VINCE L’USURAIO Lo strozzino dietro l’angolo Tutti prima o poi ci finiamo

corelFatto Quotidiano 22/07/2013 Giulia Zaccariello attualità

Uno perde, l’altro vince. Uno corre, l’altro aspetta. Il pesce e lo squalo, divisi solo dal tavolo verde e da una manciata di fiche. Sono le storie di strozzati e strozzini, esistenze parallele trascorse all’ombra delle bi- sche, dei casinò, dei bar e degli ippodromi. Perché nel gioco d’azzardo non guadagna solo il banco, ma anche gli usurai. Mascherati da “amici benefattori”, stanno negli angoli, passeggiano tra le macchinette, scambiano due chiacchere in attesa di entrare in campo. E quando, prima o poi, la dea bendata volta le spalle al giocatore, ecco, quello è il loro mo- mento. Il meccanismo è semplice. Lo spiega Antonio, 43 anni, nella voce un forte accento romano e in tasca una lista di creditori lunga decine di nomi. “Nelle sale da gioco le persone si bruciano lo stipendio in due ore e non riescono a tornare a casa dalla famiglia per la ver- gogna. Io offro loro una pos- sibilità: cinquecento, mille, mil- lecinquecento euro. Non molto. Ma loro, tempo un’ora, li hanno già persi un’altra volta. Per que- sto, mano a mano, la cifra si alza ”. Da lui arrivano disoccupati, impiegati, imprenditori e operai. Tutti rapiti dal gio- co, stregati dalle slot machi- ne, ossessionati dalle lotte- rie. Le loro strade s’incrociano sulla via della disprazione, quando, partita do- po partita, biglietto dopo bi- glietto, sono già stati prosciugati il conto corrente, la carta di credito, i risparmi per la vacanza e quelli per l’università dei figli. Perché quando sei davanti ai video poker i soldi non bastano mai? “Io ero un imprenditore e guadagnavo bene, anche 6 mila euro al mese, ma avevo sempre le tasche vuote, mai un soldo in tasca. Tutti bru- ciati, polverizzati”. È la sto- ria di Luca, 50 anni, napo- letano con un passato da giocatore compulsivo. “Ho cominciato da ragazzino, a 14 anni. Organizzavo le par- tite di calcio con gli amici e puntavo soldi su una o l’altrasqudra ”. La sua prima vol- ta a casa di uno strozzino risale al 2002: “Entrai e mi ritrovai in uno studio lus- suoso, poltrone in pelle e quadri alle pareti, proprio come quelli degli avvocati. Eppure lui non sapeva né leggere, né scrivere. Sapeva solo fare i conti: mi prestò 10 mila euro, ne volle indietro 18 mila, in 10 mesi. Ma non avevo alternative: dovevo giocare, avevo bisogno di denaro e le banche con tutti i debiti che avevo già con- tratto non mi facevano più credito. Di usurai, invece, quando giochi, ne trovi quanti ne vuoi. Sono ovunque: al bingo, nelle sale slot, alle corse di cavalli. Aspettano che tu perda tutto. E io davanti ai video poker avevo buttato via una fortu- na”. Con i numeri quelli come Antonio, quelli che “vendono soldi”, non sbagliano mai: “Se ti pre- sto dieci, ne voglio almeno quindici nel gi- ro di sei mesi. Venti in un an- no, quaranta in tre anni. E mi mantengo su cifre molto basse. Se posso chiedo anche molto di più. Ho fatto pure il cambista: ho preso un assegno da 1000 euro post datato di due mesi e pagato 500 subito. Se vuoi è così, al- trimenti niente. Io rischio”. Il tasso d’interesse aumenta col tempo e può raggiunge- re anche il 200 per cento an- nuo. Se va bene e lo stroz- zino non capisce che può far di più.“Non importa come re- cuperi il denaro, devi restituirmi tutto fino all’ultimo centesimo, perché il patto va rispettato”.È una morsa che si fa sempre più stretta. Se non riesci a liberartene in fretta ti porta via l’auto e la casa, fino a strangolarti, con intimidazioni a moglie e figli. Pochi denunciano, molti invece si lasciano trascinare in una spirale di debiti senza fine. Ma c’è anche chi, come Lu- ca, dopo aver incontrato il predatore, riesce a trovare una via di fuga: “Sono stato fortunato, di minacce ne ho ricevute po- che perché ho trovato aiuto e sono riuscito a restituire tutto”. Da quattro anni Luca non tocca un gettone. Le sue giornate ora le divide tra il lavoro, la fa- miglia, e il volontariato all’associaziozione Gioctori anonimi, che l’ha aiu- tato a riemer- gere dall’apnea. “Non è facile rico- minciare, dopo più di 30 anni vissuti di corsa, a 300 all’ora, con l’adrenalina alle stelle. Guadagnavo e giocavo, guadagnavo e giocavo: bingo, gratta e vinci, video poker e corse di cavalli. Tutti i giorni, per 12 ore al giorno. Era parte della mia vita, come mangiare e lavarmi. Non avevo altro in testa. Una mattina però mi sono alzato e mi sono reso conto che mia moglie se ne era andata, e mio figlio era diventato un uomo. E io non me ne ero nemmeno accorto”

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il luglio 23, 2013, in attualità, Uncategorized con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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