Telecom spagnola e Alitalia francese: politica industriale italiana sempre più scadente

20130723_51068_fuochi1
Proprio mentre il premier del “governo del fare” Enrico Letta vola Oltreoceano per vendere il patrimonio pubblico, nelle ultime ore si stanno decidendo le sorti di due compagnie “di bandiera” (ultimamente molto schiarita) e storiche del Belpaese. Due destini che si uniscono e che sono accomunati da un fattore comune: la scoraggiante assenza della politica industriale del Paese. Così facendo non rimarrà che solo il nome di italiano
articolotre C.N. – 24 Settembre 2013 – attualità
Manca davvero poco (soltanto alcuni passaggi burocratici legati alle parti correlate) e Telefonica sarà il nuovo padrone di Telecom, rilevando quote e debito degli altri azionisti riuniti nella holding Telco, ovvero Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo.

E’ quanto si apprende da una nota diramata dalla società iberica. In’altre parole Telefonica salirà al 66% di Telco dopo un aumento di capitale da 323 milioni di euro, 1,09 euro per azione. Poi, una volta incassato l’ok dell’Antitrust in Argentina e Brasile – dove opera Telecom con Tim Brasil e Telefonica possiede il primo operatore, Vivo – arrivare al 70% con un altro aumento da 117 milioni.

Il tutto mentre Enrico Letta, il nostro premier del “governo del fare”, vola Oltreoceano per vendere il patrimonio pubblico. Non a caso nelle ultime ore si stanno decidono le sorti di due compagnie “di bandiera”, una bandiera che dopo queste ultime novità si sta via via più sbiadendo.

Due destini che si uniscono in un solo fattor comune: l’inesorabile assenza di una politica industriale del Paese che dovrebbe essere il motore di un paese, ciò che dovrebbe far girare l’economia, creare occupazione e ridare nuova linfa ad una nazione.

Per uno strano scherzo del destino, mentre a Milano si incontravano i vertici per la questione Telecom, a Parigi il consiglio d’amministrazione di Air France-Klm, che detiene il 25% del vettore, valutava se raddoppiare la propria quota al 50 per cento. Ipotesi per ora messa in congelatore per mancanza di dettagli, recita una nota diffusa dalla società nella notte.

Se ora ci si ritrova in queste condizioni, il motivo va cercato in operazioni sbagliate svolte in passato, frutto di logiche di relazione discutibili (targate Zaleski, Ligresti e Zunino) e dai morsi della crisi finanziaria, in termini di costo della raccolta e aumento dei crediti dubbi. Insomma per dirla in soldoni non c’è più denaro utile ad autorizzare dannosissime operazioni di sistema.

Una similitudine che riporta a quando al governo c’era un certo Romano Prodi e il Tesoro voleva arrivare con i conti a posto all’appuntamento dell’euro. Mettendo sul mercato i propri gioielli, ma riservandosi di scegliere l’acquirente amico. Nel 2013 lo schema è identico, ma per ripagare gli interessi sul debito pubblico, cresciuto a dismisura nonostante il dividendo dell’euro abbia offerto una clamorosa occasione mancata di riforma. Stavolta però l’acquirente amico è senza soldi.

Altra decisione alquanto discutibile è stata quella dell’Agcom quando ha optato per l’abbassamento del canone d’affitto all’ingrosso dell’ultimo miglio della rete in rame da 9,68 a 8,28 euro. Una misura in controtendenza con l’orientamento europeo e le best practices di altri Paesi, come la Germania.

La vicenda Telecom si accomuna con quella Alitalia per la perdita di tempo e soprattutto denaro perché nel 2008 Air France mise sul piatto un miliardo, più il totale accollo di 1,5 miliardi di debiti. Questa volta al governo c’è Silvio Berlusconi passato alla storia per aver rifiutato l’offerta (che era il male minore) e organizza una cordata volta a salvare il destino della compagnia, o forse volta ad accaparrarsi un po’ di consenso in nome “dell’orgoglio italiano”.

Peccato che i membri della fantomatica cordata italiana, dai Riva a Benetton, alla Marcegaglia, non hanno nessuna intenzione di investire nell’aumento di capitale. Dulcis in fundo Alitalia è costretta a fare concorrenza diretta a Malpensa, aprendo nuove rotte sulle capitali europee e così facendo regala ai concorrenti stranieri, complice la “dehubbizzazione” dello scalo varesino, preziosi passeggeri che ogni giorno partono dal city airport milanese in direzione Francoforte, Londra Heathrow o Parigi Charles De Gaulle verso l’Asia o gli Stati Uniti.

Annunci

Informazioni su piemontenews

aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il settembre 25, 2013, in attualità, Uncategorized con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: