Il giudice Antonio Esposito e Giovanni Falcone: stragi, affari e depistaggi

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articolotre R.C.- 20 settembre 2013- attualità
Pochi sanno o ricordano che il presidente della sezione estiva di Cassazione, proprio quello della sentenza dei diritti Mediaset, Antonio Esposito, è stato relatore in due importantissimo processi, quello sull’attentato all’Addaura e nel ‘Aiello Michele più altri’, meglio noto come processo Cuffaro.
Ferdinando Imposimato ha definito quelle due sentenze “Opere ineccepibili di quel maestro di diritto ed inflessibile garante di legalità che è Antonio Esposito.

Quella dell’Addaura è importante in quanto non riguarda solo i vertici della Regione Sicilia, responsabili della fuga di notizie riservate, ma anche uomini che hanno disonorato i corpi di appartenenza, carabinieri, guardia di finanza, polizia. Sentenze che si collegano, che affondano il bisturi nelle purulente piaghe degli appalti pubblici, delle grandi opere, di intrecci che decretarono la condanna a morte per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Sentenze che sono un prezioso servizio alla verità.

L’Addaura, un progetto criminale che inizia con Giovanni Falcone, ma che ha come obiettivo l’eliminazione di diversi magistrati, siciliani e non, impegnati nella ricerca della verità sui rapporti tra mafia, politica e massoneria, un patto che, secondo Tommaso Buscetta, risaliva ai primi anni sessanta. Dall’accordo tra il principe nero, Junio Valerio Borghese e Cosa Nostra, il colpo di Stato per riportare la destra al potere.

Giovanni Falcone imboccò la pista mafia massoneria, indagando su Michele Sindona e dopo occupandosi dei corleonesi di Riina e Provenzano. Purtroppo per lui scoprì la loggia massonica Camea, che comprendeva insospettabili industriali e criminali fascisti come Pierluigi Concutelli.

Fu lì che Falcone cominciò a morire. Una vicenda in cui ebbero la loro parte gli immancabili servizi segreti, gli stessi che sparsero la voce ignominiosa che Falcone l’attentato se lo fosse preparato da solo, notizia che devastò l’immagine e la credibilità del magistrato. Falcone ideatore e mandante di una finta strage, un’ipotesi mostruosa che addirittura venne presa in considerazione da organi investigativi istituzionali, che da tempo avevano sotto tiro il magistrato..

All’epoca esistevano già chiare le condizioni per ritenere provato che servizi, mafia e politica, con il collante della massoneria, fossero in sinergia per stabilizzare una classe politica immarcescibile, che governava dal dopoguerra.

Una torta da trecentomila miliardi di lire, questa la vera sola ragione per cui la strategia stragista accelerò improvvisamente e inesorabilmente. Collegamenti scoperti da Falcone e Borsellino tra Cosa Nostra, enti pubblici potentissimi come l’Iri, gli appalti per la terza corsia dell’autostrada de Sole e l’alta Velocità.

Scandali che venivano puntualmente insabbiati perchè i maaggiori quotidiani nazionali erano in mano a famiglie di imprenditori a loro volta General contractor delle opere pubbliche, con un torbido universo di subappalti controllati da Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra. Un giro colossale di denaro pubblico e mazzette che si dividevano allegramente politici, mafiosi, industriali e mondo della finanza.

E’ grazie alla sentenza magistrale scritta da Esposito che queste verità sono venute a galla, anche se pochi ne hanno parlato. Difficile squarciare il velo di omertà che copre il patto scellerato tra mafia, politica e massoneria.

E se i tempi non sembrano maturi adesso, figurarsi allora, con Falcone assediato da sopsetti odiosi, accusato di favorie mafiosi ritenuti a lui vicini. Ancora Imposimato spiega “Giovanni Falcone non è stato ucciso per quello che aveva fatto, ma per quello che stava facendo”.

Una morte che ebbe una precisa accelerazione dopo una lettera che il magistrato siciliano indirizzò alla presidente della Commissione d’inchiesta sulla P2, Tina Anselmi “Con riferimento alla nota 850/c P2 pregiomi comunicare che nel corso di indagini su organizzazioni mafiose siciliane, è emerso che alcuni personaggi, appartenenti a cosche mafiose, avevano operato il trasferimento di Michele Sindona da Atene a Palermo. Trattasi di Giacomo Vitale e Francesco Foderà, appartenenti alla loggia Camea”.

Giovanni Falcone aveva toccato dei fili mortali e un’infinità di omicidi e depistaggi ancora impediscono l’accertamento della verità, quella raccontata dal giudice Antonio Esposito.

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Pubblicato il settembre 22, 2013, in attualità, Uncategorized con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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