L’INCHIESTA ROMANA Patto occulto per favorire Madrid? La Procura indaga

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Fatto Quotidiano del 21/12/2013 Valeria Pacelli attualità
Ostacolo agli organi di vigilanza. È questo l’unico reato per il quale sta indagando la Procura di Roma, che giorni fa, dopo un esposto della Consob, ha aperto un’inchiesta su un presunto patto occulto tra i maggiori azionisti di Telecom. Accordo tenuto nascosto per favorire l’ascesa della spagnola Telefónica e sfuggire ai controlli. Ieri la notizia è stata data da alcuni quotidiani anche se la Procura di Roma ha divulgato un comunicato, precisando che: “in relazione alle vicende societarie e finanziarie delle società Telecom e di Telco non vi sono indagati per il reato di ostacolo alla vigilanza né per alcun altro reato”. In realtà ostacolare la vigilanza è un reato proprio degli amministratori, che può essere anche iscritto contro ignoti. Tuttavia sembra strano che si tratti ancora di un’inchiesta senza indagati. Infatti il primo obiettivo dei magistrati romani titolari dell’indagine, il procuratore aggiunto Nello Rossi e il sosti- tuto Francesca Loy, è proprio quello di capire chi ha ostacolato le comu- nicazioni, in questo caso alla Consob. Al centro dell’indagine il passaggio di quote in Telco relative a Telecom Ita- lia e sulla cessione di Telecom Argentina. Per chiarire alcuni aspetti di questa operazione, due giorni fa, a Piazzale Clodio è stato convocato Franco Bernabè, l’ex presidente Te- lecom, che ai pm ha raccontato il per- chè fosse contrario a questo passaggio di quote al punto da dimettersi il 3 ottobre scorso. Dopo Bernabè, potrebbero essere sentiti in procura, anche solo come persone informate sui fatti, anche altri protagonisti di questa vicenda, come Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom, o Cesar Alierta, presidente di Telefonica dal 2000. L’accordo sul quale indaga la procura è stato stipulato il 24 set- tembre scorso tra i soci di Telco, Assicurazioni Generali, Intesa San Paolo e Mediobanca e Telefonica. GLI INQUIRENTI adesso dovranno valutare alcuni elementi, come l’aumento di capitale, necessario per rimediare ai debiti bancari, che Telefonica ha firmato per 324 milioni di euro. Altro elemento sul quale si indaga riguarda il prezzo di vendita di Telecom Argentina a Fintech per 960 milioni di dollari e se questo prezzo abbia favorito o meno gli spagnoli che nello stato Sudamericano potrebbero avere delle rogne so- prattutto per l’Antitrust. L’attenzione dei magistrati, infine, si concentra anche sul cosiddetto prestito convertendo per un valore di un miliardo e trecento milioni di euro, sottoscritto anche dal fondo americano BlackRock. Il sospetto è che il fondo statunitense – che ha partecipato con 200 milioni all’operazione – abbia stretto un patto occulto con Telefónica per consentire alla società spagnola di acquistare direttamente azioni Telecom (cosa che ora gli è impedita da alcuni accordi interni a Telco).

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