Non c’è alcuna crisi in Europa”, la Commissione nega l’emergenza per non tagliare gli stipendi dei funzionari

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Fatto Quotidiano del 29/11/2013 di Stefano Feltri attualità
L a crisi c’è, la crisi non c’è. Quando la Commissione europea deve discutere con i Paesi membri, a cominciare dall’Italia, le mi- sure di rigore, è perfettamente consapevole della gravità del mometo. Ma quando si tratta di proteggere gli stipendi dei suoi funzionari, l’esecutivo europeo di José Barroso arriva a scrivere in documenti ufficiali che in Europa non c’è al- cun “deterioramento grave e improvviso della situazione economica e sociale”. I GUARDIANI dell’austerità diventano incredibilmente ottimisti per difendere i salari di Bru- xelles dal Consiglio europeo, l’organo che riunisce i capi di governo dei Paesi membri. La storia è ricostruita nella sentenza della Corte di Giustizia europea relativa alla causa C-63/12, del 19 novembre scorso. La Commissione, affiancata dal Parlamento europeo, aveva presen- tato un ricorso contro il Consiglio sostenuto alcuni Paesi (Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Spa- gna, Olanda e Gran Bretagna). Secondo il trattato sul Funzionamento dell’Unione, ogni anno il Consiglio decide “prima della fine di ogni anno in merito all’adeguamento delle retribuzioni e delle pensioni proposto dalla Commissione”. Nel dicem
bre 2010 il Consiglio ha deciso di far scattare la “clausola di eccezione”, ha ritenuto cioè che l’Europa fosse di fronte a un “deterioramento grave e improvviso della situazione economica e sociale all’interno dell’Unione”. E quindi ha chiesto alla Commissione di presentare “ade – guate proposte”. Tradotto: visto che c’è la crisi in tutto il continente e si annunciano anni terribili, gli euro- burocrati diano il loro esempio ri- ducendosi lo stipendio. IL 13 LUGLIO DEL 2011 la Commis- sione di Barroso presenta una relazione in cui “gli indicatori mostra- vano che nell’Unione la ripresa eco- nomica continuava a progredire” e quindi “non vi era un deteriora- mento grave e improvviso della stuazione economica e sociale all’in – terno dell’Unione nel periodo di riferimento tra il primo luglio 2010, data di effetto dell’ultimo adegua- mento annuale delle retribuzioni, e a metà di maggio 2011, momento in cui sono stati resi disponibili i dati più aggiornati, si legge nella sentenza”. Niente crisi, niente tagli. Eppure l’estate 2011era quella in cui l’Italia era a un passo dal default, con la Banca centrale europea costretta a comprare Btp perché nessuno li vo- leva più, la Grecia era sprofondata nel baratro, il Portogallo e l’Irlanda avevano già firmato per avere gli aiuti di emergenza e le riforme traumatiche della troika, e l’esistenza stessa della moneta unica, e dunque di tutta l’Unione, cominciava a sembrare non scontata. La Commissio- ne, nel suo contenzioso giuridico con il Consiglio, ammette i numeri “evidenziano un peggioramento per il 2011 rispetto alle previsioni pubblicate in primavera”, ma non c’è alcuna emergenza che faccia scattare la clausola di eccezione. La battaglia davanti alla Corte di Giustizia si sviluppa in un labirinto di dettagli procedurali, maggioranze qualifica- te e cavilli bruxellesi, si aggiungono due ulteriori ricorsi, con altri Paesi coinvolti. La Corte boccia i ricorsi della Commissione e la condanna a pagare le spese, ma non si pronuncia nel merito. Gli stipendi dei funzionari di Bruxelles sembrano rimanere al riparo dai tagli. Eppure, anche solo come misura simbolica, potrebbero su- bire una limatura senza traumi per gli interessati. SECONDO IL SITO della Commissione, i funziona- ri hanno un salario d’in- gresso da 2.300 euro al mese, ma dopo quattro anni possono arrivare a 16.000 cui si aggiungono varie voci (come un’indennità di di- slocazione del 16 per cento per chi lavora lontano dal Paese d’origine, cioè quasi tutti), poi assegni per i figli a carico, una “indennità scolastica” e una prescolastica e così via. Vanno in pensione a 63 anni con la pensione di anzianità, ma possono ottenere un prepensiona- mento a 55 anni o decidere di rimanere in servizio fino a 67. E la pensione è calcolata, ovviamente, con il sistema retributivo, può arrivare al 70 per cento dell’ultimo stipendio base. Trattamenti così generosi non li avevano neppure in Grecia prima della troika. Ma ogni sacrificio è vietato, la crisi non esiste, per la Commissione.

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il novembre 30, 2013, in attualità, Uncategorized con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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