La guerra per le risorse Borse di studio, il diritto negato all’università

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Fatto Quotidiano del 31/12/2013di Carlo Di Foggia attualità
C’è chi ne avrebbe diritto, ma non la ottiene, chi riesce a prenderla ma si vede le rate liquidate in ritardo, a volte di molti mesi. E c’è chi imbroglia, come ha scoperto il mese scorso la Guardia di Finanza radiografando le dichiarazioni de- gli studenti della Sapienza di Roma. Vista attraverso la lente del diritto allo studio, l’università italiana è un disastro. L’ultima pezza al fondo sta- tale per le borse di studio ce l’ha messa la Camera pochi giorni fa: 50 milioni di euro, con un emendamento Pd alla legge di Stabilità.Vanno ad aggiungersi ai 100 previsti dal decreto istruzione di novembre e ai 13 già stanziati. Prima della toppa da 50 milioni, il valore era il più basso degli ultimi anni, più basso che ai tempi dell’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Anche dopo averle rimpinguate però, le risorse non bastano: per garantire il diritto allo studio a quelli che ne avrebbero bisogno mancano ancora 160 milioni. È arrivato un altro emendamento che dirotta il 3 per cento delle risorse liquide del Fondo unico giustizia, dove finisce il denaro confiscato alle mafie (950 milioni di euro in totale). Ma solo una minimaparte diquelle risorseè assegnabile(tra i l10e i l25percento),il resto è congelato.Nella migliore delle ipotesi arriverebbero altri 10 o 20 milioni. Non proprio l’ “inversione di tendenza” twittata dal ministro Maria Chiara Carrozza al- l’indomani dell’approvazione del decreto. E per il futuro la prassi resta questa. Di sicuri, ci sono solo i 100 milioni, tutto il resto andrà trovato di volta in volta nella legge di bilancio. I 43 mila idonei ma senza sostegno Quando si parla di soldi per lo studio, niente è come sembra, a partire dai numeri. Oltre 170 mi- la studenti avrebbero diritto alla borsa di studio, ma non sempre la ottengono. Nell’anno in corso 43 mila di loro non l’hanno avuta, sono gli “idonei non beneficiari”. Ne avrebbero i requisiti, ma visto che le risorse non bastano, intervengono le graduatorie a tagliare fuori quelli in eccesso. Un esercito che in Regioni come la Campania rappresenta oltre il 70 per cento degli aventi diritto. Solo l’Italia può vantare la figura dell’idoneo non benificiario”. In Spagna, Francia e Germa- nia la copertura è sempre garantita a tutti gli ido- nei. Il nostro è anche il Paese dove il numero dei borsisti, il più basso tra i big dell’Ue, ha subito un crollo verticale (-22 per cento) negli ultimi tre anni, mentre altrove la platea cresceva. Colpa della crisi, si dirà, ma non è vero. In Spagna, dove l’austerità ha colpito più che da noi, nello stesso periodo il numero dei borsisti è aumentato del 60 per cento. I fondi per aiutare gli studenti in condizioni di- sagiate, sono a carico dello Stato, delle Regioni e degli altri studenti che finanziano i loro colleghi meno fortunati attraverso la tassa regionale per il diritto allo studio, lievitata nel tempo e arrivata in quasi tutte le Regioni intorno ai 140 euro. In teoria la tassa dovrebbe essere modulata su tre fasce Isee in base al reddito, ma questo avviene solo in Liguria. Negli altri casi (eccetto Sardegna e Valle d’Aosta) è sempre 140 euro, in base al de- creto 68 del 2012. Funziona così, la maggior par- te dei soldi arriva dalle tasse, lo Stato fa la sua parte integrandole con un fondo annuale, la dif- ferenza ce la mettono le Regioni. Un meccanismo che premia chi gioca al risparmio: chi ottiene di più, integra di meno. “Senza un meccanismo che, fatto 100, fissa in maniera chiara la quota che spetta alle regioni, non si risolve nulla. Se il fondo aumenta e le Regioni ne approfittano per metterci meno cambia poco”, spiega Fede- rica Laudisa, dell’osservatorio per il Diritto allo

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il gennaio 1, 2014, in attualità, Uncategorized con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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