PUGNO DURO: NON VOTANO LA FIDUCIA E ALLORA IL PD CHE FA? LI CACCIA (Wanda Marra).

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Da Il Fatto Quotidiano del 26/04/2013. Wanda Marra attualità

I (NUOVI) VERTICI DEL PARTITO MINACCIANO: FUORI DAL GRUPPO CHI DICE NO.
Chi non vota la fiducia è fuori dal Pd”. Francesco Boccia ci mette la faccia, davanti ai microfoni di SkyTg24. E dunque, se qualcuno non se la sente di dire sì al governo di Enrico Letta e alle larghe intese col Pdl, il Pd che fa, li caccia? Sì, li caccia. Per dirla alla democratica, però, con il capogruppo a Montecitorio, Roberto Speranza: “Il voto di fiducia a un governo non è un voto di coscienza, ma è una scelta identitaria che sancisce l’appartenenza a un partito. Quindi chi non la vota è automaticamente fuori”. Aveva messo il dito sulla piaga Laura Puppato: “Se ci fosse un governo di Letta con Alfano vice premier, alla Giustizia magari Brunetta, la Gelmini all’Istruzione, Schifani all’Interno allora davvero io ho un problema di coscienza… e non lo voto”. Pronta la replica di Boccia: “Nessuno può anteporre personalismi a interessi collettivi così importanti”. E lei: “Niente minacce: di minacce non si vive e non si lavora”. Allora, Boccia prova a metterla in un altro modo: “Mica stiamo parlando dell’eutanasia, del testamento biologico o dell’aborto: la fiducia si vota secondo le indicazioni del gruppo. Non è un voto di coscienza”. Non è esattamente d’accordo, Pippo Civati. “Io la fiducia non la voto. E mi fa piacere che Letta debba mandare il suo secondo, Boccia, a metterci la faccia per parlare di espulsioni. Non fa che accrescere il consenso intorno a me.E dimostra che non riesce a fare le larghe intese neanche nel Pd”.

PARLA di “clima da stronzi”, Civati. Sintesi efficace, visti i comportamenti che hanno guidato “i gruppetti di potere” (definizione di Marianna Madia che ha detto di no a Marini e però la fiducia la vota) nelle ultime settimane. Ancora Civati. “L’unità del Pd si ritrova solo se c’è una discussione”. Le facce stravolte dei Democratici che uscivano dal cinema Capranica dopo che si era annunciata la candidatura di Franco Marini al Quirinale, senza concedere neanche un supplemento di discussione, resteranno nella memoria collettiva. Così come gli insulti di tutti contro tutti volati fuori dall’Aula di Montecitorio, dopo i 101 voti mancati a Romano Prodi. Una caccia alle streghe che per ora non ha dato nessun volto ai “traditori” (copyright Bersani). “Noi nella direzione abbiamo dato il via a fare il governo che ci chiede Napolitano”, ancora Boccia. E non fa niente che i militanti occupino le sezioni, che la bistrattatissima base non capisca e che il sentimento di delusione collettiva sia enorme. “Non posso decidere ora cosa farò, ma non si può votare la fiducia a un governo che imbarca i rappresentanti degli ultimi esecutivi del Pdl e qualche vecchia gloria democratica”, dice pure il prodiano Sandro Gozi. Sul no esplicito alla fiducia per ora sono in pochi: oltre a Civati, Gozi e Puppato, Corradino Mineo, Walter Tocci. In grave difficoltà è Gianni Cuperlo, qualche dissenso lo mostra anche Sandra Zampa. Civati sostiene che sulle sue posizioni ci sono una decina di parlamentari “coperti”. I Giovani Turchi sono “prigionieri politici” ma diranno di sì. Visto com’è andata finora, sono le vendette incrociate quelle che fanno più paura: e se qualche big non riuscisse ad avere il dicastero che agogna e decidesse di fare uno sgambetto a chi non gliel’ha dato? Ieri a Montecitorio c’era chi parlava dell’eventualità di un direttorio all’interno dei gruppi parlamentari del Pd, con il compito di decidere le sanzioni. Bersani si era inventato la firma di una Carta d’intenti per garantire la fedeltà alle scelte di Italia Bene Comune. Vendola si è sfilato nel voto su Napolitano, la carta è straccia, l’alleanza è finita. “Il direttorio? Non c’è bisogno: chi non vota la fiducia è automaticamente fuori”, dice ancora Speranza. Mentre Franceschini spiegava che non ci si può mettere all’opposizione del governo restando nel principale partito di maggioranza. “Posso capire le ragioni di chi dissente, ma a quel punto dovrebbe trarre le sue conclusioni. Andandosene”, dice il suo braccio destro, Giacomelli. E la lettiana Paola De Micheli: “Siamo pronti ad ascoltare i problemi di tutti, ma sulle decisioni finali siamo fermissimi. Scattano i regolamenti dei gruppi e del partito”. Sulla linea della fermezza persino la Serracchiani.

A SCORRERE le dichiarazioni di ieri, si nota che le più affettuosamente vicine a Letta sono quelle di Renzi. “No a veti incrociati. Siamo al suo fianco con una forte condivisione”. Sul tema: “Spero che chi sta in Parlamento non faccia mancare la fiducia”. Chi non vota è fuori? “Non sono io a do-vermene occupare”, risponde. Per ora. Perché sono quasi spariti dai radar i bersaniani, a parte Speranza, che ha un ruolo istituzionale. Hanno fatto un passo indietro Orfini e Orlando, onnipresenti ospiti tv negli ultimi mesi. Ecco arrivare invece i lettiani, Boccia e Marco Meloni. Il più fedele collaboratore? Franceschini. L’interlocutore più affidabile? Renzi. Non saranno caminetti, ma forse conversazioni skype. Comunque la nuova cabina di regia democratica si è formata.

Informazioni su piemontenews

aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il aprile 26, 2013, in attualità, Uncategorized con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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