NEL REGNO DI NAPOLITANO AMATO VA ALLA CONSULTA

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IL QUIRINALE PORTA IL SUO FEDELISSIMO EX PREMIER NELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE DOVRÀ PRONUNCIARSI SUL PORCELLUM E FORSE SULLA LEGGE SEVERINO.

Le larghe intese di volontà quirinalizia entrano alla Corte costituzionale con la nomina di Giuliano Amato decisa dal presidente Giorgio Napolitano. Sostituisce Franco Gallo, nominato 9 anni fa, presidente negli ultimi 8 mesi.

Amato, che è stato un papabile primo ministro della maggioranza Pd-Pdl, arriva in un momento delicato: la Corte costituzionale potrebbe dover dirimere due questioni cruciali, che hanno a che fare con la tenuta del governo: la legge elettorale, nota come Porcellum, e la legge Severino che prevede la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore nonché la sua incandidabilità, essendo stato condannato a oltre due anni di pena (4 anni più interdizione dai pubblici uffici per frode fiscale).

GIÀ IL 19 SETTEMBRE, il giorno dopo il suo giuramento, Amato parteciperà all’elezione del presidente della Corte costituzionale. Sabato, infatti, saluterà il professor Franco Gallo, nominato dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Il neo giudice Amato, come vuole la prassi più che consolidata della Corte, non può aspirare alla poltrona più alta. Di solito, il presidente si sceglie tra i giudici con più anzianità. In questo caso c’è una parità dei due vice presidenti, eletti giudici costituzionali dal Parlamento. Su indicazione del centrodestra Luigi Mazzella, avvocato generale dello Stato. Su indicazione del centrosinistra, Gaetano Silvestri, professore di diritto costituzionale. Era giugno 2005, ai tempi in cui una maggioranza Pd-Pdl appariva impensabile.

Ancora incerto chi dei due la spunterà. Si profila una spaccatura all’interno della Corte. Secondo le nomine formali, ci sono tre giudici vicini al centrodestra: Mazzella, Paolo Maria Napolitano e Giuseppe Frigo. Vicini al centrosinistra, invece, ce ne sono due: Silvestri e Sergio Mattarella. Ma Amato, per la sua storia politica, viene collocato come uomo di centrosinistra. E non è il solo giudice.

Proprio per ragioni di equilibrio , o di equilibrismo (a seconda dei punti di vista) sta riprendendo quota la candidatura di Mazzella, finora data quasi per persa. Ma per una parte dei giudici resta un’ipotesi indigesta. Luigi Mazzella è il giudice che ha ospitato, nella sua bella casa romana, Silvio Berlusconi, Gianni Letta e Angelino Alfano nel maggio del 2009, 5 mesi prima che la Consulta votasse sul cosiddetto lodo Alfano, l’ibernazione dei processi per le più alte cariche dello Stato in carica, cioè per Berlusconi. Oltre a Mazzella c’era un altro giudice costituzionale, Paolo Maria Napolitano. Entrambi non hanno ritenuto di doversi dimettere, anzi hanno rivendicato la serata con l’ex presidente del Consiglio, parte in causa di un ricorso su cui si sarebbero dovuti pronunciare.

D’ALTRONDE MAZZELLA è un grande amante dei banchetti conviviali. L’estate scorsa ne ha organizzati diversi, anche con esponenti del centrodestra. E non ha nascosto il suo sogno di diventare presidente della Corte costituzionale.

Sia lui che Silvestri concluderanno il loro mandato il 28 gennaio 2014.

C’è anche un altro nome che sta circolando: è quello di Giuseppe Tesauro, esperto di diritto comunitario e internazionale, nominato dal presidente Ciampi nel novembre 2005. Ma proprio il professore è il relatore sulla legge elettorale su cui la Consulta terrà l’udienza pubblica il 3 dicembre, a meno che il Parlamento non si pronunci prima.

A metà maggio, infatti, la Cassazione ha inviato alla Consulta gli atti sul Porcellum. Alla Suprema Corte si erano rivolti gli avvocati Aldo e Giuseppe Bozzi e l’avvocato Claudio Tani, convinti della lesione del diritto del cittadino a scegliere i propri rappresentanti in Parlamento.

IL 12 APRILE, durante quello che doveva essere il saluto al presidente della Repubblica uscente (non si immaginava che Napolitano sarebbe stato rieletto) il presidente Gallo ha criticato il Parlamento per non aver riformato il Porcellum che “ha profili di incostituzionalità”. “La Consulta”, ha ricordato, “ha invano sollecitato il legislatore a riconsiderare gli aspetti problematici della legge, con particolare riguardo all’attribuzione di un premio di maggioranza senza che sia raggiunta una soglia minima di voti e/o seggi”. Se la politica non sarà in grado di approvare una riforma elettorale e se la Consulta boccerà il Porcellum, allora tornerebbe a vivere la legge, così com’era prima di esser ritoccata e di determinare un Parlamento di nominati dalle segreterie dei partiti.

Il Pdl vorrebbe, invece, che la Corte costituzionale fosse investita della legge Severino. Il partito di Berlusconi sostiene che la norma sulla decadenza e sulla incandidabilità non vale per il Cavaliere perché altrimenti sarebbe applicata retroattivamente. La maggioranza dei giuristi pensa, invece, che il problema non sussista perché è una norma che ha a che fare con i requisiti. In ogni caso, alla Consulta dovrebbe rivolgersi la Giunta del Senato. Ma, a quanto pare, non potrebbe: secondo la dottrina maggioritaria non è un organo giurisdizionale.

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Pubblicato il settembre 13, 2013, in attualità, Uncategorized con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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