TELECOM ADDIO, LETTA AFFONDA LA NORMA ANTI-SPAGNOLI

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IL GOVERNO SI SCHIERA: INAMMISSIBILE L’EMENDAMENTO MUCCHETTI (PD)
PER COSTRINGERE TELEFÓNICA A LANCIARE L’OPA PER IL CONTROLLO. RENZI TACE

Fatto Quotidiano del 19/12/2013 di Stefano Feltri e Giorgio Meletti attualità
D i Telecom ha par- lato molto nella campagna per le primarie del Pd, ma ora Matteo Renzi tace mentre il governo Letta consegna ufficialmente l’azienda agli spagnoli. Il cavillo burocratico nasconde una precisa linea po- litica: il presidente di turno del Senato, il leghista Roberto Calderoli, giudica “improponibile per estraneità di materia” l’emendamento del senatore Pd Massimo Mucchetti che introduceva l’obbligo di Offerta pubblica di acquisto (cioè l’im- pegno a comprare tutte le azioni dei piccoli azionisti) a carico di chi acquisisce il controllo di fatto di un’azienda quotata, anche senza superare l’attuale soglia del 30 per cento. L’iniziativa era trasversale, partita da Mucchetti e da Altero Matteoli (Pdl, ora Forza Italia), era stata prima una mozione ap- provata a largo consenso e benedetta dall’esecutivo. LETTA CONVINCE Mucchetti a non mettere l’emendamento nel decreto Imu, poi a non metterlo nella legge di Stabilità, promette che entrerà nel ma- xi-emendamento governativo, invece niente. E allora Muc- chetti lo infila in un decreto per i conti pubblici di Roma, c’en – tra poco ma il Parlamento di solito non è schizzinoso. Questa volta sì. “Ha vinto il siste- ma”, diceva qualcuno nei corridoi di Palazzo Madama ieri. L’obbligo di Opa avrebbe co- stretto Telefónica a spendere alcuni miliardi invece che poche centinaia di milioni, complicando parecchio la vita agli azionisti di Telco (la holding di controllo del gruppo) che stan- no vendendo a buon prezzo: Generali, Intesa Sanpaolo, Me- diobanca. E anche Mediaset, potenziale concorrente sui contenuti, vede bene il passag- gio agli spagnoli. Letta, se non a parole almeno nei fatti, si è schierato dalla parte di questi (potenti) interessi. Pare quindi “verosimile che il governo italiano abbia dato il suo consenso a un percorso con gli spagnoli che terminerà con la fusione per incorporazione del gruppo italiano dentro Telefonica”, scrive la Cgil in una nota che prevede “la fine di Telecom Ita- lia a favore della costituzione di un gruppo di Tlc europeo che partirebbe con oltre 100 miliar- di di debiti ed un interesse nul- lo ad investire in un mercato saturo come quello italiano”. Commenta Mucchetti: “Spero, ma non sono sicuro, che la Cgil sia troppo pessimista”. Il gruppo spagnolo di Cesar Alierta però ha qualche ragione per preoccuparsi, nonostante la sconfitta di Mucchetti. Domani si tiene l’assemblea degli azionisti voluta dall’azionista di minoranza Marco Fossati (ha il 5 per cento) per ottenere la revoca del consiglio di am- ministrazione accusato di fare operazioni in conflitto di interesse (Telefónica e Telecom hanno business concorrenti in Brasile, l’Antitrust locale ha da- to 18 mesi di tempo per uscire da Telco, la holding a monte di Telecom, o rinunciare al controllo della brasiliana Vivo). All’assemblea partecipa il 53,8 per cento del capitale, la hol- ding Telco (Telefónica, Intesa, Generali e Mediobanca) ha il 22,4, ma ora che il fondo ame- ricano BlackRock ha comuni- cato di astenersi. Il colosso del- l’investimento americano pri- ma è stato redarguito dalla Consob per aver comunicato sollo alla Sec (la commissione che vigila su Wall Street) dia ver superato il 10 per cento di Te- lecom, poi ha smentito di averlo fatto, infine ieri ha certificato di essere al 10,16. Morale: se BlackRock si astiene, per Telco non è affatto scontato di avere la maggioranza. E Fossati, che conta sul 25 per cento dei consensi, potrebbe vincere, otte- nendo la revoca del cda e com- plicando l’avanzata degli spa- gnoli. Il danno di immagine per tutta l’operazione sarebbe enorme: il messaggio che usci- rebbe dall’assemblea sarebbe che la maggioranza degli azio- nisti pensa che il management stia agendo negli interessi degli spagnoli, invece che dell’azien – da. QUALUNQUE SIA l’esito dell’assemblea, scrivono gli analisti di Deutsche Bank, Fossati “ha vinto in ogni caso” perché “è riuscito a mettere a fuoco il conflitto di interessi, i soci italiani è molto probabile che alla scadenza naturale del board candideranno consiglieri indi- pendenti”. Con il voto di vener- dì, sostiene la banca tedesca, “sta per finire l’era delle scatole cinesi in Italia, non solo per Telecom ma per tutto il sistema”

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