ROMA-REGGIO CALABRIA Affari, clan e prelati: santi intrecci

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Fatto Quotidiano del 14/10/2013 di Beatrice Borromeo attualità
IL PONTEFICE tuona da giorni contro la “dea tangente ” e i guadagni da “corruzione ”. Chi “pratica le tangenti” ha “perso la dignità” e dà ai figli “pane sporco”, ha avvertito nei giorni scorsi in un vero anatema. Un’abitudine, quella della corruzione, simile a una droga che “dà dipendenza”, ha ammonito ancora papa Francesco citando la parabola dell’amministratore disonesto. li affari prima di tutto. In questo, tanto i mafiosi quanto l’anima nera della Santa Sede – quella dei borsoni pieni di lingotti d’oro che secondo Monsignor Scarano venivano scaricati nei cortili Vaticani e degli infiniti scandali legati allo Ior, dal crac del Banco Ambrosiano in giù – sono alquanto atei. E se il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, svela la preoccupazione che il Pontefice possa essere preso di mira dalle cosche, non è per caso. “Chi finora si è nutrito del potere e della ricchezza che derivano direttamente dalla Chiesa è nervoso, agitato. Papa Bergoglio sta smontando centri di potere economico in Vaticano. Se i boss potessero fargli uno sgambetto non esiterebbero”, ha detto ieri il magistrato al Fatto . E di casi di commistione tra la criminalità e la Santa Sede sono zeppe sia la storia sia le cronache più recenti. Proprio l’altroieri la Dia di Roma ha sequestrato il Gran Hotel Gianicolo, qualche chilometro a Sud della basilica di San Pietro, nella zona della Capitale che gode della vista più bella. Il complesso con 48 stanze, piscina e parcheggio interno, del valore di oltre 150 milioni di euro, appartiene a Giuseppe Mattiani e al figlio Pasquale. Imprenditori che, si legge nel provvedimento di sequestro diffuso dal Tribunale di Reggio Calabria, sarebbero “collusi con la ‘ndrangheta” (in particolare con la cosca Gallico di Palmi). Quello che è sfuggito ai più, però, è che il Gran Hotel Gianicolo, prima di passare nelle mani degli affaristi calabresi, apparteneva alla congregazione “Dama apostolica del Sacro Cuore”. L’immobile, un ex convento, fu venduto addirittura sottoprezzo proprio l’anno prima del grande Giubileo del 2000, quando il valore del mattone era alle stelle. Anche la procedura fu anomala: il commercialista che – prbono – gestiva il patrimonio della congregazione non fu nemmeno informato della vendita. Sul rogito appare infatti solo la firma di una suora, che avrebbe trattato con gli avvocati dei Mattiani tramite intermediari che il notaio omise di registrare. L’IPOTESI DEI MAGISTRATI è che i Mattiani siano stati messi in contatto con il Vaticano da un giro di colletti bianchi. Professionisti che gravitano su Roma e fanno da intermediari tra Santa Sede e ‘ndrangheta, o ambienti vicini a questa. Ma ci sono anche padrini che non hanno bisogno d’introduzione. Il caso più emblematico è quello di Giulio Lampada, il presunto riciclatore della ‘ndrangheta che nel 2013 è stato condannato in primo grado a 16 anni per associazione mafiosa e il cui nome appare, oltre che nelle indagini, anche a pagina 953 degli Acta Apostolicae Sedis. L’ex segretario di Stato Tarcisio Bertone – allontanato proprio da Papa Francesco – ha infatti insignito Lampada di una ricompensa dedicata a “quei cattolici che si dedicarono attivamente alla vita della chiesa”, rendendolo Cavaliere dell’Ordine di San Silvestro Papa. Un onore di cui Lampada, al telefono col suo avvocato, si compiace: “Ora in tutte le diocesi mi do- vranno chiamare ‘eccellenza’”, dice mentre annuncia che “dopo aver ricevuto targhetta e distintivo” si farà preparare “un’uniforme su misura”. Ma i privilegi non finiscono qui. Nel 2008, la figlia di Lampada viene battezzata addirittura in Vaticano. Lampada, interrogato dai magistrati milanesi, spiega: “Sono arrivato tramite un avvocato di Roma (…) che lavora per il Vaticano (…). Ho lasciato mi sembra 500 euro, o 1000 euro, come deposito al Vaticano, una cosa del genere”. Pratiche che, con Papa Bergoglio, sembrano destinate a sparire. “L’idea di mettere in discus- sione addirittura lo Ior, cioè la banca Vaticana che ha riciclato ingenti capi- tali mafiosi, è epocale. Nessuno aveva mai osato toccare questa faccia della Chiesa”, dice lo storico Antonio Nicaso, autore assieme a Gratteri del libro Acqua Santissima . E aggiunge: “Bergoglio sta portando avanti una campagna contro la corruzione. E senza corru- zione, nessuna mafia può sopravvive- re”. Intanto però, in Calabria, la chiesa ha ancora il volto dell’arcivescovo Giu- seppe Morosini, che ha dichiarato: “Un mafioso non è tale fino all’ultimo grado di giudizio, ma anche dopo è be- ne fare molta attenzione nel giudicare”. Una visione non troppo lontana da quella delle sorelle Strangio che, condannate per la strage di Duisburg, reagiscono così: “Nessun essere umano dovrebbe ergersi a giudice di un altro essere umano perché uno solo è il giusto giudice, Dio”.

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Pubblicato il novembre 15, 2013 su attualità, Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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