L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro….precario

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articolotre –Giovanni Ferrarelli-3 settembre 2013 attualità-“Sintomo di un’istituzione malata”, con queste parole il Presidente dell’Anief ha commentato l’assunzione a tempo indeterminato di tre donne per il ruolo di operatrici scolastiche. Il problema?

Il fatto che l’assunzione di ruolo sia arrivata ora, dopo una vita intera trascorsa nell’incertezza di un lavoro precario, magari rinnovato di volta in volta, ma mai garantito e per questo incapace di dare stabilità economica: le tre donne, infatti, hanno già superato i 65 anni di età e sono per questo vicine all’età della pensione.

Ritrovarsi di ruolo a 66 anni, dopo aver faticato a lungo e aver fatto innumerevoli sacrifici, in un momento della vita in cui bisognerebbe pensare più che altro a portare i propri nipotini al parco, di certo può dar luogo a un sonoro sospiro di sollievo, ma allo stesso tempo non stupirebbe se tale sospiro si tramutasse in uno sbuffo di rabbia. Eppure, come fa notare il sindacato Anief, “l’aspetto paradossale è che devono sentirsi fortunate, visto l’alto numero di dipendenti andati in pensioni da precari e senza una ricostruzione di carriera”.

E difatti, fortunate, lo sono; Maria, Nadia e Floriana, classi ’47 e ’48, casi simbolo dell’inadeguatezza delle strutture statali a far fronte anche solo a quelle necessità considerate basilari in uno Stato che si professa sociale, e per questo sintetizzate in diritti, almeno in teoria, imprescrittibili. E la teoria è chiara, lampante, tanto semplice e diretta da essere esplicitata nel primo Articolo della Nostra Costituzione, il primo in assoluto: “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Certo bisognerebbe forse specificare, “sul lavoro…precario”.

Ma ancora: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto (Art.4)”, e verrebbe da pensare che, forse, questo particolare Articolo, non sia stato seguito proprio alla lettera.

Ma Nadia, Maria e Floriana “devono sentirsi fortunate”; in un Paese in cui la Politica sembra esser stata rimpiazzata dal gossip e, contemporaneamente, l’impegno sociale sembra andare sempre più di pari passo con la cronaca rosa, questo episodio avrebbe forse ragione d’essere considerato un fatto di quella più nera.

E se le vittime siamo noi, o meglio, l’Italia stessa – anche se in questo caso appare probabilmente più opportuno separare le due realtà – viene da chiedersi chi siano i carnefici di quello che potremmo tranquillamente definire “omicidio sociale”; secondo l’Anief la colpa è “di chi governa lo Stato, che continua a far prevalere le logiche di cassa, piuttosto che garantire un servizio formativo stabile, assumendo regolarmente il personale che negli anni ha acquisito professionalità ed esperienza”.

E del resto, nella logica di cassa squisitamente nostrana, per uno Stato è meglio avere più disoccupati che pensionati: i pensionati li mantiene il pubblico, i disoccupati no.

Ed ecco spiegata la forbice.

Informazioni su piemontenews

aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il settembre 4, 2013, in attualità, Uncategorized con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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