La Terra dei Fuochi nel cuore della Lombardia

cava-piccinelli

articolotre redazione del 3/12/2013 R.C.attualità
– Brescia è una delle città più ricche d’Italia, ma una minaccia dimenticata, sottaciuta per anni e soprattutto scomoda attenta la sicurezza del territorio e di chi ci vive.
Un veleno silenzioso e mortale, il Cesio 137, alluminio contaminato, abbandonato da un sistema ecoterrorista ai tempi di Tangentopoli nell’ex cava Piccinelli e che potrebbe avere già contaminato le falde acquifere. Siamo alle porte di Brescia, una cava dismessa dove riposano 2 mila metri cubi di scorie nucleari, polveri contaminate dal Cesio 137, che continuerà ad emettere radiazioni per i prossimi trecento anni.
La cittadinanza non sa nulla o quasi, il segreto è gelosamente custodito da industriali e funzionari pubblici, loro conoscono la storia di come questi rifiuti siano arrivati nel cuore della Lombardia. Siamo ai primi anni novanta e le acciaierie bresciane accolgono nei loro consigli di amministrazione misteriosi e oscuri intermediari dell’Est Europa. Gli incidenti radioattivi si verificano numerosi e si tratta di farne sparire scomode eredità.
Cosa meglio di una cava già colma di rifiuti speciali, la cava Piccinelli appunto.
La preoccupazione dei geologi è grande, tra tutti gli isotopi radioattivi il Cesio 137 è certamente il più solubile e il terreno che circonda la cava è definito “acquifero unico”, senza argilla a protezione della falda da cui attinge l’acquedotto.
Questo sta a significare che qualora l’alluminio radioattivo si sia sciolto non vi esisterebbero barriere di alcun tipo a protezione, l’acqua scorrerebbe dai rubinetti delle case. La ultime analisi pare abbiano scongiurato la presenza di radioattività, ma c’è un buco dei campionamenti che va dal 2007 al 2011, proprio quando la falda acquifera è risalita di quattro metri e questo non è un bel segnale “ Non si può escludere –spiega l’Agenzia dell’Ambiente- che la contaminazione radioattiva sia stata sommersa dalle acque sotterranee”.
Ma il pericolo può arrivare non solo dal sottosuolo, anche dal cielo. I teli in Pvc posati per evitare che l’acqua piovana si infiltrasse nel terreno, si sono in quindici anni deteriorati, si frantumano solo a guardarli, dovevano durare due anni e sotto queste coperture è cresciuta una vegetazione che mai avrebbe dovuto crescere e che nessuno si è mai curato di estirpare.
Tutto su un terreno radioattivo.
Il comune di Brescia deve curarsi della manutenzione e della bonifica del sito. Gli amministratori del centrodestra pensano di costruirci uno stadio, poi il progetto viene abbandonato lasciando che si arrivi ad un passo dal disastro, ammesso che questo limite non sia stato valicato.
Appena sotto i teli, dove la contaminazione è maggiore, le polveri raggiungono 1.055.000 Becquerel/kg, oltre mille volte il limite consentito dalla legge.
Il Comune, prima di avviare gli interventi di bonifica, iniziati a fine 2012, ha affidato ad uno studio legale milanese, una consulenza da 9000 euro, per “Cavarsi dagli impicci ed evitare una bonifica da qualche milione di euro”.
Finalmente a fine 2012 l’annuncio ufficiale della Commissione Ambiente presieduta da Pier Raul Francesconi dall´assessore Paola Vilardi e dal dirigente Daria Rossi.

“Nella zona ad Est della città, nel 1994, l’Asl verificò la presenza di Cesio 137. Incaricata della procedura di smaltimento dei fusti è la ditta Nucleco, la quale conferirà il materiale in un deposito dedicato che si trova all’Enea di Roma. L´intervento sarà assistito da vigili del fuoco e vigili urbani oltre che da un esperto in radioprotezione.
Sull’area contaminata verranno riposizionati i teloni e quindi verrà realizzato un sistema per il deflusso delle acque, così da garantire la sicurezza della falda. Il costo dell’operazione di bonifica? Circa 80mila euro, somma in capo al Comune di Brescia, già stanziata in bilancio con la variazione contabile votata dal Consiglio comunale lo scorso giugno.
Palazzo Loggia ha interpellato la Civica Avvocatura per conoscere quali responsabilità competessero all’amministrazione pubblica nella questione bonifica e quindi a stabilire anche le responsabilità giuridiche dell’inquinamento, così che il Comune possa poi eventualmente rivalersi su chi è stato inottemperante”.
La cifra stanziata a detta degli ambientalisti è irrisoria e il ritardo inaccettabile, con la speranza che la città non debba un domani risvegliarsi e rendersi conto che il pericolo radioattivo non è stato solo un brutto incubo.

Annunci

Informazioni su piemontenews

aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il dicembre 4, 2013, in attualità, Uncategorized con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Commenti disabilitati su La Terra dei Fuochi nel cuore della Lombardia.

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: