PORCELLUM, LA CONSULTA IMITA IL PARLAMENTO E NON DECIDE

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L’IPOTESI PIÙ ACCREDITATA È CHE VENGA TUTTO RIMANDATO A DOPO LA SEDUTA DEL 14 GENNAIO.
Il Parlamento e la Corte costituzionale alle prese con il “Porcellum”. Mai come in questo caso le mosse dell’uno segneranno quelle dell’altra: se i partiti dovessero riuscire in quello che finora non hanno voluto fare, cioè riformare la legge “porcata”, copyright del primo firmatario, Roberto Calderoli, allora la Consulta non dovrà più pronunciarsi, come spera, sul ricorso discusso ieri contro una legge che ha ridotto i cittadini “in mandrie da voto”.

E, infatti, oggi la Consulta, pur potendo, non emetterà la sentenza. La Camera di consiglio comincerà stamattina ma non sarà conclusiva, come non dovrebbe esserlo neppure giovedì. Volutamente. Si attende la politica e tutto dovrebbe essere rinviato a dopo le vacanze di Natale. La prima data fissata è quella del 14 gennaio quando la Corte dovrà decidere anche sull’ammissibilità di un referendum sulla geografia dei Tribunali.

D’altronde non ha tempi stabiliti da rispettare anche se la prassi vuole che le sentenze siano emesse poco tempo dopo la discussione.

DI PRECEDENTI con verdetti espressi a lungo termine, però, ce ne sono. L’ultimo riguarda il conflitto di attribuzione sollevato da Silvio Berlusconi, premier e imputato, contro i giudici di primo grado del processo Mediaset. Il rinvio della decisione coincise con il varo del governo di larghe intese di Enrico Letta. Come in quel caso, anche stavolta il rinvio è mosso dall’opportunità politica. Non è un mistero che il Quirinale vuole che i partiti ritocchino da soli il “Porcellum” e, dunque, la Corte, per evitare uno “schiaffo” al Parlamento, è orientata a concedere tempo.

Ieri mattina, comunque, hanno parlato in udienza gli avvocati Aldo Bozzi, Claudio Tani e Felice Besostri, che hanno vinto a maggio il ricorso in Cassazione e sono riusciti a portare il Porcellum davanti alla Consulta per conto di 27 cittadini. L’avvocato Tani ha detto che la legge Calderoli “si propone lo scopo di distruggere la Costituzione” e ha trasformato gli elettori “in mandrie da voto” già per tre volte, “nel 2006, nel 2008 e nel 2013… La politica non può pensare di fare quello che le pare senza ricordare che ci sono la Costituzione e gli organi di garanzia”. L’irrazionalità della legge “è evidente e risulta dall’esito delle ultime elezioni dove il partito con il 29,5% dei voti”, il Pd, “ha preso 340 seggi e quello con il 29%”, il Pdl, “con uno scarto dello 0,5%, ha preso un terzo dei seggi”. Quanto alle liste bloccate “i partiti devono fare liste di candidati e non di eletti, altrimenti è come eleggere un Parlamento per curie. Sono curie di partito punto e basta”.

La decisione sul Porcellum contiene anche l’ammissibilità, o meno, del ricorso. Un’ammissibilità su cui in Corte c’è una larga maggioranza, ma non unanimità.

Su questo punto, nell’udienza di ieri, si è espresso l’avvocato Bozzi, tenace ottantenne, protagonista della battaglia per arrivare davanti alla Consulta: “Sarebbe infondato e pretestuoso qualsiasi dubbio sull’ammissibilità. Questa era l’unica azione proponibile a tutela del diritto al voto libero… È stato reciso il rapporto diretto tra elettori ed eletti perché i parlamentari sono scelti dai partiti”.

Liste bloccate e premio di maggioranza, senza una soglia minima di voti, sono i punti che, secondo i ricorrenti, dovrebbero essere eliminati dal “Porcellum”. E sulla supposta impossibilità della Corte di poterlo fare perché altrimenti creerebbe un vuoto normativo è intervenuto l’avvocato Besostri. “Con un’operazione chirurgica” su quei punti, ha spiegato, “non ci sarebbe alcun vuoto legislativo ma resterebbe in piedi un sistema proporzionale con soglie di accesso”. I partiti che superano lo sbarramento, quindi, si dividerebbero i seggi proporzionalmente. Quanto alle liste bloccate, che impediscono agli elettori di scegliere i parlamentari, “sarebbe sufficiente eliminare l’obbligo di fare un segno solo sulla lista prescelta” e così, di fatto, “si ripristina il sistema delle preferenze”.

Ad assistere alla relazione del giudice Giuseppe Tesauro e agli interventi dei ricorrenti, l’Avvocatura dello Stato che non si è costituita come “resistente” per conto del governo. Altrimenti avrebbe dovuto difendere il “Porcellum”.

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Pubblicato il dicembre 4, 2013, in attualità, Uncategorized con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Commenti disabilitati su PORCELLUM, LA CONSULTA IMITA IL PARLAMENTO E NON DECIDE.

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