Maurizio Landini, Fiom Zanonato e Letta fanno fuggire le imprese migliori

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Fatto Quotidiano del 8/12/2013 Salvatore Cannavò attualità
In altri tempi si sarebbe detto “governo servo dei padroni”. Landini non usa certamen- te questi termini. Ma il messaggio al governo Letta e al ministero dello Sviluppo economco, Flavio Zanonato, Pd, è netto. “Su tutti i vari tavoli di crisi, spiega il segretario della Fiom, il governo sta facendo gli inte- ressi delle imprese, limitandosi ad accompagnare i vari proces- si di chiusura, delocalizzazione e privatizzazione. Non è questo il suo ruolo”. Per questo la Fiom organizza una manifestazione di due giorni a Roma, l’11 e 12 dicembre. L’11 ci sarà l’arrivo dei camper da tutte le regioni fino al ministero dello Sviluppo economico e alla Rai. Alle 18, poi, in un’assemblea pubblica in piazza del Popolo prende- ranno la parola tutti coloro che hanno aderito alla manifestazione del 12 ottobre in difesa della Costituzione. Il 12, poi, il corteo vero e proprio arriverà a Palazzo Chigi dove, dice Landini, “vogliamo essere ricevuti da Enrico Letta”. Cosa direte al premier? Il nostro disaccordo sulle scelte di politica economica e, in particolare sulle privatizzazioni, e l’assenza di un intervento pubblico. Vogliamo rifinanziare i contratti di solidarietà e de- nunciare l’assenza della politi- ca industriale. Il governo rischia di favorire le delocalizza- zioni, la vendita dei pezzi mi- gliori del nostro paese e quindi un processo di deindustrializ- zazione. Gli atti del governo a vostro giudizio più negativi? La scelta di andare verso le pri- vatizzazioni di aziende pubbli che come Fincantieri rappresenta una svendita. Una sven- dita, peraltro, per pochi euro di attività che invece sono impor- tantissime. È il momento, in- vece, di un piano per l’attività nazionale, di un Polo per i tra- sporti, per l’agenda digitale, la banda larga. Invece si svende Telecom. Di fronte alle deloca- lizzazioni in atto, come nel settore elettrodomestico, siamo di fronte a un ministero dello Sviluppo economico che inve- ce accompagna quei processi. Si tratta di un atto di accusa al ministo Zanonato? Quel ministero, oggi, è il luogo in cui le imprese impongono il loro punto di vista. Non ha una politica industriale e svolge un ruolo mai visto prima. L’ulti- mo caso è quello che riguarda Indesit. Cosa è successo? Non era mai avvenuto che il ministero si presentasse con un testo già scritto che ricalca il piano dell’azienda e che indica con precisione che in alcuni stabilimenti, vedi Caserta, si delocalizzano le produzioni. Il ministero dovrebbe svolgere un ruolo vero di politica indu- striale e di eventuale mediazione. Non di sostegno del punto di vista delle imprese. Il problema riguarda solo Indesit? Quello che è successo in quel- la vertenza è un fatto molto grave ma la situazione riguarda tutti i settori, dalla si- derurgia al settore auto, fino alle telecomunicazioni. Siamo di fronte a un processo di deindustrializzazione che il gover- no favorisce. Del resto, cosa vuol dire annunciare a freddo la privatizzazione di Fincantieri? In questa situazione il sud paga un prezzo doppio. Indesit è a Caserta così come la Jabil. Irisbus ad Avellino, Termini Imerese in Sicilia. Su tutto questo non c’è una politica indu- striale Il governo vi darà ascolto? Che prospettive di vita ha? Un governo che galleggia un altro anno non serve a nulla. Il momento delle scelte è ades- so. La Volkswagen sta discutendo di un piano di investi- menti da 60 miliardi in cinque anni. Se l’Italia rimane ferma salterà un giro. Non c’è più tempo da perdere. Oggi si vota per le primarie Pd? Lei va a votare? No, non ci sono mai andato. Non è quello il mio ruolo. Ma le guarderà con interesse? Nulla mi è indifferente, in particolare ciò che può indurre dei cambiamenti e di cambiare le politiche. Quello che è avvenu- to negli ultimi mesi, con le sentenze della Corte costituzionale, rappresenta una bancarotta della politica. Per questo servo- no dei cambiamenti profondi.

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