A COLPI DI FORBICE anche la mitica Coca-Cola s’è sgassata

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Fatto Quotidiano del 11/12/2013 attualità
Prendi l’acqua e scappa. Perfino la mitica Coca Cola risente del calo di consumi delle famiglie italiane in questi anni di crisi e la produzione si adegua. E così anche la sua forza lavoro. Meno consumi, meno lavoro Nel 2013 in Italia sono state confezionate quasi 40 milioni di casse in meno, un calo del 7,6 per cento in un anno, e per questo motivo la Coca Cola Hbc, società greca che gestisce la pro- duzione anche nella Penisola, è corsa ai ripari tagliando stabilimenti e dipendenti. A farne le spese i lavoratori. Sono sei gli stabilimenti produttivi italiani (Gaglianico, Nogara, Oricola, Marcianise, Rionero e Monticchio). Poi ci sono tre sedi (per Nord, Centro e Sud) e due de- positi. Un numero di stabili- menti in costante diminuzione, soprattutto negli ultimi anni: “Anche se Coca-Cola Italia ha chiuso i bilanci degli ultimi anni in rosso – premette Luca Mar- tinelli, del mensile Alraeconomia che ha pubblicato un dossier sulla Coca Cola -, ciò non signi- fica, necessariamente, uno stato di crisi. Risultano costi delle materie prime molto elevati, ma l’azienda riconosce alla Regioni un canone molto basso per l’ac- qua, circa 30 mila europer oltre 2 miliardi di litri negli stabilimenti di Nogara,Gaglianico ed Oricola. Abbiamo chiesto all’azienda i costi del ‘concentrato’, che viene venduto da The Coca-Cola Company alle filiali in tutto il mondo, ma l’inforamzione non ci è stata fornita: ciò potrebbe segnalare la presenza di meccanismi di t ransfer pricing , che sarebbero utilizzati per rdurre gli utili in Italia e spostarli verso gli Usa, dove Coca-Cola Company ha sede in Delaware, uno Stato che attrae imprese offrendo fiscalità agevolata.” Storia di un declino Con la crisi cominciano i tagli. Nel 2012 la Coca Cola Italia decide di mettere in esubero 355 (su 3.300) lavoratori dei suoi stabilimenti italiani, l’esternalizzazione della logistica a Gaglianico e a Oricola (vicino l’A- quila), la chiusura della produzione a Elmase quella di due linee produttive dei fusti e delle bottiglie di vetro a Gaglianico. E alcune mansioni dalla direzione di Milano andranno a Sofia. A gennaio scorso, intanto, sono rimasti a casa 17 dipendenti del reparto produttivo di Elmas, vicino Cagliari, che ha chiuso. Qui Coca Cola non sfruttava di- rettamente dei pozzi concessi dalla Regione, ma si appoggiava su altre aziende. Gli altri colleghi del reparto produzione sono stati destinati agli altri settori, come spiega Annarita Pod- desu della Flai Cgil Sardegna: “La situazione è stata gestita in maniera non traumatica perché i lavoratori sono stati ricollocati all’interno dell’azienda e altri sono andati in mobilità”. Que- sta prima chiusura però non è bastata alla Coca Cola Italia e così, nello stesso periodo, ha dismesso il settore logistico di Gaglianico, in provincia di Biella, dove alcuni settori sono stati esternalizzati. Ma neanche questo è stato suf- ficiente e nell’ottobre scorso ai lavoratori biellesi è arrivata un’ultima notizia, la più dura: il 28 febbraio 2014 il loro stabili- mento, attivo da oltre vent’anni, dovrà chiudere. E 87 operai dovranno lasciare il posto. Lavratori che non sanno ancora se avranno diritto agli ammortizzatori. A tenere buona la Coca Cola non sono bastate le variazioni al piano regolatore per permetterela costruzionediun nuovo magazzino, e neanche i canoni decisi dalla Regione Pie- monte per lo sfruttamento dei quattro pozzi (3.600 euro al- l’anno per un massimo di 666 mila metricubi d’acqua), canoni che sarebbero triplicati solo nel 2014, proprio quando la Co- ca Cola chiuderà. Acqua a costi stracciati Tutto liscio invece in Veneto. Se altrove si chiude, qui si rafforza. A Nogara (Verona) la società potenzierà la produzione del suo stabilimento più grande. Lo farà a costi alti per la collettività: la regione Veneto garantisce ca- noni di sfruttamento molto bassi di quattro pozzi d’acqua, un problema che il consigliere della Federazione di Sinistra, Pietrangelo Pettenò, ha sollevato: “Lo stabilimento di Nogara prelevaoltre 1,3miliardi dilitri di acqua minerale che paga alla regione meno di 14 mila euro l’anno –ha ricordato alla giunta lo scorso 8 novembre –. Se una tale quantità d’acqua fosse con- sumata dai cittadini della provincia di Verona, sarebbe paga- ta mediamente 45 volte di più, ovvero quasi 600 mila euro”. Un cavillo legale Inoltre a Nogara il Genio civile di Verona ha autorizzato lo sfruttamento di una falda con tre pozzi fino alla fine del 2018. E Coca Cola Italia ha chiesto al Genio civile l’autorizzazione per cercare una nuova falda. Sarebbe il quinto pozzo che for- nirebbe ogni anno quasi 475 milioni di litri per un canone annuo di 4.631 euro. In totale si arriverebbe a quasi 2 miliardi di litri prelevati per meno di 20 mila euro l’anno. Ma grazie a un cavillo la società risparmierà altri soldi: Pettenò ha infatti sco- perto che per una legge regionale “il concessionario delle acque minerali e di sorgente destinate all’imbottigliamento debba corrispondere alla Regione un diritto” (3 euro per ogni metro cubo imbottigliato, ridotto fino al 2015 a 1,50 euro se imbottigliate in plastica e un euro imbottigliato nel vetro). Ciò non vale per chi produce bevande, per questo al consi- gliere risulta che la Coca Cola Italia non ha mai versato nulla al comune di Nogara. E l’occupazione? Per quanto riguarda Nogara i lavori di carico e scarico merce sono già stati appaltati a cooperative “che non garantiscono gli elementari diritti del lavoratore”, ha sottolineato. Per il resto, oltre al taglio di 87 posti a Biella, la quota 355 fissata l’anno scorso potrebbe riservare altre brutte sorprese.

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