SOTTO IL PALCO Eletti star in piazza: “Ecco come lavoriamo”

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Fatto Quotidiano del 2/12/2013 Martina Castigliani attualità
Genova Quando la confusione ha cominciato ad essere troppa, il deputato Alessandro Di Battista ha preso in mano il megafono: “Usciamo dal gazebo e sediamoci tutti per terra in piazza. Vi spiegheremo a turno che cosa fac- ciamo in Parlamento”. Gli eletti del Movimento 5 Stelle sul palco del terzo V Day a Genova non sono stati invitati. E così si sono autorganizzati. Alle 14 il discorso di Beppe, alle 11 i parlamentari tra gli attivisti a raccontare della loro attività in Parlamento. A passarsi il megafono sono Federica Dieni, Massimo De Rosa, Roberto Cotti e Manlio Di Stefano, poi Giulia Sarti, Roberto Fico e Vito Crimi. Parlano della politica di Roma, ma soprattutto della loro più grande vittoria: “Se Berlusconi non è più in Parlamento – dice Di Battista – Quello è solo merito nostro. Lo abbiamo sconfitto con la nostra onestà e proponendo semplicemente il voto palese in Senato”. Seduti per terra ad ascol- tare ci sono pensionati e studenti universitari, famiglie con i bambini in gita e tanti operai. Sfidano il freddo con le sciarpe e le cuffie, in quella che almeno per un giorno è diventata la piazza più gelida d’Italia. Hanno le calze spesse di lana e lo zainetto con i panini. Hanno fatto i chilometri e se li sono pagati uno ad uno di tasca propria. “Noi siamo la rivoluzione di questo Paese”, conclude Di Battista, “Vi rendete conto che giriamo senza scorta e incontriamo gli elettori parlandogli uno ad uno? Quale altra forza politica og- gi in Italia è in grado di organizzare un evento simile? Sappiamo che le sfide che ci aspettano sono molto dure, ma noi siamo pronti. C’è da lavorare, ma è quello che facciamo. Io se alle Europee prendiamo meno del 25% sarò deluso”. In prima fila ci sono anche Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi. Sono i senatori “scomunicati”da Grillo per aver proposto l’emendamento sull’abolizione del reato di clandestinità: “Ma quale scomunica – dicono entrambi – solo una divergenza di vedute. Se gli elettori non sono d’accordo, seguiremo quello che chiedono. Anche se un po’ a malincuore”. Qualcuno dalla folla li ferma per abbracciarli. “Io credo – continua Cioffi – in quella che definisco una ‘sana incazzatura’che possa cambiare le cose in questo Paese. Utopia è la parola che preferisco. Ce l’hanno fatta but- tare nel cesso, e invece è l’unico modo per poter agire e lasciare in eredità ai nostri figli un’Italia migliore”. Buccarella è anche stato membro della Giunta per le elezioni, quella che ha dato il parere favorevole alla decadenza di Silvio Berlusconi. Per questo la gente lo ferma e lo tratta da testimone di un pezzo di storia: “Un’emozione unica – dice – poter far valere finalmente le istituzioni e le leggi. Un onore per me essere là a farle applicare”. Le persone li fotografano e li abbracciano. Li toccano. Sono i 156 eletti che hanno rotto “il muro di gomma”, cittadini prestati alla politica che secondo gli attivisti “fanno il lavoro sporco”. “Siamo qui a dimostrare – dice Vito Crimi – che non siamo eterodiretti e non lo siamo mai stati. Grillo non ci comanda e non lo ha mai fatto”. Poco prima dell’inizio arriva anche Luis Alberto Orellana, il senatore tra i più critici e che si è guadagnato dello “Scilipoti” da Grillo. “Non potevo man- care. questa è la mia casa”. Qualcuno si avvicina all’agorà improvvisata. Chiede qualche spiegazione sulle decisioni interne e domanda più efficacia. Ma il V Day è una festa e nessuno ha voglia di rovinarla. Anche perché i veri critici a Genova non sono neppure arrivati.

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