“Screditare Buscetta per colpire i magistrati”LA CONFESSIONE DI SERGIO DE GREGORIO, NEL 1995 SULLA NAVE VERACRUZ PER “B ECCA R E ” IL PENTITO IN CROCIERA E “SA LVA R E ” ANDREOTTI E BERLUSCONI

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Fatto Quotidiano del 28/09/2013 di Sandro Ruotolo attualità
Speravo di incontrare Sergio De Gregorio. Lo conosco dagli anni Settanta, giovanissi micronistia Napoli. Avevamounami- co in comune, il grande inviato Giuseppe Marrazzo. Poi ci siamo persi di vista, storie diverse. Ma è dal 1995 che avevo un domanda da fargli, da quando l’ex senatore comprato da Silvio Berlusconi, inviato del settimanale Oggi, intervistò e pubblicò le fotografie di Tommaso Buscetta in crociera nel Mediterraneo. “Da chi hai avuto la soffiata?”. Ho sempre pensato che fossero stati i servizi segreti e oggi Sergio De Gregorio lo ammette candidamente: “La ebbi probabilmenteda qualcuno dei servizi di sicurezza dello Stato che non era d’accordo con quel- l’operazione”. 1995. Stava per cominciare il processo Andreotti ed era partita la campagna di delegittimazione dei collaboratori di giustizia. Tommaso Buscetta è il pentito più importante di Cosa Nostra. Dopo la morte di Giovanni Fal- cone aveva fatto il nome di Giulio Andreottie, rileggendoGli Intoccabili di Peter Gomez e Marco Travaglio, mi torna in mente che il 15 luglio 1995 la Procura di Pa- lermo aveva interrogato don Ma- sino per un’inchiesta minore, che prende il nome da una banca pa- lermitana, la Cram. Qualcuno teme che Buscetta racconti qualco- sa anche sul conto di Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi. “Così in tempo reale scatta quella che i pm del processo Dell’Utri definiranno “la trappola”. Subito dopo l’audizione davanti ai pm siciliani, don Masino parte con la famiglia per una crociera nel Mediterraneo. Viaggia in incognito, con nome e documenti di copertura forniti dalle autorità americane sulla motonave Veracruz. Durante la crociera, viene avvicinato da Sergio De Gregorio. L’ex senatore, all’epoca giornalsta, anticipa al telefono in un’intervista al Corriere della Sera di aver incontrato per il settimanale Oggi Tommaso Buscetta e i Buscetta vengono precipitosa- mente prelevati dai Nocs in alto mare e messi in sicurezza. OGGI quando sul terrazzo di casa sua chiedo a Sergio De Gre- gorio perché il suo contatto dei servizi segreti lo avvisò, circoscrive “la trappola” a un eventuale dissenso negli apparati sul- le modalità di quella vacanza: “Non fu una grande idea mandare i Buscetta su una nave da crociera che faceva scalo a Ca- tania, con 700 passeggeri che potevano essere oggetti di un atten- tato di qualcuno che avesse av- visato i compari di mafia cata- nesi”. E aggiunge: “Guardi, io scoprii che a bordo della nave c’erano dei signori di Marano (paese del napoletano, ndr) che facevano parte della famiglia Si- mioli, che erano stati accusati proprio da Buscetta nell’ambito delle indagini sul clan Nuvoletta”. Non è solo Sergio De Gregorio sulla Veracruz. Porta sua mo- glie e due amici. È più facile così “familizzare”conla famigliaBu- scetta. Sorridendo De Gregorio mi dice di essere riuscito a far cantare don Masino: “O Sarracino eGuapparia”. Al processo Dell’U tri, De Gregorio ricorda, invece, che Buscetta parla delle origini mafiose, del patrimonio di Ber- lusconi e dei rapporti di Dell’Utri con Cosa Nostra. Si scaglia con- tro l’impegno politico del Cavaliere: “Le pare possibile che uno Stato moderno siaffidia unper- sonaggio le cui fortune proven- gono dal riciclaggio della mafia?”. Su Oggi non c’è traccia dei riferimenti a Berlusconi e Dell’U- tri. Nell’intervista che realizzo per Servizio Pubblico l’ex senatore nega che ci fosse uno scontro dentro i servizi segreti tra quelli che volevano difendere Buscetta ei“filoandreottiani”oi“filober – lusconiani”. Racconta che qual- cuno lo avvisò. Chi? “Un anoni- mo. Giuro, ricevetti una telefona- ta anonimadi unsignore chemi disse: guarda che su quella nave c’è Buscetta. Se ci sali a bordo lo trovi. Male che vada, pensai, mi faccio una vacanza”. Ma chi c’era sulla nave a proteggere don Ma- sino? “I servizisegreti israeliani”. Come? “Il Mossad doveva garan- tire la tranquillità della famiglia Buscetta”. E lei come fece a elu- dere la sorveglianza di uno dei più potenti apparati di sicurezza del mondo? “Iofui inseguito da- gli agenti israeliani che ebbero il sentore, tra 700 persone tenute d’occhio, che io stessi realizzando foto e intervista perché stavo sempre con Buscetta. I rullini del- la macchina fotografica li na- scondevo smontando i soffitti delle cabine. Scattai centinaia di foto. Chiamai la redazione del mio giornale e in previsione dello scalo a Rodi feceropartire un fo- tografo al quale consegnai i rul- lini. Due giorni prima di appro- dare a Catania rilasciai l’intervi – sta alCorriere dellaSera. Arrivaro- no i Nocs congli elicotteri e Nic- colò Pollari, che poi, negli anni successivi, ho stimato come ami- co, mi confessò che era stato lui a doversi prendere la responsabi- lità di coordinare quel blitz man- dando le motovedette della Guardia di finanza fuori dalle ac- que territoriali italiane per scor- tare Buscetta e portarlo via”. Non so se quel servizio giornalistico contribuìo menoallacampagna di delegittimazione dei pentiti. Ricordo che quando vidi quelle fotografie pubblicate pensai subito che avrebbero potuto met- tere a repentaglio la vita di Buscetta e dei suoi familiari, anche se erano un po’ mascherati. De Gregorio non si sente responsabile: “Io feci lo scoop, ero un cac- ciatore di scoop”. Qualche tempo dopo, penso che fosse nel 1996, io e Michele Santoro incontrammo a Roma Tommaso Buscetta. Gli chiedemmo come avesse reagito a quell’intervista pubblicata su Oggi. “Il giornalista si presentò come amico. Gli chiesi di aspettare di pubblicarla. Che l’avrei in- contrato un’altra volta”

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Pubblicato il settembre 29, 2013, in attualità, Uncategorized con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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