizionati dalle scelte di Detroit. In realtà, gli operai ita- liani sono in attesa da due anni che arrivi un modello. Si era parlato di Suv e di Alfa, ma l’u- nica certezza è che pro- duzioni di serie come la Punto non sono più in Italia. Anzi, si è ar- rivati al punto che la Fiat vende più auto in Italia di quante ne produca, impor- tandole dall’estero. Eppure di Marchionne si esalta l’abi- lità: ha salvato la Chrysler, già fallita, oppure ha riaperto la ex Bertone a G r u g l i a s co. Si dica però che la Chrysler è stata salvata da Obama. Senza i denari pub- blici e l’idea di una industria nazio- nale, per la Fiat non ci sarebbe stata nemmeno la possibilità di presentarsi. Quanto alla Bertone, è stata presa a prezzi di saldo dopo un fallimento, perché garantiva alla Fiat le compe- tenze e la professionalità operaia per collocarsi nella fascia alta di mercato. Si è comprata una boutique pagan- dola come un banco al mercato. A Grugliasco, però, si è trapiantata la Maserati che a Modena non produce quasi più. Quali sono le previsioni per l’I t a l i a? Ciò che vuole Marchionne non è ne- cessariamente un bene per l’Italia. La Fiat ormai è un’azienda straniera in casa propria. E il 2014 sarà un anno durissimo. Per i lavoratori resterà l’in- certezza, anche i nodi industriali sono irrisolti. Si pensi all’Alfa: sarà prodot- ta in Italia o negli Usa? E quanti posti di lavoro ci saranno? Non pensa che essere il settimo grup- po mondiale possa rappresentare un va n t a g g i o? In realtà, è la Chrysler che compra la Fiat. Il modello finanziario è quello dell’Iveco, ormai scomparsa e incor- porata dalla Cnh che è l’unica a essere quotata sul mercato. L’unico vantag- gio, ora, è che la Fiat non ha più alibi e deve dire come investirà nel futuro. Cosa dovrebbe fare il governo Letta? Un governo degno di questo nome dovrebbe semplicemente chiedere: qual è il piano per l’Italia? O pensiamo che esista ancora Fabbrica Italia e spe- riamo nel buon cuore? Sal. Can.

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il gennaio 4, 2014, in attualità, Uncategorized con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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