IMU, 3 MILIARDI IN DUE MESI PER SALVARE IL GOVERNO LETTA

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Da Il Fatto Quotidiano del 07/11/2013. Marco Palombi attualità

ALFANO MINACCIA: LA SECONDA RATA SULLA CASA VA ABOLITA. I CONTI DEL 2013 GIÀ BALLANO: VERSO LA STANGATA DI NATALE SU ACCISE E ANTICIPI DELLE TASSE.

Servono tre miliardi in due mesi per tenere in vita il governo Letta: è il prezzo del riscatto, per così dire, della seconda rata dell’Imu più i soldi per finanziare la Cassa integrazione per gli ultimi mesi del 2013. Senza l’abolizione completa della tassa sulla prima casa, infatti, l’esecutivo perde per intero il Pdl, Angelino Alfano compreso, senza gli ammortizzatori sociali si rivolta il Pd. Spese improrogabili, insomma, che valgono per la precisione circa 2,8 miliardi: poco più di 2,4 serviranno per compensare l’Imu, almeno 330 milioni se ne andranno per la Cig. “Trovare le coperture è difficile”, aveva mandato a dire Fabrizio Saccomanni da Londra. A seguire, come al solito, il ministro del-l’Economia è diventato il bersaglio dei berlusconiani e ha finito per essere smentito dai suoi colleghi di governo: prima dal suo viceministro Fassina, poi da un perentorio Alfano (“la seconda rata non si paga”). Il ciellino Maurizio Lupi è stato il più chiaro: “Qualunque governo, ma in particolare il nostro, non può permettersi, laddove ha preso degli impegni formali, di non mantenerli”. Tradotto: qua rischiamo di andare a casa. Il problema, insomma, è dove e come trovare i soldi: nuovi aumenti di tassazione (anche indiretta come le accise) non sono digeribili dalla maggioranza, su ministeri e enti locali già gravano i tagli della “manovrina” correttiva da 1,6 miliardi di inizio ottobre, l’unica strada è dunque trovare entrate straordinarie a compensazione.

AL TESORO, come sempre, vagliano ogni possibilità, ma stavolta il livello di astrazione delle proposte rischia di connettere direttamente la scrittura del bilancio pubblico con la metafisica. Al ministero, intanto, cercano di ridurre il danno: hanno presentato simulazioni per escludere dal beneficio i terreni agricoli e alcune categorie di case assimilabili a quelle di lusso (che pagano). In questo modo il costo da coprire risulta di 1,8 miliardi, cioè circa 650 milioni in meno rispetto alla “promessa” fatta da Enrico Letta in Parlamento (ma esistono anche versioni da trecento milioni): c’è, però, il problema che il Pdl di un’operazione di questo genere non vuole sentir parlare. Le fonti di finanziamento straordinario sono altrettanto ballerine. C’è chi pensa, ad esempio, all’incasso derivato da quel regalo alle banche che va sotto il nome di “rivalutazione delle quote di Bankitalia”: se il valore fissato fosse sette miliardi, come anticipato da Saccomanni, la tassazione delle plusvalenze porterebbe all’erario 1,3 miliardi circa. Problema: difficile incassare nel 2013 anche perché serve il via libera preventivo di Bruxelles. C’è chi pensa poi alle eterne dismissioni: qualche introito è possibile se si tratta di svendere – all’improvviso e con basse quotazioni – le partecipazioni azionarie come quelle in Eni (che comunque, ha detto Enrico Letta ieri sera, saranno vendute comunque), ma se si pensa invece agli immobili lo spazio è abbastanza esiguo anche ricorrendo alla consueta partita di giro della vendita a Cassa depositi e prestiti. Assai quotata, infine, l’ipotesi di aumentare gli anticipi Ires e Irap (oggi al 101 per cento) per gli istituti finanziari.

Tutto fa brodo, come si vede, per salvare le larghe intese da loro stesse, ma il problema vero è che i conti 2013 già ballano per conto loro, anche senza lo scoglio dei tre miliardi da trovare. Già le coperture per abolire la prima rata sono infatti assai dubbie: un miliardo e mezzo, infatti, doveva arrivare alle casse dello Stato tramite la sanatoria per le concessionarie delle slot machine e dagli introiti Iva dei pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione. Difficile: il minicondono, per dire, è già scaduto e solo metà delle aziende che avevano evaso ha aderito (mancano almeno 260 milioni). Pure sui debiti della P.A. il risultato è assai dubbio, almeno per il 2013: secondo il sito del Tesoro, infatti, su 27,2 miliardi teorici ne sono ad oggi stati erogati agli enti pagatori circa diciotto (altri 3,5 miliardi sarebbero in arrivo), di cui solo 14 effettivamente pagati.

QUINDI l’Italia non rispetterà i vincoli di bilancio? Non sia mai, ha messo le mani avanti il commissario Ue Olli Rehn: “Nel caso, il governo dovrà far scattare la clausola di salvaguardia”. Espressione complessa che però indica una cosa sola: aumenti di varie accise (da definire con apposito decreto) e degli anticipi Ires e Irap da riscuotere in tutta fretta entro il 31 dicembre. La mazzata di Natale.

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il novembre 7, 2013, in Uncategorized con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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