SFIDUCIA ALLA CANCELLIERI CHE FARE? IL PD NON LO SA

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IL PARTITO NON HA ANCORA UNA POSIZIONE UFFICIALE. IL GUARDASIGILLI STAREBBE INVECE PENSANDO ALLE DIMISSIONI: “MI HANNO PRESO DI MIRA”.
Da Il Fatto Quotidiano del 15/11/2013. di WandA Marra attualità
Anna Maria Cancellieri in Parlamento il 5 novembre non ha raccontato tutto. C’è una nuova telefonata tra lei e Antonino Ligresti, della quale parla ieri Repubblica e della quale il ministro non ha fatto cenno nel suo discorso alle Camere. Poche ore prima dell’interrogatorio dello scorso agosto, con i pm torinesi che indagano sul caso Fonsai, il ministro della Giustizia sarebbe rimasta sette minuti e mezzo al telefono con il fratello di Salvatore, all’epoca da un mese agli arresti domiciliari. Ci sarebbero anche “numerose telefonate” tra Sebastiano Peluso, il marito della Cancellieri e i familiari di Salvatore Ligresti. Nuovi elementi che rendono la posizione del ministro sempre più delicata. Anche chi si è esposto contro le sue dimissioni, a partire dal Pd, può continuare a farlo?

DAL NAZARENO trapelano preoccupazione, cautela e imbarazzo. Silenzio da parte del governo. E silenzio, almeno ufficialmente, anche da parte del ministro. La situazione è complicata e destinata a surriscaldarsi. Mercoledì a Montecitorio è calendarizzata la mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle, nei confronti guardasigilli, accusata di favoritismi per Giulia Ligresti, arrestata e scarcerata perché affetta da anoressia. Dopo gli applausi tributati al ministro in occasione della sua relazione in Parlamento, la vicenda sembrava di quelle destinate ad esaurirsi, con un prevedibile voto contrario e lunga vita al governo Letta. Le nuove rivelazioni arrivano però dopo un dato politico non secondario. Matteo Renzi ha scelto la scorsa settimana la platea di Servizio pubblico per dire che la Cancellieri si sarebbe dovuta dimettere e Epifani avrebbe fatto bene a non difenderla.

UN INTERVENTO che in quel momento sembrava fuori tempo massimo. Invece non è così. Spiega la deputata fedelissima Maria Elena Boschi: “Matteo sapeva benissimo che ci sarebbe stata la mozione. Adesso discuteremo nel gruppo e poi decideremo. Io l’ho già detto che al posto della Cancellieri mi sarei dimessa, ma come ha detto Renzi, discuteremo e poi seguiremo la volontà del gruppo”. E dunque, il candidato segretario sfrutterà questa occasione per mettere il premier al-l’angolo? Le dimissioni della Cancellieri sono un colpo che il governo delle larghe intese potrebbe non essere in grado di reggere. Anche perché si tratta di un ministro scelto direttamente da Napolitano. Però ieri le voci si sono rincorse per tutta la giornata. Prima di tutto si raccontava di uno sfogo dello stesso guardasigilli: “Non ne posso più, mi hanno preso di mira”. E se si dimettesse lei prima di mercoledì? Da Letta pare che ieri non sia arrivata nessuna sollecitazione diversa da quelle delle scorse settimane. Però il tam tam delle voci raccontava pure che è in corso la ricerca di un eventuale sostituto. Ricerca difficile. E dunque, mettere in discussione lei potrebbe voler dire mettere in discussione il governo intero. A parte Grillo e i Cinque Stelle che le dimissioni le chiedono e insistono, l’unico che si esprime senza se e senza ma è Pippo Civati: “Chiedo che il gruppo del Pd voti questa decisione al suo interno”, scrive sul suo blog. Ovvero voti se dire sì alla mozione di sfiducia.

LUNEDÌ o martedì, ci sarà l’assemblea di gruppo, fanno sapere dalla segreteria democratica, e si voterà per decidere. Ma qual è la posizione ufficiale del partito e del segretario Epifani? Non è dato conoscerla. Dal Nazareno spiegano che la ufficializzeranno durante l’assemblea e invitano a concentrarsi sulle problematiche del Pdl. Un modo di prendere tempo evidentemente. Per quanto il capogruppo Roberto Speranza sembra rimanere sulla linea del no alla sfiducia. Tutti temono la posizione di Renzi. Civati lo incalza: “Siccome oltre a me anche lui ha fatto capire di volere le dimissioni del ministro, e siccome conta su una larga schiera di deputati (i “suoi” e i fassiniani, i veltroniani, i lettiani, i franceschiniani che lo sostengono ), è probabile che la decisione passi”. Renzi però è meno barricadero di quanto si potrebbe pensare. Almeno per ora. Parte dalla premessa che “le dimissioni si danno e non si chiedono” e fa sapere che al-l’assemblea del gruppo se Epifani arriverà con una posizione chiara lui non lo osteggerà, quale essa sia. Se invece ci sarà un dibattito, allora i renziani chiederanno di votare per le dimissioni della Cancellieri. E poi si atterranno alla maggioranza.

UNA POSIZIONE piuttosto contorta, spiegata in parte col fatto che il sindaco non vuole passare neanche stavolta per quello che mette la parola fine alle larghe intese. Ma la realtà è anche un’altra: i parlamentari che hanno firmato per appoggiare la candidatura di Matteo alla segreteria sono 200, però quelli che lui effettivamente controlla sono una sessantina. I franceschiniani, per dire, tutti renziani dell’ultima ora, voterebbero una decisione che rischia di affossare il governo? Renzi rischia di andare sotto alla prima prova di forza da segretario in pectore. Il tempo in questo caso evidentemente serve a tutti per arrivare a una mediazione e/o a una strategia: sarà per questo che quella di ieri è la giornata dei silenzi, non dei proclami roboanti.

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il novembre 15, 2013, in attualità, Uncategorized con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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