Lampedusa “Ci hanno impedito di salvarne altri MARCELLO NIZZA ERA SULLA BARCA DI AMICI CHE HA SOCCORSO LA GUARDIA COSTIERA NON CI HA FATTO TORNARE

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Fatto Quotidiano del 5/10/2013 dall’inviato a Lampedusa attualità
Come è stato possibile? Come è potuto accadere che un barca stracarica di disperati partita tre giorni prima dalla Li- bia, porto di Misurata, arrivasse a ottocento metri dalla costa senza essere avvistata? Senza che uno dei tantissimi radar de- stinati a controllare il Mediterraneo sia riuscito a inquadrarlo? E poi, i soccorsi, sono arrivati in tempo,erano sufficienti, si è fatto tutto quello che si do- veva e poteva per evitare questa strage? Sono le domande che agitano la mente di fronte a quei 111 corpi(49 donne,un numero altissimo, 2 bambini, 58 uomini), chiusi nei sacchi di pla- stica e messi in fila in un hangar dell’aeroporto di Lampedusa, in attesa di un nome, una sepol- tura degna, una preghiera. Qualcosa si è inceppato nella catena dei soccorsi “I radar, li hanno messi anche a ponente di Lampedusa, non servono a un tubo, sono utili so- lo per far prendere i tumori”. Undici del mattino, sede del Comune dell’isola della morte, la gente aspetta le autorità che verranno da Palermo. Parla una giovane pacifista mentre sroto- la uno striscione: “Basta indif- ferenza, basta F-35, Muos, Frontex…”. Ma è un ragazzo abbronzato a raccontare quello che ha visto all’alba di giovedì. Si chiama Marcello Nizza, marinaio per sport. “Il mare –ci dice – era calmissimo, piatto, un olio, c’era bonaccia. Con un gruppo di amici avevamo deciso di passare la notte in barca. All’improvviso l’inferno”. Fermiamoci per cercare di sta- bilire l’orario. Un dato, però, è già certo: la barca proveniente dalle coste libiche è a circa 800 metri dalla riva. Le donne, gli uomini, i bambini a bordo la ve- dono, ma da almeno tre ore sono in difficoltà. Non sono riu- sciti a segnalare la loro presenza come di solito fanno i migranti, col satellitare o col telefonino gps, e allora incendiano delle coperte con la speranza che qualcuno dalla terraferma si ac- corga di loro. Da quel momento è il panico, la barca prende fuoco, la gente urla, si muove trop- po, l’imbarcazione si capovolge. Sono le 6:30 stando alla ri- costruzione offerta da Nizza, quando la sua barca, un gozzo di 10 metri con a bordo altri otto diportisti, interviene. “Abbiamo visto gente in mare che ur- lava disperata, persone che an- naspavano, altri che annegava- no. Alle 6:45 abbiamo dato l’allarme, mentre con tutti i mezzi tiravamo la gente a bordo. Ne abbiamo presi 47, ma la cosa più drammatica è stata scegliere chi salvare sapendo che gli altri sa- rebbero annegati”. Anche Gra- ia Migliosini era a bordo della barca da diporto: “Erano le 6:30 quando abbiamo cominciato a soccorrere le persone, a quell’o- ra abbiamo lanciato l’allarme”. Ma la cosa che scandalizza di più Marcello Nizza è un’altra: “Abbiamo chiesto alla Guardia Costiera se, una volta fatti sbar- care i 47 salvati, potevamo tor- nare in mare per continuare l’oera di soccorso. Ci hanno risposto che aspettavano un pro- tocollo da Roma”. La ricostruzione del capitano di Vascello È andata davvero così? Dopo molte insistenze riusciamo a parlare con il capitano di Va- scello Filippo Marini del Co- mando generale delle Capita- nerie di Porto. “Parliamo del radar, per dire che ci dà solo un punto, un bersaglio, non ci dice lì c’è una barca con 300 o 500 a bordo. E parliamo dell’a v v i s t a- mento, che avviene tramite mercantili, o pescherecci o altre imbarcazioni che ci segnalano la presenza di barconi in diffi- coltà. Spesso sono gli stessi mi- granti che chiamano il Coman- do generale o la Capitaneria di Porto di Palermo, con i loro satellitari o i gps. Questa volta non lo hanno fatto, forse per mancanza di strumenti. L’allarme è arrivato alle 7, tre ore prima, alle 4 del mattino, le nostre mo- tovedette erano arrivate al por- to con 300 persone a bordo salvate dal mare, alle 7:14 eravamo sul posto. Le ricordo che, grazie al nostro coordinamento, ab- biamo salvato 155 persone. Le abbiamo salvate da morte certa, perché questi viaggi fatti su barconi fradici con strutture prossime al cedimento, o su gommoni stracarichi, hanno un da- to certo, la partenza, e uno fortemente incerto, l’arrivo

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

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