LA VEGLIA SOTTO L’ACQUA DI OLBIA CITTÀ DISTRUTTA

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NELLA CHIESA DELLA SACRA FAMIGLIA IL DOLORE È COMPOSTO
PER LA STRADA MACERIE E OPERAI AL LAVORO: GUARDANDO IL CIELO

Fatto Quotidiano del 20/11/2013 Alessandro Ferrucci attualità
inviato a Olbia L a giornata finisce nella chiesa della Sacra Famiglia, nella periferia di Olbia. Qui l’esondazione ha distrutto, terrorizzato, azzerato, ucciso il maggior numero di persone. Qui la popolazione ha portato le sue vittime sotto il crocifisso, a porte aperte anche in piena notte, un dolore pubblico vissuto dalla collettività con atteggiamenti composti, carezze, occhi rossi, baci sulla fronte, rosari sgranati e qualche fiore al lato delle bare. I parenti accolgono, sono sotto choc, non ce la fanno a parlare, a bassa voce ripetono il racconto di quei momenti terribili, di quando l’acqua ha iniziato a salire, e poi ancora, e poi ancora, fino a quan- do è stato impossibile fuggire e quantomeno mettere in salvo le persone care, che ora sono lì sdraiate, morte, accanto a loro. Fuori dalla chiesa è solo fango, sabbia, qualche pozzanghera, le vie sono state quasi tutte liberate dal lavoro immane di ieri, ai bordi delle carreggiate il segno del dolore, dell’incredibile: una poltrona da salotto finita al centro di una rotonda, utensili da cucina sparsi, giocattoli, mobili, vestiti, cumuli di macerie, automobili di- strutte. Da qualche portiera cola fuori dell’acqua. Intorno le luci sono spente, un po’ manca la corrente, la maggior parte dei cittadini sono evacuati, altri sono scappati per la paura delle piogge annunciate per oggi, “ma contare il numero degli sfollati è impossibile – spiegano dalla Protezione civile – perché Olbia non è una città, ma un paesone di sessantamila persone, quasi tutti si conoscono, in tanti sono ospitati da parenti o amici. Qui la solidarietà è ancora forte”. E PER SCOPRIRE quanto è forte, basta visitare il centro di accoglienza della Caritas, dove in gior- nata sono arrivati cinquanta olbie- si, non molti rispetto ai numeri generali, “però siamo stati sommersi dalla generosità di tutta la regione – racconta Ginetto, il responsabile – guardi qui, vede tutti questi vestiti? Sono donazioni di oggi”. Pile di maglioni, una ragazza sistema decine di paia di scarpe; un gruppetto di immigrati, ospiti abituali monta delle strutture metalliche per adagiarci sopra coperte e quant’altro. Nessuno urla, nessuno piange, neanche un lamento, sembra quasi ci sia un’abitudine al dramma. Arriva un ragazza, ha in mano dei cartoni di pizza al taglio, un altro regalo. Fuori, per strada, vigili, Protezione, pompieri, lavorano. Le idrovore continuano a raccogliere l’acqua, i fari illuminano le zone in pericolo o pericolose, dove la strada è franata, dove le tubature sono scoperte, i fili elettrici esposti, i lampioni accartocciati su loro stessi. “Mi scusi, non può andare lì!” Ma dietro c’è casa mia. “Mi dispiace, mi dispiace veramente, ma non può”. Il signore avrà circa cin- quant’anni, gli si strozza la voce, prima di girare le spalle e andare via racconta come l’acqua ha superato le finestre della sua abitazione. Vorrebbe capire com’è la situazione, ma è ancora presto, teme sia stato vittima degli sciacalli. Il poliziotto che presidia lo rassicura: “Di questo stia tranquillo, ci siamo noi tutta la notte”. Lo schifo nella tragedia. Ieri mattina alcuni sciacalli hanno fatto spargere la voce di un’im – minente apertura della diga del Liscia, quindi ancora acqua, ancora paura, poi hanno bussato alle porte di alcune abitazioni e invitato a scappare per poi entrare e rubare il possibile. Le forze dell’ordine li stanno cercando. “PORCA PUTTANA ricomincia a piovere”, un vigile parla da solo. Qualche goccia, nulla di grave se la situazione non fosse ben oltre il limite: ora anche il poco crea al- larme. “Vede quale torrente lì – continua il signore in divisa -? Non l’ho mai visto così pieno, sfiora il ponte e le case sono state costruite al di sotto del fiume. Una follia”. Una follia condonata negli anni. L’estate scorsa il sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli, lanciò un allarme: “Attenzione, qui c’è un rischio idrogeologico e il Comune non ha i soldi per metter in sicurezza. Se accade qualcosa la colpa sarà tutta su di me”. Buon profeta. Meno attento il governatore Ugo Cappellacci, che proprio ieri do- veva annunciare il varo del nuovo piano case, fiero nel cancellare quello precedente voluto da Renato Soru. Ora vaga per la città in cerca di risposte, di rassicurazioni e di consenso: a febbraio si vota nell’isola, e alcuni suoi più fedeli hanno già deciso di abbandonarlo. Nella chiesa si continua a vegliare. Non vanno a letto. Staranno sulle panche, sulle sedie, in piedi tutta la notte. Fino alle tre di oggi pomeriggio, quando l’intera Olbia dirà addio alle proprie vittime. Pioggia permetten

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il novembre 21, 2013, in attualità, Uncategorized con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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